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La guerre est déclarée

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Romeo e Juliette erano liberi e felici. Poi, una brutta malattia colpisce il loro bambino, Adam, e tutto sembra precipitare. Tuttavia, la drammatica esperienza aiuterà entrambi a conoscere nuovi aspetti l'uno dell'altra e insieme, dalle ceneri del dolore, sapranno far risorgere il loro amore.

Regia: Valérie Donzelli

Interpreti: Valérie Donzelli, Jérémie Elkaïm, César Desseix, Gabriel Elkaïm, Brigitte Sy, Elina Löwensohn, Michèle Moretti, Philippe Laudenbach, Bastien Bouillon

Sceneggiatura: Valérie Donzelli, Jérémie Elkaïm

Fotografia: Sébastien Buchmann

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cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Quando la malattia fa bene: fuori concorso al TFF, la vita-Cinema di Valérie Donzelli e Jérémie Elchaim. Applausi

Romeo e Giulietta, ovvero l’amore ai tempi della malattia. Giovani, carini e innamorati, Giulietta (Valérie Donzelli) e Romeo (Jérémie Elkaim) hanno un bambino, Adam: tutto bene, finché non inizia a vomitare copiosamente, tenere la testa inclinata di lato e non camminare. In breve, ha un tumore al cervello: con famiglia e amici al seguito, ma progressivamente più soli, Romeo e Giulietta iniziano la lotta per la vita, per Adam, da Marsiglia a Parigi, con operazioni, chemioterapie e attese. E il tumore è un rabdoide: speranza di guarigione al 10%.

E’ La guerre est déclarée diretto dalla Donzelli e da lei interpretato al fianco di Elkaim: sullo schermo come nella vita, perché è la loro vera storia e l’Adam a 8 anni è loro figlio, Gabriel. Fuori concorso a Torino e prossimamente in sala con la Sacher di Moretti, girato con una macchina fotografica digitale (Canon EOS), candidato dalla Francia nella corsa agli Oscar (crediamo se la vedrà ad armi pari con l’iraniano Una separazione), la guerra dichiarata è occasionalmente quella all’Iraq, ma, ovviamente, è un’altra: quella contro la malattia, quella contro le malattie che comporta, in primis, nello stare insieme. E’ dura, durissima, e Romeo chiede: “Perché a noi, perché ad Adam?”. “Perché noi ce la possiamo fare”, risponde Giulietta, e pesa come una piuma su un gioiello di film, che parla di malattia, ma soprattutto guarigione, speranza, libertà.

L’hanno girato letteralmente in casa, con occhio lucido, zero ricatti e stile fichetto ma di sostanza, scrivendo la sceneggiatura a quattro mani e due – più una – vite, ma senza farne un dramedy privato: spazio, dunque, al paradigma (Romeo e Giulietta), alle incursioni musical (colonna sonora da brividi, con la classica di Delerue, Bach, Vivaldi, La cosa buffa di Morricone, e poi Laurie Anderson, Yuksek e Sebastien Tellier), all’enfasi mélo, a sparute zona d’ombra (parenti con qualche stereotipo, Iraq e Fronte Nazionale in dialoghi risparmiabili) e, infine, a una spiaggia di resurrezione, quella che Malick avrebbe voluto – non ce l’ha fatta – in The Tree of Life. Perché anche questo è un albero della vita, piantato nell’orticello di casa e cresciuto al sole del Cinema: non per augurare una simile esperienza, ma chi in Italia saprebbe fare altrettanto? Semplice, nessuno. Viva la Francia, e, per una volta, viva la Guerra! (Federico Pontiggia)

La critica

"Immeritata 'cenerentola' festivaliera, almeno per i grandi media, la Settimana della critica ha invece dimostrato tutta la sua importanza (e lungimiranza) inaugurando le proiezioni con la miglior sorpresa di questi primi giorni di festival: 'La guerre est déclarée' di Valérie Donzelli. A essere pignoli il titolo si riferisce all'invasione dell'Iraq del 2003 ma la vera guerra del film è quella che devono affrontare due genitori quando scoprono che il loro figlio di 18 mesi ha un tumore maligno al cervello. Quello che lo spettatore può non sapere è che nella vita reale i due protagonisti (la stessa regista e Jérémie Elkàim) avevano vissuto la medesima tragedia eppure il film è lontanissimo dall'essere un 'diario in pubblico' o l'elaborazione di un dolore privato. La prima scena, che toglie l'angoscia e innesca un lungo flashback, ci mostra subito che il bambino (...) è cresciuto e ha superato la malattia ma è l'originalissimo stile di scrittura e di regia che trasformano un possibile melodramma in qualcosa di insolito e sorprendente, tra la commedia, la farsa e il dramma, facendone un 'sacré bon film' per dirla col critico di Le Monde." (Paolo Mereghetti., 'Il Corriere della Sera', 14 maggio 2011)

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