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Un sapore di ruggine e ossa

Un sapore di ruggine e ossa

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Tutto ha inizio al Nord. Ali si ritrova solo con Sam, 5 anni. E' suo figlio, ma lo conosce appena. Senza fissa dimora, senza soldi, senza amici, Ali decide di trovare rifugio presso suo sorella a Antibes, nel Sud della Francia. Lì le cose vanno decisamente meglio. Ali e suo figlio vengono ospitati dalla donna. Lei si occupa del bambino. Il tempo è bello. Dopo una rissa in un locale notturno, il destino di Ali incrocia quello di Stéphanie. Lui la riaccompagna a casa e le lascia il suo numero di telefono. Lui è povero, lei è bella e sicura di sé. E' una principessa. Non hanno niente in comune. Stéphanie addestra orche a Marineland. Ci vorrà una tragedia per farli incontrare di nuovo. Quando Ali la rivede, la principessa è costretta su una sedia a rotelle: ha perso le gambe e tutte le sue illusioni.

Regia: Jacques Audiard

Interpreti: Marion Cotillard, Matthias Schoenaerts, Céline Sallette, Bouli Lanners, Corinne Masiero, Jean-Michel Correia, Armand Verdure

Sceneggiatura:  Jacques Audiard, Thomas Bidegain

Fotografia: Stéphane Fontaine

Montaggio: Juliette Welfling

Musiche: Alexandre Desplat

Durata: due ore

 Biglietti esselunga Vieni al cinema alla domenica sera - a Casatenovo costa meno Prendi sei e paghi cinque - Tessere a scalare

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Brutale e lirico, sovraccarico: Cotillard e Schoenaerts da applausi per il dopo Profeta di Audiard

La ruggine e le ossa, nel nuovo film di Jacques Audiard (passato in concorso a Cannes due anni dopo il Grand Prix ottenuto con Il profeta), liberamente ispirato alla raccolta di racconti brevi di Craig Davidson: il sapore del sangue nella bocca, dopo un colpo ricevuto, quando le labbra si spaccano nell'urto con i denti. "Colpi" che l'ex pugile e kickboxer Ali continua a dare e a ricevere dalla vita: lo stesso, inaspettato e atroce, che subisce Stephanie risvegliandosi in un letto d'ospedale.

Ali (Matthias Schoenaerts) è senza casa e senza lavoro. Con il figlioletto Sam (Armand Verdure) si trasferisce dalla sorella, che non vede da cinque anni. Anche grazie a lei, trova impiego come buttafuori in un locale notturno. Qui presta soccorso a Stephanie (Marion Cotillard), finita in una rissa. Lei è un'istruttrice di orche che, giorni dopo, subisce l'amputazione di entrambe le gambe in seguito ad un incidente in piscina.

Brutale e lirico, sporco e luminoso, carnale (il sesso, i combattimenti clandestini) e metallico (le protesi con cui Stephanie ricomincerà a camminare), impregnato di sudore, sangue, appassionato e glaciale, il film di Audiard è sovraccarico di immagini e musiche (notevole la colonna sonora curata da Desplat, con innesti di Django Django e Colin Stetson), situazioni ed emozioni. Anche per questo non raggiunge le vette del Profeta, ancora ben impresso per compattezza narrativa e intensità, ma regala momenti di cinema altissimo e conferma l'incredibile direzione degli attori da parte del regista di Sulle mie labbra: la mutilazione della Cotillard e la bestialità di Schoenaerts si sovrappongono, gli evidenti limiti fisici della prima trovano sfogo nell'incontrollabile rabbia del secondo. E tutto conduce alla riconciliazione e al perdono: quello che Stephanie concede all'animale che le ha portato via le gambe (in una delle sequenze più commoventi dell'intero film), quello della vita nei confronti di Ali, chiamato ad una seconda possibilità. Soprattutto con il figlio. (Valerio Sammarco)

Un sapore di ruggine e ossa

La critica

"Volendo fare esercizio di citazione e arrampicarsi sugli specchi delle eredità e delle influenze si potrebbe dire che il film di Audiard 'Un sapore di ruggine e ossa' aggiorna la dinamica tra padre e figlio di 'Ladri di biciclette', un padre che perde faccia, fiducia e rispetto e deve riscattarsi, recuperare a sé il figlio. Ma ciò che tocca della vicenda non è solo e tanto questo aspetto quanto l'attitudine del regista francese a rappresentare figure (come già quella estrema del precedente 'Il profeta') che la disgrazia, lo svantaggio sociale non vincono e anzi spingono a prendersi tutto nel modo che detta loro l'istinto, secondo un codice che impone loro di rendere conto soltanto a se stessi. Non sono proprio simpatici, non lo è neanche questo Alì che molto a modo suo vuol bene alla sorella ruvida ma di buon cuore, al figlioletto di cinque anni già abbandonato dalla madre, e a Stephanie, la donna che prova ad adattarsi ma più di tanto non cela fa. Alì è del tutto impermeabile alla morale del coinvolgimento e dell'impegno. E forse ha un fondamento la sua persuasione che più di tanto per gli altri non si possa fare."(Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 4 ottobre 2012)

"Alì e Stéphanie hanno una sola cosa in comune. A entrambi manca un pezzo. D'anima o di corpo. 'Un sapore di ruggine e ossa' racconta l'incontro fra questi due esseri mutilati come un apprendistato. Un miracoloso ritorno alla vita che come tutti i miracoli gronda sangue, sudore e lacrime. Letteralmente. Il corpo poderoso di Ali (Matthias Schoenaerts) si staglia nel prologo del film di Audiard, che parte come un melodramma sociale poi vira in altre direzioni. (...) Certo, il terreno d'elezione dei grandi mélo moderni (molti Almodòvar, l'incompreso 'Biutiful', gli altri film di Audiard) è sempre il corpo, individuale prima che sociale. Ma qui tutto è un po' troppo preordinato e strumentale per crederci e commuoversi davvero." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 ottobre 2012)

Un sapore di ruggine e ossa

"Un film sulla riconciliazione tra uomini e donne, padri e figli, fratelli e sorelle, esseri umani e animali. Con queste parole era stato spiegato all'ultimo Festival di Cannes il senso più profondo di 'Un sapore di ruggine e ossa' di Jacques Audiard, interpretato da Marion Cottillard e Matthias Schoenaerts. (...) I due s'incontrano, ma non sarà una storia romantica: intrappolati in una difficile situazione scoprono la forza dei sentimenti e la dimensione della propria umanità proprio grazie al dolore che sono costretti ad attraversare." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 4 ottobre 2012)

"Dopo 'Il profeta', il francese Jacques Audiard si ispira ai racconti di Craig Davidson, e cambia rotta: non più un protagonista assoluto, ma due personaggi focali, due esseri umani manchevoli destinati a incontrarsi, forse, completarsi. (...) Audiard lavora sulla conciliazione degli opposti, sia nella storia che nel racconto: mutilazione e bestialità, sottrazione e accumulo, lirismo e azione, con l'accento rimesso sulla sensorialità, come già in 'Sulle mie labbra' e 'Tutti i battiti del mio cuore'. Ma 'Un sapore di ruggine e ossa', quello che rimane in bocca dopo un colpo violento, sta insieme con difficoltà, tra colpi di scena telefonati e qualche bella immagine, musiche super (Alexandre Desplat) e inverosimiglianze. Audiard, ma discreto." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano, 4 ottobre 2012)

"Coinvolgente dramma, con toni da commedia, penalizzato da un titolo che invoglia a non entrare. (...) Perfetti i protagonisti, anche se gli amplessi con i moncherini in primo piano sono un pugno nello stomaco." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 4 ottobre 2012)

Un sapore di ruggine e ossa

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