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Il caso Kerenes

Il caso Kerenes

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Cornelia è una donna benestante dell'alta società a cui non manca nulla, se non l'affetto del figlio Barbu, al quale dedica tutte le sue attenzioni in maniera ossessiva. Quando Barbu è coinvolto in un tragico incidente, Cornelia si dimostrerà pronta a tutto pur di evitare che finisca in prigione, senza capire che la vera libertà a cui il figlio aspira può concederla solo lei stessa...

Regia: Calin Peter Netzer

Interpreti: Luminita Gheorghiu, Bogdan Dumitrache, Natasa Raab, Florin Zamfirescu, Vlad Ivanov, Ilinca Goia

Sceneggiatura: Razvan Radulescu, Calin Peter Netzer

Durata: 1 ora e 52 minuti

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cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** La legge universale dei sentimenti nel beffardo film rumeno Orso d’Oro a Berlino. Da non perdere

Fino a che punto può spingersi una madre per proteggere il figlio? E' la premessa di Child's Pose (letteralmente la posizione del feto nel grembo materno, tradotto da noi con Il caso Kerenes…) di Calin Peter Netzer, film rumeno, Orso d’Oro al festival di Berlino, scritto con Razvan Radulescu, regista e sceneggiatore tra i più dotati della nuova generazione rumena.

Attraverso il personaggio di Cornelia Kerenes, Netzer racconta lo stato delle cose di un popolo non molto diverso dal nostro, ribaltando il cliché da terzo mondo grazie a una sceneggiatura di ferro e la regia misurata di Peter Netzer.

"Meravigliosa creatura" canta Gianna Nannini sui titoli di coda, perché Barbu (Bogdan Dumitrache), giovanotto che non risparmia alcuna crudeltà affettiva, è l'amore di mamma Cornelia, Luminita Gheorghiu, protagonista assoluta di Child's Pose.

Viene in mente New York Stories, il formidabile Edipo relitto firmato Woody Allen. Anche qui c'è una presenza ingombrante e ossessiva. Ma dalla commedia si passa subito al dramma: Barbu ha investito e ucciso un bambino. L'altra famiglia è povera e innocente, Cornelia obietta: Barbu è figlio unico, mentre offre il denaro che dovrebbe mettere a posto le coscienze. Ma sporcarsi le mani non è così facile. (Marina Sanna)

Il caso Kerenes

La critica

"Vincitore a Berlino il film del romeno Netzer è l'impietoso ritratto della borghesia romena di oggi e di un rapporto super edipico tra una mamma e un figlio che in un incidente ha ucciso un bimbo. Da una parte la corruzione materiale dove tutto si compra, dall'altra quella morale del racconto potente, ricco di analisi, osservazioni, recitato al meglio (Luminita Gheorghiu, Bogdan Dumitrace), completo di squarci di biografia collettiva." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 13 giugno 2013)

"Il film rumeno 'Il caso Kerenes', già premiato dal festival di Berlino che probabilmente conserva la sua vocazione di osservatorio attento sui vicini e meno vicini orientali, si presta a più di un livello di lettura. Meno convincente è la messa in scena di un caso giudiziario sul cui sfondo fiorisce la corruzione. (...) Più potente invece lo sguardo su una relazione tra madre e figlio dominata da un sentimento amoroso malato. Dunque meno interessante l'aspetto sociologico, malgrado il probabile ponte metaforico tra dimensione pubblica e privata nel suggerire quanto la deresponsabilizzazione personale sia pesante eredità della diseducazione comunista. E' più da valorizzare la scelta stilistica del 'film da camera', dal ritmo concitato e nervoso, che offre una bella chance alla protagonista Luminita Gheorghiu." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 13 giugno 2013)

"Cinema della Romania. Lo firma un autore tra i più apprezzati nel suo Paese, Calin Peter Netzer, accolto con premi vari a questo e a quel festival internazionale, una prima volta a Locarno con 'Maria', 2003, una seconda volta a Tessalonica, con '"Medaglia d'onore"', 2009. Il film con cui si propone adesso, 'Il caso Kerenes', 2013, inedito finora in Italia come del resto i due precedenti, ha appena ottenuto l'Orso d'Oro al Festival di Berlino e pur se stenta un po' a convincere, si può prendere comunque in considerazione, special-mente per meriti di regia. (...) La polemica nei confronti di questa nuova generazione di ricchi in Romania non è mai diretta e tra le pieghe dell'azione viene sottolineata di riflesso, poi, via via sempre più in primo piano, l'accento cade su quello scontro che oppone la madre troppo autoritaria per un eccesso di affetto e quel figlio che, per liberarsene, non esita a ricorrere alle minacce. Rappresentato, questo scontro, con indubbia finezza, toni sospesi, silenzi insistiti, analisi sottili, privilegiando forse un po' troppo quelle pause in cui tutti i personaggi si contrappongono fra loro. Con una pagina, però, anche se a lungo tenuta, emotivamente e visivamente densa e vibrata, quando la madre si reca in una periferia squallida a trovare la famiglia del bambino, all'inizio solo per comprarne lautamente il perdono, poi commossa fino alle lacrime e raggiunta alla fine dal figlio, pronto a sua volta a commuoversi sinceramente. Disegna con calda partecipazione tutte queste emozioni un'attrice nota e molto premiata in patria, Luminita Gheorghiu, con un volto tirato e segnato che sa farsi ricordare." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 13 giugno 2013)

"Il cinema di Bucarest continua a stupire: i film prodotti saranno pochi, ma che livello! Orso d'oro a Berlino 2013, 'Il caso Kerenes' di Calin Netzer è il ritratto di una madre dominatrice e al contempo l'efficace affresco di una società post-sovietica dove l'élite dei nuovi ricchi si è sostituita senza colpo ferire, e probabilmente in spirito di continuità, all'élite del partito. Donna di successo e abituata al comando, come si evince dal suo modo di vestire e agire, Cornelia Kerenes ha un solo cruccio: un figlio adorato, viziato e ormai adulto che ha deciso di sfuggire al suo controllo. (...) Una mobile macchina da presa le sta continuamente addosso mostrandoci ogni cosa attraverso il suo sguardo, mentre procede cinica e determinata sino a un finale confronto con i genitori della vittima. La visita di convenienza nella casa di questa gente modesta ma nobile di animo si trasforma in uno struggente momento della verità che, sospendendo il gioco delle parti, rimescola in Cornelia viscerali pulsioni materne. Scritto magnificamente (da Razvan Radulescu) e magnificamente recitato, è il perfetto epilogo di un gran bel film." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 13 giugno 2013)

"A chi fa, di mestiere, il voyeur cinematografico professionista capita di ricevere pressanti interrogativi da amici e colleghi: che c'è da vedere al cinema? Sono domande a cui può seguire, in caso di consiglio sciagurato, la richiesta (scherzosa? chissà...) del rimborso del biglietto. Bisogna, quindi, andarci cauti. (...) Alla domanda suddetta, oggi come oggi risponderemmo: 'Il caso Kerenes' di Calin Peter Netzer. (...) il cinema della Romania è da alcuni anni uno dei più interessanti d'Europa. Il suo fuoriclasse è Cristian Mungiu, vincitore a Cannes con '4mesi, 3 settimane, 2 giorni' e autore del più recente 'Oltre le colline'. Ma a Bucarest i talenti cominciano a pullulare, e l'aspetto più sorprendente è la loro capacità di trasformare i limiti produttivi (non gira un euro, e bisogna arrangiarsi) in stimoli artistici. Un po' quel che accadde in Italia ai tempi del neorealismo, quando la povertà, l'emergenza dell'uscita dalla guerra e la chiusura temporanea di Cinecittà spinsero i cineasti ad uscire per le strade e a tornare a casa con capolavori come 'Roma città aperta' e 'Ladri di biciclette'. Con 'Il caso Kerenes', diciamolo subito, non siamo ai livelli di Rossellini e De Sica , e nemmeno (...) Farhadi. Se 'Una separazione' era un film da 9, questo è un film da 7 e mezzo abbondante. Ma vi pare poco, di questi tempi? In comune con il collega iraniano, Netter ha la precisione chirurgica della scrittura (sceneggiatura formidabile, recitata da attori superbi) e la capacità dialettica di mettere in scena le ragioni morali o immorali di tutti i personaggi, rispettando l'umanità di ciascuno. In originale 'Il caso Kerenes' si intitola 'La posizione del bambino'. La storia è semplice, le sue implicazioni sono eticamente complesse. (...) 'Il caso Kerenes' finisce aperto, senza parole definitive sul destino dei personaggi. Ne emerge uno spaccato della Romania neo-capitalista feroce e durissimo, raccontato senza pietà. Grande film." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 13 giugno 2013)

"Impietoso il cinema rumeno nel fare i conti con la sua realtà non solo postcomunista: il nuovo cinema ha espresso con grande stile violenze e soprusi di vario tipo, una delle cinematografie più premiate degli ultimi anni. Anche questo ha ricevuto il prestigioso Orso d'oro a Berlino, titolo originale 'Pozitia copilului', «la posizione del bambino», che indica il termine con cui un referto di polizia indica la posizione in cui è stato rinvenuto un corpo, o la posizione del feto, ma anche, in senso metaforico, la posizione mentale del protagonista; un premio meritato grazie alla forza dell'interpretazione e di intreccio condotto fino allo spasimo. Mentre per lo più le ambientazioni dei film rumeni hanno spaziato nei villaggi sperduti, o in zone disastrate o periferiche come in 'Francesca' di Bobby Paunescu che ad esempio sintetizzava gli intrighi della burocrazia cittadina, o nel passato che ritorna come in '4 mesi, 3 settimane, 2 giorni' del celebrato Cristian Mungiu (Palma d'oro a Cannes) di una sanità approssimativa raccontata anche nel suo 'La morte del signor Lazarescu' e declinata in vario modo come tema preferito di numerosi altri esordienti, 'Il caso Kerenes' entra negli ambienti protetti della borghesia con il tono del racconto morale. In linea con i dettami europei e internazionali, anche qui il denaro è la chiave di volta sociale e la famiglia Kerenes sa come servirsene, anche se di fronte all'euro è piuttosto impotente. La corruzione degli ambienti pubblici qui non è protagonista, è data quasi per scontata, appena accennata, come a fare da tessuto connettivo del racconto. (...) Il perno della storia è proprio Luminita Gheorghiu, che troviamo in parecchi film della nuova onda rumena a partire da 'Train de vie' (il regista era stato assistente di Mihaileanu), in una prova d'attrice che si espande in ogni scena, madre possessiva, madre castratrice, che tutto vuole sapere e organizzare. (...) Le riprese crude del nuovo cinema rumeno gettano ombre sui personaggi (il marito poco autorevole, la nuora amareggiata, la domestica contrariata) e per quasi tre quarti del film non ci avviciniamo al cuore della tragedia, alla famiglia che ha perso il figlio. L'abilità di Netzer è proprio quella di convogliare emotivamente, dopo il dispendio di energie organizzatrici, la forza drammatica che consiste nell'incontro con i genitori del bambino, nel doloroso confronto tra le due madri, la scena che, iniziata come un dovere strategico per motivi giudiziari, diventa l'unica soluzione possibile di tutta la vicenda, messa a nudo dei conflitti reali." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 13 giugno 2013)

"(...) attraverso una storia familiare il regista traccia il ritratto di un paese dove tutto è in vendita, persino il perdono." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 13 giugno 2013)

"Ci sono più segreti che bugie in questo magnifico dramma borghese ad alta tensione emotiva, meritato Orso d'oro all'ultima Berlinale. Se il fuoco è ingrandito sulla vicenda privata di una donna e del suo contorno famigliare, lo sfondo non è privato di attenzione, ma al contrario si declina sulle mutazioni della nuova società romena, ancora in bilico tra la modernità europea e l'alienazione precrollo del Muro." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 13 giugno 2013)

"Di solito, nei Festival, premiamo delle pizze noiosissime. Questa volta, no. L'Orso d'oro 2013 di Berlino è un signor film che offre diversi spunti di riflessione sul ruolo dei genitori oggi. Una lezione che arriva dalla Romania, come a dire che tutto il mondo è paese quando si tratta di mamme soffocanti e figli soggiogati. (...) Alla donna (...) dà volto una bravissima Luminita Gheorghiu (...). In una campagna povera, il dialogo serrato tra le due madri rimette in riga il giusto valore del danaro. A Papa Francesco piacerebbe tantissimo la teoria che la morale e la coscienza non hanno prezzo. E al figlio, forse, converrebbe più la prigione che una vita dietro le sbarre di un amore soffocante. Capacità narrativa non comune e toni shakesperiani per uno dei film più belli di questi ultimi anni." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 13 giugno 2013)

"Piacerà a chi ha ormai capito, al terzo film che il romeno Netzer è un grosso tipo. A Berlino l'hanno compreso e gli han dato l'Orso d'oro. Anche se al successo ha contribuito l'immagine di una Romania dove si vive peggio che nell'era Ceausescu (...)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 13 giugno 2013)

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