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Cose nostre - Malavita (The Family)

The Family - di Luc Besson

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Il film racconta la storia dei Manzonis, una nota famiglia di mafiosi costretta a trasferirsi in Normandia, sotto la tutela del programma protezione testimoni. Nonostante siano apparentemente fuori pericolo e quindi liberi di vivere la loro nuova vita, i Manzonis non riescono ad abbandonare le loro vecchie abitudini e decidono di gestire le cose "a modo loro".

Regia: Luc Besson

Interpreti: Robert De Niro, Tommy Lee Jones, Michelle Pfeiffer, Dianna Agron, Jon Freda, Dominic Chianese, Domenick Lombardozzi, David Belle, Vincent Pastore, Joseph Perrino, Paul Borghese

Sceneggiatura: Luc Besson, Michael Caleo

Fotografia:  Thierry Arbogast

Montaggio:

Musiche: Evgueni Galperine, Sacha Galperine

The Family - di Luc Besson

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** La mafia li rifà belli: Luc Besson, Bob De Niro e Michelle Pfeiffer da morire (dal ridere)

A volte ritornano, e ritornano da dio: Luc Besson, Robert De Niro e Michelle Pfeiffer. Soprattutto i primi due, a dire il vero, non se n’erano mai andati, anche se avrebbero fatto bene: Besson intrappolato tra i Minimei, gli enigmi del faraone e gli altri sulla sua carriera in caduta libera, De Niro che dopo lo stanco gigioneggiare di troppi Meet the Parents ha ritrovato il lato positivo solo l’anno scorso.

Qui gira per la prima volta una scena insieme alla Pfeiffer (già incontrata in Stardust e Capodanno a New York), che con le rughe è ancora più gatta: gioia per gli occhi, papà Bob e mamma Michelle, che complice lo zampino del produttore esecutivo Martin Scorsese si (ri)scoprono bravi ragazzi da action – dark comedy, trasferendosi in una cittadina francese con i due figli mafiosi in erba sotto l’ombrello del Programma Protezione Testimoni dell’FBI. Nel cast anche il federale Tommy Lee Jones e la pargola fatale Dianna Agron, Cose nostre trae ispirazione dal romanzo Malavita di Tonino Benacquista, ma tra le righe sovverte l’enciclopedia di genere mafia-movie: per darvi un’idea, è come farcire il classico film gangster americano con Tarantino e Jeunet. Da crepare, sì, ma dal ridere. (Federico Pontiggia)

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La critica

"All'origine c'era un libro di Tonino Benacquista, italo-americano, l'ha ripreso il regista francese Luc Besson che con ogni evidenza si è rifatto agli stessi argomenti del suo 'Nikita', realizzato in Francia, e soprattutto a quelli di 'Leon', realizzato invece negli Stati Uniti secondo gli schemi tipici del thriller americano. A quegli stessi schemi, pur ambientandosi in Francia, si ispira il film (...) costruito apertamente per soddisfare i gusti di certe platee. Con degli accorgimenti: il confronto spesso umoristico tra quella famiglia americana un po' snob e gli abitanti della provincia francese pronti tutti ad esprimersi in un... americano quasi impeccabile, pur svelando poi molti di quegli atteggiamenti spesso irrisi dagli stranieri, specie se in arrivo da New York. Un umorismo, però, che non va oltre questi momenti, così come la citazione di un dibattito sul cinema in cui De Niro - Mr. Blake, dopo una proiezione, commenta a richiesta dei presenti le truci atmosfere gangster in cui era immerso il film di Scorsese 'Quei bravi ragazzi'... Tutto il resto è azione, con furie ma anche con tensioni in attesa dell'arrivo annunciato degli inseguitori e qui lo spettatore può avere motivi per interessarsi, specialmente per il ritratto semiserio ma anche un po' gradasso che De Niro cesella spesso con furbizia per il suo Mr. Blake." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 18 ottobre 2013)

"La famiglia Addams della mafia. Dal best seller di Benacquista. La chiamano action-comedy, e le corrisponde: buon equilibrio tra thrilling e umorismo sullo sfondo dei programmi di protezione dei collaboratori di giustizia. (...) Coppia metacinematografica: il De Niro di 'Casinò' e la Pfeiffer di 'Una vedova allegra ma non troppo'. Equivoci italoamericani: l'esilarante conferenza di Fred su 'Quei bravi ragazzi' al cineclub. Realismo iperbolico gestito dall'industriale del cinema Besson ('Nikita')." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 18 ottobre 2013)

"Pena del contrappasso per Scorsese producer e De Niro star di un film di Besson che ironizza sulla mafia in villeggiatura coatta dagli Usa in Normandia. (...) Cult assoluto De Niro che commenta al cineclub 'Quei bravi ragazzi'. Nel cast, eccellente, anche Tommy Lee Jones." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 ottobre 2013)

"Il divertimento è sicuro ma anche un po' automatico, a buon mercato. Va bene che mafia & delitti fanno ormai parte del vasto e proteiforme regno del comico (è comico ciò che diverte suona un po' come è bello ciò che piace: facile). Però si ride di più, e più a lungo, se il regista non scavalca i problemi posti dalla materia sgradevole, ma la rimodella in termini di stile, sguardo, originalità (vedi alle voci Tarantino, Tim Burton, South Park etc.). Inutile chiedere tanto a Besson. Le scene violente sono risolte al minimo sindacale: montaggio veloce e rock, con tanti saluti alla finezza. Però 'Cose nostre' (...) offre anche grazie al cast almeno un paio di grandi momenti. Nel migliore, da non raccontare, De Niro si improvvisa commentatore in un cineclub. E il film, almeno per un po', smette di somigliare a una sit-com di lusso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 ottobre 2013)

"(...) il nuovo film di Luc Besson è una co-produzione dal soggetto abbastanza accattivante. (...) La prima parte consiste in una commedia di crimine piuttosto vivace, grazie a tre veterani dello schermo: Bob DeNiro, che sembra divertirsi di nuovo dopo molti film svogliati, Michelle Pfeiffer, un impagabile Tommy Lee Jones tutto facce torve. L'epilogo è una strage alla Tarantino, troppo truculenta in rapporto al resto. (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 17 ottobre 2013)

"C'è un curioso intreccio di rimandi dietro 'Cose nostre - Malavita', black comedy che è una parodia di quel cinema di mafia di cui il produttore esecutivo Martin Scorsese è sublime maestro. Ne è protagonista Robert De Niro che, com'è noto, sotto la direzione dello stesso Scorsese e di altri (da Coppola a De Palma) sui ruoli di mafioso/malavitoso ha costruito almeno metà della carriera, inclusa la versione autoironica di 'Terapia e pallottole'; mentre la sua partner Michelle Pfeiffer nel 1988 era stata un'incantevole vedova di mafioso nella commedia 'Married to the Mob' firmata da Jonathan Demme. Al comando della regia abbiamo Luc Besson che, da francese patito per il blockbuster d'azione hollywoodiano, deve aver visto nel romanzo ispiratore di Tonino Benacquista (Ponte delle Grazie) un'occasione per coniugare queste due sue anime. (...) (...) La commedia non trova il suo equilibrio, ma la coppia De Niro-Pfeiffer funziona bene e c'è almeno una trovata deliziosa, quando Blake trascinato nel locale cineclub per commentare un film di Minnelli (di cui non sa nulla), si trova invece a disquisire dottamente su 'Goodfellas'." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 17 ottobre 2013)

"Tra 'I Soprano' e le crisi psicologiche di 'Terapie e pallottole', il film è intriso di humor nero che a volte però scivola in scene di violenza piuttosto disturbanti." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 17 ottobre 2013)

"'Cose nostre - Malavita' ('The Family') è stato girato dal regista francese in gran parte nella sua Cité du Cinéma, il complesso cinematografico inaugurato lo scorso anno a Saint Denis, in una ex centrale termica, che nelle ambizioni del regista dovrebbe diventare la Hollywood sulla Senna. Besson si basa su uno dei romanzi di punta (è stato ripubblicato per l'occasione da Ponte delle Grazie, merita la lettura) di Tonino Benacquista, lo scrittore di origini italiane che, come si legge nella sua biografia, prima di diventare autore vendutissimo di noir e polizieschi oltralpe, è stato cuccettista e pizzaiolo. L'idea è divertente, e con attori come Pfeiffer e De Niro poteva essere esplosiva: giocare col genere, prendendo in giro stereotipi e abitudini (soprattutto da serie tv) radicate intorno all'iconografia dei mafiosi, dell'italoamericano, dei francesi, e più in genere dei rapporti di immaginario (ma non solo) tra America e Vecchio Continente - il titolo originale del romanzo di Benacqueista è 'Badfellas'. De Niro soprattutto ammicca ai suoi ruoli esplicitamente - a un certo punto viene invitato a presentare 'Quei bravi ragazzi' al cineclub locale mentre fuori infuria il regolamento di conti - Scorsese è tra i produttori esecutivi. Besson però non ha la leggerezza necessaria a maneggiare una materia così deflagrante come l'immaginario. Dove ironia e rovesciamento delle rappresentazione hanno bisogno di uno sguardo sensibile, inventino e rispettosamente amoroso che lui non sembra mostrare. Tutto è lì, messo in evidenza con chiarezza che inchioda, persino i passaggi più scassati. Anche se poi gli attori a volte sfuggono alle sue conclusioni - e nei duetti familiari fanno ridere producendo quel «metagenere» che il regista cerca. A volte addirittura le superano, e se le gettano alle spalle - pensiamo alla scena del barbecue di benvenuto alla città o al suicidio della ragazza che tutto è meno che l'americana naif - con sorprendenti fughe che spiazzano il ritmo. Ma il film rimane fermo come le sue ambizioni." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 17 ottobre 2013)

"Per tutti, fioccano buone notizie: con le rughe Michelle è ancora più 'cat woman', e graffia ogni inquadratura d'ironia e sex appeal; complice il produttore esecutivo Martin Scorsese, Bob ritrova le congeniali atmosfere di 'Quei bravi ragazzi'; Besson riscopre il caro action, e lo ibrida con la dark comedy. (...) 'Cose nostre' trae ispirazione dal romanzo 'Malavita' di Tonino Benacquista, ma tra le righe sovverte l'enciclopedia di genere mafia-movie e manda all'aria la verosimiglianza più bigotta: per intenderci, è come farcire il classico film gangster americano con Quentin Tarantino e Jean-Pierre Jeunet. Da crepare, sì, ma dal ridere. Una famiglia omicidi, estorsioni e quant'altro, decisamente restia ad abbandonare le vecchie abitudini, e a buon diritto: torneranno utili, anzi, vitali quando gli ex compari arriveranno per regolare i conti. Prima dell'ammazzatina finale, spazio all'ironia splatter, al divertissement all'arma bianca, alla commistione iperbolica di polar e hardboiled: Bob tortura in cantina, Michelle fa saltare in aria il supermercato, la figlia castra - letteralmente - proposte troppo focose, il figlio fa racket tra i banchi. Che dire, non tutto il male vien per nuocere, e Malavita conferma: senza finte pretese, ma con gusto, sono anche Cose nostre." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 17 ottobre 2013)

"Piacerà certamente agli ammiratori di Michelle Pfeiffer. Che non può più essere la più bella del reame, ma la classe c'è sempre e le permette personaggi un tempo inibiti (cometa matriarca nevrotica e volgarotta). È il film che persuade sì e no. I momenti divertenti non mancano, ma la mano di Besson è grossolana. Avvia bene la commedia ma prende strade prevedibili già percorse (meglio) da altri." (Giorgio Carbone, 'Libero', 17 ottobre 2013)

"Omaggio di Besson a Scorsese attraverso una commedia nera, esaltata da un cast ispirato. Le situazioni, davvero divertenti, offrono risate a getto continuo." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 17 ottobre 2013)

Luc Besson

The Family - di Luc Besson - Poster The lady - di Luc Bresson - Locandina Giovanna d'Arco Arthur e il popolo dei Minimei Lucy - Poster

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