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Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

Venerdì 4 giugno Ore 21.00
Sabato 5 giugno Ore 21:00
Domenica 6 giugno Ore 16:00 e 21:00
Sabato 12 giugno Ore 21:00
Domenica 13 giugno Ore 16:00 e 21:00
Sabato 19 giugno Ore 21:00
Domenica 20 giugno Ore 16:00 e 21:00

Un pericoloso assassino, Sirus Black, è scappato dalla prigione per maghi di Azkaban. Per diverse ragioni, la sua storia è collegata alla famiglia di Harry Potter, che nel frattempo sta frequentando il terzo anno a Hogwarts. Secondo alcuni indizi, il malvagio sarebbe diretto alla scuola di magia per uccidere Harry, il quale è al sicuro all'interno dell'edificio con i suoi amici a proteggerlo. Ma potrebbe esserci un traditore...

Regia Alfonso Cuarón
Sceneggiatura Steven Kloves
Soggetto J.K. Rowling
Montaggio Steven Weisberg
Fotografia Emmanuel Lubezki
Scenografia Stuart Craig
Musica John Williams

Daniel Radcliffe Harry Potter
Rupert Grint Ron Weasley
Emma Watson Hermione Granger
Gary Oldman Sirius Black
Robbie Coltrane Rubeus Hagrid
Alan Rickman Severus Snape
Michael Gambon Albus Dumbledore
Maggie Smith Minerva McGonagall
David Thewlis Remus Lupin
Timothy Spall Peter Pettigrew
Julie Christie Madam Rosmerta
Robert Hardy Cornelius Fudge
Miriam Margolyes Professor Sprout
Emma Thompson Sibilla Cooman
John Cleese Nearly Headless Nick
Richard Griffiths Zio Vernon
Fiona Shaw Zia Petunia

Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema ACEC)

Giudizio: accettabile, semplice **

La terza puntata cinematografica della saga letteraria concepita dalla scrittrice inglese J.K.Rowling (che da parte sua é invece già arrivata al numero 6) vede il passaggio in regia dall'americano Chris Columbus al messicano Alfonso Cuaron. Il quale dichiara: "Il terzo episodio racconta il passaggio dall'infanzia all'adolescenza del protagonista. Il pericolo questa volta non viene più da creature magiche ma dal suo stesso passato e da alcune rivelazioni che gli vengono fatte. E per affrontare queste situazioni Harry deve crescere...". Si potrebbe aggiungere che il personaggio cresce nelle responsabilità che si assume perché in parallelo cresce anche l'attore che lo interpreta, Daniel Radcliffe. Di conseguenza c'è meno tempo per le magie fatte come timidi scherzi scolastici e c'è bisogno di adattare la magia ad esigenze quasi esistenziali. Il recupero dei genitori, in particolare della figura paterna, é il filo conduttore della vicenda, il perno intorno al quale ruotano intrighi, mappe segrete, passaggi nascosti, formule liberatorie (expecto patronum). Un viaggio nella memoria il cui momento centrale risulta quello dello 'sdoppiamento' dell'azione: Harry e Hermione vedono se stessi mentre compiono gesti che loro già conoscono. Nello scorrere in avanti del tempo è possibile ripensare con forza al passato e 'rivederlo' in funzione del futuro. Qui la regia di Cuaron filtra bene il tono fantastico e lo coniuga con esigenze reali. Alla terza puntata la scuola di Hogwarts assume ormai i contorni del luogo della favola, affascinante per i bambini, ostica per gli adulti. Terreno lontano di paure e di sogni, e scommessa ardua sugli obblighi della crescita. Che ne sarà di Harry, Ron e Hermione usciti dall'adolescenza? Spettacolare e intrigante, il film, dal punto di vista pastorale, è da valutare come accettabile, e nell'insieme semplice.

Il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, anche per bambini meglio se accompagnati dai genitori. Stesse modalità si consigliano per proiezioni successive, e in vista di passaggi televisivi o uso di VHS e DVD.

La critica

"'H.P. e il prigioniero di Azkaban' si lascia vedere, sebbene le carte migliori della Rowling siano state giocate da Columbus. Cuaron può solo rimpiazzare il defunto, immenso Richard Harris con l'esiguo Michael Gambon e immettere Emma Thompson come 'visiting professor' Sibilla Cooman al posto dell'ex marito Kenneth Branagh. E poi può conservare la squadra di bambini, ora ragazzini, e seguirli nello sviluppo: i figli degli anni Novanta del ventesimo secolo si sono identificati con loro e continueranno a farlo, assicurando un largo e tenace pubblico. Quello che è più scontato nel film è il viaggio indietro nel tempo per cambiare gli eventi sfavorevoli, che è qualcosa di visto e rivisto." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 4 giugno 2004)

"Quando si sono riaccese le luci all'anteprima di 'Harry Potter e il prigioniero di Azkaban' sono rimasto con il dubbio se si tratta o no di un film adatto per i più piccoli. Ho chiesto il parere di mio nipote Alfonsino e lui senza esitare ha proclamato di sì. Però avevo notato che per una buona metà delle due ore e passa di proiezione il bimbo (otto anni) si era rifugiato in braccio al papà onde garantirsi adeguata protezione da mostri e fantasmi. Per cui sarei tentato di interpretare la sua risposta come una sortita di coraggio, fiera quanto tardiva; e lascerei ai genitori di decidere se far affrontare ai figlioletti questa favola sconfinata nell'horror. E' sempre brutto tempo nel film diretto dall'emergente messicano Alfonso Cuarón. (...) Più che per le sue qualità di narratore a volte confuso, il regista brilla come creatore di atmosfere gotiche. Hogwarts e dintorni non sono certo il paese del sorriso: latitante appare il dono tipicamente inglese della Rowling, quell'umorismo che scorre sotto le sue pagine a riscatto di tante agghiaccianti fantasmagorie. Com' è noto questo terzo Harry Potter viaggia con due tappe di ritardo sui romanzi, che si sono gonfiati fino a passare dalle 293 pagine del primo alle 804 del quinto. A onta di alcune solenni stroncature come quella di Harold Bloom, la fortunata J. K. Rowling si sta prendendo sul serio; e chissà quanto si espanderà il suo sesto parto letterario, mentre è in lavorazione il quarto film diretto da Mike Newell." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 1 giugno 2004)

"La regola generale: i seguiti, al cinema, sono meno riusciti dei prototipi. Le eccezioni: 'Il signore degli anelli: il ritorno del re' (ma quello è un unico film, diviso in episodi) e il terzo capitolo della saga tratta dai romanzi di J. K. Rowling, il migliore realizzato finora. Ritroviamo Harry in vacanza dagli odiatissimi zii. La chiave rappresentativa della prima sequenza è il grottesco; lo resterà per tutto il film, ma assumendo sfumature sempre più dark. (...) Così lo spettatore, il cui sguardo s'identifica con il loro, è indotto a completare il senso di quel che ha appena visto, o darne interpretazioni differenti, sentendosi personalmente coinvolto negli eventi. Hermione finirà per contendere all'amichetto la parte protagonista." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 11 giugno 2004)

Harry Potter

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