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To Rome with Love - di Woody Allen

To Rome with Love - Roberto Benigni

Sabato 21 aprile - Ore 21:00
Domenica 22 aprile - Ore 16:00 e 21:00

Sabato 28 aprile - Ore 21:00
Domenica 29 aprile - Ore 16:00 e 21:00

Domenica 6 maggio - Ore 16:00 e 21:00

Dopo Londra, Barcellona e Parigi, Woody Allen continua il suo omaggio all'Europa e, per la prima volta, gira un film interamente ambientato a Roma, dirigendo un cast d'eccezione. La storia ci mette in contatto con un architetto americano molto noto che rivive la sua gioventù, un borghese romano qualunque che all'improvviso si trova ad essere la massima celebrità di Roma, una giovane coppia provinciale e un regista americano di Opera lirica che tenta di far salire sul palcoscenico un impresario di pompe funebri cantante.

Regia: Woody Allen

Interpreti: Woody Allen, Alec Baldwin, Roberto Benigni, Penélope Cruz, Judy Davis, Jesse Eisenberg, Greta Gerwig, Ellen Page, Antonio Albanese, Alessandra Mastronardi, Ornella Muti, Alison Pill, Flavio Parenti, Riccardo Scamarcio, Alessandro Tiberi

Sceneggiatura: Woody Allen

Fotografia: Darius Khondji

Montaggio: Alisa Lepselter

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Valutazione Pastorale (dal sito della CNVF della Conferenza Episcopale Italiana)

Giudizio: Consigliabile, brillante

Tematiche: Cinema nel cinema; Famiglia; Famiglia - genitori figli; Il comico; Musica

Dopo Londra, Barcellona, Parigi, il tour europeo di Woody Allen, cominciato nel 2005 con 'Match Point', arriva a Roma. Il veterano autore americano (siamo al titolo n°42) decide di rimettersi in gioco anche come attore, ed eccolo alla guida di alcuni cittadini statunitensi arrivati nella città eterna per motivi differenti. Il copione non è unitario, e lo si avverte: i quattro episodi frammentano umorismo, spigliatezza, emozioni. Si cerca di coprire tutti i possibili incroci: americani e italiani, generazioni di americani a confronto, un italiano qualunque, una coppia italiana che si scontra con parenti inadatti. La scrittura non manca della consueta verve, emergono osservazioni argute all'interno della filosofia ora disincantata, ora cinica ora delicata dell'autore/attore. Coperte però dalla pastellata fotografia di Darius Khondji, e circondate da una colonna sonora fatta di brani italiani tradizionali (facilmente individuabili in USA, a cominciare dalle arie liriche), le piccole vicende rimandano ben presto una sensazione di imbarazzo nella difficoltà di trovare validi spunti e motivazioni giuste. Allen stesso appare qua e là indeciso, un po' frenato dalla necessità di rendere comunque omaggio alla capitale. Ci sono insieme ironia e stanchezza in un film che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come consigliabile e nell'insieme certo brillante.

Utilizzazione: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria, e in seguito nell'ambito di un interessante confronto USA/Italia e di proposte all'interno della lunga filmografia di Woody Allen. Qualche attenzione per la presenza di minori e piccoli, anche in vista di passaggi televisivi e di uso di dvd e di altri supporti tecnici.

To Rome with Love - di Woody Allen - con Roberto Benigni

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Woody Allen inciampa nella città eterna. Tra macchiette e stanche gag, la Parigi di Midnight è lontana anni luce

Qualcosa si intuisce anche dopo pochi minuti dall'inizio del film: Woody Allen è con la moglie su un aereo, prossimo all'atterraggio a Roma. Il consueto terrore che contraddistingue tanto l'uomo quanto il personaggio, stavolta potrebbe nascondere anche altro: la città che lo accoglie, teatro dell'improvviso quanto fortunato fidanzamento tra la figlia turista e un giovane capitolino (Flavio Parenti), è popolata di vigili (il pizzardone di Piazza Venezia...) che alla macchina da presa raccontano di sapere ogni cosa, di architetti famosi in vacanza (Alec Baldwin) che rivivono il proprio passato grazie alle avventure amorose di un giovane connazionale americano (Jesse Eisenberg), infatuato della migliore amica (Ellen Page) della compagna, di giovani sposini (Alessandro Tiberi e Alessandra Mastronardi) arrivati dalla provincia per cercare il salto di qualità che si incastrano in situazioni a dir poco imbarazzanti (lui con la escort Penélope Cruz, lei con il divo Antonio Albanese), di comunissimi cittadini (Roberto Benigni) che senza alcuna spiegazione diventano bersaglio dei media e della popolarità. Per non parlare del "tenore per caso" (interpretato da Fabio Armiliato, tenore sul serio), impresario di pompe funebri, padre del futuro genero di Allen, guarda caso regista di opere liriche in pensione, che ascoltandolo cantare sotto la doccia scopre un talento al di fuori del comune.

Sì, Woody Allen ha realizzato To Rome with Love - titolo che sa già di presagio... - allontanandosi dalla splendida magia di Midnight in Paris non solo in termini di chilometri, ma di anni luce. Sarà l'assenza di una vera storia portante, sarà la costrizione di aver dovuto sottostare a logiche di "product placement" che andavano oltre la semplice concezione del marchio (non si contano, anche se solo per brevissime pose, gli attori nostrani coinvolti nel progetto, per non parlare degli inutili cammei, vedi Dolce e Gabbana nella scena girata al Teatro Argentina), il film segue stancamente ogni singola vicenda, qualche trovata non giustifica mai il tutto, la città eterna sembra quella ritratta dalle cartoline in vendita per i turisti. Senza contare, infine, il controsenso totalmente italico di doppiare allo stesso modo personaggi "locali" e "stranieri", ma questo è un altro discorso. Magari poi qualcuno ci troverà l'elegante attacco di un grande maestro ai vizi e alla cialtroneria del Belpaese, rimane però il fatto che il film non funziona. Né in un senso, né in un altro. (Valerio Sammarco)

To Rome with Love - di Woody Allen - con Roberto Benigni

La critica

"I luoghi comuni di una Roma di una bellezza struggente e formidabile, vista con vero amore. E' una Roma da cartoline illustrate a colori, è vero, ma che belle cartoline! Ci sono tutte quelle di una volta come in certi film degli anni cinquanta alla 'Vacanze romane', alla 'Racconti romani'. (...)Il film non dice granché su usi e costumi, e nasconde la presente volgarità di noi tutti. Ma qualche freccia al suo arco Allen ce l'ha ancora, come nell'episodio con Benigni e sulla televisione che punta al personaggio comune. (...) Benigni recita bene anche lui in questo film, perché non fa Benigni ma un personaggio scritto per un attore, perché Woody Allen è riuscito a tenerlo a bada. Allen entra ormai nei suoi film solo di straforo e blandamente critica un sistema dello spettacolo che ha mali comuni. E', come sempre, un attore men che mediocre, ma sa tenere a bada gli attori e fa accettare anche ai nostri maneggioni italiani un lavoro di squadra. Gli italiani (i romani?) appaiono nel suo film casinari e imprecisi, e soprattutto superficiali. Ma lo sguardo di Allen è uno sguardo amico, bonario e tollerante perché sa che gli altri popoli hanno anche loro i loro difetti. Lo avremmo certamente voluto più caustico, più cattivo, più profondo. E più giovane, più aggressivo. Tutto è blando nel suo film, e però non idiota e non grossolano. Tutto è blando meno Roma. O un'idea di Roma, che è di ieri ma che potrebbe dare qualche idea per il domani." (Goffredo Fofi, 'Il Messaggero', 20 aprile 2012)

"Woody Allen e Roma. Dopo aver sia pure temporaneamente sostituito la sua New York prima con Londra, poi con Barcellona, quindi con Parigi. Roma, però, specie per un americano (anche se di origini europee), può essere una trappola, e pericolosa. È tutta splendori ma nasconde anche il Kitsch, è all'insegna del rigore intelligente ma, soprattutto per un certo recente passato, è farcita spesso di luoghi comuni molti dei quali, tra canzoni e canzonette, pronti ad inciampare nel folclore più turistico, persino a causa dei panorami celebri e delle architetture antiche. Oggi, pur qua e là divertendo, Allen dimostra di non aver saputo evitare del tutto proprio questa trappola, nonostante, fin dal titolo, ci dica che Roma ha inteso guardarla 'con amore'. Quattro capitoletti, in parallelo fra loro. (...) Allen con l'insieme del suo film non nasconde le sue intenzioni di manovrare al meglio la commedia. Non ci riesce sempre, ma 'nessuno è perfetto'." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 20 aprile 2012)

"Woody Allen fedele a se stesso e sorprendente al tempo stesso. Non sono poche le voci che, per questo film dedicato a Roma, accolgono come un eroico atto di resistenza al conformismo la gratuita elegia di una città dei sogni che non c'è più. Luce dorata, vestigia imponenti che sorvegliano la vita che scorre (nella realtà assediate dall'ossido di carbonio e abbandonate all'indifferenza di chi corre e si sbatte), vicoli sporchi e allegri (che nella realtà ospitano inavvicinabili abitazioni milionarie), canzonette di una volta, gente del popolo semplice e dal cuore d'oro, e americani in visita che qui riposano nell'arcaica lentezza levantina le loro smanie di corsa al successo. Roma è nello sguardo di Woody un presepe che più finto non si può. E lascia sbalorditi: non è possibile che un genio come lui non lo sappia. Che non l'abbia fatto così perché 'voleva' farlo così. Adottando lo sguardo nutrito di ingenuità, superficialità e ignoranza, ma anche di arroganza neocoloniale, che dovevano avere i nuovi padroni del mondo quando sbarcavano qui nel dopoguerra." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 20 Aprile 2012)

"La tappa romana non poteva non far parte del Grand Tour europeo che Woody Allen va compiendo da qualche anno. (...) A Roma, Allen si è avvicinato con l'analoga idea di decantarne l'immagine reale attraverso il filtro dell'arte. Ma come? Avrebbe potuto ispirarsi alle pagine del connazionale Henry James, scrittore e intellettuale supremo che della città millenaria ha colto il fascino occulto e inquietante, fonte di corruzione e morte per incontaminate eroine d'oltreoceano quali Daisy Miller. Invece Allen, come già aveva fatto nel 2009 mettendo in scena l'opera 'Gianni Schicchi', ha scelto di prendere a modello l'amata commedia italiana degli Anni 50/60. Di qui la struttura a episodi, la figura del pizzardone, le note di 'Volare' e una serie di personaggi locali che per modo di vestire, essere, apparire discendono da quel passato. (...) In 'To Rome with Love' manca un nucleo centrale, manca lo scatto di scintilla fra il classico «io» alleniano (chiunque lo incarni) e il mondo altro con cui dovrebbe rapportarsi. Da questa Roma, pur omaggiata 'with love', il cineasta resta fuori, cavandosela di maniera, senza ispirazione: parliamo comunque di una commedia firmata, con schegge di umorismo a volte esilarante; e la morbida fotografia di Darius Kondhij investe la capitale eterna di una luce di nostalgia senza tempo." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 20 aprile 2012)

"Assai deludente l'ultimo film di Woody Allen, 'To Rome with Love', e non tanto perché la Roma descritta esiste solo in cartolina (di cartoline Allen ne ha fatte altre), ma perché dietro quelle bellissime immagini non c'è nulla. Quattro episodi che vedono coinvolti attori americani e italiani (tra cui Roberto Benigni) procedono allo sbando senza un'idea che li sorregga e li metta in relazione; e le battute che Allen si riserva non sono sufficienti a salvare un film davvero poco ispirato." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 20 aprile 2012)

"Se sei in contatto con Freud fatti ridare i soldi. Lui è sempre lui, Woody, nevrotico sotto ogni cielo, e ancora di più se dotato di moglie psicanalista (la meravigliosa Judy Dench), e di una figlia giovane che ha incontrato il principe azzurro a piazza di Spagna nelle sue vacanze romane... Un avvocato ma di poveri e di indignados: «Un comunista» chiosa Allen in preda al panico sull'aereo che sta per atterrare nella città eterna. (...) Che Roma è la Roma di Allen? Non ha la patina vintage da mercatino delle pulci della Parigi di 'Midnight', ma con 'Volare' e 'Arrivederci Roma' è comunque fuori dal tempo. Ripercorsa tra i miti del cinema, Fellini, 'Lo sceicco bianco', poco importa se poi oggi si inciampa sui set delle fiction tv Roma diviene l'Italia, tutto ciò che da oltreoceano fa molto made in Italy, l'opera, le famiglione esportate dagli italoamericani di cibo e eccessi passionali. (...) L'impressione è che Allen, in questi suoi carnet di viaggio europei, prenda amabilmente in giro un po' tutti, mitologie da esportazione e immaginari incrociati, in cui si è dissolta ogni possibile fantasia pop. Solo che sul sanpietrino si fa fatica a rimanere in equilibrio, e la superficie romana è ineffabilmente più complessa di ciò che sembra. Il barocco non è lì per caso." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 20 aprile 2012)

"Ci sono due modi per avvicinarsi all'ultimo titolo firmato Woody Allen. Quello che anela a valutare il risultato dell'attesissimo match con la città eterna e quello che s'appresta solo a calcolarne il peso specifico rispetto a una filmografia ricca e famosa. È impossibile nascondere, però, che impressiona il numero di divagazioni: è vera o tarocca, fascinosa o volgare, amerikana o universale la Roma che il regista ha catturato con la cinepresa in sette settimane della scorsa estate? Nel titolo 'To Rome with Love' peraltro c'è, secondo noi, la più banale quanto inattaccabile delle risposte: a settantasei anni suonati il genio di Brooklyn si ritiene libero di guardare il mondo in relax. La Roma che questo sgangherato, scollato, imperfetto, accattivante, grottesco, superficiale, reattivo e (auto)consolatorio girotondo restituisce in bella fotografia copyright Darius Khondji non va e non potrebbe in ogni caso andare al di là del 'visibile': nel corso della proiezione succede, in pratica, che tutti gli aggettivi di cui sopra rispondano presente all'appello dello spettatore. (...) Sembra esserci pane per i denti, retrospettivamente, per i detrattori di 'Midnight in Paris', ma è bene ricordare come il regista sia sempre portato a riadattarsi e non sia un caso che laggiù abbia percepito la polvere della mitologia e quaggiù gli spifferi egli olezzi del melodramma lirico e della sceneggiata. Come dimostra indirettamente il fatto che quando l'Allen cine-turista decide di sfoderare le unghie dalla custodia cartolinesca il graffio fa male, eccome se lo fa. I giornalisti che nel film si uniformano al trend demenziale ponendo domande futili, non assomigliano magari a certi che a Roma cercavano estorcergli disamine sul tramonto del berlusconismo?" (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 20 aprile 2012)

"Toh, anche il sommo Woody Allen ogni tanto prende una topica. Questa commediola ambientata nell'incolpevole Roma non è neanche cugina del suo recentissimo, incantevole 'Midnight in Paris'. Impossibile dire quale dei quattro sciapissimi episodi sia il meno brutto. Di sicuro non quello con Roberto Benigni. Le rare battute decenti si trovano negli altri tre." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 20 aprile 2012)

"Mistero buffo o Roma ladrona? Se il fatale incontro con l'Eterna ha sortito il peggior film di Woody Allen (di sempre) il sospetto è legittimo. Nella patria ideale di 'Prendi i soldi e scappa' (...) il genio della commedia d'Occidente è andato in tilt: dialoghi sciapi in episodi sciacquati, cliché dozzinali su un italico presente travestito da anni Cinquanta (gli americani ci vedono ancora così?!), assenza di arguzia e di quel gusto al cinismo di cui Allen è (quasi) sempre garante e che al Malpaese tanto avrebbe giovato. Dopo Londra, Barcellona e Parigi da Oscar, nel Grand Tour d'Europa Roma 'l'esotica' trascina Woody ai minimi termini d'ispirazione, e con lui il nostro Roberto (...) Benigni che ben altro si meritava. Certo, qualche trovata (nell'unico episodio leggermente funzionante, dove recita Allen) fa alzare i picchi e le risate, ma non basta a sollevare una cine-carrozzella che si trascina tra le rovine di un Paese dei Balocchi in decomposizione. Evidentemente contagiosa."(Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 19 aprile 2012)

Woody Allen

Midnight in Paris Scoop Sogni e delitti Match Point Enything Else To Rome with Love - Locandina Woody Allen: A Documentary - Manifesto Gigolò per caso Café Society

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