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Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema ACEC) Giudizio: accettabile, semplice La storia di Oliver Twist fu pubblicata per la prima volta nel 1837 da Charles Dickens sotto forma di racconto ad episodi sulla rivista mensile "Bentley's Miscellany". Aveva un sottotitolo, "The Parish Boy's Progress" (La storia del ragazzo della circoscrizione), che chiariva le intenzioni dell'autore: descrivere cosa voleva dire essere un 'parish boy', ossia un ragazzino che viveva grazie all'aiuto della circoscrizione, in base alla legge sulla povertà emanata nel 1834. E'utile ricordare che Dickens era stato giornalista parlamentare e aveva seguito, per il Morning Chronicle, gli accesi dibattiti che precedettero l'approvazione della legge. Il romanzo insomma è fotografia di un'epoca, la nuova versione di Polanski si cala nella Londra dell'800 ma ha presenti le megalopoli di oggi. "Se pensiamo a città come Bombay o Bangkok, sappiamo ce lì ci sono ancora tantissimi bambini poveri che vivono per le strade..." L'ebreo parigino/polacco Polanski, appena di otto anni quando nel 1941 il padre fu deportato a Mathausen e la madre ad Auschwitz, é vicino ad Oliver e ne avverte il dolore. E' difficile crescere, é difficile invecchiare. Se Oliver sfonda le barriere del tempo, altrettando vale per Fagin, povero 'matto' ignorante, che paga ma non capisce. Questa versione di Polanski é piana e scorrevole, di grande impegno per costumi, ambienti, atmosfere. Ma, curiosamente, vi si avverte più l'occhio rivolto all'attualità che non alla pienezza del XIX secolo. Comunque un prodotto di alto livello, pur senza graffi memorabili, e un film che, dal punto di vista pastorale, é da valutare come accettabile, e nell'insieme semplice. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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