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Moneyball - L'arte di vincere

Moneyball

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Per superare un momento molto difficile legato al ridotto badget disponibile, Billy Beane, general manager della squadra di baseball Oakland A, si affida a Peter Brand, giovane economista. Questi, lavorando su un'analisi statistica computerizzata, dimostra che si può partire dai dati di ogni singolo atleta per ottenerne le migliori prestazioni. Da questo punto Billy si muove per procedere ad un profondo cambiamento della 'rosa'. Senza esitare, vende quelli che finora sono apparsi i punti di forza, e valorizza al contrario altri elementi, a costi assai più contenuti. Dopo qualche incertezza iniziale, gli Oakland A infilano una serie di venti vittorie consecutive, segnando il nuovo record e qualificandosi per la finale del campionato. Qui arriva una sconfitta, eppure il 'cambiamento' impresso lascia una traccia profonda. Beane riceve una grossa offerta da un altro proprietario ma rifiuta per proseguire il lavoro negli Oakland.

Dal libro "Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game", di Michael M. Lewis.

Regia: Bennett Miller

Interpreti: Brad Pitt, Jonah Hill, Philip Seymour Hoffman, Robin Wright, Kathryn Morris

Sceneggiatura: Aaron Sorkin, Steven Zaillian

 Biglietti esselunga Vieni al cinema alla domenica sera - a Casatenovo costa meno Prendi sei e paghi cinque - Tessere a scalare

Valutazione Pastorale (dal sito della CNVF della Conferenza Episcopale Italiana)

Giudizio: Consigliabile, problematico

Tematiche: Famiglia - genitori figli; Lavoro; Sport

La frase 'ispirato ad una storia vera' è pertinente. Nel 2002 Billy Beane ha operato nel baseball un cambiamento forte che ha riguardato non tanto le tattiche sul campo quanto il lato amministrativo/gestionale, il modo di proporsi nei confronti degli atleti, delle loro aspettative, degli ingaggi, delle attese familiari e professionali. Partendo da un libro, il copione si propone come la cronaca viva e palpitante di una piccola/grande 'rivoluzione'. I ragionamenti di Beane, supportato dal timido Peter, vanno al fondo di una capacità psicologica che scandaglia umori, sentimenti, sfumature caratteriali, secondo una concezione tutta razionale e speculativa degli uomini e delle cose. Lo sport diventa un pretesto, ma conferma quanto il baseball sia parte importante della vita sociale e culturale americana. Brad Pitt dà al personaggio Billy la giusta credibilità, tale da far apprezzare la storia anche a chi di baseball non conosce alcunché. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile e nell'insieme problematico.

Utilizzazione: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e anche in seguito come esempio originale del rapporto cinema/sport. Lo sviluppo narrativo può risultare ostico per minori e piccoli, anche in vista di passaggi televisivi o di uso di dvd e di altri supporti tecnici.

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Statistica e rivoluzione: tra mazze e guantoni, convince l'indignado Brad Pitt

La vera storia di Billy Beane, il general manager degli Oakland Athletics, ovvero l'uomo che nel 2002 cambiò (per sempre) le regole del baseball Usa. Non tanto sul campo, quanto sui libri contabili: via specchietti per le allodole, ovvero supposte ma strapagate star, e fiducia incondizionata a statistiche, calcoli e “la scienza di vincere”. Aiutato da un utile nerd (Jonah Hill), il manager ed ex giocatore ha il volto di Brad Pitt (ottima prova, fisica e sorniona), mentre il regista Bennett Miller (Capote) - dal libro di Michael Lewis Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game - non muove di una virgola il sottogenere sportivo di riferimento, ma aggiunge humour negli spogliatoi e nelle stanze dei bottoni, contempla il formato famiglia e frulla le coordinate dell'American Dream portandoci (quasi) a credere all'incredibile. Perché Billy rifiutò un assegno da 12 milioni e mezzo di dollari da Boston: vale a dire, un eroe contro Wall Street e un exemplum tra epos ed ethos da portare in trionfo contro questi tempi di crisi. Sì, perché Billy è un proto-indignado, deciso a cambiar le regole tra mazze e guantoni: ce la farà, al netto delle (non) vittorie. E noi? Si attendono emuli sul campo da calcio... (Federico Pontiggia)

La critica

"Se il libro è un condensato di formule, la pellicola sceneggiata da Aaron Sorkin e Steven Zaillan e diretta dal Bennett Miller di 'Capote' è l'affresco dietro le quinte di un mondo sportivo, con al centro una complessa figura di protagonista. Lo interpreta in modo magnifico Brad Pitt (candidato), che sul passaggio dell'età ha raggiunto piena maturità di attore. (...) In realtà 'MoneyBall' non è un film sul baseball, racconta un microcosmo maschile grigio e spietato dove puoi essere messo fuori dall'oggi al domani. Ed è anche una malinconica elegia sulla solitudine di chi sfida le regole, sul contrasto fra razionalità e sentimentalismo (o romanticismo): quando vediamo i consulenti seduti intorno al tavolo a decidere sugli acquisti, vengono in mente i commessi viaggiatori di 'Glengarry Glen Ross' di Mamet, che parlando di mercato parlano della loro vita, e della vita in genere. Cast formidabile, un regista sensibile alle sfumature dell'animo e una coppia di sceneggiatori in grado di declinare su piano emozionale discorsi e cifre e di costruire personaggi sfaccettati, umani." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 27 gennaio 2012)

"Piacerà a chi ama vedere le storie di 'sogno americano' (mancato o raggiunto) specie se proposte con dialoghi fulminanti e con un grosso cast, attorno al quasi Oscar Brad Pitt. Garberà anche agli spettatori che non hanno mai capito nulla di baseball, ma rimpiangono certe nostre leggendarie squadre di provincia (il Padova di Nereo Rocco)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 27 gennaio 2012)

"La vera storia di Billy Beane, il general manager degli Oakland Athletics che nel 2002 cambiò per sempre le regole del baseball Usa. Non tanto sul diamante, quanto sui libri contabili: via supposte ma strapagate star e fiducia incondizionata a statistiche, calcoli e 'la scienza di vincere'. Aiutato da un utile nerd (Jonah Hill, candidato all'Oscar), il manager ha il volto di Brad Pitt (ottima e sorniona prova, in cinquina agli Academy Awards), mentre il regista Bennett Miller ('Capote') non muove di una virgola il sottogenere sportivo, ma aggiunge humour alla solita success-story, contemplando il formato famiglia e frullando le coordinate delI'American Dream. Perché Billy -udite, udite - rifiutò un assegno da 12 milioni e mezzo di dollari da Boston: dunque, un eroe 'pauperista' contro Wall Street e un exemplum etico ed epico contro la crisi. Sì, perché è un proto-indignado, deciso a cambiar le regole tra mazze e guantoni: ce la farà? Mentre 'Moneyball' (tratto dal libro omonimo di Michael M. Lewis) corre per la statuetta, noi attendiamo dei Beane sul campo da calcio: no, Zeman non basta." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 26 gennaio 2012)

Brad Pitt

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