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Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema ACEC) Giudizio: raccomandabile, poetico Il romanzo "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato" è stato scritto da Roald Dahl nel 1964. La prima versione cinematografica, diretta da Mel Stuart con Gene Wilder nel ruolo del protagonista, é del 1971. Adesso é la volta di Tim Burton. Il regista di "Edward mani di forbice", "Il mistero di Sleepy Hollow", "Nightmare before Christmas", "Big fish" e (dopo) di "La sposa cadavere" incontra un soggetto che é indubbiamente nelle sue corde. Ne deriva infatti una fiaba fantasmagorica, fuori dal tempo, ancora una volta incentrata sul tema del cammino come scoperta di sé e del mondo circostante. Quella certa rigidità prevista dalla struttura viene dal regista ammorbidita e modellata sulle imprevedibili increspature del mondo dell'immaginazione. Il contrasto tra l'adulto Wonka, disulluso ma ancora in cerca del padre e di un rapporto chiarificatore con lui, e il bambino Charlie, desideroso di conoscenza ma non di avventurismo fine a se stesso, sorregge un'ispirazione narrativa docile e insieme robusta che Burton ricama nel segno di un cromatismo raffinato e dolcissimo. Non esiste poi favola senza una morale: che è qui quella della rivalutazione delle cose semplici, del valore della persona, degli affetti autentici. Una spruzzata di dichiarato didascalismo non inficia la bellezza dell'operazione, che conferma in Burton un visionario dedito ad occuparsi della realtà, con la lente deformata del sogno cinematografico. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come raccomandabile e senz'altro poetico. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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