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Iron Man 3

Iron Man 3

Sabato 11 maggio - Ore 21:00

Domenica 12 maggio - Ore 16:00 e 21:00

Ingresso: 3.00 euro

Il nuovo film Marvel Iron Man 3 vede lo sfacciato ma brillante industriale Tony Stark/Iron Man combattere contro un nemico senza limiti. Quando Stark vedrà il suo mondo personale distrutto per mano del suo nemico, intraprenderà una straziante missione alla ricerca dei responsabili. Si tratterà di un’impresa che metterà a dura prova il suo coraggio in ogni momento. Con le spalle al muro, Stark dovrà sopravvivere senza i dispositivi da lui creati, fidandosi solo del proprio ingegno e istinto per proteggerele persone che ama. Mentre trova tutte le forze per reagire, Stark trova la risposta alla domanda che lo ha sempre segretamente perseguitato: è l’uomo che fa l’armatura o è l’armatura che fa l’uomo?

Regia: Shane Black

Interpreti: Robert Downey Jr., Gwyneth Paltrow, Guy Pearce, Don Cheadle, Rebecca Hall, Paul Bettany, Ben Kingsley, Jon Favreau, William Sadler

Sceneggiatura: Shane Black, Drew Pearce

Fotografia: John Toll

Montaggio:  Jeffrey Ford, Peter S. Elliot

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cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Stark si accomoda sul divano dell'analista nel (possibile) finale della saga: l'introspezione vince sull'azione

Premesso che sulla valutazione di Iron Man pesa la pregiudiziale sull'interprete che lo ha cannibalizzato in questi cinque anni - un conto è rimanere estasiati dal narcisismo incontenibile di Robert Downey Jr., un altro è detestarlo - va detto che questo terzo e (probabilmente) conclusivo atto della saga Marvel limita assai lo spirito spaccone, e dell'attore e del personaggio.

Il film riserva un'inaspettata svolta psicanalitica, togliendo a Tony Stark maschera e armatura per rimetterlo là dove è sempre stato: sul divano dell'analista. Tra crisi di panico e crisi di coscienza, l'ultima missione intrapresa dall'uomo di ferro gli servirà soprattutto a liberare se stesso dai propri demoni e a salvarsi. In ciò incarnando meglio di ogni Iron Patriot (che è lo stesso robot riverniciato però con i colori della bandiera US) un tratto peculiare dello spirito americano, infantile e smisurato, oppure smisurato perché fondamentalmente infantile.

Se questo è il dato più interessante del plot di Drew Pearce e Shane Black (anche regista), a soffrirne una volta tanto è l'azione. Fatta eccezione per il finale pirotecnico e un'ottima sequenza a bordo (e fuori da) dell'Air Force One, l'adrenalina latita e una volta tanto ci si potrà lamentare dell'invadenza della storia e dei caratteri sullo spettacolo e gli effetti speciali.

Villain (Guy Pearce) e movente narrativo (la creazione di un super-esercito) non dicono nulla di nuovo sul fronte della lotta al male, ma almeno esplicitano una battaglia tutta interna al capitalismo, tra chi altera il mercato determinando insieme domanda e offerta (minaccia e soluzione) e chi invece offre un modello a dominante umana (Stark). O se preferite delineano uno scontro tra due idee di potenza, una delirante e senza freni, l'altra limitata.

Il personaggio della Paltrow ha più spazio qui che nei due precedenti episodi sommati insieme. Divertenti i cammei di Jon Favreau e Ben Kingsley mentre non si capisce bene cosa ci faccia lì in mezzo Rebecca Hall. C'è anche la consueta comparsata di Stan Lee, da cogliere in un battito di ciglia [...] (Gianluca Arnone)

Iron Man 3

La critica

"Dura la vita dei super-eroi! Finiti ormai anche i super-problemi - secondo la formula che ha fatto la fortuna dei fumetti Marvel per decenni - il cinema cerca di allungare l'interesse del pubblico per i suoi blockbuster giocando su due binari, quello della tecnologia non più così infallibile (almeno per i «buoni», che per i «cattivi» è un altro discorso) e quello dell'autoironia, nuovo e più invincibile sistema per incrinare le certezze super-eroiche dei suoi protagonisti. Un percorso che calza a meraviglia con la spocchia e la iattanza del personaggio di Tony Stark (Robert Downey Jr.), miliardario e fanta-scienziato troppo sicuro di sé per non dover far i conti con la fallacia delle sue invenzioni e soprattutto con il fallimento delle sue certezze tecnologiche. A cominciare dall'invincibilità della sua corazza volante. Certo, in questa terzo episodio (che però rivendica legami forti anche con 'The Avenger's, dove Iron Man era solo uno dei partecipanti) c'è anche il cattivo di turno ma più che raccontare la lotta di Tony Stark/Iron Man contro il vendicativo Mandarino (Ben Kinsley, con un naso preoccupantemente adunco), il film costruisce il suo interesse sulla lotta che Stark deve fare con se stesso, le sue angosce e la sua (momentanea) inefficienza eroica. Come spesso in questi film che devono giocare con le attese dei fan ma anche con la loro enciclopedica preparazione, l'espediente narrativo più usato è quello di un reboot, di una «ripartenza» che scava nel passato dell'eroe per svelarne qualche particolare poco noto. (...) Più che alle difficoltà di un eroe privato dei suoi poteri, per buona parte del film assistiamo al tentativo di un (ex)eroe di arrabattarsi alla meglio con un mondo che non sembra fatto assolutamente a misura di eroismo. Dove hanno il loro peso l'avventura non proprio esaltante che l'aveva visto alle prese con gli altri super-eroi in 'The Avengers' (di cui gli è restata un'angoscia esiziale) e la scoperta di alcuni difettucci personali come la supponenza e la distrazione (la gag più riuscita è lo scontro con un autotreno non visto, che manda in frantumi l'armatura). E' indubbiamente un modo per raccontare in maniera diversa una storia sempre un po' uguale a se stessa (il super-eroe vince sempre), cercando le risate e la leggerezza della commedia. Fin troppo, verrebbe da dire, perché questo ricorso continuo all'ironia, che non risparmia nemmeno il personaggio del terrorista para-islamico (con una gag infantilmente scatologica) finisce inevitabilmente per togliere tensione alla storia: non aspettiamo con ansia quello che sta per succedere al nostro eroe ma pregustiamo con piacere la battuta o la gag che siamo sicuri di trovare. Un meccanismo che finisce per trasformare in barzelletta anche la parte più seria del film, quella che alla fine di due ore di film svela l'origine del Male (e del Cattivo) e che chiama in causa la stessa America. In altri film tutto sarebbe stato costruito per arrivare a questo svelamento finale, lasciando nello spettatore il dubbio sulla veridicità dell'Ipotesi. Qui sembra l'ennesima gag usata per l'ennesimo colpo di scena, funzionale ad alimentare quelle ipotesi complottistiche che minano all'origine l'ipotetica credibilità del film. E ne sottolineano la natura irrealisticamente «infantile»: un giocattolone colorato e rumoroso, che «esplode» alla fine in un tripudio di esplosioni, scontri ed effetti speciali, dove le bombe si confondono coi fuochi d'artificio e un esercito di Iron Men annuncia il quarto, inevitabile sequel. Preparatevi, gente." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 24 aprile 2013)

"Archiviato l'ottimo 'The Avengers', l'eroe corazzato dei fumetti Marvel torna in un blockbuster piuttosto deludente, dove solo un paio di sequenze spettacolari meritano la visita. Il difetto sta all'origine ed è lo stesso di molti blockbuster di supereroi: anziché sviluppare una linea narrativa, la sceneggiatura accumula le peripezie violente a favore del 3D (di rado così inutile), con un effetto di ripetizione che non favorisce la suspense. Stark dissemina il tutto di battute, non sempre divertenti, e i suoi battibecchi di coppia con la fidanzata Pepper mancano di convinzione." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 24 aprile 2013)

Iron Man 3

"Terrorismo, terrorismo e ancora terrorismo. L'ossessione americana per l'attacco al potere continua a incendiare gli schermi e coinvolge persino i supereroi. E così in 'Iron Man 3' (...) Tony Stark deve difendere il Presidente degli Stati Uniti dalle minacce del Mandarino (uno dei più celebri cattivi nel franchise), che tanto somiglia a Benladen, e di uno scienziato pazzo che ha trovato il modo di potenziare biologicamente gli esseri umani trasformandoli in 'armi viventi'. Che gli Usa siano ancora ostaggio di paure che affondano le proprie radici nell'11 settembre è evidente, ma il cuore pulsante del film diretto da Shane Black, tra un'esplosione e un inseguimento, è la riflessione sul ruolo degli eroi oggi. Nel primo film il supereroe Marvel, nato nel 1963 sulle pagine di 'Tales of Suspance', era un arrogante miliardario costruttore di armi costretto da un incidente a cambiare vita e a costruire l'armatura di Iron Man. Nel secondo Stark soffre di gravi problemi di salute. Poi arriva l'avventura degli 'Avengers' e la vista di un portale aperto su un altro mondo sopra la sua testa stravolge tutte le sue convinzioni. In questa nuova storia lo ritroviamo più stressato che mai, insonne e inquieto, alle prese con un'armatura difettosa e in preda ad attacchi di panico. Per un «uomo di latta», così si definisce egli stesso in un momento di sconforto, certe esperienze possono essere destabilizzanti. Chi è veramente Tony Stark senza la sua armatura? Lo scoprirà proprio in questo nuovo film dove gli sarà più utile un ragazzino che tutta la tecnologia del mondo. E dove per difendere le persone che ama dovrà contare su intelligenza e istinto più che sulle tanti armi costruite per hobby. Dovrà insomma ritrovare la sua strada per tornare a essere un supereroe, capace di accettare paure e fragilità con una nuova consapevolezza della propria identità. Non a caso il motto del mondo Marvel è «grandi poteri, grandi responsabilità». Ricco come di consueto di un'ironia dissacrante che si diverte a demolire il giocattolone hollywoodiano un secondo dopo averne esaltato la spettacolarità, il film condanna l'ingegneria genetica, che sebbene pensata a fin di bene viene manipolata per scopi malvagi, e mescola le carte in tavola anche in fatto di nemici, che rivelano un'identità diversa da quella alla quale abbiamo creduto. Sono gli esseri umani a creare i propri demoni, come a dire che i mostri di malvagità non vanno necessariamente cercati in Pakistan, ma a due passi da casa. E ancora una volta l'uomo d'acciaio può contare sulla complicità del brillante Robert Downey Jr., capace di regalare umanità, umorismo, strafottenza e spessore drammatico a un personaggio dal difficile equilibrio. Accanto a lui tornano Gwyneth Paltrow nei panni della fidanzata Pepper Potts e Don Cheadle in quelli di James Rhodes, mentre i cattivi sono affidati a Guy Pearce e Ben Kingsley in un ruolo che vi sorprenderà. Gli appassionati del genere riconosceranno in un cameo il leggendario Stan Lee, creatore di alcuni dei più celebri personaggi Marvel." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 24 aprile 2013)

Iron Man 3

"L'enorme successo ottenuto al botteghino da 'The Avengers' sembra aver cambiato le regole del gioco nei Marvel Studios (e Disney). Non aspettatevi più seriose trasposizioni degli eroi a fumetti, carichi delle loro responsabilità davanti all'umanità, ma godetevi il lato comico delle loro avventure. Se sarà una tendenza, Io scopriremo presto. Di certo, il nuovo atteso 'Iron Man 3' si contraddistingue perla sua verve comica. Al punto da trasformare un villain famoso, per chi ama questa saga Marvel, come il terribile Mandarino in una sorta di macchietta (...) Certo, il terzo episodio della saga dedicata a Tony Stark non è solo questo. C'è tanta azione e soprattutto ci sono valanghe di effetti speciali davvero azzeccati. La scena dell'attacco alla villa di Stark o quella dello scontro finale, valgono, da sole, il prezzo del biglietto. Però, a sorprendere, è la levità che accompagna tutta la pellicola e che si apprezzava nel già citato 'The Avengers'. I cultori duri e puri del fumetto storceranno il naso ma il grande pubblico sentitamente ringrazierà. Si sorride e spesso, fin dall'inizio (...), pur all'interno di una sceneggiatura grossolana. Anche nei momenti che dovrebbero essere toccanti, non manca la risata. (...) Il tutto, impreziosito da un grande Robert Downey jr. perfettamente a suo agio nei panni di Iron Man (tranne negli attacchi di panico che sembrano forzati) e da un cast di supporto di ottimo livello. Avanti, così." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 24 aprile 2013)

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