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Matrix revolutions

Matrix Revolutions

Giovedì 6 novembre Ore 21:00
Venerdì 7 novembre Ore 21:00
Sabato 8 novembre Ore 21:00
Domenica 9 novembre Ore 16:00 e 21:00
Sabato 16 novembre Ore 21:00
Domenica 17 novembre Ore 16:00 e 21:00

Regia Larry Wachowski
Andy Wachowski
Scenografia Owen Paterson
Costumi Kym Barrett
Sceneggiatura Andy Wachowski
Larry Wachowski
Musiche Don Davis
Montaggio Zach Staenberg
Trucco Rick Stratton
Effetti speciali John Gaeta
Fotografia Bill Pope

Carrie-Anne Moss (Trinity)

Keanu Reeves (Neo)

Laurence Fishburne (Morpheus)

Monica Bellucci (Persephone)

Hugo Weaving (Smith)

Steve Bastoni (Sorren)

Daniel Bernhardt (Johnson)

Jada Pinkett (Niobi)

Harold Perrineau jr. (Kain)

Harry J. Lennix (Lock)

Matt McColm (Thompson)

Lambert Wilson (Merovingian)

Gloria Foster (Oracolo)

Lachy Hulme (Sparks)

Matrix - Matrix reload - Matrix-revolution

La critica

"In 'Matrix Reloaded' la condizione subordinata dell'umanità si ammanta di psico-religiosità e di interessanti, seppur classiche metafore della creatività artistica. Le idee sono poche. Le energie sono quasi del tutto dispiegate per inseguimenti muscolari e botte da orbi come nei film di Bud Spencer. Dominato dal suono, dalla velocità e dagli effetti speciali, il pubblico non fa in tempo a chiedersi perché una volta si sparano addosso e l'altra continuano a picchiarsi. Ma se invece se lo domandasse? Al cinema può accadere qualsiasi cosa. Lo spettatore chiede però che sia necessario, che possa crederci". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 16 maggio 2003)

"Con 'Matrix Reloaded' di fatto la storia non avanza, si assesta in una 'dialettica' tra minacce e speranze, tra visioni 'apocalittiche' e giustificazioni 'filosofiche' che rinvia la soluzione del dilemma alla prossima puntata.. Con qualche bello (e cupo) squarcio visionario ma anche con troppi momenti (confusamente) esplicativi". (Paolo Mereghetti, 'Io Donna', 14 giugno 2003)

"Difficile appassionarsi alla sorte di personaggi effimeri e artificiosi, a una vicenda che non comincia e non finisce e a uno spettacolo affidato in buona parte alle meraviglie della fotografia e degli effetti. Da un paio di stroncature apparse in anteprima su 'Le Film Francais', si può prevedere che alcuni critici di fronte al film si comporteranno come i resistenti di Zion rispetto alla dittatura di Matrix. Quanto al mio giudizio, ne riparleremo all'uscita del terzo capitolo. Fin d'ora posso però confessare una reazione: nel corso delle due ore e 17 minuti che dura 'Matrix Reloaded' ho avuto il tempo di annoiarmi, ma lo rivedrei volentieri". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 16 maggio 2003)

"Si profilano scontri all'ultimo sangue tra i fans del primo 'Matrix' e i convertiti dell'ultima ora. Appartenendo al secondo gruppo non abbiamo dubbi. 'Matrix reloaded' è decisamente migliore del primo episodio, che col suo citazionismo a 360 gradi, ci aveva lasciati freddini. Ma pare che gli ortodossi nutrano convinzioni opposte. Per i sacerdoti del cult, il film del '99 era il Verbo. Questo invece sarebbe solo la corruzione spettacolare, una trappola per gonzi o poco più. Naturalmente per un parere definitivo converrà aspettare la terza fatica dei fratelli Wachowski (...) Ma non è vietato prendere 'Matrix Reloaded' per quello che è: uno spettacolo grandioso e tecnicamente rivoluzionario, una macchina da guerra capace di assimilare ogni possibile suggestione, visiva, narrativa e concettuale. Da Kurosawa al cyberpunk, da 'Alien' a 'Mad Max', dalle teorie filosofiche di Jean Baudrillard agli incubi di Philip K. Dick. Senza dimenticare il cinema di arti marziali di Hong Kong e i grandi film d'animazione giapponesi anni '90, primo fra tutti 'Ghost in the Shell' di Mamoru Oshii, che si vide anche a Venezia ed è forse l'antecedente più cospicuo di 'Matrix'". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 maggio 2003)

"Il primo 'Matrix' fu gioia per gli occhi e per lo spirito: pungolo filosofico, effetti speciali da urlo, miti greci, acrobazie asiatiche, occhiali modaioli, lotte sempiterne (Uomo contro Macchina), piazzamenti degni di Montale. Ma nel secondo episodio le sconfinate opportunità offerte ai mirabolanti fratelli Wachowski dalla vastità del tema hanno preso loro la mano confondendone le idee. C'è di tutto: Fritz Lang e John Woo, Yoko Ono e 'Mad Max', il 'Truman Show' e la grotta di Platone, Monica Bellocci e Persefone, Alice e Philip Dick, il meglio dello zen fuso al peggio della new age. Non sarebbe grave. E' grave aver fatto di tutta l'erba 'colta' un fascio, ruminandolo inconsistente tra una fantasmagoria visiva e l'altra; qui intanto perde quella con la noia". (Alessio Guzzano, 'City', 22 maggio 2003)

"Non si può negare che la regia dei fratelli Wachowski sia esperta; né che i trucchi della 'virtual cinematography', curati da John Gaeta, abbiamo fatto ulteriori progressi. Se la magia latita, è perché il film ha tutti, e non solo, i caratteri del seguito: nessuna creazione d'atmosfera, nessuna presentazione dei personaggi. Unica - ma non decisiva - novità, il secondo episodio introduce nell'universo chiuso della fantascienza una certa sessualizzazione: benché, nella morfologia e nel costume, somigli sempre più a un prete, l'eroe fa l'amore con l'eroina". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 maggio 2003)

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