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Quartet - Dustin Hoffman

Quartet - Dustin Hoffman

Vedi: Invito al cinema: Quartet

Cinereferendum 2013

A Beecham House, una casa di riposo per cantanti lirici e musicisti immersa nella campagna inglese, si prepara come ogni anno il grande spettacolo per l'anniversario della nascita di Giuseppe Verdi. Tutti gli artisti residenti tornano sulla scena per raccogliere fondi per mantenere Beecham e, tra gorgheggi e capricci, rinascono ansie da prima donna, rivalità tra istrioni, isterismi. Qualcuno si sente male, qualcuno beve di nascosto, qualcuno rifiuta di cantare. E, ad aumentare la confusione, arriva una nuova pensionante: la diva della lirica Jean Horton, che ritrova Reggie, Wilf e Cissy, gli altri componenti di un quartetto leggendario. Reggie è il suo ex marito e il quartetto si sciolse quando divorziarono.

Film d'apertura del 30mo Torino Film Festival

Regia: Dustin Hoffman

Interpreti: Maggie Smith, Tom Courtenay, Billy Connolly, Pauline Collins, Michael Gambon, Sheridan Smith, Andrew Sachs, Trevor Peacock, David Ryall, Michael Byrne

Sceneggiatura: Ronald Harwood

Fotografia: John de Borman

Montaggio: Barney Pilling

Durata: 1 ora e 34 minuti

 Biglietti esselunga Vieni al cinema alla domenica sera - a Casatenovo costa meno Prendi sei e paghi cinque - Tessere a scalare

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Suona bene la prima volta alla regia di Dustin Hoffman: una casa di riposo andante con brio

Maggie Smith, Tom Courtenay, Billy Connolly e Pauline Collins: il quartetto Hoffman. Scrive Ronald Harwood dalla sua opera teatrale, e in questa britannica casa di riposo per musicisti attempati e cantanti lirici ritirati si fondono amicizie, amori e rivalità. Grazie a un illustre conosciuto: “Dopo aver fatto tanti film fantastici – ha detto la soprano e interprete Dame Gwyneth Jones - Dustin ha sentito la necessità, l’urgenza di forgiare nuovi attori, e ci ha dato tantissimo”. Non è solo il ritorno sulla scena di quattro vecchie glorie, Quartet è la prima volta dietro la macchina da presa di Dustin Hoffman: sceneggiatura solidamente altrui, regia senza fronzoli, il suo touch sta principalmente in una magnifica direzione d’attori, e come altrimenti. Il 75enne attore losangelino gioca sul sicuro, non strafa, ovvero non fa quel che non sa ancora, ma confeziona un piccolo film che senza grandi interpreti – e lui stesso – rimarrebbe tale. Invece no, in quella canterina Beecham House ci sentiamo tutti meglio, arzilli, leggeri e piacevolmente intrattenuti: già, le dimensioni e le intenzioni non contano, valgono le prospettive e gli esiti. Dustin Hoffman suona bene, Quartet è sold out. A quando il bis? (di Federico Pontiggia)

Quartet - Dustin Hoffman

La critica

"Melomani, verdiani in prima fila, teatranti, accorrete a vedere un film in cui si parla molto di 'Rigoletto', ma che sembra invece una tessitura mozartiana di amori, amoretti, ripicche, rimpianti, tradimenti canori, nostalgie di riflettori e bacchette, quando vita e carriera si mescolano senza distinzioni. Ispirato pare dalla milanese Casa Verdi, lo sceneggiatore Oscar del 'Pianista', il drammaturgo di 'Servo di scena', Ronald Harwood immagina Beecham House, casa di riposo inglese per musicisti dove un giorno arriva una ex diva della lirica che ivi ritroverà l'ex marito, non ancora riconciliato, e altri due componenti del quartetto di successo dal quale si era distaccata da solista. (...) In un momento in cui la terza età si è ricavata al cinema uno spazio non solo di 'Cocoon' ('Amour', 'Marigold Hotel', 'Se vivessimo tutti insieme?') questa bellissima ragnatela di gentili patologie del proscenio e dei tempi perduti, di convivenze ferocemente allegre, di rimpianti strazianti ma commentati dai songs di Gilbert e Sullivan, ha ispirato Dustin Hoffman debuttante in regia a 75 anni. (...) Vivacissimo nei contrappunti dialogici e ovviamente con eterne armonie (anche Sutherland e Pavarotti), il film è una meraviglia di interpretazioni. Prima, Maggie Smith: il piacere di vederla e ascoltarla è da mettere tra le dieci priorità per vivere di Woody Allen, inserita in un concerto di gentili voci, mimiche, sguardi e retrosguardi (Tom Courtenay, Billy Connolly, Pauline Collins e gli altri) in clima british di distinta, selezionata gente che va e che viene, tipo 'Downtown Abbey'. Titoli di coda da non perdere: non sono i soliti ciak scartati ma una proustiana contrapposizione di foto di personaggi veri e presunti, di ieri e di oggi, in scena e fuori, compreso un 'Servitore di due padroni'. Una summa di grandi e piccoli rimpianti degli artisti che magari vivono proprio sul ricordo di una foto." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 24 gennaio 2013)

"«La vecchiaia non è roba per femminucce» diceva Bette Davis, ed è difficile darle torto. La battuta è citata da una delle protagoniste di 'Quartet', che ci mette un po' a ricordare chi l'avesse detto perché, appunto, è anziana. (...) Sono incantevoli gli interni dell'inesistente Beecham House, un trionfo di carte da parati, mobili di gusto e pavimenti lucenti. È splendido il parco che circonda la tenuta, dove i vitalissimi ospiti vivono un declino ancora fitto di ripicche, desideri, velleità, come da ragazzi (Beecham House è in cattive acque e per finanziarla gli ex-artisti vogliono allestire uno spettacolo, con le difficoltà e i capricci che si possono immaginare vista l'età e l'eterogeneità di gusti e talenti). Sono bellissimi, infine, i personaggi, gli abiti, le chiome curate, le espressioni ben disegnate degli attori di razza al posto di quelle stinte o esagerate della gente comune. Ma ripetiamolo: è poi un delitto estetizzare la vecchiaia? In fondo il cinema ha estetizzato la guerra e la violenza, perché non dovrebbe abbellire un po' l'età più ingrata che ci sia? Certo, quei coniugi divorziati che si ritrovano in casa di riposo (Tom Courtenay e Maggie Smith, classe 1937 e 1934), il ganimede che non si arrende (Billy Connolly, monumentale, 1942), la svaporata adorabile anche se soffre vagamente di demenza (Pauline Collins, 1940), sono figure ideali, ottimistiche, forse consolatorie. Ma Hoffman gioca a carte scoperte, mobilita un coro di volti e corpi che da soli varrebbero il film (tutti veri ex-musicisti), intreccia senza una sola stecca opera e operette, romanze e canzonette, tutto in nome del cinema che mostra non la vita com'è ma come dovrebbe essere. Prendere o lasciare. Noi prendiamo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 gennaio 2013)

Quartet - Dustin Hoffman

"Ci ha pensato sopra forse troppo e il risultato non è all'altezza del suo rango. Dustin Hoffman, dopo più di quarant'anni di carriera, si mette alla prova dietro alla macchina da presa per offrirci una commedia sui dolori della senilità e il potere salvifico della musica che si potrebbe servire nelle tea rooms insieme ai biscottini. 'Quartet', tratto con esile grazia da una commedia di Ronald Harwood, si limita a coordinare un cast d'eccellenti professionisti very english, incarnati nei pittoreschi ospiti di una casa di riposo per musicisti. L'annuale galà verdiano per il pubblico pagante è turbato dall'imprevisto ricovero di una celebre cantante, ex moglie fedifraga di uno dei più autorevoli pensionanti. Ci sarebbe l'occasione per ricostituire un leggendario quartetto, ma capricci, rivalità e ferite amorose riaperte fuori tempo massimo rendono arduo l'evento. Il carisma degli attori capeggiati dalla meravigliosa Maggie Smith e l'istrionico Billy Connolly e la presenza in scena di qualche vero musicista, comunicano sentimenti benefici riguardo alla terza età e all'opera lirica, ma di emozioni incisive o sorprendenti manco a parlarne." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 gennaio 2013)

"Si arricchisce il filone rosa sulla vecchiaia, un genere non nuovo ma comunque raro per presunta mancanza di appeal, in cui i vecchi pur nella malinconia della decadenza fisica e della solitudine, se la spassano come se la vita ancora appartenesse loro, in film che conquistano un pubblico non necessariamente coetaneo. Dustin Hoffman che fu, trentenne, il giovane laureato scandalosamente concupito da una matura futura suocera, per il suo primo film da regista, a 76 anni, sceglie una storia di anziani briosi e vitali, dal passato luminoso che vivono un presente prigioniero degli anni, senza rinunciare al futuro. (...)Maggie Smith, Tom Courtenay, Billy Connolly, Pauline Collins, compongono il quartetto canoro e sentimentale, gli altri attori sono stati davvero protagonisti del mondo musicale, e alla fine è commovente vedere le loro immagini da giovani, quando regnavano nei teatri di tutto il mondo. Il film è il cineadattamento appassionato e ironico di una commedia di Ronald Harwood, ispirata dal documentario 'Il bacio di Tosca', girato anni fa nella Casa di Riposo per musicisti 'Giuseppe Verdi' di Milano." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 24 gennaio 2013)

Quartet - Dustin Hoffman

"Scritto da Ronald Harwood sulla base di una propria pièce del 1999, 'Quartet' è un ben amalgamato «quintet» di attori, salvo che uno sta dietro la macchina da presa. Si tratta di Dustin Hoffman che, giustamente, ha scelto di esordire giocando di recitazione più che di azione; e, dimenticando di essere americano, dirige il delizioso concertato dei colleghi con finezza e humour britannici." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 24 gennaio 2013)

"Ottimo anche l'esordio alla regia di Dustin Hoffman, 'Quartet', tratto dalla pièce teatrale di Ronald Harwood ispirata a un documentario del 1984, 'Tosca's Kiss', girato dallo svizzero Daniel Schmid nella Casa di Riposo per Musicisti Giuseppe Verdi di Milano. Ambientato a Beecham House, nella campagna inglese, dove ogni anno gli anziani ospiti organizzano uno spettacolo per l'anniversario di Verdi, il film è un commosso omaggio al talento e alla passione di chi ha dedicato la vita alla musica e alla bellezza, al cinema e al teatro, rivelando quante gioiose sorprese può riservare la terza età."(Alessandra De Luca, 'Avvenire', 24 gennaio 2013)

Quartet - Dustin Hoffman

"Non è mai troppo tardi, recitava la trasmissione della tv delle origini del maestro Manzi. Dustin Hoffman non conosce Manzi, ma da sempre è convinto che l'anagrafe non debba rappresentare un alibi per fiondarsi in nuove avventure. Eccolo quindi esordire nella regia cinematografica all'età di 75 anni. (...) Forse però l'età non ha avuto un ruolo secondario nella scelta del copione, una commedia di Ronald Harwood che da pièce teatrale è diventata sceneggiatura per il cinema. All'origine della storia c'è qualcosa che ci riguarda: la casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi di Milano, fondata proprio da lui per supportare quanti avrebbero trovato difficoltà in età avanzata. (...) Suona magnifico vedere i personaggi passare dal suggestivo eloquio raffinato al colorito turpiloquio in un crescendo da grandi interpreti. Maggie Smith (che ha sfiorato il Golden Globe), Pauline Collins, Tom Courteney e Billy Connolly sono il quartetto, accanto a loro Michael Gambon, la canterina Gwyneth Jones e Sheridan Smith. Che Dustin ha non solo lasciato lavorare al meglio ma ha saputo valorizzare al massimo. Così da poter offrire al pubblico una commedia capace di far ridere massaggiando amabilmente i sentimenti, giocando sui difetti di sempre e su quelli dell'età, senza mai mancare di rispetto ai personaggi. Grazie anche alla magnificenza della casa si respira una bella «aria» in questo racconto. E se tutto questo non bastasse c'è la musica come valore aggiunto a una storia che fa sempre affiorare la stessa domanda: ma perché il nostro cinema non è in grado di realizzare prodotti di questo livello? In fondo la storia potrebbe essere più italiana che inglese, la casa Verdi è ancora a Milano, eppure per vedere un gioiellino di questo tipo bisogna aspettare un regista americano e interpreti britannici." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 24 gennaio 2013)

"Piacerà ai fan delle commedie inglesi scritte da Dio (all'origine una pièce del grande Ronald Harwood) recitate da Dio (uno stuolo di vecchie glorie tra le quali troneggia Maggie Smith). E chisseneimporta se non c'è una situazione un personaggio che non sia scontato e ultraprevedibile. Al suo esordio nella regia (alla bella età di 75 anni) Dustin Hoffman si dimostra ovviamente sagace direttore d'attori. Certo la Smith, Billy Connelly, Pauline Collins sarebbero grandiosi anche senza regia. Ma è Dustin a dare i ritmi, a togliere le pause per 100 minuti di fila." (Giorgio Carone, 'Libero', 24 gennaio 2013)

Quartet - Dustin Hoffman

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