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La leggenda degli uomini straordinari - con Sean Connery

La leggenda degli uomini straordinari

(The League of Extraordinary Gentleman)

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Nell'Inghilterra vittoriana un misterioso reclutatore mette insieme uno straordinario gruppo di uomini dagli eccezionali poteri, per opporsi al maligno disegno di chi vuole porre le nazioni del mondo in conflitto. Il gruppo di eroi è guidato dal rinomato avventuriero Quatermain e comprende il Capitano Nemo, l'Uomo Invisibile, Dottor Jekyll/Mr. Hyde e altre figure dell'universo letterario mondiale.

Sean Connery Allan Quatermain
Jason Flemyng Dr. Henry Jekyll/Mr. Edward Hyde
Shane West Agente Tom Sawyer
Peta Wilson Mina Harker
Stuart Townsend Dorian Gray
Naseeruddin Shah Capitano Nemo/Principe Dakkar
Tony Curran Rodney Skinner
Regia Stephen Norrington
Produzione Don Murphy, Jane Hamsher
Musiche Trevor Jones
Costumi Jacqueline West
Sceneggiatura James Robinson
Fotografia Dan Laustsen
Trucco Lesley Smith
Scenografia Carol Spier
Montaggio Paul Rubell
Durata 1h 50'

La critica

"Basato su uno dei romanzi a fumetti di Alan Moore, un film a priori demente: un delirio postmoderno in salsa gotica che ha tutti i numeri per diventare un cult. (...) Tutte le obiezioni sono ammesse. Che Sean ammicca troppo, che Parigi, Venezia o il Polo sono realizzati con maquettes di cartapesta, che il signor Hyde somiglia troppo a Hulk. Detto ciò, 'La leggenda degli uomini straordinari' è una bizzarria che gronda buonumore, regge sorprendentemente bene sul piano della narrazione, contiene perfino qualche buona battuta. E' poco?". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 11 ottobre 2003)

"Tanto il fumetto era bello, tanto il film di Norrington è privo di idee e raffazzonato: fotografia buia, effetti speciali scadenti, dialoghi e interpretazioni tirate via. I pesanti tagli al montaggio creano momenti surreali in cui non si capisce niente. La produzione ha avuto parecchi problemi, tra cui l'alluvione di Praga che ha distrutto il set e il pessimo rapporto tra Connery (ai minimi sindacali) e Norrington. Tutto ciò nel film si vede, si sente e si tocca". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 10 ottobre 2003)

"In mezzo, ad opera di una storia rumorosa rappresentata da una regia tutto chiasso, c'è un po' di tutto e sempre alla rinfusa: da una corsa pazza di un'auto del futuro fra le calli di Venezia mentre attorno crollano chiese e campanili a un viaggio sottomarino in un Nautilus che sembra un tempio indiano, a combattimenti corpo a corpo e all'arma bianca mentre Dorian Gray tradisce, la donna vampira morde sul collo e Quatermain, con un passato familiare dolente, viene ai ferri corti con 'M'. Recitando come se lo 007 fosse lui". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 ottobre 2003)

"A titolo roboante, 'La leggenda degli uomini straordinari', film deludente. Stephen Norrington non ne ha colpa: è un tecnico che - con buoni soldi, buona sceneggiatura e buoni attori - ha fatto buoni film ('Blade', 'La vera storia di Jack lo squartatore'). Avendo stavolta solo buoni soldi, ha diretto un polpettone". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 10 ottobre 2003)

"Piacerà a chi ama la grande avventura zeppa di effetti speciali, sì, ma anche non priva di belle puntate umoristiche (il modello è sempre 'Indiana Jones'). La scena super? Il Nautilus che affiora sul Canal Grande". (Giorgio Carbone, 'Libero', 10 ottobre 2003)

"Il cinema gioca con le storie perché l'uomo, da quando esiste, gioca con le storie. Per questo la nostra 'Leggenda', pur essendo un film fracassone e abbastanza decerebrato, comunica un irresistibile piacere del testo, come direbbero Umberto Eco e Roland Barthes. E' una mezza boiata, certo: ma ogni volta che fa capolino un nuovo/vecchio personaggio, il lettore esperto prova l'eterno gusto di 'riconoscere' ciò che già sa". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 10 ottobre 2003)

"Il film è un susseguirsi ininterrotto di effetti poco speciali; gli interpreti non sono bravi, Connery ha un'indifferenza da astante, da passante per caso; il regista Stephen Norrington lavora tirando via con distrazione. Non si capisce perché snaturare e alterare un fumetto molto apprezzato e di gran successo; da un altro lavoro di Alan Moore è stato tratto due anni fa l'affascinante 'La vera storia di Jack lo Squartatore' con Johnny Depp". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 11 ottobre 2003)

"Nel film di Stephen Norrington ci sono collaudati scoppi, rovine improvvise, Venezia, Parigi e Londra ricostruite, mostri, giganti, inconsci che vanno a fuoco. Certo, nella confusione pop, Connery, dotato di fucile africano per safari, ha un sorriso che sfocia in mille sfumature, ma anche gli altri, tra una mutazione e l'altra, si dan da fare". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 ottobre 2003)

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