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Il pianeta delle scimmie

Sabato 6 ottobre Ore 20:30 e 22:45
Domenica 7 ottobre Ore 15:00, 17:30 e 21:00

2029: Leo Davidson, astronauta della US Force, addestra - su una stazione orbitante attorno a Saturno - piccoli scimpanzé come piloti-cavia per missioni rischiose. Una misteriosa e potente tempesta elettromagnetica catapulta Leo, a bordo della sua navicella, in un salto spazio-temporale fino a un pianeta simile alla Terra. Qui viene catturato da potenti scimmie senzienti e venduto a un mercante di uomini nella 'città delle scimmie', nella giungla. Ripresosi dallo shock iniziale, Leo organizza la fuga con la complicità di Ari, la scimmia liberal che si batte per i 'diritti umani' e l'eguaglianza della specie.

Rise of the Planet of the Apes

Mark Wahlberg Jordan Regia Tim Burton
Kris Kristofferson Leo Musiche Jerry Goldsmith
Helena Bonham Carter Ari Sceneggiatura William Broyles Jr
Michael Duncan Attar Lawrence Konner
Charlton Heston Erick Avari Tival Fotografia Philippe Rousselot
Estella Warren Rick Heinrichs
Tim Roth Cornelius Charles Wicker
Collen Atwood
Durata 1h e 45' Montaggio Chris Lebenzon

Planet of the apes - Il pianeta delle scimmie

Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema - ACEC)

Giudizio: Accettabile, semplice *

Tematiche: Fantascienza

Si tratta del rifacimento dell'omonimo film di Franklin Schaffner (1968), tratto dal romanzo di Pierre Boulle, ma, ha detto lo stesso Tim Burton, più che di un remake si tratta di una re-immaginazione. La storia aderisce perfettamente all'immaginario di questo regista che anche in altri suoi titoli (Edward mani di forbice; Batman...) ha trattato l'argomento dell'outsider, dell'individuo bizzarro che stona agli occhi del mondo. Il diverso questa volta non è rappresentato dal protagonista, il capitano Davinson. Anche se questi si ritrova sperduto su un pianeta alla rovescia in cui sono le scimmie a dominare sugli uomini, il personaggio preferito sembra essere la scimmia Ari, dalla mentalità così aperta da mettere in discussione i preconcetti delle scimmie e convinta che la razza sottomessa merita la parità dei diritti e soprattutto un totale rispetto. Per questo viene marchiata a fuoco da Thade con il sigillo usato sugli schiavi umani: lei è rifiutata perché la sua diversità mina alla base l'ideologia guerrafondaia del generale, i suoi pregiudizi, tutto quello che gli consente di esercitare e mantenere il potere. Sotto questo profilo il film è un riuscito inno alla tolleranza e alla democrazia, anche se la scelta di far parlare gli uomini presenti sul pianeta delle scimmie limita il messaggio. Burton é bravo a costruire il sistema di specchi e lo scambio di ruoli fra uomini e primati, e molte scene sono da ricordare per il divertimento e per la commozione. La ricchezza visiva e l'intelligenza di alcune sequenze sopperiscono, in ultima analisi, ad alcune carenze, come la caratterizzazione troppo lineare di alcuni personaggi. E' da rilevare la notevole qualità dei trucchi, delle musiche, dell'interpretazione di Helena Bonham Carter nascosta dietro la maschera di Ari. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come accettabile, e sostanzialmente semplice per il messaggio chiaro e positivo che propone.

Utilizzazione: Il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, come spettacolo efficace e coinvolgente anche nella morale conclusiva.

La critica

"Fedele al suo bestiario di creatura al confine tra l'animale e l'umano, il geniale regista di Burbank ne accentua la ferinità, facendole muovere e ringhiare come primati. Tim non smentisce neppure la propria diversità dalle correnti pratiche hollywoodiane: bardate di paramenti da guerra degni delle saghe omeriche, le scimmie del pianeta non sono il risultato di tecnologie, ma attori in carne ed ossa mascherati e truccati che gli effetti speciali aiutano a compiere mirabolanti evoluzioni. (...) Pur prodotto in un clima mondiale meno angosciante di quello dell'archetipo, il nuovo 'Pianeta delle scimmie' non chiude però su una nota ottimistica. Se gli umani vincono la loro guerra di liberazione, Burton è troppo scettico per rinunciare a un finale tinto di humour nero, che rilancia in extremis colpendo sotto la cintura lo spettatore con la sua intelligente cattiveria". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 11 agosto 2001)

"Com'è ovvio Burton brilla quando gioca sulle nostre attese o mette in caricatura le mane debolezze, vedi la signora scimpanzé che fa la danza dei sette veli per il marito. Ma per il resto, la storia dell'astronauta che precipita sul pianeta misterioso, scopre la sottomissione della specie umana, riesce a fuggire e a guidare la rivolta chiarendo anche le origini dei super-primati, sa di lavoro su commissione. (...) Ma così come il trucco funziona sui maschi feroci e fa ridere sulle femmine di buon cuore, l'anima satirica inevitabilmente sabota quella mitologica. E quando si scopre che le scimmie hanno anche una religione, un'arte, dei miti fondatori, la voglia di stare al gioco è passata da un pezzo. Magari le imprese più demenziali richiedono registi seriosi come James Cameron e Oliver Stone fra i primi candidati al progetto. O forse il classico girato da Franklin J. Schafner nel 1968 stava bene dov'era: nel ricordo". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 agosto 2001)

"Troppo semplificato il conflitto fra gli umani degradati e i gorilla al potere, il nuovo film stenta a decollare, come se i truccatori avessero preso il sopravvento. Poi, pian piano, Burton si scalda e la guerra nella zona proibita, fra i fuggiaschi guidati da Mark Wahlberg e l'esercito scimmiesco del feroce Tim Roth, sale verso l'epica tragica. La fuga dall'incubo, forse, non sarà possibile, in nessun tempo, in nessun luogo". (Claduo Carabba, 'Sette', 20 settembre 2001)

Tin Burton

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