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The Family man - con Nicolas Cage

Sabato 3 marzo Ore 21:00
Domenica 4 marzo Ore 21:00

Jack Campel ha l'opportunità di vedere come le cose sarebbero cambiate, 13 anni prima, se avesse sposato Kate, una compagna di college. Jack nella realtà alternativa vive con la sua famiglia una nuova dimensione come marito e padre di due figli.

Nicolas Cage Jack Campbell
T Leoni Kate Reynolds
Jeremy Piven  Arnie
Regia Brett Ratner 
Durata 2h 5'
 

Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema - ACEC)

Giudizio: Accettabile, semplice

Tematiche: Famiglia

All'interno della commedia un po' brillante un po' sentimentale, quello del tipo "cosa sarebbe successo se invece di questo avessi fatto quest'altro..." é ormai diventato una specie di sottogenere a sé stante. Il capostipite é naturalmente "La vita é meravigliosa", che aveva però anche altre motivazioni più forti in relazione soprattutto agli anni di guerra in cui fu realizzato. Tuttavia il film di Frank Capra continua a fornire ispirazione, con opportuni aggiornamenti. Qui è di colore l'angelo che mette Jack nella condizione di poter vedere se stesso in un contesto familiare che lui aveva rifiutato. Qui Jack non rischia la bancarotta bensì mette a confronto il proprio ruolo di capitalista chiuso e arido con quello di chi deve far quadrare i conti ogni giorno. Qui soprattutto Jack scopre il valore di un sentimento duraturo. Rivedere la propria vita, come in un sogno, capire l'importanza delle scelte che dobbiamo fare: il senso del racconto é chiaro, evidente, immediato. La famiglia recupera un ruolo di pienezza e di completamento delle singole individualità. Tutto è facile e comprensibile, forse anche un po' scontato e in qualche passaggio un po' ingenuo. Ma alla fine si tratta di una commedia piacevole e senza troppe pretese. Il racconto é scorrevole e si segue volentieri. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come positivo, e semplice nel suo andamento complessivo.

Utilizzazione: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, anche come spettacolo per tutti. E' da recuperare come pretesto per parlare di famiglia, di decisioni da prendere, dell'importanza di riflettere sulle scelte da fare. Da seguire anche a livello televisivo e casalingo.

La critica

"Il film consolatorio, naturalmente, sostiene che l'esistenza da padre di famiglia, più calda, semplice, affettuosa, campagnola e buona, è senz'altro quella migliore: alla melensaggine non c'è mai limite, neppure in questa imitazione di certe classiche commedie del cinema americano Anni Trenta-Cinquanta con figure magiche (vecchio, bambino, vecchietta), dove i 'se' non erano ipotesi ma realtà parallele. La fotografia di Dante Spinotti è bellissima; Nicolas Cage, nonostante tutti i suoi annosi sforzi, non è ancora riuscito a diventare simpatico; la storia che dovrebbe essere lieve, fantasiosa, ha invece un andamento piatto e greve quasi angoscioso". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 26 gennaio 2001).

"Sono patetici il terribile sforzo di Nicolas Cage per diventare un seducente primo attore e gli errori che compie sistematicamente nello scegliere i film. 'The family man', di Brett Ratner, pretende di sostenere questo: l'esistenza da scapolo elegante, finanziere di massimo successo, circondato dal lusso, è molto peggiore e più infelice dell'esistenza da padre di famiglia dei suburbia con brutto lavoro, villetta, bambini, suoceri, cane e moglie risentita". (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 1 febbraio 2001)

"(…) Quando le idee scarseggiano in sceneggiatura, è sempre meglio avere una possibilità di 'doppio' in serbo. Risolve tanti guai, ma non tutti, perlomeno nel caso di 'The Family Man'. L'impatto iniziale di Jack con il suo nuovo, terrificante mondo familiare è raccontato con molti equivoci, parecchie risate, e raggiunge punte irresistibili quando la deliziosa figlia lo crede rapito dagli alieni. Ma in seguito gli arditi sceneggiatori gettano la spugna, mentre noi restiamo seduti a chiederci: e adesso come la risolveranno? Semplice, non la risolvono: al momento di interrompere l'incursione di Jack nel suo mondo parallelo, le idee precipitano in un delirio dove tutto è possibile e, francamente, ben poco torna. Peccato anche per Nicolas Cage, la cui recitazione sbalordita qui funzionava meglio che in casi precedenti". (Piera Detassis, 'Panorama', 8 febbraio 2001)

Nicolas Cage

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