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Giorni e Nuvole - Antonio Albanese, Margherita Buy, Silvio Soldini

Sabato 8 dicembre Ore 21:00
Domenica 9 dicembre Ore 16:00 e 21:00

La storia di Elsa e Michele, una coppia colta e benestante. Hanno una figlia ventenne, Alice, e una serenità che ha permesso a Elsa di lasciare il lavoro e coronare un antico sogno: laurearsi in storia dell'arte. Ma è subito dopo questo evento che la loro vita cambia. Michele confessa di non lavorare da due mesi e di essere stato estromesso dalla società che lui stesso aveva creato anni prima. E non è tutto: la casa in cui abitano è in vendita, i soldi in banca sempre meno… Per Elsa è un fulmine. Ma superato lo shock, è lei a fronteggiare la crisi con maggiore energia, mentre Michele, sfiancato da un'infruttuosa ricerca di lavoro, si lascia andare alternando slanci e apatia. La distanza tra loro cresce fino a portarli a una rottura. Solo a questo punto, nel momento dell'assenza, capiranno che rischiano di perdere la loro più preziosa ricchezza: l'amore che li unisce. Il futuro per Elsa e Michele sarà nuovo e sconosciuto, ma magari anche migliore.

Regia Silvio Soldini
Sceneggiatura Doriana Leondeff
  Francesco Piccolo
  Federica Pontremoli
  Silvio Soldini

Margherita Buy Antonio Albanese
Giuseppe Battiston Alba Caterina Rohrwacher
Fabio Troiano Carla Signoris
Paolo Sassanelli Arnaldo Ninchi

Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema ACEC)

Giudizio: accettabile, problematico **

Tematiche: Famiglia; Giovani; Lavoro; Matrimonio - coppia

Il mondo del lavoro, il mondo della famiglia. Non lavoratori precari, non giovani in cerca di prima occupazione ma uomini maturi che si trovano senza quell'impegno quotidiano che è si fonte di reddito ma anche (talvolta) luogo dove si porta la propria capacità di concorrere a qualche progettualità operativa. Non rapporti occasionali, ma una famiglia, un nucleo piccolo eppure animato dalla stessa voglia di costruire qualcosa di duraturo attraverso i sentimenti e la loro condivisione. In questo contesto entra Soldini, con circospezione, con delicatezza, con quel timore che caratterizza il suo cinema riservato, appartato ma forte, carico di suggestioni. "Ho lottato -dice- per arrivare ad un finale che contenesse una speranza e che fosse al tempo stesso verosimile. Un punto di arrivo che ci raccontasse un cambiamento, uno scatto dei personaggi". Si sarebbe tentati di definire il racconto semplice, se non fosse che si tratta della semplicità del coraggio, di una forza che nasce dalla convinzione di non dover perdere niente di quanto si è costruito: un matrimonio, una figlia, rapporti sociali improntati alla civiltà e al rispetto. Il tempo sospeso avvolge i protagonisti nel finale, ma prima c'è stata la realtà di una città, di ambienti concreti, di luoghi di lavoro, del 'vero', che non può mai essere dimenticato. Il vero che nasce sul volto di Albanese e della Buy, attori al meglio di una interpretazione ' autentica'. Perché Soldini è uno che sa dirigere gli attori. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come accettabile, e certo problematico.

Utilizzazione: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria, e da proporre in seguito come prodotto denso di stimoli e suggestioni sull'Italia contemporanea.

La critica

Dalle note di regia: "Cercavo un titolo che restituisse quello che è il film. Tutte le riprese sono state fatte a Genova e ci sono parecchi momenti di apertura sul mare, sul cielo, il passaggio di tempo è scandito dalle nuvole proprio perché eravamo a Genova e non in un'altra città. (...) E' sicuramente il film in cui sto più addosso ai personaggi. Rispetto agli altri è più documentaristico, in presa diretta su quello che stava accadendo davanti a me sul set, senza mostrare la finzione, ho cercato di lasciare la sensazione di vivo, di reale. Ci sono piani sequenza di due o tre minuti con cui si riesce a rendere la vita mentre sta accadendo e non la messa in scena".

"Dunque 'Giorni e nuvole' non è un disastro come 'Malèna', dove un soggetto pensato per il Veneto era trapiantato in Sicilia, ma non è nemmeno un'opera di Pagnol o Guédiguian, nella cui Marsiglia si muovono personaggi marsigliesi. E poi pensate: la Radio-tv della Svizzera Italiana (Rtsi) - che coproduce 'Giorni e nuvole' - diffonderebbe mai un film girato a Bellinzona, se almeno i protagonisti non ne avessero l'accento? Ticinese, Soldini lo sa meglio di tutti. Comunque 'Giorni e nuvole' è il suo film più maturo; Albanese e la Buy, con le loro solite maschere - moglie delusa, marito fallito - rendono più di quanto la sceneggiatura (di Doriana Leondeff, Francesco Piccolo e Federica Pontremoli e Soldini stesso) meritasse." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 23 ottobre 2007)

"'Giorni e nuvole' non è un film, sono tre film uno dentro l'altro, a costruire un racconto dall'equilibrio perfetto. Il primo film appartiene al piccolo Wenders: è uno sguardo metafisico su Genova, sui suoi spazi, sulle sue aperture fisiche e mentali magnificamente fotografate dall'operatore Ramiro Civita, lo stesso della 'Ragazza del Lago'. Il secondo è un film 'sociale. (...) Il terzo, forse quello al quale Soldini tiene di più, è un film d'amore. (...) Le scene più belle del film sono forse quelle in cui Michele, assieme a due suoi ex operai anche loro a spasso, fa lavoretti da muratore e scopre cosa si prova a lavorare davvero. Intorno a loro c'è una Genova dove il terziario sembra in crisi quanto la vecchia industria portuale, e un disoccupato quasi si vergogna di esultare quando lo riprendono al cantiere. Su tutto aleggia una musica arabeggiante che sembra suggerire come Genova non sia poi così diversa da Algeri, Beirut o Alessandria D'Egitto, da altre metropoli mediterranee che nella nostra ottusa mentalità appartengono al terzo mondo. Elsa e Michele sono Margherita Buy e Antonio Albanese: fenomenali. Esiste un quarto Soldini, il direttore d'attori, che ormai non ha più nulla da imparare." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 23 ottobre 2007)

"Il regista di 'Pane e Tulipani' e di 'Agata e la tempesta' abbandona la poesia e si concentra sull'Italia di oggi, quella del precariato, senza certezze di posti di lavoro, senza sicurezze sociali. E, nella coppia del film, quando il futuro non sembra più così tranquillo, prevedibile e contare su stabilità e serenità sembra un miraggio, moglie e marito sono costretti ad affrontare la crisi, ognuno a modo proprio, contando sulla non comune forza della loro unione. Ma basterà a salvarli?" (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 23 ottobre 2007)

"A differenza di film più colorati come 'Pane e tulipani' o 'Agata e la tempesta', 'Giorni e nuvole' scommette tutto sulla capacità di raccontare la quotidianità e le sue inquietanti sfumature di grigio, senza l'attesa di nessun lieto fine ma anche senza l'inevitabilità della tragedia ('una delle scelte narrative a cui mi sono opposto con tutte le mie forze. Anche se spesso la cronaca ci dice che la realtà può essere molto più dura', ammette Soldini) puntando sulla coerenza e la forza della introspezione psicologica. Per farlo, sceglie uno stile più fluido, più naturalistico, che privilegia i piani sequenza e la macchina a mano e-che toglie allo spettatore la scappatoia della facile identificazione (anche la scelta di Albanese va in questa direzione, con un volto che sembra sempre in attesa di un sorriso che non arriva mai) per chiedere invece uno sforzo di autoanalisi, che aiuti a guardare in faccia la realtà per quello che è." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 23 ottobre 2007)

"Una scrittura fine (la sceneggiatura la firma anche la sempre più brava Doriana Leondeff), un equilibrio ben dosato nello svolgimento di ogni situazione; facendovi abilmente emergere dei caratteri analizzati ad ogni istante a tutto tondo, delle riflessioni, delle pause, delle impennate; nell'ambito dei vari impulsi negativi cui soggiacciono. Mentre la regia di Soldini, tesa ad esprimere il quotidiano più asciutto e più realistico - anche nei momenti in cui indaga l'interno delle psicologie, sia dei personaggi al centro sia di quelli, numerosi e precisi, di contorno - tende a far lievitare su tutta l'azione un'atmosfera sempre più oppressiva, sciolta solo alla fine in una cifra delicata di poesia. Con risultati, narrativamente e stilisticamente, felicissimi.Vi concorrono due interpreti con doti sempre più salde. Elsa è Margherita Buy, una volta tanto, anziché vittima, capace di assumere iniziative positive, espresse però con misura. Michele è Antonio Albanese, lacerato, angustiato, umiliato, ma con interiorità meditate. Una coppia che onora il cinema italiano." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 23 ottobre 2007)

"Silvio Soldini con 'Giorni e nuvole' ha fatto un film bello che per la prima volta analizza nel profondo, negli effetti sulla personalità smarrita, nel dolore individuale, quella mancanza di lavoro divenuta per tanti una forma nominalistica, un problema che riguarda gli altri: e offre ad Antonio Albanese e a Margherita Buy la migliore occasione della loro vita di bravi attori, còlta benissimo. (...) Finale consolante poco credibile; l'analisi della famiglia borghese proletarizzata è molto intelligente e toccante; Genova è il luogo stupendo d'una pessima situazione. Il film apparentemente semplice è fatto benissimo." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 23 ottobre 2007)

"Soldini ha raccontato la sua storia, per certi versi sgradevole, con discrezione dandoci un quadro di riferimento di una società sempre più intimorita dal futuro." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 23 ottobre 2007)

"Con una storia così si finisce quasi sempre in commedia o in tragedia. Come accade con le faccende troppo serie per non riderne, o troppo assurde per non finir male. In 'Giorni e nuvole' invece Soldini allenta le redini e segue la deriva dei suoi personaggi con un pietoso stupore che lì per lì lascia perplessi mentre invece porta lontano. Siamo in una zona grigia in cui nulla è definitivo, per fortuna, ma tutto è precario, sfuggente - e proprio questa è la maledizione. Così il mite Michele, che già non vedeva di buon occhio il nuovo fidanzato della figlia ventenne (Alba Rohnvacher, bravissima, sono sue le scene più belle del film), non perde occasione per fare scenate, a lei come alla moglie, chiudendosi in un astio sempre più malato. Tranne che per la breve parentesi imprenditoriale vissuta con due suoi ex-dipendenti, ora disoccupati come lui, insieme a cui si inventa lavoretti da imbianchino e tappezziere, tanto per non impazzire. Riscoprendo tutto un mondo maschile fatto di solidarietà, intesa, collaborazione. Anche se pure questo non dura. In queste pieghe inattese sta il succo di un film che a tratti invece suona ovvio o gira un po' a vuoto come i suoi personaggi, mentre colpisce nel segno appena sembra divagare. Anche se poi, come il 90 per cento dei nostri film, non somiglia tanto all'Italia quanto ad altri film italiani. Come se i nostri spettatori non avessero più il diritto di essere scossi o almeno stupiti, come succede con i film americani, francesi, tedeschi, spagnoli, ma andassero sempre confortati e rassicurati. Dev'essere anche per questo che c'è un boom dei documentari." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 ottobre 2007)

"In 'Giorni e Nuvole' Soldini racconta una storia semplice, non blandisce gli stereotipi, anche se ogni tanto ingenuamente ci casca; dagli operai, che hanno in loro l'etica e l'estetica dei 'buoni selvaggi' alle ipocrisie borghesi. Ma forse in un film così, fa meglio vedere la guerra tra (ex?) ricchi, che quella tra poveri, che conosciamo tutti. Con mano ferma e abile, Soldini si muove in una Genova che è quasi un personaggio aggiuntivo. Città straordinaria nel bene e nel male, piena di significati e di ricordi 'politici' per diverse generazioni, qui è bella e comune anche grazie all'ottima fotografìa di Ramiro Civita. Bravissimo Antonio Albanese, sorta di Dr. Jekill del cinema italiano: la vis comica e surreale che gli conosciamo si sposa con grandi qualità di attore drammatico. Sa essere dolce, meschino, debole, viaggia su diversi registri con un talento fuori dal comune." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 23 ottobre 2007)

"Un film che poteva rischiare di essere noioso e inutile. Il classico difetto di molto cinema italiano sempre incentrato sui minimalismo (qualcuno lo apostrofa 'cinema due camere e cucina'), pretenzioso e spesse volte anche girato male, è totalmente assente da quest'ultima opera di Soldini. Il regista milanese, lontano da facili ideologismi politici, racconta la storia con mano delicata e la riempie di sentimenti e di emozioni vere. E vicino ai suoi personaggi, li ama, li rispetta e quindi il pubblico può identificarsi con loro e prendere parte delle (poche) gioie e dei (tanti) drammi piccoli o grandi che siano. Soldini ha il mento di dare un tocco poetico a una storia come se ne leggono tante sui giornali, ma che spesso passano inosservate o non colpiscono troppo chi le legge. Ad aiutare il successo del film oltre la mano del regista, anche il duo protagonista. E se Margherita Buy conferma di essere un'attrice che ormai è una sicurezza, la piacevole sorpresa è Antonio
Albanese, da anni al cinema anche come regista e interprete di film comici, in una parte insolitamente drammatica calato perfettamente nel ruolo, misurato, mai sopra le righe, è il vero protagonista del film. Ambientato a Genova, che Soldini torna ad amare dopo 'Agata e la tempesta', il film è piaciuto anche ai giornalisti che spesso stanno con il fucile puntato contro i prodotti italiani." (Giampiero De Chiara, 'Libero', 23 ottobre 2007)

"Il film, decisamente un bel passo avanti rispetto alle recenti prove, come 'Agata e la tempesta', è uno studio, quasi meteorologico, di una coppia che vive una crisi profonda a causa di alte e basse pressioni lavorative. I due protagonisti, interpretati da Margherita Buy e Antonio Albanese, si muovono dentro una specie di 'acquario' di affetti familiari e relazioni professionali che sembrano inversamente proporzionali. L'acqua di questo microcosmo, che è poi il mondo visto dal padre di Albanese, un capitano in pensione che vive in un ospizio, guardando i pesci, è il precariato. Ovvero il lavoro liquido, che è il granite racconto che - assieme ai giovani anti-bamboccioni, le donne protagoniste e il pacifismo progressista Robert Redford style - attraversa la Festa del cinema di Roma, trasformandola in una democraticissima festa di lotta, civile, e di governo, ombra." (Luca Mastrantonio, 'Il Riformista', 23 ottobre 2007)

Tutto Antonio Albanese

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Quello che... non abbiamo fatto - I film della stagione 2007/2008


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