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Ratatouille

PixarRatatouille  Disney

Mercoledì 17 ottobre Ore 21:00
Venerdì 19 ottobre Ore 21:00
Sabato 20 ottobre Ore 21:00
Domenica 21 ottobre Ore 16:00 e 21:00
Sabato 27 ottobre Ore 21:00
Domenica 28 ottobre Ore 16:00 e 21:00
Giovedì 1 novembre Ore 21:00
Sabato 3 novembre Ore 21:00
Domenica 4 novembre Ore 16:00 e 21:00

Un giovane topo di nome Remy sogna di diventare un grande chef e si é stabilito in uno dei ristoranti più rinomati di Parigi per reperire del cibo. Deve vedersela però con lo chef, combinandone di tutti i colori, ma si allea inaspettatamente con Linguini un giovane ragazzo che lavora in cucina e che scopre il talento straordinario del topo.

Regia Brad Bird 
Sceneggiatura  Brad Bird 

Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema ACEC)

Giudizio: raccomandabile, poetico ***

Valutazione Pastorale:Il copione ha sprazzi di geniale poeticità. Il contrasto tra il ratto (animale che ha fama di essere repellente e poco simpatico) e il luogo di preparazione del cibo (pulizia, asetticità, cura) fa scaturire una miscela irresistibile di intuizioni intelligenti e stimolanti. Le piccole cose di ogni giorno sfociano nei grandi principi (coraggio, costanza, sfida, giustizia, verità...), costruendo la metafora dell'incontro con il 'diverso', detta tanto più profondamente quanto più senza pedanteria, né didascalismi o ideologie. Una grande favola sulla necessità di mantenere vivi il senso della famiglia e dell'amicizia, e insieme di far emergere il meglio da ogni singolo individuo. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come raccomandabile, e senz'altro poetico.

Utilizzazione: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria e da proporre in molte occasioni ad un pubblico sia adulto che di bambini e ragazzi

La critica

 "Il più bel film mai uscito dai computer della Pixar, che sforna solo gioielli, è una fiaba fantastica e a suo modo realistica costruita su un gioco magistrale di contrasti. Parla di cibo, ma ha come eroe uno degli animali più repellenti per noi umani, un topo (e topo di città, dunque di fogna, non sorcetto di campagna stile Mickey Mouse). E' un film d'animazione, ma si basa su un lavoro di inchiesta solido come una corazzata che ha tenuto per mesi uno stuolo di yankee presumibilmente pessimi mangiatori fra i fornelli della haute cuisine francese per carpire usi, gesti, ruoli, mentalità (e odori, colori, sapori, ricette). Infine è una celebrazione e insieme una presa in giro dell'arte più arrembante nel nostro ipernutrito Occidente: la gastronomia, propagata da un numero così folle di film, libri, riviste, tv, nonché di festival e mostre dedicati a ogni possibile commistione (cibo e cucina, cibo e arte, cibo e sesso, eccetera), che è inevitabile chiedersi cosa nasconda questa ossessione. Magari partendo proprio da 'Ratatouille'. (...) Torna in mente anche il vecchio trucco di Cyrano, che suggeriva al corteggiatore aitante ma incolto le parole con cui sedurre la sua bella. Solo che 'Ratatouille', democratico e postmoderno, non canta le gioie dell'amore (adulte e individuali), bensì quelle della tavola (collettive e senza età). Di qui, oltre al divertimento, l'allegria che infonde nello spettatore (meravigliosa la madeleine che converte il critico-vampiro). Specie se è in grado di apprezzare il poderoso lavoro di sintesi (fisiognomica, urbanistica, culturale), compiuto dagli animatori. Che sfruttano ogni dettaglio materiale, dalle cucine al bateau-mouche sulla Senna, per rendere viva e concreta questa avventura virtuale. Bel paradosso: un film tutto generato al computer che ricrea l'esperienza più corporea che ci sia." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 ottobre 2007)

"Maledetti topastri. Se c'è un topos nel cinema d'animazione, è rappresentato sicuramente dall'onnipresenza e dall'eclettismo dei roditori. Ora arriva Remy, ultimo eroe targato Pixar con 'Ratatouille', gioco di parole tra il vocabolo ratto in francese e il nome di un piatto nizzardo tipico a base di verdura. L'ennesima sfida vinta con i rivali della Dreamworks-Aardman. (...) La Pixar e i suoi alfieri hanno ormai assunto una consapevolezza e una sicurezza che si sono viste finora solo nel miglior Walt Disney. Non hanno bisogno di stupirci con effetti speciali o colpi di scena, ci regalano storie "tonde" e ben congegnate, di grande solidità, che bastano a se stesse. Nulla sembra forzato, il film è naturalmente adatto a bambini e genitori, a cui insegna molto, senza essere pedante, ridendo e riflettendo. Ci dice che i pregiudizi sono pericolosi e spesso a doppio taglio. Ci racconta il conflitto di classe e arriva anche a bacchettare i critici. Perché tra i tanti esilaranti comprimari, buoni e cattivi, si staglia Anton Ego, (re)censore di ristoranti e pietanze spietatamente snob e di cattiveria inaudita. Lavora a lume di candela in un ufficio a forma di bara. La vera sfida, il nostro ratto, la lancia proprio a lui. L'unico alla sua altezza, con la sua stessa finezza di palato e forse, seppur nascosta, la medesima capacità di sognare. Sarà lui a pronunciare (nell'originale con la straordinaria voce di Peter O'Toole) la frase più bella del film: 'C'è più dignità in un'opera d'arte mediocre che in una mia stroncatura, che pur è divertente da scrivere per me e da leggere per voi'. Touchè." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 19 ottobre 2007)

"Maestria tecnica ed esiguità umoristica coincidono in 'Ratatouille' di Brad Bird. Film di alto costo e proporzionali ambizioni, è figlio dei tempi superati nei quali è stato ideato. (...) Ma s'accorgono tutti che il film dilata e ripete situazioni viste e riviste. Come 'Gli incredibili', sempre di Bird, 'Ratatouille' dura mezz'ora più del gradevole. Se i film disneyani d'epoca stavano fra l'ora e l'ora e venti, una ragione c'era. Al centro di Ratatouille, formalmente, il bravo ragazzo alto e sfortunato, Linguini, che viene oppresso dallo chef nano e arrivista Skinner. Sostanzialmente il protagonista è il topo Rémy, che - sotto le apparenze esigue, sgraziate e pelose - cela il talento del grande cuoco. Torna un giochetto disneyano, fin dai tempi, quarant'anni fa, quando Benjamin Franklin risultava un goffo signore che non avrebbe scoperto nulla senza l'aiuto di... un topolino." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 19 ottobre 2007)

"Vince il furbo e umile Remy, socialmente un Figaro di Beaumarchais, la cui simpatia azzera il resto. E' un topo che non dimentica gli amici, alla fine li ospita in cucina per soddisfare le crudeltà del critico Ego, vittima di una finale 'madeleine' proustiana. E' una delle migliori trovate di un film che, anche se un po' lungo (due ore), è una riserva di intelligenza variopinta, sull'onda del credo americano che invita a seguire i sogni a tutti i costi, valida anche per il regno animale." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 19 ottobre 2007)

"Se Hollywood sta riscoprendo il binomio cinema & cibo e in particolare il coté delle possibili interferenze del piacere di cucinare (o di mangiare) nella sfera dei sentimenti, della problematica coesistenza della sublimazione creativa di chef e gourmet e delle ragioni del cuore, ora 'Ratatouille' (che è il nome di un gustoso piatto francese a base di verdure) mette in cortocircuito topi e pietanze ricercate, il simbolo della repellenza animale e l'espressione massima della raffinatezza culinaria. Non a caso la vicenda è ambientata a Parigi, culla anche di gourmet e di chef, e i geni della Pixar/Disney hanno mobilitato il meglio dei tecnici e della tecnologia d'avanguardia per catturare anche i numerosi detrattori dei topi, veri protagonisti della storia. Il topo gourmet che sogna di diventare chef acquista così - secondo la migliore tradizione della trasfigurazione antropomorfica disneyana - un'anima e quella umanità, quello spessore morale, quella fragilità e vulnerabilità che lo rendono accettabile al pubblico divertendolo e coinvolgendolo. Per ottenere ciò, però, era necessario un estremo realismo tridimensionale che restituisse la sgradevolezza del ratto ma rendesse verosimile e credibile il suo assalto ai totem dell'alta gastronomia. (..) Con perizia tecnica e grande dimestichezza tridimensionale ma anche con un occhio alla commedia epica keatoniana, i registi Brad Bird e Jan Pinkava ci trascinano in un tourbillon di gag visive, accelerazioni e movimenti acrobatici negli spazi (comprese le fognature parigine), di pregevoli interazioni dei personaggi con gli ambienti, di contrasti tra i teneri ratti e le deformazioni espressioniste dei cattivi. Il cartoon si fregia della consulenza del celebre cuoco americano Thomas Keller e del coinvolgimento di attori come Ian Holm e Peter O'Toole, voci dell'autoritario responsabile della cucina Skinner e del critico Anton Ego, mentre tra gli interpreti della versione italiana c'è anche il famoso chef Gualtiero Marchesi." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 20 ottobre 2007)

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