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Immortals

Immortals

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Ambientato nella Grecia antica dove a farla da padrona è la mitologia e i suoi protagonisti, il film vede una sacerdotessa di nome Phaedra (Freida Pinto) impegnata assieme al protagonista Teseo (interpretato da Henry Cavill) in un'avventura dalle quale dipendono i destini del mondo: obiettivo, quello di scongiurare una guerra fra gli dei dell'Olimpo e i Titani capeggiati da Iperione (Mickey Rourke).

Regia: Tarsem Singh

Henry Cavill, Freida Pinto, Mickey Rourke, Kellan Lutz, Isabel Lucas, Luke Evans, John Hurt, Stephen Dorff, Joseph Morgan, Corey Sevier, Steve Byers, Alan Van Sprang, Luccio Romano Orzari, Robert Maillet, Daniel Sharman

Fotografia: Brendan Galvin

Montaggio:  Stuart Levy, Robert Duffy

 Biglietti esselunga Vieni al cinema alla domenica sera - a Casatenovo costa meno Prendi sei e paghi cinque - Tessere a scalare

Valutazione Pastorale (dal sito della CNVF della Conferenza Episcopale Italiana)

Giudizio: futile, violento

Tematiche: Guerra; Violenza

La mitologia è diventata una materia ormai talmente lontana, distante e opinabile da poter essere rimodellata a totale piacimento e senza tanti riguardi. Volendo richiamarsi al non esemplare "300", la produzione e il regista partono da alcuni personaggi conosciuti per farne pedine di una sorta di incongruo videogame, un gioco interattivo da playstation, uno scontro segnato da ralenti e scarti visivi sui quali la tecnica del 3D cala per accentuare movimenti, scontri, salti, colpi di freccia. Non c'è però solo questo. All'interno di una claustrofobica unità di luogo, i protagonisti sono lasciati ad affrontarsi in scontri, ora singoli ora collettivi, all'insegna del pulp più accentuato. Il sangue scorre senza risparmio, ed è conseguenza di un uso selvaggio e spietato di armi, spade, coltelli, e qualto altro si può trovare. Il risultato, al di là, di un esercizio formale del tutto sterile, non esiste. L'operazione è insignificante e semmai dannosa nel creare confusione e nel non aiutare a prendere distanze da ciò che si vede. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come futile e del tutto violento.

Utilizzazione: il film può essere utilizzato con molta cautela e per occasioni mirate, forse come occasione per una verifica della tecnica al servizio di una storia molto debole e priva di contenuti. Attenzione è comunque da tenere per minori e piccoli in vista di passaggi televisivi o di uso di dvd e di altri supporti tecnici.

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Cartapesta CGI, 3D e mitologico Bene vs. Male per un pallido epigone di 300: non ci resta che Eraclito, Panta rei...

Non è una Corazzata, ma una trireme greca, eppure, rimane una boiata: mitologica!

Dai produttori (Gianni Nunnari e Mark Canton) del già sopravvalutato 300, che al confronto è Kubrick, l’ennesimo excursus nella mitologia ellenica, rinforzato di 3D e CGI: è Immortals, diretto dall’”indiano d’America” Tarsem Singh e scritto dai due fratelli greco-statunitensi - si direbbe statunitensi-statunitensi… - Charles e Vlas Parlapanides, che la materia Olimpica la conoscono, come no.

Comunque, Teseo (Henry Cavill) ha una mamma di dubbia fama e rimedia portandosi a letto l’oracolo Freda (Freida Pinto), ben lieta di barattare le visioni un tanto al chilo con carne e ossa… Per il resto, gonfia i pettorali, mena le mani, combatte il Minotuaro, mentre il malvagio Re Iperione (Mickey Rourke, tristezza vederlo ridotto così) è l’antagonista e rispetto a 300 sfoggia qualcosa di nuovo: là Serse prediligeva il queer, qui la mise è sadomaso da battaglia, con un’aura morbosetta, un filo BDSM e un po’ justiniana (femminili muggiti di sadiana memoria...).

Non bastasse, c’è Zeus uno - giovane è Luke Evans - e bino - vecchio, John Hurt - ma ineluttabilmente incolore, mentre a salvarsi è il solo Stephen Dorff, che pure parrebbe rimpiangere Somewhere o qualsiasi altro posto. Il resto? Bene versus Male, of course, con sincretismo e ucronia - si straparla di libero arbitrio, sigh - a foraggiare i soliti scontri di civiltà, manco ci fosse ancora Reagan o, che ne so, un Bush qualsiasi: è un biscotto idrogenato e insipido questo Immortals, buono da inzuppare nel Tea Party delle 5 e altri ideologici “noi meglio di loro, noi contro loro”.

Tra cartapesta in CGI e un 3D che se ne accorge soprattutto il biglietto, sull’altare “dei, patria e famiglia” si sacrifica Grecia Antica e credibilità contemporanea. Ma, tranquilli, lo diceva già Eraclito (o chi per lui): Panta rei... (Federico Pontiggia)

La critica

"La mitologia a misura di adolescenti. Potrebbe essere la ricetta vincente di 'Immortals', non a caso prodotto da quelli di '300' cui i riferimenti sono chiari (ma con un occhio anche al successo televisivo di 'Spartacus'). Un peplum ambientato nell'antica Grecia, con Mickey Rourke strepitoso 'villain' che vuole distruggere l'umanità e il contadino Teseo (Henry Cavill), fisico scolpito, che gli si oppone con l'aiuto degli dei dell'Olimpo e della bella Freida Pinto in versione Oracolo della Sibilla. Un videogame che piace." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 11 novembre 2011)

"Piacerà a chi ama il peplum (ovvero le antiche 'ercolate') specie quando è manipolato da qualche regista immaginifico, come l'indù di Hollywood Tarsem Singh, che ci lustra gli occhi con una selvaggia, incessante tavolozza di colori ("Caravaggio incontra 'Fight Club'" è uno degli sfrontati slogan di lancio)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 novembre 2011)

"«Un mix tra 'Caravaggio' e 'The Fight Club», «una via di mezzo tra 'Old Boy' e Fight Club» e «l'antica Grecia ritratta in un quadro del Rinascimento», così Tarsem Singh descrive 'Immortals'. Rinascimento e Caravaggio non sono proprio la stessa cosa, ma non c'è dubbio che 'Immortals' sia un film pittorico, visivamente studiatissimo, come tutti i lavori del regista indiano di 'The Cell' (2000) e 'The Fall' (2006). Con tre soli lungometraggi realizzati nell'arco di undici anni (ma fa molta pubblicità e videomusicali) ogni nuovo Tarsem è un po' un evento. (...) Il tutto non è necessariamente organizzato in successione logica o mitologicamente accurata, ma anche questo fa parte dello stile del regista. Persino la maggior parte delle convenzioni del peplum vengono scavalcate, insieme all'ironia che spesso sottende quel genere. Attraversato da fiumi di sangue rossissimo, seppellito in una notte digitale quasi eterna, decine di corpi statuari, scolpiti con la luce (effettivamente cavareggesca), silhouettati sul suo sfondo, 'Immortals' mette in scena una battaglia dopo l'altra. (...) Il pulp iperbolico e frammentatissimo evocato in quella carneficina di spartani è qui filtrato dall'elaborata meraviglia che caratterizza il cinema di Tarsem. La premessa è interessante anche se il montaggio frenetico e la componente macho-ridicola prendono il sopravvento sul lirismo visivo e la stilizzazione visiva del regista. 'Immortals' arriva nelle sale in formato stereoscopico digitalizzato dopo le riprese, ma è evidente che, nella composizione delle inquadrature, Tarsem aveva in mente una versione 'aggraziata', raccolta dentro lo schermo della terza dimensione. Attenzione però agli schizzi di sangue." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 11 novembre 2011)

"Dimenticate Minosse, il Minotauro e la fondazione di Atene. Qui Teseo (Henry Cavill) si occupa di altro. Il giovane elleno protetto da Zeus deve impedire al perfido Re Iperione (Mickey Rourke, troppo gigione) di mettere le mani sul magico arco di Epiro in grado di risvegliare i Titani contro gli Dei. Dopo '300' e 'Scontro tra Titani', torna la mitologia greca riscritta in chiave di fantasy hollywoodiano con combattimenti al ralenti, sfondi ricostruiti al computer e una Grecia 'scandinava' che ricorda la Terra di Mezzo. 'Immortals' stupisce per due ragioni. 1. La regia dell'indiano Tarsem ('TheCell', 'TheFall') è potente ma senza volgarità. 2. Gli Dei non chiacchierano seduti nell'Olimpo ma scendono in campo a tirare, e prendere, mazzate. Cavill sarà il nuovo Superman. Qui è un Teseo teso al punto giusto. 3D deludente." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 11 novembre 2011)

"E' uno schiavo e non il figlio del re di Atene come vuole la leggenda, ma si chiama Teseo ed è un protetto degli dei il protagonista di 'Immortals', che aggiorna all'epoca del 3D e degli effetti speciali il vecchio peplum. Lo dirige Tarsem Singh, regista di origine indiana che ha studiato in Usa dove si è conquistato una certa fama con film di nicchia ('The Cell', 'The Fall') di spiccata vocazione epico-visionaria. E ora, pur concepito per un pubblico pop corn di adolescenti, 'Immortals' è l'ulteriore conferma di un sofisticato talento figurativo. Mescolando spunti orientali e occidentali (del gruppo di collaboratori fa parte l'ottima costumista Eiko Ishioka), arte classica e contemporanea, Tarsem reinventa fra interni ed esterni un paesaggio mitologico che non sarebbe dispiaciuto a Fellini (ed è infatti anche un po' debitore delle scenografie di Dante Ferretti). Scene d'azione tese e ben coreografate, un protagonista muscolare, Henry Cavill (il nuovo Superman), meno inespressivo di altri; un cattivo di spessore incarnato da Mickey Rourke, e un John Hurt a perfetto agio, da bravo interprete shakespeariano, nei panni di un vecchio che in realtà è Zeus." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 11 novembre 2011)

"Una boiata mitologica, avrebbe chiosato Fantozzi. Dai produttori di '300', che al confronto è Kubrick, un altro excursus non petito tra Grecia e Olimpo, con Teseo (Henry Cavill) che si porta a Ietto l'oracolo Freda (Freida Pinto) e gonfia i pettorali, re Iperione (Mickey Rourke, tristezza) che molla il queer di Serse ('300') e opta per il sadomaso da battaglia, Zeus giovane (Luke Evans), vecchio (John Hurt) e ugualmente insipido, nonché l'eterna lotta tra Bene e Male da inzuppare con il Tea Party delle 5 e altri ideologici 'noi versus loro'. Scrivono i due fratelli greco-americani - indi, utili idioti - Charles e Vlas Parlapanides, dirige l'indiano Tarsem Singh con 3D d'ordinanza, svariati fondali di cartapesta CGI e dialoghi - su tutti, quelli tra Teseo e Freda - intesi per minus habens, e solo per loro. Non bastasse, dietro al solito 'dei, patria e famiglia', spira un'arietta morbosa, un po' BDSM e un po' sadiana Justine (sacerdotesse che muggiscono rinchiuse in un toro rovente), ma noi stiamo con Eraclito: Panta rei, anche al cinema." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 10 novembre 2011)

I film della stagione 2011 / 2012


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