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Rush

Rush

Sabato 21 settembre - Ore 21:00

Domenica 22 settembre - Ore 16:00 e 21

Sabato 28 settembre - Ore 21:00

Domenica 29 settembre - Ore 16:00 e 21

Ambientato nell'età d'oro della Formula 1 Anni Settanta, racconta la storica rivalità sportiva tra due piloti leggendari: l'affascinante playboy inglese James Hunt e il metodico e brillante austriaco Niki Lauda. I due, caratterizzati da stili diversi dentro e fuori dai circuiti automobilistici, nel 1976 diedero vita a una stagione memorabile in cui entrambi erano disposti a rischiare tutto per raggiungere il titolo di campione del mondo in uno sport senza margini di errore...

La proiezione serale di domenica 22 sarà preceduta dalla breve presentazione del nuovo proiettore digitale Sony SRX-R515P 4K.

Regia: Ron Howard

Interpreti: Chris Hemsworth, Daniel Brühl, Olivia Wilde, Christian McKay, Pierfrancesco Favino, Natalie Dormer, Alexandra Maria Lara, James Michael Rankin, Jensen Freeman

Sceneggiatura: Peter Morgan

 Biglietti esselunga Vieni al cinema alla domenica sera - a Casatenovo costa meno Prendi sei e paghi cinque - Tessere a scalare

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Dopo Frost/Nixon un altro gioiello targato Howard/Morgan: intrattenimento rombante per la sfida tra Lauda e Hunt. Da non perdere

Niki Lauda. E James Hunt. Il "computer" e lo "schianto". Da una parte un pilota che calcolava ogni minima cosa, e che non ammetteva ci potesse essere più del 20% di rischio ogni volta che doveva affrontare una gara, dall'altra un belloccio che incarnava con veemenza lo slogan "donne e motori", al volante "per guardare la morte in faccia e ingannarla ogni volta" (cit.). Una rivalità che passò alla storia, una storia che culminò nel tragico mondiale del 1976. Quello del maledetto Nürburgring, circuito non a caso ribattezzato "il cimitero".

Quando Ron Howard incontra Peter Morgan: dopo Frost/Nixon il regista americano ritrova lo sceneggiatore inglese e, ancora una volta, realizza un film sorprendente. Di nuovo incentrato sul dualismo tra due personalità forti, non più "confinate" in uno studio televisivo ma incastrate in due monoposto (Ferrari e McLaren) lanciate a velocità folli, Rush ricostruisce perfettamente lo spirito di un'epoca irripetibile, attraverso un accuratissimo lavoro scenografico e grazie alla straordinaria prova dei due interpreti principali: Daniel Brühl è commovente nei panni di Lauda, anche in virtù di un ottimo lavoro sull'accento (chissà se il doppiaggio gli potrà rendere onore...), riuscendo nella non facile impresa di suggerire margini di umanità ad un personaggio non propriamente "simpatico", Chris Hemsworth è esplosivo e mai controllato, irresistibile nel riportare in vita le contraddizioni di un uomo-copertina benvoluto da tutti e circondato da numerose persone, ma profondamente solo.

Il grande merito di Rush è proprio quello di non forzare mai la mano con lo spettatore, quasi impedendoci di parteggiare per un pilota o per l'altro, trasformando via via quella forte, sana contrapposizione in qualcosa di più grande, un apparentemente inspiegabile senso di stima e rispetto reciproci che, a posteriori, donano al film e alla storia stessa una prospettiva nuova: "Non un film sullo sport", si è premurato di dire Ron Howard, ma quello che emerge con forza è proprio lo "spirito sportivo" di due fuoriclasse, poco adatti ad intendere la vita come due comuni mortali.

Spettacolare e sempre attento a non trasformare lo spettacolo della velocità in un baraccone postmoderno (non a caso realizzato senza ricorrere al 3D), Rush si concentra sul mondiale di Formula 1 del '76 (e sull'incredibile incidente che sfigurò per sempre Lauda) proprio per raccontare quali siano state, prima a livello umano solamente poi sportivo, le conseguenze di un episodio spartiacque per la carriera di entrambi. Intrattenimento rombante (Valerio Sammarco)

Rush

La critica

"Potrebbero essere due signori medievali, decisi a strapparsi l'un l'altro il Santo Graal. Sono due cavalieri moderni, alla ricerca di un'impresa che riesca a tacitare la rabbia e la determinazione che li divora. Anche a costo di rischiare la vita, di mettere in discussione tutto loro stessi. Sono Niki Lauda e James Hunt, i due piloti che a metà degli anni 70 si sfidarono per una supremazia che non era solo sportiva o meccanica (il primo correva per la Ferrari, il secondo per la McLaren) ma piuttosto esistenziale se non addirittura filosofica. Metafisica. Lo racconta, con sorprendente passione, il nuovo film di Ron Howard, 'Rush', probabilmente più per effetto di una sceneggiatura abilissima (di Peter Morgan) che per un qualche merito di messa in scena. Anche se raramente si sono visti personaggi così dichiaratamente mimetici eppure così convincenti e capaci di vivere sullo schermo al di là dei loro ruoli. Chris Hemsworth (Hunt) e Daniel Brühl (Lauda) sanno trasmettere quella scintilla di verità capace di «far uscire» i personaggi dallo schermo e stamparli nella memoria dello spettatore. Merito loro, certo, ma anche del regista (e infatti Hemsworth nella parte del dio Thor non era certo così convincente e pochi avevano notato Brühl in 'Bastardi senza gloria'). Un giusto mix di scrittura, di recitazione e di direzione d'attori (oltre che di effetti digitali), capace di farci seguire una storia molto nota - finale compreso - con la stessa attenzione con cui si segue un giallo. L'inizio coincide con la gara del 1976 al Nürburgring (...). Cosa successe in quella gara gli sportivi lo sanno bene, ma prima di mostrarlo il film torna indietro di sei anni, a vedere come sia nata la sfida tra i due piloti. (...). È la parte migliore del film, quella che gioca con i caratteri opposti e antagonisti dei due uomini, anche perché il «simpatico», cioè Hunt, sembra destinato alla sconfitta mentre l'«antipatico», cioè Lauda, sembra abbonato alla vittoria, in uno scontro che va oltre il puro risultato automobilistico e che invece dà vita (e passione) al film e alla rappresentazione cinematografica dell'automobilismo. (...) Il film di Ron Howard non eccede in psicologismi, ma non si dimenticano facilmente le «confessioni» che i due protagonista fanno a se stessi e al pubblico: uno, l'austriaco, avrebbe dovuto diventare l'erede di un impero industriale, l'altro, l'inglese, un medico. Tutti e due tradirono le aspettative della famiglia e scelsero una strada dove potevano contare solo sulla loro determinazione. E così si torna al cinema e a Hollywood, al più classico (e collaudato) dei meccanismi narrativi: l'«eroe» che costruisce il proprio destino solo con le proprie forze, determinato a combattere contro tutto e tutti. Già uno solo sarebbe stato sufficiente, qui ce ne sono addirittura due, l'un contro l'altro armato. E il film da questo scontro trae la sua linfa vitale. Capace, tra l'altro, di far passare in secondo piano il ruolo determinante degli interventi digitali: alla fine della visione ricordi soprattutto il duello umano tra Hunt e Lauda eppure il peso della tecnologia per ricostruire le gare degli anni Settanta è stato determinante. Ma mai invasivo. Quali sono le scene rifatte davanti alle macchine da presa, quelle ricreate grazie agli interventi digitali e quelle vere recuperate da materiale d'epoca? Difficile dare una risposta precisa perché Ron Howard (e il suo montatore Daniel P. Hanley) mescolano le immagini così diversamente generate alternando riprese «in diretta» a riprese tivù trascinando lo spettatore dentro un'avventura fatta di suspense e tensione capace di restituire l'emozione di quelle sfide." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 18 settembre 2013)

Rush

"Ammirazione pura, innanzitutto, per l'abilità narrativa che travalica i limiti di un soggetto potenzialmente riservato a una frazione di pubblico. Se il mondo della Formula Uno e in particolare le vicissitudini della stagione di corse 1976 costituiscono, infatti, un richiamo irresistibile per fan ed esperti, 'Rush' che gli ha dedicato Howard è così trascinante dal punto di vista emotivo e così perfezionato dal punto di vista tecnico da diventare universale. Non si può neppure dire che si tratti del solito blockbuster impiantato nel sistema hollywoodiano, perché l'ex ragazzotto di 'Happy Days' ha messo insieme una produzione costosa sì, ma autogestita con ampie iniezioni di capitale europeo e soprattutto corroborata dalla sceneggiatura del raffinato scrittore londinese Peter Morgan ('The Queen', 'Frost/Nixon', 'Hereafter'). Di «americano», se così si può dire sbrigativamente, resta l'epico leitmotiv della competizione tra colleghi-rivali irriducibili, ma senza accodarsi alla routine degli scontri Coppi vs. Bartali, Pelè vs. Maradona o Gates vs. Jobs, il film riesce più volte a sovvertire l'umore e il giudizio di chi guarda nei confronti di ciascuno dei duellanti. Titolari, in effetti, di personalità complesse e tormentate che comunicano il massimo di compiutezza e glamour grazie a una coppia d'attori in grado di schivare la trappola del peraltro eccezionale mimetismo: Niki Lauda (Brühl) e James Hunt (Hemsworth), i piloti che nella storia e nella fiction cercano di superarsi a folli velocità e overdose adrenaliniche nei circuiti internazionali, trasferiscono, insomma, le proprie clamorose divergenze umane, psicologiche e sportive in un thrilling lineare, ma non banale e soprattutto blindato sul piano drammaturgico. (...) Tenendo conto che all'epoca la frequenza degli incidenti in pista gravi e mortali era molto più alta rispetto a oggi, è chiaro che Howard e Morgan giocano forte sull'idea e la pratica del rischio, che da «immotivato» e inaccettabile nell'ottica del tranquillo e rispettoso spettatore/cittadino tende mano a mano a trasformarsi in metafora esistenziale collettiva. Quest'effetto, anch'esso speciale perché credibile, è ottenuto con le armi dei migliori prestigiatori attuali dello schermo, per l'occasione incaricati di rendere pressoché indistinguibili le immagini vintage da quelle girate ex novo e quelle ricostruite in digitale." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 19 settembre 2013)

"Le gare, ma anche i casi singoli. Howard - e Morgan al suo fianco - hanno dato ampio spazio alle psicologie dei due antagonisti, sottolineando con decisione i loro scontri, ma non trascurando certi reciproci atteggiamenti cavallereschi, più scoperti in Hunt, dato il carattere estroverso, più riservati in Lauda, spesso chiuso in se stesso. La regia di Howard, pur seguendo il privato dei due personaggi, ha messo soprattutto l'accento sulle loro corse negli stadi in occasione di questo o quel Gran Premio, spingendo fin quasi allo spasimo la rappresentazione di quei furiosi impegni agonistici, facendo in modo che persino lo spettatore del tutto estraneo allo sport ne segua con affanno e con passione tutti i risvolti. Con immagini che, grazie anche al digitale, suscitano fortissime tensioni ad ogni svolta. Le esprimono con partecipazione anche i due protagonisti, il tedesco Daniel Brühl come Lauda, l'australiano Chris Hemsworth come Hunt. Un duo di assoluto rispetto." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 19 settembre 2013)

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"I film sullo sport in generale e in particolare sulla Formula 1 sono di solito orrendi e rumorosamente molesti. Si ricordano pochissime eccezioni, fra queste il celebre 'Grand Prix' di John Frankenheimer del 1966, che ebbe un buon successo e vinse tre Oscar tecnici. Questo 'Rush' di Ron Howard è forse il più interessante film del genere dall'epoca. Forse perché non è tanto o solo un film sulla Formula 1, ma la storia di un rapporto fra due uomini diversissimi, Niki Lauda e James Hunt, di fronte alla storia e alla paura della morte. In un certo senso è la continuazione, con altri mezzi, di un altro bel film di Howard, il duello 'Frost-Nixon', con il quale condivide molte cose. Una è la scrittura di Peter Morgan, uno dei più bravi sceneggiatori di Hollywood, un'altra è la struttura di duello psicologico e infine l'epoca, gli anni Settanta. Un'epoca nella quale si rimpiangevano i favolosi anni Cinquanta, con il giovanissimo Ron Howard nei panni del Cunningham di 'Happy Days' e che nel corso del tempo sono diventati la nostra età dell'oro. (...) La storia è bella e popolare, i dialoghi interessanti e acuti, le riprese spettacolari e gli attori sono formidabili. Nessuna sorpresa per la prova da Oscar di Daniel Brühl, il cui talento si era rivelato nel bellissimo 'Good Bye, Lenin', nei panni ora di Lauda. Una piacevole scoperta è invece la qualità di attore dell'australiano Chris Hemsworth (Hunt) che ricordavamo più che altro roteare martelli giganti svestito da dio vikingo. Sono notevolissime le due attrici protagoniste, la rumena Alexandra Maria Laura e Olivia Wilde. Un tocco di orgoglio patriottico accompagna la presenza nel cast stellare di un Pierfrancesco Favino (Clay Regazzoni) come sempre straordinario. Passano gli anni e Favino diventa sempre più bravo, ormai se ne sono accorti anche nel resto del mondo. I film di Howard non sono il massimo della sperimentazione di linguaggi, è in fondo vecchio buon cinema, sul limite del melodramma. Qualcuno di questi tempi vede in giro qualcosa di meglio?" (Curzio Maltese, 'La Repubblica', 19 settembre 2013)

"(...) 'Rush' di Ron Howard non mancherà di appassionare anche gli spettatori che non hanno mai seguito una gara di Formula 1. Infatti - a dispetto di un lineare percorso narrativo giocato sull'arco di un quinquennio circa (1970-1976) - 'Rush' è un film multistrato: intimista nel mettere a confronto le antitetiche personalità di due campioni rivali, l'uomo Ferrari Niki Lauda e il pilota McLaren James Hunt; epico-drammatico nel ricostruire in giro per il mondo i vari scenari dei Grand-Prix, e soprattutto il gravissimo incidente del NurburgRing che quasi costò la vita a Lauda. (...) a restare centrale nel film è il ritratto a specchio di due uomini che, nonostante rivalità e differenze, si riconoscono nel comune fuoco che li consuma: forse più forte che la frenesia di vincere è l'azzardo di giocare una scommessa con la morte. Il tutto emerge con finezza nell'impeccabile sceneggiatura di Peter Morgan, ma la regia di Howard non è da meno. Senza neppure spendere troppi soldi, la rievocazione d'epoca è vivida e le scene delle corse possiedono una suggestione pittorica che rende speciale la loro spettacolarità. I collaboratori (fotografia, costumi, musica, montaggio) andrebbero citati tutti, e quanto agli eccellenti interpreti, Chris Hemsworth sorprende per la finezza di sfumature con cui impersona Hunt; Daniele Brühl si mimetizza nel corrosivo Lauda conferendogli un sottile, sotterraneo fascino." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 19 settembre 2013)

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"Temevamo l'americanata, ma sbagliavamo. Avremmo dovuto leggere il cast con più attenzione: quando dietro un film c'è la mano di Peter Morgan, si può stare tranquilli. (...) è il miglior sceneggiatore su piazza. Qualche titolo? 'The Queen', 'Hereafter' di Eastwood, 'Frost/Nixon' (prima collaborazione con Ron Howard) e anche un ottimo precedente sportivo, 'Il maledetto United' sulla sporca e ruvida epopea del Leeds United allenato da Brian Clough. La sua profonda conoscenza dello sport e della cultura britannici e la sua residenza a Vienna (...) ne fanno l'uomo perfetto per «inventare» una rivalità sportiva e farne racconto, competizione, epica. James Hunt e Niki Lauda furono fieri rivali solo per un anno, il 1976. Fu una stagione epocale e drammatica per la Formula 1. (...) Uno spunto perfetto per Morgan e per il regista Ron Howard, che da quel drammatico giorno al Nürburgring vanno a ritroso nel tempo creando una «vita parallela» di Lauda e Hunt che in realtà avrebbe dovuto coinvolgere anche altri piloti, perché la Formula 1 di quel tempo - al contrario di quella odierna - non era certo a corto di personaggi. Invece nel film c'è spazio solo per un breve e amarognolo ritratto di Clay Regazzoni, il viveur svizzero che fu compagno di Lauda prima alla Brm, poi alla Ferrari. Lo interpreta Pierfrancesco Favino, che avrebbe meritato un personaggio più sviluppato. Ma l'intento di Morgan e Howard è chiaro: usare Hunt e Lauda come personaggi simbolici, per raccontare una singolar tenzone che si dipana negli anni (viene in mente 'I duellanti', vecchio e magnifico esordio di Ridley Scott). E soprattutto per modellare due personaggi/archetipi: il bello & maledetto Hunt, pilota che vive, si veste, si droga e miete conquiste femminili come una rockstar; e il bruttino & introverso Lauda, che nasconde dietro l'arroganza un talento enorme e una sensibilità insospettabile (bello il rapporto con la moglie Marlene, sempre presente ai box... e fonte, senza volerlo, delle sue umanissime paure). Rush non perde colpi per due ore, e dovrebbe emozionare anche chi non ama la Formula 1 e nel 1976 non era nato, o pensava ad altro. Certo, per essere stato pubblicizzato come una «biografia di James Hunt» è abbastanza sorprendente vedere come il deuteragonista Niki Lauda rubi pian piano la scena. Merito anche di un attore straordinario, il Daniel Brühl reso famoso da 'Good Bye, Lenin', che interpreta Lauda con un'adesione fisica e linguistica al limite dell'umano. E un ruolo da Oscar, ammesso che un film popolare come 'Rush' rompa la tradizionale diffidenza dell'Academy. L'australiano Chris Hemsworth, che interpreta Hunt, ha il fisico del ruolo: ma Brühl/Lauda, ci perdonino gli inglesi, è un'altra cosa." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 19 settembre 2013)

"Dura molti anni (...) la sfida tra James Hunt e Niki Lauda, leggendari piloti di Formula 1 protagonisti dell'imperdibile 'Rush' di Ron Howard. Spinti da una rivalità che li costringerà a forzare continuamente i propri limiti, i due offrono l'occasione al regista di mettere in scena con passione e maestria l'avventura umana, tra pubblico e privato, di due fuoriclasse onesti e leali che a dispetto di tante celebri liti non hanno mai smesso di ammirarsi a vicenda." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 19 settembre 2013)

Piacerà a quanti da un quarto di secolo vanno puntualmente a vedere i film di Ron «Ricky Cunningham» Howard convinti (giustamente) che sappia far bene tutto. Forse 'Rush' non è il più bel film sulla Formula Uno mai fatto, forse gli esperti non troveranno del tutto convincente Daniel Brühl come Lauda. Ma è comunque un grande spettacolo, con una sontuosa rievocazione degli anni '70. E una tecnica spesso sbalorditiva (il montaggio, nel botta di Nürburgring dei fotogrammi di fiction con il materiale documentario è grandioso)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 19 aprile 2013)

"'Rush' non racconta solo la famosa sfida tra Lauda e Hunt nel mondiale del '76 di F1, conclusasi con il drammatico epilogo di Fuji, ma celebra anche l'etica di un modo di fare sport che non c'è più. Attraverso la rivalità tra i due piloti, interpretati da due strepitosi attori, si rimpiange un mondo dove vita e morte si sfidavano a ogni curva. Sublime." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 19 settembre 2013)

Ron Howard

A beautiful mind - Poster Rush - Poster Angeli e demoni Inferno Frost Nixon - Il duello

I film della stagione 2013 / 2014


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