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Detachment - Il distacco

Detachment - Il distacco

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Henry Barthes, supplente di letteratura al liceo, è un uomo solitario che porta dentro di sé un’antica ferita e cerca di tenere gli altri a distanza. Henry entra ed esce dalla vita degli studenti, cercando di lasciare qualche insegnamento come può, nel poco tempo che ha con loro. Quando un nuovo incarico lo porta in una degradata scuola pubblica di periferia, il mondo di Henry viene lentamente alla luce attraverso i suoi incontri con gli studenti - giovani senza speranze per il futuro - e gli altri insegnanti disillusi. Ciò che sconvolge di più la sua vita è, tuttavia, l’incontro con Erica, una prostituta adolescente scappata di casa. Ma anche Meredith - allieva sveglia e molto sensibile, schiacciata dal conflitto con il padre - e gli altri studenti, entrano in modo travolgente nella vita di Herny, rompendo gli argini e azzerando quella distanza tra lui e il mondo.

Regia: Tony Kaye

Interpreti: Adrien Brody, Lucy Liu, Bryan Cranston, Christina Hendricks, James Caan, Renée Felice Smith, Blythe Danner, Marcia Gay Harden, Tim Blake Nelson, Sami Gayle, Doug E. Doug, Isiah Whitlock Jr.

Sceneggiatura: Carl Lund

Montaggio: Michelle Botticelli, Barry Alexander Brown, Geoffrey Richman

Durata: 1 ora e 40 minuti

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cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Un'altra American History per Tony Kaye: j'accuse inattaccabile ma con troppa carne al fuoco

Lacerato da una tragedia che ne ha segnato l’infanzia, Henry Barthes (Brody) è un supplente di letteratura al liceo. Abituato da sempre a tenere il prossimo a distanza, cerca comunque di lasciare qualche insegnamento agli studenti nel poco tempo che ha a disposizione con loro. A riportare in superficie i suoi demoni e a riavvicinarlo al mondo sarà il nuovo incarico in una degradata scuola pubblica di periferia: l’incontro con Meredith (Betty Kaye, studentessa appassionata di fotografia ma afflitta da obesità e dal tormentato rapporto con il padre, che nella realtà è proprio il regista) e, soprattutto, con la prostituta-bambina Erica (Samy Gayle), sconvolgerà il suo già precario equilibrio.

È un cinema sempre in cerca dell’estremo, quello di Tony Kaye: pregio di per sé, difetto laddove alle dinamiche dell’impatto finiscono per subentrare quelle dell’accatto. Ai tempi, la provocazione portata con American History X non passò inosservata: stavolta, seppure inattaccabile sul piano dell’urgenza “sociale”, il film del regista britannico rincorre l’esasperazione per riempire il vuoto di una società che non fa più nulla per salvaguardare la crescita dei suoi adolescenti.

Insindacabile dal punto di vista “morale”, dunque, Detachment è alla costante ricerca di una “forma” che porti a convergere la fruizione nello stato d’animo del protagonista – talmente “bravo” e “giusto”, Brody, da sfiorare la caratterizzazione stile santino – frastagliato e prigioniero di un ricordo che fotografie, disegni animati in stop-motion, scritte e flash riportano in superficie con la stessa violenza del degrado che lo circonda. Ad iniziare dall’ormai morente nonno materno, “prigioniero” di se stesso e di una casa di riposo, forse custode senza memoria di un pesantissimo segreto: ma il centro di tutto, ora, per Henry, è la scuola, i ragazzi lasciati a loro stessi, i docenti “sconfitti” (tra i quali la preside Marcia Gay Harden, il professore James Caan, la professoressa Christina Hendriks, la psicologa Lucy Liu): un’altra tragedia, poi la luce di un abbraccio. Succede tutto, troppo. (Valerio Sammarco)

Detachment - Il distacco

La critica

"Sulla scia del genere scolastico, che copre un arco che va dal 'Seme della violenza' all''Attimo fuggente', Tony Kaye, regista che non perdona i costumi americani, mette in scena gli speculari guai di un supplente di letteratura e quelli di una classe degradata. Nasce il contatto con una prostituta baby, ma l'importante è difendersi dal mélo di una società che chiede l'elemosina morale. Le convenzioni sono rispettate ma il film espone la disillusione di gruppo con un bravissimo Adrien Brody, sosia di Gaber." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 22 giugno 2012)

"Malgrado il titolo cool, 'Detachment' è il classico film sovraccarico di temi, musica, effetti di regia, ma senza baricentro. Chi ricorda 'American History X' (con Edward Norton nazi) conosce lo stile sovreccitato e post-clip di Tony Kaye, qui al servizio di una storia di devozione e redenzione. (...) Gran cast comunque. Geniale James Caan che smonta i casi disperati con tecnica tutta sua." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 giugno 2012)

"La promotion lo presenta come 'un film sulla scuola pubblica americana', ma è parecchio di più. (...) Incentrato su un personaggio quasi dostoevskijano, per come assume su di sé i mali del mondo, ma col contorno di bei character secondari (affidati a un cast di lusso: James Caan, Lucy Liu, Marcia Gay Harden), il film di Tony Kaye ('American History X') non dà nulla per scontato e non carezza lo spettatore nel verso del pelo. Fulminei siparietti a disegni animati (sulla lavagna della scuola) contribuiscono all'impressione di cinema d'autore." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 22 giugno 2012)

"Sono quasi sessant'anni che vedo film americani sulla scuola. Non tutti di gran valore, molti però notevoli, come il primo in cui penso di essermi imbattuto, 'Il seme della violenza' di Richard Books, che proiettato alla Mostra di Venezia del '55, suscitò le rimostranze dell'ambasciatrice degli Stati Uniti, Clara Boothe Luce, perché, a suo dire, denigrava gli americani... Forse anche questo film di oggi, diretto e fotografato dal regista inglese Tony Kaye, anche cantante, compositore e pittore, potrebbe suscitare rimostranze da parte di qualcuno, ma vanno superate non solo perché, di recente, il cinema americano sulla scuola ci ha detto cose ben più terribili ma perché questa nuova impresa di Tony Kaye, molto più del suo esordio con 'American History X', può convincere quasi senza riserve. Per la vitalità delle situazioni psicologiche che affronta, per i modi spesso suggestivi con cui visivamente le risolve. (...) Un ritratto perfetto, sia nel distacco sia alla fine nel suo superamento." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 22 giugno 2012)

Detachment - Il distacco

"Il distacco è la condizione che Henry Barthes ha scelto per stare (in difesa) nel mondo. (...) Tony Kaye, inglese, lo avevamo conosciuto con 'American History X' anch'esso un'esplorazione dello scontro/relazione tra adulti e adolescenti, attraverso due fratelli, uno il maggiore, naziskin, l'altro il minore pronto a imitarlo. Il distacco parla di questo, ma è pure una storia d'amore, e una critica alla famiglia, a quell'universo chiuso di violenza autorizzata che, al tempo stesso, è il riferimento unico e privilegiato nelle decisioni sociali. Ed è un film sulla scuola, anzi sull'insegnamento, entra nell'intimità di cosa è la relazione particolarissima tra «maestro» e «allievo», scrutandone l'alternanza di vuoti e di pieni che mette in gioco, I'affannosa rincorsa di una verità (possibile) dentro quella che è, proprio come il modello familiare a cui va in sovrimpressione, un'altra geometria codificata rigidamente, dove la possibilità di errore è forse ancora più alta. (...) Ognuno ha i suoi angoli bui, e disperatamente cerca di muoversi, cerca degli appigli al caos. Kaye cerca a questo stato una corrispondenza nelle immagini, nel modo di filmare e di porre lo sguardo. A volte quasi sussurrato, in un'alternanza temporale, vai e vieni di piani narrativi, che costruiscono un passaggio del punto di vista. Quasi che tutto fosse già successo. O forse tutto è ancora possibile." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 22 giugno 2012)

"Diretto dal talentoso inglese Tony Kaye, l'autore di 'American History X' sul fenomeno del neo-nazismo in Usa, 'Detachment - Il distacco' è un film incerto fra intento sociologico e ambizioni formali; ma Adrien Brody è perfetto; e il suo esistenzialistico personaggio di rinunciatario della vita che scopre come alla vita sia impossibile sfuggire, è di assorbente forza emotiva." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 22 giugno 2012)

"Troppo programmaticamente nichilista, 'Detachment - II distacco' di Tony Kaye ha il difetto che mina tutti i lavori di registi americani che vogliono fare film all'europea. (...) un finale che non lascia il minimo spazio alla speranza." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 22 giugno 2012)

Detachment - Il distacco

"È emblematico lo sguardo privo di emozioni che Adrien Brody (chi meglio di lui?) sfoggia durante le lezioni di letteratura al liceo. Nei suoi occhi si legge la disillusione per una realtà che offre, a personale docente ed alunni, zero ambizioni e poche speranze per il futuro. Meglio insegnare con distacco (vedi titolo), da supplente, calandosi sopra una maschera per vincere impotenza frustrazione. Un film micidiale, sia per il suo pessimismo disarmante, sia per la barbosità di dialoghi da bigiata collettiva." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 22 giugno 2012)

"Bei tempi quelli di 'American History X', e il regista Tony Kaye non è cambiato. Non troppo: il problema è sempre l'educazione, anzi, la mala educazione, che qualche anno fa s'infettava di ideologia nazista, oggi s'infetta di nulla, ed è anche peggio. Là dove c'era Edward Norton con svastica e muscoli, ora c'è Adrien Brody, supplente a scuola come nella vita: apatico, anaffettivo e distaccato - come da titolo: 'Detachment' - finché in una public school di confine questi difetti si trasformano in virtù. Non gliene frega niente, i ragazzi lo sentono e apprezzano, e Adrien ricambia, tornando a fare i conti con se stesso e le ferite mai rimarginate. Complici una baby-prostituta presa dalla strada e una cicciona di talento, il professore lotta col rimosso e lotta per rimuovere il degrado. E il film? Pregevoli intenzioni socio-pedagogiche, foto, animazioni in stop-motion e flash per gradire, ma esiti a mezz'asta: il distacco è autenticità, l'ambizione una sfida, l'esasperazione la panacea di tutti i vuoti? La verità negli occhi di Brody: troppo perfetto per essere vero." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 21 giugno 2012)

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