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Aspirante vedovo

Aspirante vedovo

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Il giovane Alberto Nardi non è proprio un imprenditore di successo, anche se nella vita privata è riuscito a mettere a segno un buon affare: sposare la grande industriale del Nord Luciana Almiraghi, una della donne più ricche e potenti del paese. Ma anche Luciana ora sembra stanca dei continui fallimenti del marito ed è decisa a lasciarlo. Per Alberto potrebbe essere la fine di un sogno, ma il destino sembra ancora una volta venirgli incontro rendendolo un 'aspirante' vedovo...

Remake della commedia "Il vedovo" di Dino Risi del 1959 con Alberto Sordi e Franca Valeri.

Regia: Massimo Venier

Interpreti: Fabio De Luigi, Luciana Littizzetto, Ale, Francesco Brandi, Roberto Citran, Bebo Storti, Ninni Bruschetta

Sceneggiatura: Massimo Venier, Ugo Chiti, Massimo Pellegrini

Durata: 1 ora e 24 minuti

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Aspirante vedovo

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Tentativo fallito: il modello di Risi è irraggiungibile, De Luigi-Littizzetto lontani anni luce da Sordi-Valeri

Era il 1959 quando Dino Risi ci regalava Il vedovo, ritratto-capolavoro dell'Italia negli anni del boom economico e del commendator Alberto Nardi (Alberto Sordi), sposato con Elvira (Franca Valeri), ricca miliardaria che lo tiranneggiava con il suo ormai storico “cretinetti”. Lei ha deciso di farlo affogare nei suoi debiti, lui sogna di diventare vedovo. Lo diventa ma solo per poche ore. Così organizza un delitto perfetto che dovrebbe consentirgli di realizzare il suo sogno.

Stessa storia, stessi personaggi nel nuovo film del regista Massimo Venier dal titolo Aspirante vedovo, solo che siamo nei nostri (brutti) tempi. Così, al posto dell'indovinatissima coppia Sordi-Valeri, l'incontinente romano e la stitica milanese, ci troviamo di fronte a Fabio De Luigi e Luciana Littizzetto, lui che non riesce neanche a competere con la bravura e la mimica del grande attore romano, lei che dipinge una donna troppo antipatica, una grande industriale del nord (qui si chiama Susanna) che perde completamente l'umorismo e la seppur latente dolcezza che aveva l'Elvira-Valeri. Questa volta l'incidente non è in treno, ma su un aereo e il geniale delitto “perfetto” che faceva precipitare il commedatore nell'abisso di una tromba d'ascensore (“Che fa ragioniere, spinge?”) si perde in una nuova messa in scena di un delitto del tutto privo della stessa forza e originalità. Lì era la Milano degli anni del boom, qui è la Milano dei tempi di crisi con lavoratori non pagati e bambole costruite dal commendatore che sono tossiche e fanno venire le bolle. Peccato che le bolle vengano anche a noi mentre guardiamo il film...

Un revival della commedia all'italiana che non fa ridere, macabro e di cattivo gusto, lontano anni luce dalle situazioni farsesche (metà umoristiche e metà sinistre) che metteva in scena Il vedovo. “Non è un remake”, dicono gli autori. Ma allora che cos'è? Un tentativo di riaggiornare il capolavoro di Risi e di farlo conoscere anche ai più giovani. Sì, ma meglio non ricordarlo in questo modo. Perché purtroppo l'Aspirante vedovo che "aspira" a ricordare Il vedovo ci ricorda solo la carenza di idee dei nostri giorni, lasciandoci la bocca veramente amara. Solo tornando indietro nel tempo, nel 1959, ci possiamo addolcire. (Giulia Lucchini)

Aspirante vedovo

La critica

"Anche se ora tutti si affannano a dire che non è un remake, cos'è allora questo film di Massimo Venier che ricalca la storia del 'Vedovo' di Risi del '59, inizia con la Torre Velasca e finisce col Cretinetti, qui Gnugnù, che precipita nel vuoto? La domanda è: perché con due bravi e simpatici attori come Fabio De Luigi e Luciana Littizzetto, il film non fa ridere? Erano paradossali anche Sordi e la Valeri, marito vittima di moglie ricca, ma dentro c'era un rapporto con il reale che qui s'è perso nonostante oggi il cinismo malvagio del denaro sia più credibile. Ma tutto sembra, anche piacevolmente, 'déjà vu', scontato tenendo conto dei copyright comici dei protagonisti che s'allenano nei ben noti prototipi, lui il tontolone che vive sempre la peggior settimana della sua vita, quasi da cartoon, e lei la geniale perfida mogliettina che fa del cinismo una bandiera." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 9 ottobre 2013)

"Quello firmato da Ugo Chiti, Michele Pellegrini, Massimo Venier e Piero Guerrera, non è proprio un 'soggetto liberamente tratto dal film Il vedovo'. Ma è di peso, con alcune variazioni scarsamente motivate e decisamente non migliorative, il film di Dino Risi del 1959. Probabilmente il più accreditato atto di nascita della commedia italiana del boom. Niente di male, ma non ci si può sottrarre al confronto. Senza voler infierire, perché sarebbe come sparare sulla croce rossa, su Fabio De Luigi nell'impresa titanica di prendere il posto di Sordi, e ammettendo che Littizzetto 'può starci' in quello che fu di Franca Valeri - la quale l'ha anche un po' investita, tra le sue diverse imitatrici (Guzzanti, Cortellesi), come un'erede attendibile - la prima stonatura che salta agli occhi è geolessicale. Va perso il sale di quel memorabile film: Roma cialtrona e velleitaria contro Milano con la testa sulle spalle, nord laborioso contro sud pelandrone. Tra le variazioni: il decisivo 'cretinetti' (con la 'e' larga) che 'la Ammiragli' usa per apostrofare il suo Alberto Nardi, diventa 'gnugnu'. Tonto (presumiamo) in torinese." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 10 ottobre 2013)

"Nel 1959 Dino Risi ci regalò una commediasottilmentespiritosa ma anche molto nera equa-si sinistra, "Il Vedovo". (...) Oggi Massimo Venier, che si ricorderà regista per Aldo, Giovanni e Giacomo, riprende lo stesso schema con qualche variante di cornice: là c'era il boom, qui c'è la crisi, si dice di un incidente a bordo di un battello, qui tocca a un aeroplano e anche se si parla ancora di lire si fa già uso dei portatili. Con l'aggiunta di una variante di fondo, la comicità sinistra del film di Risi è spesso edulcorata e i protagonisti hanno meno graffi perché lei non ha le luci sulfuree che rendeva quasi tetro, pur con toni beffardi, il personaggio originale e lui è una sorta di bonaccione che, pur con tutti suoi trucchetti per racimolar denaro, è di pasta quasi buona tanto che, quando resta vittima di un incidente mortale, riesce persino a fare pena. I motivi di queste differenze vanno comunque anche cercati nei due interpreti di oggi, Luciana Littizzetto e Fabio De Luigi, che hanno preso il posto di Franca Valeri e di Alberto Sordi. La prima ha di certo i carismi necessari per non sfigurare nei confronti dell'altra, ma chi si ricorda 'Il vedovo' rimpiangerà quel suo 'cretinetti' con accento milanese, ripetutamente buttate in faccia a Sordi di cui, al suo posto, De Luigi non raggiunge le espressioni un po' viscide e i toni furbescamente laidi che l'altro invece esibiva di continuo. Si parla però del'59: sono tanti gli spettatori di oggi che allora non andavano ancora al cinema, questo film così potrebbe interessarli." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 10 ottobre 2013)

"E' legittimo rifare un film, magari cambiando un tantino il copione per aggiornarlo ai tempi? Ma certo! Quanti remake (anche buoni) sparirebbero dalla storia del cinema se la risposta a questa domanda fosse negativa? Quindi non staremo a interrogarci sull'opportunità o meno di rimettere in scena 'Il vedovo' (1959), graffiante commedia di costume firmata Dino Risi, da lui scritta con un valido quartetto di sceneggiatori (Sonego, Carpi, Verde e Continenza), musicata in chiave jazz dal grande Trovajoli e interpretata da una coppia di attori/ autori del calibro di Sordi e Franca Valeri. Il problema non è che 'Aspirante vedovo', concepito dal regista Massimo Venier con le migliori intenzioni e in spirito di omaggio, non sia all'altezza dell'originale; il problema è che, indipendentemente da ogni paragone, il film proprio non funziona. Deboli i tempi comici, inconsistenti i personaggi, inadeguata la presunta cornice alto-borghese, prive di mordente le battutine che alludono all'attuale realtà socio/politica nostrana. Quanto ai protagonisti, con caratteri così mal scritti, inutile prendersela con Fabio De Luigi e Luciana Littizzetto." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 10 ottobre 2013)

"Dimenticare 'Il vedovo' di Dino Risi. In ogni senso. Ecco l'imprescindibile premessa per chiunque voglia affrontare la visione della nuova fatica di Massimo Venier, dotata dell'attrazione mediatica al massimo livello di Luciana Littizzetto. Tocca a lei infatti indossare i panni dell'inimitabile Franca Valeri («alla quale ho chiesto scusa», si protegge la Luciana nazionale), aciderrima imprenditrice miliardaria nell'era della crisi, da cui con ovvietà trae il massimo dei profitti. È notoriamente sposata con l'inetto e meschino Alberto Nardi (Fabio De Luigi, non pervenuto, e neppure lontanamente rapportabile all'immenso Alberto Sordi...) che dopo la gioia provata per un incidente aereo fatale alla consorte (ma dalla medesima simulato e dunque fallimentare...), capisce che è meglio 'farla fuori', architettando un hitchcockiano delitto perfetto. Che gli si ritorce contro. Salvo qualche momento 'alla Littizzetto', è cinema col vuoto pneumatico." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 10 ottobre 2013)

"Piacerà a chi correrà al cinema per vedere De Luigi alle prese con la Littizzetto. L'accoppiata è certo ben trovata. In realtà l'attore funziona sempre a contatto con un peperino (ricordiamo certi deliziosi siparietti televisivi con la Hunziker). Con la Luciana poi fa faville. La gramizia di lei è così estrema e la mancanza di difesa di lui è così totale che a un dato punto il suo progetto di uxoricidio appare solo un atto di legittima difesa. Certo, chi ricorda 'Il vedovo' con Alberto Sordi (è inutile che dicano che non è un remake, il canovaccio è stato ripreso tale e quale) non potrà non fare sfavorevoli confronti. Primo perché Massimo Venier non è Dino Risi (non siamo dei sostenitori del suo 'Jago'). Secondo perché quell'antico film del 1960, trattato in prima battuta con una certa sufficienza (lo presero per uno dei soliti veicoli sordiani) fu a suo modo un'opera epocale, un piccolo feroce affresco sull'Italia del boom. (...) Nella finzione, nella farsa cinematografica, decide di accoppare la moglie. Già, la farsa, in questi anni gramissimi (anche per il cinema nostrano) il divertimento di grana grossa è forse l'unico espediente per far spettacolo che c'è rimasto. Ridere grosso per non piangere." (Giorgio Carbone, 'Libero', 10 ottobre 2013)

"C'era da fare gli scongiuri. Che rischio un rifacimento della celebre commedia di Dino Risi. Invece Massimo Venier se l' cavata, evitando saggiamente l'effetto caricatura. Fabio De Luigi e Luciana Littizzetto, sorprendentemente misurati, si destreggiano benino, anche se non possono sfuggire all'impari confronto con Sordi e Franca Valeri. Ma chi ha meno di quarant'anni e non conosce la storia dell'imbranatissimo aspirante uxoricida, non si accorgerà di nulla." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 10 ottobre 2013)

"Come la gente di Saint-Tropez («a Saint Tropez la gente si chiede perché», cantava Peppino di Capri), anche noi ci chiediamo perché sia venuto in mente di rifare quel capolavoro di Dino Risi che era 'Il vedovo' (1959), allora interpretato dalla coppia Alberto Sordi e Franca Valeri, che apostrofava il detestato marito con l'appellativo di «cretinetti», diventato da allora proverbiale. Poi si legge nei titoli che sarebbe solo «liberamente ispirato alla sceneggiatura», ma la storia è proprio la stessa. (...) Certo bisogna dare atto sia al regista Massimo Venier, al produttore Beppe Caschetto e ai due interpreti di aver avuto un certo coraggio nel mettere mano a una sceneggiatura come quella a suo tempo scritta dallo stesso Risi con Rodolfo Sonego, Fabio Carpi, Sandro Continenza e Dino Verde. Una sceneggiatura, quella dell'originale, che mescolava sapientemente cinismo, cattiveria e umorismo (anche nero, ovviamente), operazione che invece non è completamente riuscita in questo rifacimento per gustare il quale bisogna assolutamente scordarsi dell'originale. I due interpreti ce la mettono tutta, ma è un po' tutto l'insieme che non funziona, a cominciare proprio da quella che sulla carta poteva essere (doveva) la mossa vincente, quella di agganciarsi all'attualità socio-politica imprenditoriale dell'Italia di oggi. E invece è proprio su quel terreno che l'operazione sembra non stare in piedi nemmeno quando vengono buttate lì alcune battute che dovrebbero essere cattive e invece sono solo di cattivo gusto. Insomma, manca un po' di chimica, in questo film, quella chimica misteriosa che a volte mescolando bene i vari ingredienti rende appetibile anche prodotti che magari non lo sono tanto. Niente di male, per carità. Ma volete mettere un «cretinetti» con uno «gnugnù»." (Andrea Frambrosi, 'l'Eco di Bergamo', 17 ottobre 2013)

Fabio de Luigi

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