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Sole a catinelle

Sole a catinelle

Giovedì 31 Ottobre - Ore 21:00
Venerdì 1 Novembre -  Ore 16:00 e 21:00
Sabato 2 Novembre - Ore 21:00
Domenica 3 Novembre - Ore 16:00 e 21:00

Sabato 9 Novembre - Ore 21:00
Domenica 10 Novembre - Ore 16:00 e 21:00

Sabato 16 Novembre - Ore 21:00
Domenica 17 Novembre - Ore 16:00 e 21:00

Sabato 23 Novembre - Ore 21:00
Domenica 24 Novembre - Ore 16:00 e 21:00

L'acquisto in prevendita dei biglietti è possibile tutti i giorni di apertura,
nei momenti immediatamente successivi l'inizio delle proiezioni

Una storia on the road che parla del viaggio di un padre con suo figlio: “Se sarai promosso con tutti dieci, papà ti regala una vacanza da sogno“. E’ questa la promessa che Checco fa al figlio Niccolò anche se una vacanza del genere non se la può permettere. E’ un venditore di aspirapolvere in piena crisi sia col lavoro che con la moglie. Nicolò ha una pagella perfetta e per questo la promessa va mantenuta. I due si ritrovano a casa di Zoe, ragazza ricchissima che ha un figlio proprio dell’età di Nicolò. I due bambini fanno amicizia e per questo Zoe decide di far entrare lui e suo padre nella loro vita da vip.

Regia: Gennaro Nunziante

Interpreti: Checco Zalone, Aurore Erguy, Marco Paolini, Augusto Zucchi, Orsetta de Rossi, Sandra Toffolatti, Miriam Dalmazio

Sceneggiatura: Gennaro Nunziante, Checco Zalone

 Biglietti esselunga Vieni al cinema alla domenica sera - a Casatenovo costa meno Prendi sei e paghi cinque - Tessere a scalare

Valutazione Pastorale (dal sito della CNVF della Conferenza Episcopale Italiana)

Giudizio: consigliabile, brillante

Tematiche: Anziani; Denaro, avidità; Famiglia; Famiglia - genitori figli; Il comico; Lavoro; Matrimonio - coppia; Scuola

"Cado dalle nubi" (2009) incassa 15 milioni, "Che bella giornata" (2011) arriva a 45 milioni. Checco Zalone torna con una certa 'ansia da prestazione'. "Sono diventato papà anche nella vita, e insieme al regista Nunziante siamo rimasti due anni fermi a pensare. (...)Far ridere con la crisi è difficile, ma a noi piaceva l'idea di quest'uomo completamente refrattario alla crisi stessa, che predica ottimismo sempre e comunque". Il motore della vicenda è tutto qui: lo scompiglio che la sfrenata voglia di reagire di Checco porta in ogni ambiente che frequenta. Certo l'incontro con il bel mondo dei ricchi può apparire un po' costruito, creato apposta per suscitare maggiore stridore e stupore. Ma il meccanismo funziona e sul rischio di qualche accenno di 'buonismo' Zalone fa calare la consueta ma irresistibile valanga del politicamente scorretto: una comicità che prende tutti nel mirino, non fa sconti a nessuno, mette in gioco se stesso prima degli altri, arriva sul filo del rasoio della beffa ma non diventa mai offensiva né volgare. Sorretto da una regia scorrevole e senza fronzoli, il copione si piega all'istrionismo del protagonista e invita all'ottimismo della concretezza e della serietà, senza voler essere pedagogico né invadente. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile e brillante quanto all'andamento generale.

Utilizzazione: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni come prodotto italiano simpatico, gradevole, di immediata fruizione, nel solco della più tradizionale commedia italiana.

Sole a catinelle

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Checco Zalone è tornato: tra crisi e paternità, lavori in corso di grande commedia all'italiana. E il botteghino?

Siete pronti a prendere il Sole? Oltre 1250 copie in sala, gli oltre 45 milioni del precedente Che bella giornata sul groppone, ma l’ottimismo è il sale della vita, l’ansia da prestazione una pozzanghera, il Sole a catinelle. Checco Zalone è tornato, ancora per la regia dell’amico Gennaro Nunziante, la produzione Taodue, la distribuzione Medusa: forse, nessuno chiede a Luca Medici (il Checco all’anagrafe) di superarsi, ma 20, 30 o 40 milioni, quanto farà? Tanto, e il film lo merita: a differenza di tanti, altri “comici” nostrani, a Checco gli vuoi bene, gli auguri il meglio, ti fa tenerezza, anche quando – è questo il caso – interpreta “un uomo frutto di 20 anni di berlusconismo”.

Venditore di aspirapolvere in crisi nera e pure separato, Checco deve realizzare la promessa fatta al figlio Nicolò, enfant prodige nonostante il padre: “Se sarai promosso con tutti dieci papà ti regala una vacanza da sogno”. Quei dieci arrivano, i soldi no, dunque Checco porta Nicolò (Robert Dancs, bravissimo) dai parenti in Molise, nella speranza di unire l’utile – vendere aspirapolvere ai parenti – al, si fa per dire, dilettevole. Fortunatamente, Checco si ritrova a casa di Zoe (Aurore Erguy), una ricca ragazza radical chic ma dal cuore buono che lo trasporta in un mondo di party, yacht, golf e cavalli...

Più strutturato dei precedenti Cado dalle nubi e Che bella giornata, meno sketchato e velenoso (non ci sono più categorie sensibili, dai gay ai terroni & leghisti), Sole a catinelle nemmeno può contare sulle strepitose canzoni degli antecedenti, queste sono decisamente più banali, meno graffianti, ma il passo a due padre-figlio ai tempi della crisi offre uno sguardo acuto e amaro sul ventennio, intercettando fabbriche che chiudono, sogni a scomparsa e la felicità che, dice Checco a Nicolò, oggi trascolora Albano e Romina: è uno yacht più grosso, di quelli alla Roman Abramovic che ci parcheggi l’elicottero.

In mezzo al film, qualcosa va per le lunghe, qualche scena (il dejeneur sur l’herbe vegano, e non solo) non va, ma Medici e Nunziante sanno dirci del nostro oggi, come poeti tamarri, cafoni situazionisti, flaneur in canotta e ciabatte a passeggio sulle nostre macerie: dal regista impegnato che inquadra l’anoressia e lascia “muto selettivo” il figlio, dai furbetti del quartierino con vista sulle Cayman e Confindustria, dai prestiti che non si negano a nessuno e nessuno onora, dallo spauracchio dell’essere comunista ancora oggi “Della Che Guevara che cosa avete?”, al negoziante), fino al vuoto pneumatico e stolido dell’ottimismo a ogni costo, che la crisi non c’è, i ristoranti sono pieni e i consumi non vanno mortificati. Rateizzami l’Italian Dream.

Ecco, tra le battute, le gengive sollevate e il capro espiatorio appiccicato addosso, Zalone trova tra le nubi la nostra truffaldina, sterile bella giornata: il sole è a catinelle, ma siamo bagnati fradici, senza saperlo. Nulla è serio, tutto è grave, flaianamente, e nemmeno l’eutanasia si salva: dopo i Bellocchio, gli Haneke e compagni mortifera, Zalone guarda al Molise, fruga tra i parenti e trova l’eutanazia, lasciando la spina nel dubbio tra il risparmio energetico e il consumo dell’esistenza.

Certo si può fare meglio, ma Zalone è qui e ora la meglio cosa capitata di recente al nostro cinema da ridere: commedia dura e pura, financo all’italiana, con – vedi locandina – i padri sulle spalle dei figli, nani sui potenziali giganti a cui hanno già rubato il futuro. Zalone è Gulliver, l’Italia lillipuziana, il viaggio di papà e figlio non più Swift, ma uno swiffer sul nostro sporco. Lo passiamo? (Federico Pontiggia)

Sole a catinelle

La critica

"Difficile essere sempre all'altezza di Checco Zalone, soprattutto dopo gli straordinari successi dei primi due film, 'Cado dalle nubi' e 'Che bella giornata'. Ma è difficile soprattutto quando si lascia la «vecchia» strada - quella di una struttura narrativa ultra-basica che si annullava di fronte alle gag - per una nuova via, più ambiziosa. Più «cinematografica». Il grande successo di Luca Medici alias Zalone, che nasce innanzitutto dalle sue indiscutibili doti comiche, si era retto al cinema su una specie di negazione del cinema: messa in scena al totale servizio del protagonista (il che ormai è una tradizione per i comici di casa nostra) ma soprattutto una sceneggiatura che doveva preoccuparsi solo di «porgere» la battuta e la gag. Il meccanismo era sempre quello - dell'elefante che entra nella cristalleria - a cui Zalone aggiungeva la sua caratteristica nota blandamente anticonvenzionale, una comicità che scherzava con i molti tabù del politicamente corretto, ma lo faceva con una sua indubbia grazia, quasi con gentilezza. Anche perché i bersagli delle sue frecciate (vedi i leghisti di 'Cado dalle nubi' o i terroristi arabi di 'Che bella giornata') erano raccontati più con bonaria comicità che con feroce cattiveria. Per 'Sole a catinelle' (un titolo che continua la - scaramantica? - «metafora» metereologica) Medici e Nunziante hanno immaginato una struttura se non più complessa certamente più ambiziosa. La cristalleria da distruggere questa volta ha la faccia della buona borghesia nazional-industriale, quella che evade le tasse e ha lo yacht a Portofino, che affama gli operai e annega nello champagne. Un salto di qualità che dovrebbe saper attribuire anche agli «antagonisti» un loro autonomo valore, una loro precisa identità. Ed è qui che il film scricchiola, perché Zalone continua a far ridere ma le sue «spalle» lo fanno molto meno. Ci riesce l'avarissima zia Ritella (Matilde Caterina), molto meno gli squali della finanza interpretati da Augusto Zucchi e Marco Paolini, i cui personaggi si limitano a incarnare dei pretesti narrativi e non delle maschere o dei tipi (come si vede bene nella scena del dibattito politico, dove la sceneggiatura non dà a Paolini nemmeno una battuta per reagire a chi lo contesta così goffamente). Nel film, il fallimentare venditore di aspirapolveri Ceccho Zalone, sbattuto fuori di casa dalla moglie (Miriam Dalmazio) per i suoi vaneggiamenti onnipotenti fatti di troppe cambiali e rate non pagate, promette al figlio Nicolò (Robert Dancs) una vacanza da nababbi. (...) mentre la storia si complica (...), i personaggi si dissolvono come neve di fronte a troppo sole a catinelle. E Zalone non trova nei suoi deuteragonisti materia per alzare il tono del film. Non a caso questa parte del film è quella in cui si ride di meno (...). Mi sembra (...) che Luca Medici e Gennaro Nunziante non abbiano saputo portare fino in fondo le loro scelte: la storia che hanno scelto di raccontare non è né un semplice canovaccio su cui appoggiare le invenzioni comiche (sulla tradizione dei fratelli Marx, tanto per ricordare che può essere una strada di tutto rispetto) ma non permette nemmeno la creazione di un personaggio a tutto tondo, capace di reggere sulle sue spalle il peso intero di un film (alla Alberto Sordi degli inizi - 'Un americano a Roma', 'Piccola posta', 'Il segno di Venere' - o, se si punta più in alto, alla Jerry Lewis delle sue regie). Anche perché il mondo è molto cambiato e non siamo più ai tempi di Totò e Peppino, quando bastava dividere le persone in «buone» e «cattive»: Zalone richiama molto la comicità del principe de Curtis, e come lui spesso è irresistibile (indimenticabile la battuta sull'eutana-zia), ma c'è bisogno di un po' più di spessore per reggere la crescita di ambizioni che si legge dietro 'Sole a catinelle'." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 30 ottobre2013 )

Sole a catinelle

"In fondo 'Sole a catinelle' è il family day di Checco Zalone, al secolo Luca Medici. Non solo perché il trentasettenne attore pugliese vi recita nella parte di un padre e nei titoli di coda mostra addirittura una foto di sé con la vera figlia Gaia avuta da otto mesi; è la commedia, che non definiremo 'buonista' sennò si arrabbiano l'interessato e il regista Gennaro Nunziante, che si propone all'insegna dell'intrattenimento per famiglia, eliminando alcuni affondi coloriti del passato, forse anche un po' di quel politicamente scorretto legato a temi sensibili come l'omofobia e il terrorismo islamico. Poi, magari, c'è anche un motivo squisitamente commerciale. 'Cado dalle nubi' incassò a sorpresa 15 milioni di euro, il successivo 'Che bella giornata' addirittura 45, più di 'La vita è bella' di Roberto Benigni. Un record difficile da bissare: infatti ci sono voluti due anni, tra ripensamenti e riscritture, anche confronti vivaci tra Zalone e il suo produttore Pietro Valsecchi, per varare questo 'Sole a catinelle' (...). Il titolo viene da una battuta che echeggia in sottofinale. «Ottimismo! Perché solo così, nella vita, c'è sempre un sole a catinelle». L'ottimista incallito è appunto Checco Zalone, che si chiama così anche nella storia. Un ex uomo delle pulizie che, illuminato dal verbo di Arcore, si trasforma in abile venditore di aspirapolveri, ciancia di dow jones, si mette nelle mani di una finanziaria, fa debiti per comprarsi ogni genere di status-symbol, finché il Sogno va in frantumi: la bella moglie operaia sta per essere licenziata, lui non garantisce più i fatturati di prima. (...) Nel cast, a sorpresa, spunta anche Marco Paolini nei panni di un disonesto profittatore. La comicità è trasversale e interclassista, meno aggressiva e oltraggiosa del passato, anche se il regista non è d'accordo: «Per noi è volgare solo ciò che è goffo e scontato». Si scherza pure sull'eutanasia, che diventa "eutanazia", essendo riferita alla tirchia zia molisana: ma forse si poteva evitare." (Michele Anselmi, 'Il Secolo XIX', 30 ottobre 2013)

Sole a catinelle

"Si potrebbe vedere in Checco Zalone - il personaggio ovviamente, e non il comico Luca Medici - una specie di Zelig abile a mimetizzarsi ovunque; o paragonarlo al Peter Sellers di 'Oltre il giardino', le cui frasi vuote di significato si adeguavano a ogni situazione; quel che è certo è che il Checco di 'Sole a catinelle' è un uomo senza troppe qualità. Bugiardo, ignorantello e pieno di debiti, dacché ha esaurito il giro dei parenti non riesce più a vendere un aspirapolvere; e intanto la moglie, rimasta senza lavoro perché stanno chiudendo la fabbrica, lo lascia per tornare dai suoi. Ci sarebbe di che drammatizzare, ma non Zalone che tira fuori la segreta risorsa di un ottimismo della disperazione, di un'innocente incoscienza. Non ha un euro in tasca, eppure riesce a regalare al figlioletto (il delizioso Robert Dancs) la vacanza di sogno promessa; non sa nulla di alta finanza, ma gli è facile prevedere il tracollo della finanziaria cui non è in grado di pagare le rate. E se all'inizio esprime un anticomunismo viscerale e poi si mimetizza fra gli imprenditori d'assalto, alla fine lo troviamo con la bandiera rossa a salvare la fabbrica della consorte, di cui poi diventa scaltrito direttore commerciale. Tuttavia, dietro a tanto camaleontismo si annida una personalità irriducibile di meridionale che non rinnega le origini, concede grande importanza all'universo familiare, e lungi dal farsi prendere dal panico di un'uscita in oltre mille copie (adesso stiamo parlando di Luca Medici) rimane fedele a se stesso, giocando a irridere in chiave di umorismo agnostico i vizi nazionali. E vincendo la partita." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 30 ottobre 2013)

Sole a catinelle

"(...) la genialità di Checco Zalone sta proprio nel dire le scurrilità più allucinanti cavalcandole e, al tempo stesso, estraniandosene, mostrando tutta l'assurdità di comportamenti «non corretti», come il razzismo o il disprezzo per gli omosessuali. La novità è che in 'Sole a catinelle' Checco ha un figlio, che va benissimo a scuola e costringe il padre a mantenere l'imprudente promessa: «Se prendi tutti 10 in pagella ti porto a fare una vacanza super». Il problema è che Checco, venditore di aspirapolvere nei tempi duri della crisi, non ha una lira (...) l'intento della coppia Medici-Nunziante è intelligente e tutt'altro che scontato. Nei primi due film il personaggio-Checco era un idiota che si scontrava con il sottile razzismo del Nord (in 'Cado dalle nubi') e incarnava i pregiudizi razziali e religiosi contro l'Islam (in 'Che bella giornata'). Prendere un simile idiota e farne un venditore berlusconiano è un gesto quasi eversivo. Il problema è tutto nella costruzione del film, che è molto discontinuo e passa da una situazione all'altra senza porsi alcuno scrupolo di coerenza interna. Quando alla fine Checco indossa la maglietta con Che Guevara e diventa comunista per riconquistare la moglie licenziata dalla fabbrica in cui lavorava, l'effetto è esilarante ma la scena arriva in modo posticcio. Sembra di assistere a un film costruito su pezzi di almeno tre-quattro sceneggiature diverse, ipotesi non del tutto assurda visto che Medici e Nunziante hanno impiegato due anni per scriverlo, buttando via diverse idee prima di arrivare al prodotto finito. Certo non si chiede a Checco alcun tipo di verosimiglianza o di continuità psicologica, sappiamo benissimo che è una maschera: però, all'interno del film, un pizzico di logica in più non guasterebbe (la comicità è scientifica, Buster Keaton e Jacques Tati lo sapevano benissimo). Inoltre, rispetto ai film precedenti dove Medici era circondato da bravissimi caratteristi come Ivano Marescotti e Rocco Papaleo, qui sul cast si è andati al risparmio. Ripetiamo: Luca Medici è un fuoriclasse e Checco Zalone è una creatura sublime, ma è necessario investire qualcosa di più nello sviluppo delle sceneggiature e nella scelta dei comprimari, altrimenti il rischio che il fenomeno imploda è dietro l'angolo. E comunque, quando potrete, andate a vedere Luca/Checco a teatro. Il genio è lì, in tutto il suo splendore." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 30 ottobre 2013)

 Sole a catinelle

"Checco Zalone o Checco Zelig? Al terzo film l'irresistibile comico-cantante pugliese e il suo regista Nunziante alzano il tiro con una sceneggiatura molto più costruita, ma soprattutto sparano a 360 gradi. E il cafone che dice sempre la verità dei primi film diventa un cafone un po' schizofrenico. Fatalmente fedele a se stesso, con gag e battute a piovere (meno cattive del solito). Ma anche perfetto trasformista, a modo suo s'intende, come uno Zelig levantino. Infatti vende aspirapolveri ma sa tutto di finanza, se prende un cane lo chiama Taeg, se va in tv perché la fabbrica della moglie chiude, non lamenta la crisi ma predica ottimismo, da bravo aspirante imprenditore. (...) 'Che bella giornata' era più vitale e ribaldo. Qui pesano il tentativo di superare le strette del comico 'puro' evitando la facile satira, e l'ipoteca sentimentale. Solo Chaplin poteva far ridere con un bambino accanto. Ma perché non piangeva lui, faceva piangere noi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 31 ottobre 2013)

Sole a catinelle

"Checco Zalone è il fenomeno comico dell'ultimo lustro. Un po' normalizzati o sterilizzati in senso meno dialettalbarese, i suoi cavalli di battaglia restano la lingua sgrammaticata, le oscenità porte con un certo stile, il sottile equilibrismo che gli fa sparare scorrettezze politiche (le donne bersaglio fisso) salvo subito suggerire con un sorriso che era solo una battuta. 'Sole a catinelle' gioca intorno al dilemma dei valori. Il personaggio Checco è effettivamente vaccinato dalle cattive tentazioni e fedele all'ideologia del 'resto umile', oppure fa sue le suggestioni individualiste dell'imprenditore di se stesso con qualche appendice poco pulita? Naturalmente siamo su un piano farsesco. Lo stesso di Totò cui non è improprio richiamarsi. (...) Zalone fa bene a sfruttare l'onda contagiosa della sua simpatia e del suo talento. Ma è intelligente e sa che il cinema è un'altra cosa." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 31 ottobre 2013)

Sole a catinelle

"Una nuova commedia all'italiana è possibile? Luca Medici (Zalone) e il sodale Gennaro Nunziante ci credono, calmierano il cinismo, ma il viaggio con papà fustiga I'Italian Dream fatto di finanziamenti, ottimismo e 'la crisi non c'è'. Film più strutturato dei precedenti, canzoni meno esaltanti, battute instant-cult (eutana-zia, 'della Che Guevara che avete?', etc.) e graffi sul reale che castigano un po' tutti. Checco-sa volete di più?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 31 ottobre 2013)

Sole a catinelle

"Nel divertente 'Sole a catinelle' di Gennaro Nunziante Checco Zalone è un padre separato e in bolletta che per onorare una promessa fatta al figlio è costretto a regalargli una vacanza. Il viaggio si trasformerà in un'avventura dalle inimmaginabili, felici conseguenze." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 31 ottobre 2013)

"Piacerà agli ammiratori di Checco Zalone che con ogni probabilità lo porteranno a una terza vittoria al botteghino. E anche a chi dall'entertainer pugliese magari non è disposto ad accettare tutto (certamente non le sue trame consolatorie e qualunquiste) ma non manca di apprezzare quando arrivano le azzeccate gag (di battuta e di situazione). Qui arrivano spesso." (Giorgio Carbone, 'Libero', 31 ottobre 2013)

Sole a catinelle - Checco Zalone

"Erano anni che non si vedevano le bandiere della Cgil, i padroni e gli operai in un film italiano, per non dire in una commedia. Erano anni che non si parlava di comunisti al cinema. Zalone e Nunziante si sporcano le mani col comunismo, con la crisi, con vent'anni di berlusconismo che hanno formato il loro assurdo protagonista che pensa sempre positivo, che è sempre ottimista, anche se Equitalia gli ha tolto tutto. Lo mettono di fronte agli amministratori delegati che stanno spolpando il paese portando i soldi alle Cayman, ai vari «Cortina Incontra» spostati a Portofino, con Edoardo Camurri come presentatore della serata. Lo fanno entrare in una loggia massonica deviata senza che nulla abbia capito, al punto che confonde le logge con le masserie pugliesi. Checco viaggia in un'Italia dalle idee poco chiare, vecchissima come la casa della zia Ritella, ma con la foto di Papa Bergoglio in bella evidenza, e modernissima, con le opere finto Cattelan ben esposte. Può dormire in un letto dove ha dormito Hegel, anche se non è un grande «estimatore di Eva Hegel», e spiegare cosa sia un Taeg. Le sue contraddizioni, la sua incultura, sono le piaghe del paese, costretto a scegliere, come la Zia Ritella, tra staccare la spina dell'alimentatore che la tiene in vita per risparmiare, o non staccarla pagando una bolletta più salata e rovinarsi. Non è che Checco nel corso del film si trasformerà in un comunista militante o dimostrerà davvero di aver capito, ma almeno ricostruirà la sua famiglia, salverà i sentimenti importanti salvando anche la fabbrica della moglie dal fallimento. Chissà se questo delizioso, divertente, allegro, profondo piccolo film su chi siamo e come stiamo vivendo farà i grandi incassi del film precedente. Dimostrerebbe solo che un pubblico esiste per una commedia magari imperfetta ma più intelligente e nuova del solito. Di certo è un passo avanti sia per Nunziante che per Zalone, qualcosa di più strutturato e complesso con cui confrontarsi, diciamo dalle parti di 'Una vita difficile' di Dino Risi con Alberto Sordi. Cioè un viaggio nelle contraddizioni di un paese in crisi dove alla fine si dovrà scegliere da che parte stare. Non tutto è riuscito e il film soffre, specialmente nella parte centrale, di qualche ovvietà, la gag della cucina vegana, la partita a golf, qualche attore di peso non guasterebbe; ma non perde mai di ritmo, è pieno di battute e di gag visive, spesso costruite, alla Tex Avery, una dentro l'altra (...). C'è un po' di buonismo, ma non diventa mai quel buonismo veltroniano ormai fuori moda nell'era Renzi, e il rapporto tra Checco e il bambino funziona, è credibile. Tutto il film, inoltre, è costruito come un musicarello se non proprio un musical, con una festa di canzoni e di rimandi musicali divertenti che diventeranno dei tormentoni (...)." (Marco Giusti, 'Il Manifesto', 31 ottobre 2013)

Checco Zalone

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