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QUalcuno da amare - Abbas Kiarostami

QUalcuno da amare - Abbas Kiarostami

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Un uomo anziano e una giovane donna si incontrano a Tokyo. Lei non sa nulla di lui, lui crede di conoscerla. Lui la accoglie a casa sua, lei gli offre il suo corpo. Ma nulla di ciò che succede nel corso di quelle ventiquattro ore è legato alle circostanze del loro incontro.

In concorso al Festival di Cannes 2012.

Regia: Abbas Kiarostami

Interpreti: Tadashi Okuno, Rin Takanashi, Ryo Kase

Sceneggiatura: Abbas Kiarostami

Fotografia: Katsumi Yanagijima

Montaggio: Bahman Kiarostami

 Biglietti esselunga Vieni al cinema alla domenica sera - a Casatenovo costa meno Prendi sei e paghi cinque - Tessere a scalare

Valutazione Pastorale (dal sito della CNVF della Conferenza Episcopale Italiana)

Giudizio:  complesso, problematico

Tematiche: Lavoro; Letteratura

 Impegnato per la prima volta fuori dai confini del nativo Iran con il precedente "Copia confome" (girato in Toscana, 2009, cfr. scheda), Abbas Kiarostami prosegue una sorta di viaggio alla scoperta di se stesso, e arriva in Giappone. Sceglie alcune figure esemplari della società odierna, le mescola tra modernità (le studentesse spigliate, il locale notturno) e passato (una gelosia da romanzo, figurine di contorno sbozzate con toni retrò), le proietta su uno sfondo carico di atmosfere misurate, morbide, accattivanti. Nella casa del professore libri negli scaffali, libri per terra, brani di musica classica, una stanza da letto ordinata delineano il perimetro di un'armonia interiore che troppi elementi esterni cercano di corrompere. La saggezza dell'anziano Takashi si scontra con l'isteria del giovane Noriaki: generazioni in dissidio con poche possibilità di incontro. Poco interessato agli esili nodi narrtivi della vicenda, Kiarostami si lascia invece andare alle suggestioni dell'immagine, affidata ad uno sguardo intenso ed enigmatico, introverso e criptico che passa dal piacere della sfida alla realtà al rifugio nei giochi degli scambi linguistici, dei corsi e ricorsi, della dialettica tra capire/non capirsi: un Kiarostami lucido e autoriale, forse anche cinicamente proteso a servirsi del cinema per plasmare la realtà a proprio uso e consumo. Territorio suggestivo comunque il suo, e film che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come complesso e certo problematico.

Utilizzazione: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria e, con più pertinenza, in occasioni mirate, come proposta di un autore che scandisce le tappe di una rapporto tra il cinema e il resto del mondo, tra cultura iraniana e filosofia occidentale. Qualche attenzione è da tenere per bambini e minori in vista di passaggi televisivi o di uso di dvd e di altri strumenti tecnici.

QUalcuno da amare - Abbas Kiarostami

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Slow-motion sentimentale: ma al timone, al posto di Kiarostami, c'è il pilota automatico

Nomadismo sui generis quello di Abbas Kiarostami. Gira in Iran, in Italia (Copia conforme), in Giappone (Qualcuno da amare), senza mai dare l’impressione di muoversi.

La mano è sempre la sua, le tasche quelle del produttore-amico (Marin Karmitz) e pure le location paiono ogni volta le stesse: gli interni- macchina divenuti, da qualche anno a questa parte, cifra stilistica del regista iraniano, tòpoi narrativi e luoghi dell’anima. Del resto, dice lui, “esiste un altro posto dove due generazioni distanti si dicono cose così intime senza nemmeno guardarsi in faccia”?

Rassegniamoci dunque a vedere nascere e morire storie nello spazio di un abitacolo. Dalle colline del Chianti a Tokyo, tutto accade se non di corsa (Kiarostami si prende tutto il tempo che reputa necessario) almeno in corsa: tre cuori (la prostituta, l’amante e il professore), quattro ruote e uno slow-motion affettivo, che passa in rassegna cocci di solitudine, trappole d’amore e sensi unici generazionali.

Un film che scivola via con stile cristallino, come un incidente sentimentale alla moviola. Morbido, frontale.

Spinto da un’inerzia poetica non sempre modulata sul ritmo del cuore. Come se al timone non ci fosse il maestro, ma il suo pilota automatico (Gianluca Arnone)

QUalcuno da amare - Abbas Kiarostami

La critica

"Naturalmente siamo in un film di Kiarostami, ma non siamo in Iran. Siamo a Tokyo, e dietro ai finestrini scorre una sarabanda di forme e colori resi ancora più seducenti dalla luce incantevole della primavera. Eppure quell'auto trasporta un mistero e una minaccia. (...) Prima di quella giornata in auto, così tipica di Kiarostami, c'è stata (...) una notte, che occupa tutta la prima parte di 'Qualcuno da amare'. Notte d'amore, sia pure prezzolato, notte di curiosità e scoperta, notte di tenerezza? Non lo sapremo mai, e in fondo non importa. Come non importa sapere davvero chi sono quei tre personaggi così esemplari, il vecchio gentile, il giovane impetuoso, la ragazza dalla doppia vita. Quel che importa davvero, per Kiarostami, è il curioso equilibrio, a tratti quasi comico, che raggiungono in quell'auto. Un lungo momento della verità, che il grande iraniano esplora con finezza cogliendo le loro emozioni sul nascere con la delicatezza di un miniaturista che concentra un paesaggio in pochi centimetri di tela - e senza mai perdere la leggerezza e il piacere del racconto. Anche se poi il film resta aperto, sospeso. E tocca a due monologhi «esterni» - la nonna della ragazza, una vicina del professore - riportare il tutto nei confini della vita ordinaria. «Non fare domande se sai che la risposta potrebbe essere una menzogna», dice al giovane il vecchio professore. Più che una battuta, è quasi una dichiarazione di poetica. Il segreto di un cinema che non mente mai." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 aprile 2013)

"Il settantenne Abbas Kiarostami, capofila della riscossa del cinema di Teheran internazionalmente conosciuto e apprezzato (sempre, comunque, limitatamente alle fasce più esigenti di pubblico) proprio a partire dalla svolta khomeinista, tra l'87di 'Dov'è la casa del mio amico' e il '90 di 'Close Up', malgrado fosse attivo in patria già da lungo tempo, è una sicurezza. Ogni appuntamento è una conferma di qualità così come di riconoscibilità di uno stile essenziale, spoglio, austero. Eppure, nella continuità, si affaccia sempre uno scarto imprevisto. Qui, in 'Qualcuno da amare', è l'ambientazione giapponese. Una ragazza arrivata a Tokyo dalla provincia, metà studentessa e metà escort, si reca riluttante all'appuntamento con un anziano professore universitario vedovo e solo. La dinamica che si crea tra loro (senza l'ombra di alcuna consumazione sessuale) e con il ragazzo che, sospettoso del comportamenti di lei, la ama e vuole sposarla, attraversa infinite sfumature e sottigliezze. Lo schema è confermato: tra le pieghe di pochi accadimenti si dipana con sapienza e sensibilità un pezzo della grande commedia della vita." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 24 aprile 2013)

"Pochi registi dividono critici e spettatori come l'iraniano Kiarostami. Gli uni vanno puntualmente in estasi, gli altri vorrebbero solo urlarne il nome: Abbas. Stavolta, pur se zavorrato dalla solita, esasperante lentezza, è meno noioso. (...) raccontato con estremo garbo, purtroppo tra figurine inutili e agghiaccianti pause. Esimio maestro, si dia una mossa." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 24 aprile 2013)

"La versione italiana lo traduce con 'Qualcuno da amare', e (grazie a Lucky Red) arriva a quasi un anno di distanza dalla proiezione allo scorso festival di Cannes (era in gara) 'Like Someone in Love', il film giapponese di Abbas Kiarostami, un omaggio al cinema di Ozu e di Mizoguchi che il regista iraniano ama come ama il neorealismo italiano che è stato il riferimento dei suoi primi film, 'Dove è la casa del mio amico' o 'Close Up'. Nel frattempo Kiarostami, imperscrutabile dietro agli occhiali scuri, sta lavorando al progetto avanzato di un film da girare in Puglia (...). Peraltro non sarebbe la prima volta in Italia dove ha ambientato anche il precedente 'Copia conforme', riflesso di specchi e di possibili identità dentro e oltre lo schermo. Un «gioco», ma sarebbe meglio dire una cifra poetica che appartiene anche a questo film in cui il movimento dei personaggi segue tante direzioni snodandosi lungo la curva emozionale dei desideri incerti e inappagati della giovane protagonista, Akiko (...) Le storie si moltiplicano, iniziano, si fermano, balenano nella potenzialità del loro divenire senza inizio né fine, lungo quel confine incerto che ha il sapore di un sogno, dove un sasso può rompere un vetro e dopo chissà. (...) certo è un omaggio a 'Viaggio a Tokyo' quell'inizio in taxi, mentre la giovane Akiko corre verso il suo appuntamento di sesso a pagamento e scorge, più col cuore che con gli occhi, l'anziana nonna che l'ha attesa invano mentre dall'abitacolo del taxi la città si intreccia ai suoi pensieri, ai sentimenti alle lacrime di qualcosa perduto ... C'è molta automobile anche qui, quasi che in quello spazio di intimità «obbligata» Kiarostami veda il luogo privilegiato in cui srotolare le linee narrative delle sue storie. (...) In Iran 'Qualcuno da amare' (...) non è uscito, bloccato dalla censura. (...) Uscirà al mercato nero, in dvd, come - tanti altri film." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto, 17 aprile 2013)

I film della stagione 2012 / 2013


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