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Il Mundial dimenticato - La vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia 1942

Il Mundial dimenticato - La vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia 1942

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La storia prende inizio con il ritrovamento di un misterioso scheletro vicino ad una macchina da presa negli scavi paleontologici di Villa El Chocòn, nella Patagonia Argentina. Le indagini svelano che i resti umani appartengono a Guillermo Sandrini, cineoperatore argentino di origini italiane, ex fotografo di matrimoni e inventore per hobby, ingaggiato per "filmarei Mondiali in modo memorabile e rivoluzionario". La bobina contenuta nella macchina da presa di Sandrini promette di svelare la verità sul risultato della finale del Mundial dimenticato, che sarebbe stato organizzato dal ricchissimo ed eccentrico Conte Vladimir Von Otz nel luogo del pianeta più lontano dalla guerra. Il più esperto ricercatore sul tema, il giornalista argentino Sergio Levinsky, fa da guida in un'inchiesta che attraversa l’America Latina e l’Europa. Le suggestioni di immagini d’archivio inedite e spettacolari e di una ricca documentazione (fotografie, giornali locali, lettere, diari privati) si alternano a numerose interviste che coinvolgono sia i pochi appassionatitestimoni diretti, sia personalità della cultura e del calcio (Gary Lineker,Roberto Baggio, João Havelange, Darwin Pastorin, Pierre Lanfranchi, OsvaldoBayer, Victor Hugo Morales). Mentre il mondo civilizzato è ingoiato dalla ferocia della II Guerra Mondiale, dodici squadre si sfidano per conquistare la Coppa Rimet, stranamente riapparsa in Patagonia. Formazioni composte da pochi giocatori professionisti mescolati amigranti di mezzo mondo, operai e minatori, ingegneri ed ex cercatori d'oro,acrobati del circo e rivoluzionari in esilio, soldati nazisti e indiosmapuches. Chi vinse il misterioso Mundial? Perchè da allora non se n'è più parlato?

Regia: Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni

Interpreti: Sergio Levinsky, Marcelo Auchelli

Con l’amichevole partecipazione di Roberto Baggio, Osvaldo Bayer, Tití Fernandez, Joao Havelange, Pierre Lanfranchi, Gary Lineker, Victor Hugo Morales, Darwin Pastorin, Peter Holme, Jorge Valdano, Maurizio Ambrosini

Fotografia: Filippo Macelloni

Montaggio: Piero Lassandro

 Biglietti esselunga Vieni al cinema alla domenica sera - a Casatenovo costa meno Prendi sei e paghi cinque - Tessere a scalare

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Quando il calcio profumava di leggenda: straordinario (finto) doc di Garzella e Macelloni. Da un racconto di Osvaldo Soriano

"Il Mondiale del 1942 non figura in nessun libro di storia ma si giocò nella Patagonia Argentina". Lo scriveva il grande Osvaldo Soriano nel 1995 in "Pensare con i piedi", lo conferma questo splendido documentario (che immaginiamo lo scrittore argentino avrebbe adorato) di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni, prodotto da Daniele Mazzocca e Pier Andrea Nocella, già ospitato dai Venice Days 2011. E' Il mundial dimenticato, frutto di quattro anni di lavoro, viaggio nel tempo che riporta alla luce - anche grazie al ritrovamento di straordinari materiali filmici dell'epoca, alcuni conservati negli archivi di Cinecittà Luce - l'epica di un avvenimento fortemente voluto dal Conte Vladimir Otz, mecenate stravagante e visionario emigrato in Argentina negli anni '30 che, in risposta agli orrori del cosidetto mondo "civilizzato", organizzò in Patagonia un vero e proprio mondiale di calcio nel 1942 (anno in cui la FIFA, come per la successiva edizione del '46, sospese la competizione "ufficiale" a causa della guerra in corso).

Raccontato attraverso le parole del più esperto ricercatore sul tema, il giornalista argentino Sergio Levinsky, il film prende le mosse dal ritrovamento di uno scheletro con la macchina da presa negli scavi paleontologici di Villa El Chocon, nella Patagonia Argentina: i resti umani appartengono a Guillermo Sandrini, cineoperatore di origini italiane assoldato - come svela una lettera del conte Otz a Jules Rimet - per "filmare i Mondiali in modo memorabile e rivoluzionario". Cosa che avvenne realmente, con tecniche che già 70 anni fa anticipavano le attuali "spider-cam" utilizzate sui campi di gioco da alcune emittenti satellitari: dalla "camera fluctuante" alla "trampilla", fino alla "cine-pelota" e al "cine-casco", Sandrini incarnò la risposta estetico-politica alla Leni Riefenstahl dei Giochi Olimpici di Berlino del '36, trovando la morte proprio durante la finale del mundial, flagellata da un violento temporale e da una drammatica alluvione che, fino ad oggi, "congelò" nella memoria il risultato tra la rappresentativa tedesca (nazista) e gli indios Mapuche sull'1 a 1.

Ma quel mondiale, caratterizzato non solo dalla partecipazione di giocatori non professionisti (operai, minatori, scavatori, ingegneri, militari, pescatori, esiliati e rivoluzionari in fuga) e dall'arbitraggio "con pistola" di personaggi che meriterebbero una letteratura a parte (il conte Otz assoldò addirittura William Brad Cassidy, figlio del più celebre Butch, che proprio come il padre dopo aver rapinato banche e assaltato treni, collezionando taglie in 5 diversi paesi dell'unione, si rifugiò in Patagonia), precursore se vogliamo della storica Italia-Germania del '70 (anche se l'esito fu differente, 3 a 2 per i teutonici grazie ad un arbitraggio che, ancora oggi, il terzino destro Antonio Battilocchi - allora operaio alla diga che poi l'alluvione spazzò via - definisce "scandaloso"), non poteva finire così. Mai riconosciuto dalla FIFA, sepolto nella memoria del tempo (e del fango), il mundial - emblema di un calcio che ancora profumava di leggenda - ebbe invece un vincitore: sepolto per decenni nella cinepresa di Sandrini, riportato in vita sul grande schermo di una saletta a Buenos Aires. "Campeones del Mundo!". Imperdibile. (Valerio Sammarco)

La critica

"Non è una commedia, non è un finto documentario e tantomeno un documentario vero. E' un sogno, il sogno di un calcio diverso, che per un caso beffardo esce in pieno scandalo calcioscommesse. Eppure 'Il mundial dimenticato', co-prododuzione italoargentina di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni, nasce da uno spunto letterario. Un racconto di Osvaldo Soriano (il geniale autore di 'Triste, solitario y final' dedicato al fantomatico mondiale di calcio disputato in Patagonia nel 1942. La Storia dice che nel '42 i mondiali saltarono per via della guerra. Ma la Storia la scrivono i vincitori mentre i due registi, sulla scorta di Soriano, danno vita a un mondo di personaggi improbabili e irresistibili, molto più romantico - e giocoso - di quello reale. Centravanti con gli occhiali, portieri dai poteri ipnotici, una fotografa ebrea in fuga, una squadra nazista in missione segreta, un arbitro figlio del bandito Butch Cassidy. Una piccola epopea organizzata dal vulcanico Conte von Otz, ministro dello Sport dell'inesistente regno di Patagonia, ricostruita settant'anni dopo, cioè oggi, da un intraprendente giornalista argentino. Che non solo saccheggia le cineteche di America e d'Europa, ma coinvolge anche vere personalità del calcio, da Baggio a Altafini, da Jorge Valdano a Victor Hugo Morales. Completa questa confusione creata ad arte una campagna virale molto cliccata su Youtube. Già presentato alle Giornate degli Autori di Venezia, 'Il mundial dimenticato' parteciperà per l'Italia al festival di Shanghai. Ma sarà anche nella rassegna di opere prime organizzata da Nanni Moretti, 'Bimbi belli'." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 31 maggio 2012)

"Incredibilmente falso. Incredibilmente divertente. Arriva nelle sale dal 1° giugno 'Mundial olvidado - Il Mondiale dimenticato', film di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni, presentato alle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia, 2011. Tratto dall'omonimo racconto dell'argentino Osvaldo Soriano il film (...) ricostruisce un fantomatico campionato di calcio avvenuto nel 1942 nella Patagonia argentina. Tra interviste e immagini di repertorio (di Cinecittà Luce e dell'Archivo Nacionale de la Nación di Buenos Aires), il film è un 'mockumentary', un film di finzione realizzato come se fosse un vero documentario. (...) Verosimiglianza e finzione si mescolano trasformando il film in un susseguirsi di divertenti e ironiche invenzioni e testimonianze (come quella del più giovane Mapuche, ormai novantenne, che elabora la cronaca del suo goal e della finale). A colorare la storia anche il triangolo amoroso tra una fotografa ebrea che conquista i cuori del calciatore tedesco, del cameraman (il primo ad aver inventato la telecamera subacquea) e del portiere Mapuche che ipnotizza i suoi avversari. Realizzato con soli 800.000 euro ma con tanta passione, 'Il mondiale dimenticato' è un sorprendente film italiano e testimonia che la qualità di una storia e la capacità di raccontarla non sono misurabili con i parametri del budget." (Emanuela Genovese, 'Avvenire', 31 maggio 2012)

"Già autori del riuscito 'Rimet - L'incredibile storia della coppa del Mondo', Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni si sono dedicati, ispirandosi alle pagine di Osvaldo Soriano, a un'altra storia, ancora più incredibile: quella del Campionato organizzato in Patagonia nel 1942, in pieno conflitto mondiale, su iniziativa di un eccentrico personaggio, certo conte Otz; e sparito dalle cronache sino al ritrovamento di un filmato d'epoca della finale, che si giocò a Montevideo e fu funestata da una alluvione con crollo dello stadio. Il dato più affascinante è che, non potendo causa il conflitto avere in Argentina i professionisti, a scendere in campo furono con entusiasmo patriottico gli immigrati, pescatori, ingegneri, rifugiati politici, operai. La rievocazione è brillante e, a fronte del degenerato quadro del calcio scommesse, questo viaggio nel passato appare rigeneratore." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 8 giugno 2012)

"Più che un documentario, una favola. Il sorprendente film di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni immagina che nel 1942 si svolse in Patagonia il Mondiale di calcio, che negli almanacchi figura come non disputato per la guerra. Una storia costata lunghe ricerche negli archivi, colma di affascinanti curiosità. Una per tutte: l'arbitro della finale era il figlio del fuorilegge Butch Cassidy. Degno a tal punto di co-tanto padre da usare la pistola anziché il fischietto. Un film per tutti, anche per i non appassionati." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 8 giugno 2012)

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