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Capitan Harlock

Capitan Harlock

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 2977. Una vigorosa battaglia ha imperversato a lungo nelle galassie e gli esseri umani sono stati costretti a fuggire dalla Terra devastata e a trovare riparo nello spazio. Decisi a rientrare sul pianeta, divenuto oramai una preziosa risorsa controllata dalla corrotta coalizione Gaia - che mira a governare l'intero universo -, 500 miliardi di esseri umani affidano il loro destino al ribelle Capitan Harlock che, con il suo fedele equipaggio a bordo dell'invincibile incrociatore Arcadia, è la loro unica speranza per combattere Gaia...

Regia: Shinji Aramaki

Sceneggiatura: Harutoshi Fukui, Leiji Matsumoto

Fotografia: Kengo Takeuchi

Montaggio: Shinji Aramaki, Ryuji Miyajima

Musiche: Tetsuya Takahashi

Durata: 1 ora e 55 minuti

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cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Il Most Wanted di Gaia è tornato: animazione CGI, 3D e motion capture, ma il racconto è un po' stracco...

E’ tornato Capitan Harlock, e anche noi italiani ne sappiamo qualcosa, anzi, di più. Dal manga di fantascienza di Leiji Matsumoto anno di grazia 1976, fu tratta una serie tv anime di 42 episodi, prodotta nel 1978 dalla Toei Animation e approdata l’anno seguente sui nostri piccoli schermi: un successo. Già approdato fuori concorso all'ultima Mostra di Venezia, Capitan Harlock (Harlock: Space Pirate), animazione CGI, motion capture e 3D diretta da uno che la sa lunga, Shinji Aramaki e scritta, a partire dal manga, da Harutoshi Fukui e Kiyoto Takeuchi.

Benda sull’occhio, cicatrice sulla guancia, far, far in the future or perhaps the distant past, anzi, nel 2977, Harlock solca lo spazio con la sua temibile Arcadia cercando di riportare sull’agognata Terra gli umani, ormai 500 miliardi, sparsi sulle tante colonie galattiche. Problema, ci sono ostacoli, perché la Coalizione di Gaia ha dichiarato al Terra un santuario eterno e invalicabile: Harlock è il Most Wanted, codice 00999. Ma la salvezza, forse, viene da un nemico: Logan, fratello minore del capo della flotta di Gaia, Ezra. Quell’Ezra che Logan ha reso paraplegico in un incidente e ora vuole compensare facendo la spia sull’Arcadia e assassinando Harlock: ma qualcosa cambia, qualcosa, forse, rende ancora attuabile il piano di Harlock, che vorrebbe sciogliere con altrettante esplosioni i 100 nodi del tempo e riportare indietro la Terra...

Qualcosa, infine, è cambiato anche nella storia: Harlock finisce in secondo piano, a mo’ di modello per Logan, che viceversa si ritaglia uno spazio da assoluto protagonista nell’incontro-scontro con il fratello Ezra. Ma proprio la storia denuncia iterazioni eccessive, snodi farraginosi, qualche voltafaccia di troppo, coem se la materia nera avesse inghiottito qualche linea di script. Nulla da dire, solo plaudire, sul versante tecnico: CGI strappato alla migliore Hollywood, la Toei Animation si fa trovare sugli scudi, il pirata ancora all’arrembaggio. Può bastare? Chiedere ai puristi, ma l’intrattenimento c’è, s’intende, a parte qualche stracca. (Federico Pontiggia)

La critica

 "(...) il 'Capitan Harlock' di Shinji Aramaki è un film sull'inganno universale, sulla superficie che mente e si rivela essere sempre qualcos'altro, un ologramma di celluloide che celebra la finzione del cinema e condanna spietato le menzogne imposte all'uomo dal sistema, l'ignoranza universale come fonte prima di ogni schiavitù. Harlock viaggia verso la Terra, divenuto luogo sacro e inavvicinabile, per ridonarla all'umanità intera, a costo di distruggere le architravi galattiche su cui si regge il tempo che regola l'andamento dell'universo. Il pirata dall'occhio bendato non è il protagonista del film ma è la sua anima, sostituito nel ruolo di personaggio principale da Yama, un ragazzo che entra a fare parte dell'equipaggio dell'Arcadia come novellino, destinato tuttavia ad influenzare definitivamente il fato della galassia e a rinnovare l'imperativo categorico di ribellione che l'astronave con il teschio rappresenta. Ispirato lontanamente alla saga dei Nibelunghi, una serie di anime del 1999, 'Capitan Harlock' possiede la tensione cinetica e cinematografica di un memorabile viaggio nello spazio, è un'odissea kubrickiana capovolta che non ci porta oltre l'infinito ma verso un nuovo inizio, laddove epilogo e preludio coesistono in un'alba-tramonto senza fine che ricorda la citazione fasulla di Pascal che Werner Herzog scrisse per l'incipit di 'Apocalisse nel Deserto': «al pari della Creazione anche la Morte del Sistema Solare avverrà con maestoso splendore». Nella sua quasi nauseante e astrale tridimensionalità 'Capitan Harlock' contiene momenti di cinema che possono esaltare il neofita e commuovere l'appassionato cresciuto con le imprese televisive del pirata: la doccia sensuale in assenza di gravità di Kai, con le gocce che levitano come bolle di sapone; i fiori, le piante e le fontane di una maestosa serra costruita nella rossa aridità di Marte dove si consuma una tragedia shakespeariana; le guerre stellari tra schiere di astronavi colossali bersagliate da diluvi di lucenti raggi distruttivi; la discesa aerea di Harlock verso la superficie di un pianeta roccioso che cela il corpo di un mostro abnorme; le trasformazioni particellari della verde, bellissima ed eterea Mime, il personaggio che con Harlock risulta meglio adattato dal cartone alla grafica digitale. Shinji Aramaki, già regista del contorto e affascinante 'Appleseed' tratto dal manga di Masamune Shirow, dirige Harlock orchestrando in una sinfonia nera e scarlatta, con la perizia di un professionista e l'amore di un otaku, il dinamismo spaziale e la stasi atemporale, i momenti di intimo, umano struggimento e la catastrofe cosmica, l'ipercinetica disperata della sopravvivenza e la lentezza coreografica del gesto marziale, riuscendo in questo modo a non trasformare le gigantesche e sorprendenti invenzioni di Matsumoto in gusci vuoti e senza spirito riportate in vita con l'egoismo e la megalomania di un dottor Frankenstein come inerti bambole numeriche da esporre nella vetrina di una costosa operazione commerciale. Shinji Aramaki e lo scrittore Harutoshi Fukui sono riusciti a comporre un'opera macabra e illuminante che rende omaggio all'arte di Matsumuto precipitandola nel futuro in tutta la sua profondità di contenuti e filosofia, senza tradirla e consegnandola intatta a chi la amò e a chi l'ha solo vagheggiata, crescendo nell'epoca di Ben 10, dei doni dei Pokemon o di tanto pattume animato pseudo-pedagogico." (Federico Ercole, 'Il Manifesto', 3 gennaio 2014)

"È successo con Batman e Spiderman, Thor e Superman. Vecchi supereroi dei fumetti riaggiornati per parlare al mondo di oggi, rivisti e corretti a partire dal materiale originale per poter comunicare con le nuove generazioni. Ora tocca a Capitan Harlock, il celebre pirata dello spazio creato dall'autore di manga giapponesi Leiji Matsumoto, protagonista nel 1977 di una serie a fumetti e l'anno successivo di una serie di animazione per la tv trasmessa in tutto il mondo. Dopo trent'anni di assenza Harlock torna con la sua cicatrice e la benda sull'occhio in una nuova avventura, ma seppur fedele allo spirito dell'autore - che coniuga al futuro le opere di Wagner, la cavalleria medievale, le leggende giapponesi e i racconti della guerra nel Pacifico - il film di animazione 3D di Shinji Aramaki, frutto del più imponente sforzo produttivo della Toei Animation, non solo rinnova lo stile grafico rendendolo più realistico, ma rende l'eroe ribelle in lotta contro le forze governative ancora più solitario e taciturno, schivo e sfuggente. In una parola, leggendario, ma forse meno struggente e disperato. Al centro di 'Capitan Harlock: il futuro è già passato' troviamo infatti il dramma di due fratelli che combattono su fronti opposti, uno tra l'equipaggio dell'Arcadia, l'altro nell'esercito di Gaia. (...) Deciso a vendicarsi contro chi ha colpito il genere umano, Harlock erra nell'universo attaccando le navi nemiche nella speranza di riuscire a disfare i «nodi del tempo» e riportare la Terra, ormai trasformata in un santuario, in un'epoca in cui era ancora abitata dall'uomo. Eroe o terrorista? Criminale o vendicatore? Come dobbiamo giudicare chi lotta contro i sistemi totalitari? La domanda è oggi particolarmente attuale, così come il contrasto tra ideali e realtà, e in fondo Capitan Harlock è tornato per la stessa ragione per cui sono riapparsi anche i supereroi. «Harlock appare per guidarci quando i tempi si fanno duri e ci sembra di non avere più una via d'uscita - dicono i suoi creatori - e le opere di Matsumoto contengono sempre una riflessione su come un uomo debba vivere la propria vita e quali scelte debba fare nell'affrontare una sconfitta e un momento di difficoltà. E Harlock è fermo nel chiedere che ciascuno faccia la propria parte, con coraggio»." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 2 gennaio 2014)

"Peccato (...) che la sceneggiatura sia debole, i suoi dialoghi scontati e che, nonostante le risorse tecnologiche, i volti dei personaggi non esprimano emozioni. Rimangono le spettacolari scene di lotta (soprattutto nei campi lunghi dell'universo spaziale), alcuni momenti di tensione e soprattutto la cupa atmosfera, tipica di un eroe tenebroso, idealista e di poche parole. Soprattutto chi già ne conosce il doloroso passato e le sue gesta leggendarie, potrà apprezzare il suo ritorno su grande schermo." (Luca Raffaelli, 'la Repubblica', 2 gennaio 2014)

"A volte ritornano: dal manga di fantascienza di Leiji Matsumoto del 1976, alla serie tv anime di 42 episodi approdata nel '79 anche sui nostri piccoli schermi, fino all'odierna resurrezione animata diretta da Shinji Aramaki e scritta, a partire dal manga, da Harutoshi Fukui e Kiyoto Takeuchi. Benda sull'occhio, cicatrice sulla guancia, Harlock è sempre l'uomo che non deve chiedere mai, ma Logan gli ruba la scena: brutti tempi, questi, per gli eroi. Tra eccellenza tecnica e sceneggiatura a rilento, la materia nera si mangia un po' d'emozione. Nostalgia canaglia?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 2 gennaio 2014)

"Piacerà moltissimo agli amatori del «manga» creato nel 1977, ai fan dei mitici cartoni degli anni Ottanta. Perché questa versione cinematografica è la più grandiosa, spettacolare costosa (ha svuotato le casse della «Toei») che si poteva immaginare. Qualcuno (James Cameron) ha scomodato la parola «capolavoro»." (Giorgio Carbone, 'Libero', 2 gennaio 2014)

"I ragazzi degli anni '80 esulteranno: è tornato, addirittura in 3d, il 'Capitan Harlock' della serie tv prodotta dalla giapponese Toei Animation trasmessa da noi per la prima volta alla fine degli anni '70. Tratto dall'omonimo fumetto manga di Leiji Matsumoto, il cartoon di Shinji Aramaki ripresenta l'eroico pirata dello spazio con mantello, capello folto e cicatrice a sfigurare il viso da bambino tipico dell'animazione giapponese. (...) Azione mozzafiato, scene di guerre interstellari da brivido ma poca vivacità in trama e personaggi. A partire da un Capitan Harlock terribilmente moscio e con una mancanza di espressività più da videogame che da cinema. Solo per fan, ovvero i quarantenni italiani di oggi." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 2 gennaio 2014)

"Nostalgia canaglia per quanti hanno amato la serie datata 1978. Visivamente è un gran film, con un 3D che giustifica il rincaro del biglietto." (A.S., 'Il Giornale', 31 dicembre 2013)

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