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Unbreakable

Sabato 27 gennaio - Ore 20:30 e 22:30

Domenica 28 gennaio - Ore 15:00, 17:00 e 21:00

David é un uomo indistruttibile che è rimasto illeso in incidenti di macchina e in treno. Elijah é nato con le braccia e le gambe rotte ed é così fragile che é costretto su una sedia a rotelle. Elijah un patito dei fumetti e crede che il mondo consiste in un equilibrio universale, e crede che David sia un supereroe che bilancia la sua fragilità.

Bruce Willis David Dunne Regia M. Night Shyamalan 
Samuel L. Jackson Elijah Price Montaggio Dylan Tichenor
Robin Wright  Sceneggiatura M. Night Shyamalan
Joey Perillo Jenkins Musiche James Newton Howard
John Patrick Amedori Ostaggio Fotografia Eduardo Serra
Spencer Treat Clark Usa - 1h e 46' 

Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema ACEC)

Giudizio: Accettabile-riserve/ambiguità

Un didascalia finale fa sapere che Elijah é stato in seguito denunciato e ora é rinchiuso in un manicomio criminale. Il regista M.Night Shyamalan dice di aver cominciato a sviluppare l'idea di "Unbreakable" mentre era ancora alle prese con il montaggio di "Il sesto senso", il film che lo ha imposto all'attenzione internazionale. Si può dire che, muovendosi per certi versi nelle stesse zone d'indagine, questo secondo è non tanto un seguito, quanto lo sviluppo di certe tematiche comprese nel primo. Aggiunge Shyamalan: "Il film parla proprio di questo, di come si debba scoprire il proprio destino, delle domande da porsi sulla propria vita e di come tutti i tasselli che la compongono vadano a posto quando trovi la risposta(...)Quando fai quello per cui sei venuto al mondo, succede una cosa strana, fai solo scelte azzeccate e tutto si dispone nella maniera giusta". Si può partire da questa breve citazione per riflettere su un racconto sicuramente costruito con stile incalzante, con notevole forza d'immagini: il tutto funzionale a creare atmosfere che oscillano tra il thriller e il fantastico in uan miscela, soprattutto nella prima parte, suggestiva e coinvolgente. Andando avanti, il copione risulta più appesantito, gravato dalla intenzione di delineare confuse teorie terrene e ultraterrene. Ci si muove tra new age e predestinazione, ma, va detto, senza pedanterie né voglia di insegnamento. Anzi, alla fine il tratto che fa apprezzare di più l'insieme è quello di lasciare tutto in sospeso, di non avere ricette sicure e quindi di affidarsi in parte ad una sorta di mistero: colui che ha cambiato i destini degli uomini non é avvicinabile. Dal punto di vista pastorale, mettendosi in un atteggiamento di attenzione, il film è da valutare come accettabile, e le riserve vanno avanzate per le ambiguità che il discorso generale propone ma non per gli stimoli che suggerisce nei confronti di certa cultura contemporanea.

Utilizzazione: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, con attenzione per la presenza dei minori. Per i temi sopra indicati, è da proporre in occasioni mirate. Attenzione é porre in occasione di passaggi televisivi.

La Critica

"Per misurare l'atipicità dello stile di Shyamalan rispetto alla produzione hollywoodiana, basta confrontare il suo film con la maggioranza dei blockbuster d'azione odierni. Là c'è il terrore che lo spettatore si annoia se non succede qualcosa di travolgente ogni tre minuti: qui la strategia non punta sui botti e sugli effetti speciali, bensì sulla psicologia dei personaggi. (...) Stavolta, però, l'eccesso di aspettativa nel colpo di scena rende il finale un po' deludente: proprio nella risposta alla domanda, non poi tanto sorprendente. Però il ritmo è sostenuto, la direzione efficace, la fotografia elegante, il montaggio puntuale, la recitazione adeguata. Sia quella di Jackson, che carica il suo personaggio di sfumature sgradevoli: sia quella di Willis che, lasciati al guardaroba il sorrisetto ironico e i muscoli, rende credibile la sofferenza del predestinato". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 22 dicembre 2000)

".. ecco 'Unbreakable, Il Predestinato', che è come un 'Sesto Senso' n. 2 in cui l'indiano hollywoodiano Shyamalan accerchia ancora il pubblico col suo stile lento e misterioso in cui Bruce Willis fa l'eroe senza paura per ristabilire l'economia del creato. Infelice il cinema che ha ancora bisogno di eroi? Più che altro, infelice il film cui manca la gran sorpresa". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera')

Bruce Willis

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