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La chiave di Sara - Elle s'appelait Sarah

La chiave di Sara - Elle s'appelait Sarah

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Il 16 luglio 1942 gli ebrei parigini vengono arrestati e rinchiusi al Velodromo d'Inverno. Da qui saranno smistati nei vari campi di concentramento nazisti. Nel gruppo, in mezzo a tanti bambini, c'è Sara, 11 anni, che è riuscita a nascondere il fratellino Michel in un armadio prima dell'arrivo della polizia francese. Nel 2009, la giornalista Julia Jarmond, americana ma da venti anni residente a Parigi, incaricata di curare un'inchiesta su quell'episodio, si accorge che l'appartamento dove lei, il marito e la figlia stanno per trasferirsi è lo stesso nel quale abitava la famiglia di Sara. Un po'incuriosita, un po' preoccupata, Julia comincia una vera e propria indagine, nel tentativo di sapere se Sara è viva e di rintracciarla. Studiando prima gli archivi, e poi muovendosi tra Europa e Stati Uniti, Julia ricostruisce le vicende di Sara da quando grazie alla complicità di un soldato era riuscita a scappare dalla prigionia, e per tutto il dopoguerra fino alla morte/suicidio negli USA. Nel frattempo Julia deve gestire una imprevista crisi coniugale: alla notizia che è incinta, il marito non accetta la gravidanza, i due si separano, lei partorisce e due anni dopo eccola con la figlia, cui ha dato il nome Sara.

Tratto dal romanzo "La chiave di Sarah" di Tatiana de Rosnay

Regia: Gilles Paquet Brenner

Interpreti: Kristin Scott Thomas (Julia Jarmond), Mélusine Mayance (Sarah Starzynski), Niels Arestrup (Jules Dufaure), Michel Duchaussoy (Edouard Tezac), Frédéric Pierrot (Betrand Tezac), Dominique Frot (Geneviève Dufaure), Gisèle Casadesus (Mamé), Aidan Quinn (William Rainsferd), Natasha Mashkevich (sig.ra Starzynski), Arben Bajraktarsi (sig. Starzynski), Sarah Ber (Rachel), George Birt (Richard Rainferd), Charlotte Poutrel (Sarah adulta)

Sceneggiatura: Serge Joncour, Gilles Paquet Brenner

Montaggio: Hervé Schneid

Musiche: Max Richter

Durata: 1 ora e 51 minuti

 Biglietti esselunga Vieni al cinema alla domenica sera - a Casatenovo costa meno Prendi sei e paghi cinque - Tessere a scalare

Valutazione Pastorale (dal sito della CNVF della Conferenza Episcopale Italiana)

Giudizio: Giudizio: Raccomandabile/problematico/dibattiti

Tematiche: Aborto; Famiglia; Male; Razzismo; Storia

Due aspetti ben definiti, e opposti, compongono il copione: quello vero, ispirato ad uno dei purtroppo numerosi e tragici momenti della persecuzione nazista, ancora più triste perché legato alla complicità dei francesi stessi; quello della contemporaneità, inventato per verificare gli effetti 'oggi' di una Storia che ha ormai 70 anni. Ed è una verifica opportuna, che attraversa quelle generazioni che dal dopo guerra in avanti hanno avuto un rapporto sempre più labile col passato, fino ai più giovani, del tutto all'oscuro anche dei nomi e dei luoghi (a Parigi il Velodromo come si sa non esiste più...). Julia si trova al bivio tra il non sapere e la voglia di conoscere tutto, tra un'iniziativa individuale e la consapevolezza che il suo lavoro possa aiutare gli altri nella costruzione di una memoria condivisa. Accanto a questo della 'memoria', molto forti emergono anche i temi della responsabilità collettiva, della coscienza, della verità che deve guidare il nostro agire quotidiano. Così insieme al proprio doloroso lavoro di ricerca, Julia affronta anche il tema della gravidanza, risolta nella decisione di far nascere la figlia e di affidare a lei una nuova scommessa su una Storia più pacificata e condivisa. Intenso e commosso, il film, dal punto di vista pastorale, è da valutare come raccomandabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni, anche a livello didattico (per le scuole di vario grado) per avviare riflessioni sui molti spunti che propone (Storia, memoria, ricerca della verità...).

La critica

L'incastro di piani temporali, soprattutto morali, offre alla storia del bestseller della de Rosnay (Mondadori) una novità che si arricchisce fin troppo alla fine: il discorso sulla necessità della memoria non passa di moda. La Scott Thomas è di dura, consapevole dolcezza." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 13 gennaio 2012)

"Alla più immane tragedia della Storia tocca, sullo schermo, una strana sorte: trovarsi in bilico tra commozione e banalità. Due recenti film francesi hanno per soggetto un episodio meno noto della Shoah: la deportazione di migliaia di ebrei nel Velodromo d'Inverno, durante l'occupazione nazista di Parigi. Uscito l'anno scorso, 'Vento di primavera' sceglieva la via - piuttosto banale - del melodramma turgido. 'La chiave di Sara', tratto dal bestseller di Tatiana de Rosnay, adotta quella della sobrietà e del pudore: non senza, però, lasciare allo spettatore un senso di già-visto, nella sua composta narrazione a piani temporali alternati e nella solennità del tono: difficilmente evitabile dato l'argomento, ma che un po' sa di maniera. (...) Notevole l'interpretazione della bimba-prodigio Mélusine Mayance, 'scoperta" di François Ozon." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 13 gennaio 2012)

"Come il recente 'Il vento di primavera', 'La chiave di Sara', ispirato all'omonimo bestseller di Tatiana de Rosnay, rievoca il terribile e vergognoso episodio del rastrellamento di migliaia di connazionali ebrei effettuato nel luglio del 1942 a Parigi dalla polizia francese su istanza dei nazisti occupatori. (...) Come succede in questi casi, c'è un episodio che risulta più emozionante ed è quello di Sara. La parte attuale resta piatta e di maniera e, nonostante Kristin Scott Thomas sia una gran brava attrice, è la vibrante Mélusine Mayance che impersona Sara a rimanere impressa." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 13 gennaio 2012)

"Il cinema ha riscoperto la dimenticata retata del luglio 1942 a Parigi. Un'altra pagina buia dell'Olocausto. Il recentissimo 'Vento di primavera' aveva già detto tutto, e anche piuttosto bene. Comunque questo dramma francese ripercorre l'identico tragitto, visto con gli occhi della piccola Sara. (...) Un film nobile negli intenti, ma troppo contorto e solo a tratti toccante." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 gennaio 2012)

"A Parigi là dove un tempo sorgeva il Vélodrome d'Hiver, il Velodromo d'inverno - al cui interno nell'estate 1942 vennero rinchiusi per giorni migliaia di ebrei in condizioni disumane prima di essere trasferiti nei campi di concentramento - oggi ha sede il ministero dell'Interno. Una di quelle singolari coincidenze con le quali la storia pare voler sottolineare alcuni passaggi importanti e drammatici. Fu infatti il governo collaborazionista di Vichy, proprio attraverso la sua polizia, a pianificare e ad attuare il rastrellamento della mattina del 16 luglio che portò tredicimila ebrei parigini, quattromila dei quali bambini, nei lager nazisti. Alla fine della guerra tornarono solo in venticinque. Si tratta di una pagina oscura della storia francese, in parte rimossa dalla coscienza collettiva, ma con la quale negli ultimi anni l'opinione pubblica sta facendo i conti, in un percorso, tanto difficile e doloroso quanto necessario, di riconoscimento delle responsabilità nella macchina dello sterminio nazista. Ad accompagnare questo percorso, oltre alla pubblicazione di libri, ci sono ora anche film che ricostruiscono le storie di chi orchestrò e collaborò a quell'orrore e ne porta per sempre il marchio d'infamia, così come la tragedia delle vittime, senza dimenticare le vicende di quanti si opposero o tentarono di farlo con coraggio e a rischio della vita. E così, dopo 'Vento di primavera', della regista Rose Bosch, uscito in occasione della Giornata della memoria del 2010, anche quest'anno una pellicola francese affronta il tema collaborazionismo della Repubblica di Vichy. È 'La chiave di Sara', di Gilles Paquet-Brenner (...), tratto dall'omonimo romanzo di Tatiana de Rosnay. Accolto con favore in Francia, al pari del libro che aveva ottenuto uno straordinario successo, il film è costruito su due storie parallele - una ambientata ai giorni nostri e l'altra durante i fatti dell'estate del 1942 - destinate alla fine a incrociarsi con conseguenze inattese. (...) Evidenziando i due piani narrativi e temporali con un differente timbro della fotografia, più freddo quello che illustra l'oggi, più caldo e patinato quello passato, la regia riesce a saldare con equilibrio le due vicende e i percorsi individuali delle due protagoniste. Kristin Scott Thomas dà vita a un personaggio credibile, con i suoi tormenti interiori e il desiderio sempre più impellente di conoscere una verità che le risulta indispensabile, anche per decidere cosa fare dinanzi alla imprevista gravidanza. La sua ricerca di risposte su fatti passati da anni l'aiuterà a far luce sulla sua vita di oggi, ricollocandone le priorità e restituendole certezze. La piccola Mélusine Mayance dà corpo a una Sara determinata, concentrata sul suo obiettivo, decisa a non arrendersi di fronte a un'impresa che sembra impossibile. Attraverso i suoi occhi di bambina lo spettatore è posto dinanzi all'orrore della Shoah, osserva la distaccata e supina efficienza dei poliziotti, in azione tra la palese soddisfazione di alcuni, la non meno dolorosa indifferenza dei più, l'indignazione di altri che tuttavia rimasero in silenzio, la concreta solidarietà di pochi coraggiosi. Raccontare la Shoah è sempre impresa a rischio. Ma pur con alcune debolezze, 'La chiave di Sara' è un film misurato, d'impronta popolare e accessibile a tutti, in grado anche di suscitare una riflessione. Un film che - sia pure utilizzando con una certa libertà un'opera di fantasia anziché una testimonianza diretta - racconta una storia reale da un punto di vista originale, senza mai scadere nella facile retorica e nella pateticità. E che, lontano da generalizzazioni, riesce a mostrare gli atteggiamenti della gente in quel drammatico frangente, così come i contrastanti sentimenti dell'opinione pubblica di oggi, dalla scarsa conoscenza dei fatti da parte dei giovani al senso di fastidio di alcuni adulti, soprattutto anziani. Per questi ultimi l'invito è a fare i conti con il passato senza indulgenti compromessi, per i primi ad avvicinarsi a quella storia perché la sua memoria non venga dispersa ma serva come monito." (di Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 13 gennaio 2012)

I film della stagione 2011 / 2012


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