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17 ragazze

17 ragazze

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A Lorient, cittadina francese sull'Atlantico, Camille rivela alle compagne di classe di essere incinta. Ne parlano fra di loro e ben presto sono d'accordo che tenere il bambino potrà rivelarsi una provocazione forte nei confronti della vita locale, stagnante e senza sbocchi. Anzi per rendere l'evento più rumoroso, altre ragazze del gruppo decidono di seguire Camille. In totale 17 ragazze risultano in attesa, ma nel corso della gravidanza le loro reazioni diventano differenti. Mentre è in macchina, Camille ha un incidente e, per il distacco della placenta, perde il bambino. Altre ragazze partoriscono, ed eccole in paese con le rispettive carrozzine.

Regia: Delphine Coulin, Muriel Coulin

Interpreti: Louise Grinberg (Camille), Juliette Darche (Julia), Roxane Duran (Florence), Esther Garrel (Flavie), Yara Pilartz (Clémentine), Solène Rigot (Mathilde), Noémie Lvovsky (infermiera), Florence Thomassin (mamma di Camille), Carlo Brandt (preside), Frédéric Noaille (Florian), Athur Verret (Tom).

Sceneggiatura: Delphine Coulin, Muriel Coulin

Fotografia: Jean Louis Vialard

Montaggio: Guy Lecorne

Durata: 1 ora e 30 minuti

 Biglietti esselunga Vieni al cinema alla domenica sera - a Casatenovo costa meno Prendi sei e paghi cinque - Tessere a scalare

Valutazione Pastorale (dal sito della CNVF della Conferenza Episcopale Italiana)

Giudizio: Complesso, scabrosità

Tematiche: Adolescenza; Amicizia; Donna; Educazione; Famiglia; Famiglia - genitori figli; Scuola

Il fatto vero è successo negli Stati Uniti nel 2008 e a questo si sono ispirate le due sorelle, che lo hanno trasferito a Lorient, cittadina sull'Atlantico, centro operaio quasi distrutto durante la seconda guerra mondiale e che negli anni Cinquanta aveva lasciato prevedere uno sviluppo poi non mantenuto. Muoversi in un clima quotidiano statico, privo di vivacità e di sbocchi può determinare una reazione che porta alla nascita di un bambino? Al seguito di Camille, le altre ragazze, tutte minorenni, concordano sul fatto che quel gesto debba avere un ruolo di 'rottura' della convenzione, per scuotere genitori, insegnanti, educatori e far capire la necessità di dedicare più attenzione alle giovani generazioni. Nel momento in cui dichiara questo 'manifesto', il copione quasi si ferma. C'è spazio per qualche confronto con i genitori (alcuni alzano la voce, altri sono comprensivi), per qualche dibattito a scuola con il preside, per fughe da casa, feste, preoccupazioni. Tutto appena accennato e poco approfondito. Allungato ai 90' grazie ai titoli di coda e a qualche ripetizione, il racconto ruota su se stesso, lancia qualche denuncia e subito abbassa i toni, disegna dubbi e incertezze delle ragazze per lasciarle subito dopo nella stessa situazione di partenza. Bravo come sempre a dare patenti di autorialità e prodotti certamente freschi ma affrettati e di limitata efficacia, questo cinema francese si affaccia sulla realtà restando però sulla soglia. Il gesto delle ragazze ha una convinzione solo di maniera, mancano amore per la vita nascente, follia della maternità femminile, oppure la visionarietà della metafora letteraria. Un'occasione rimasta a metà, per un film che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come complesso e segnato da scabrosità.

Utilizzazione: restando ai problemi che suscita (adolescenti, scuola, famiglia, maternità, consumo di spinelli...) senza tuttavia gettare sulla materia uno sguardo di qualche problematicità, il film si indirizza per proiezioni mirate, come avvio a ulteriori riflessioni e dibattiti. C'è il divieto ai minori di 14 anni, e di questo si dovrà tenere conto in sede di programmazione. Molta attenzione per i più piccoli in vista di passaggi televisivi o di uso di dvd e di altri supporti tecnici.

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Due sorelle registe, le francesi Coulin, per un parto vero, collettivo e... irrisolto. Domanda, cui prodest il VM14?

Le sorelle Delphine e Muriel Coulin rintracciano e adattano una storia vera: a Lorient, Bretagna, 17 liceali decidono di rimanere incinte nello stesso momento, all'insegna della solidarietà e del rifiuto della brutta vita degli adulti. Un altro mondo possibile in grembo, intenzioni più che pregevoli da partorire, ma l'esito artistico?

Più che buoni i primi tre quarti d'ora, a ribadire con nitore e ariosità l'eccellenza del cinema francese nell'intimismo, nella lucidità di tratto e nel raccontare il “poco”: brave le Coulin, dunque, ma il film barcolla tentando la - difficile - quadratura del cerchio, ovvero la soluzione di una storia iniziata realisticamente e quindi consegnata ai luoghi comuni, le scelte a effetto (l'incidente della protagonista Camille, interpretata dalla promettente Louise Grinberg), la voce over e l'ineluttabile deriva fiabesca.

Che rimane? Una figliata di genere, nata sotto una vera e buona stella, ma senza i dialoghi fulminanti di Juno o la presa aspra dei Dardenne di Lorna. Nota a margine: la censura italiana ha dato il VM14, perché c’è “il pericolo di emulazione di comportamenti estremamente trasgressivi”. Anche la gravidanza? (Federico Pontiggia)

La critica

"Due registe sorelle, bionde, francesi e scattanti, di nome Delphine e Muriel Coulin, per un film presentato alla 'Semaine de la critique' che conferma sin dal titolo la vocazione giovanilistica di questo Cannes 64: '17 ragazze', e sono quelle che, nella spettrale cittadina portuale di Lorient, decidono di rimanere incinte. (...) Insomma un 'Juno' moltiplicato per 17, purtroppo privo di dialoghi altrettanto brillanti, ma con un cast multiplo di notevole eleganza, metà 'jeunes filles en fleurs' e metà amazzoni, con la promettente Louise Grinberg nella parte della leader apripista. Segue dibattito, se il film troverà una distribuzione, sulle contraddizioni dell'Europa depressa e a crescita zero che si permette di buttar via così certe risorse demografiche." (Egle Santolini, 'La Stampa', 15 maggio 2011)

"Nonostante il grande Balzac descriva sempre i bretoni come tonti e ottusi, le '17 ragazze', la prima che rimane incinta e le altre amiche del liceo che decidono d'imitarla, cittadine di Lorient, paesino sull'Atlantico, sono invece vitali, innovative, rivoluzionarie col proprio corpo dopo che altre nel '68 avevano aperto la strada. Il bel film di Muriel e Delphine Coulin (due sorelle, come in 'Almanya', speriamo sia una moda non passeggera) propone un caso di cronaca accaduto in Usa, nel Massachusetts, nel 2008 e lo trasferisce in Francia. Il gioco è subito dichiarato ma pieno di sottintesi, timori, indecisioni (...). La verità di questa storia paradossale e languida è nello stile quasi documentario che appartiene alla complicità e all'amicizia, ai volti, ai sorrisi, ai magoni, agli stupori, alle illusioni, alle delusioni, ai vomiti, alle doglie di queste 17 fanciulle in fiore. Scelte dalle autrici con 600 provini in 9 mesi (guarda la coincidenza) e trovate ovunque, nei licei, nei teatri, da McDonald's. Solo tre avevano già fatto del cinema: Louise Grinberg ('La classe'), Roxane Duran ('Il nastro bianco') e Esther Garrel, figlia e sorella d'arte. Gli stupiti adulti, senza moralismo, sono non casualmente quasi sempre assenti." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 23 marzo 2012)

"Vuole dire, e dice, molte cose il bel film '17 ragazze' delle sorelle francesi Delphine e Muriel Coulin (due sorelle come le autrici di 'Almanya'). Molte di più di quelle immediatamente visibili. Evocate, suggerite attraverso una messa in scena minimale. Sullo sfondo di un caso di cronaca le Coulin hanno costruito la loro storia ambientandola in un luogo che conoscono bene. (...) Incoscienza, ribellione? Sì ma sottotono, senza proclami. Incoscienza poi fino a un certo punto, queste ragazze non sembrano tanto inclini al gesto provocatorio, sono anzi piuttosto posate per la loro età. Ribellione poi è una parola grossa: si propongono di creare qualcosa che è mancato a loro, di averne cura come rimproverano ai genitori di non aver fatto. Nel film circola un'aria che fa pensare a un cinema di molto tempo fa. Quel cinema 'nuovo' che, tra gli anni 50 americani e soprattutto i 60 europei, dava la parola a una figura sociale del tutto nuovo: i giovani, con le loro commoventi, maldestre, anche arroganti illusioni. Ma quelli erano i figli della guerra, reclamavano più o meno rumorosamente un posto per sé nella nuova società marcando la propria differenza ed estraneità alla generazione che rimproveravano di aver reso il mondo più brutto, ingrati per la libertà e il benessere che in realtà, pagando con lacrime e sangue, gli adulti avevano donato loro. Qui è un po' il rovescio. Tutte le promesse provenienti dalle chiassose proteste dei grandi di oggi, allora giovani allevati nella fiducia per il futuro, sono state disattese. E il gesto rivoluzionario è quello di ricominciare dal concepire una vita." (Paolo D'Agostino, 'La Repubblica', 23 marzo 2012)

"Bisogna ammettere che, quando si tratta di rievocare sullo schermo situazioni e palpiti adolescenziali, i cugini d'oltralpe vantano la mano più felice del cinema mondiale; e le esordienti sorelle ne sono la conferma per la freschezza con cui, immergendosi nel flusso delle cose, dimostrano di saper cogliere gli impulsi vaghi e focosi della prima giovinezza. E l'aspetto più riuscito di un film che però non sa scegliere con decisione il suo punto di vista. Affresco a carattere sociologico, dove l'allarmante fenomeno collettivo di un gruppetto di ragazzine incinte rimanda alla realtà di una cittadina priva di avvenire? Oppure romanzo di formazione della inquieta Camille, la quale per paura di una gravidanza imprevista convince se stessa e le amiche che partorire a sedici anni può rappresentare un eroico atto di ribellione al sistema? Le Coulin restano a metà strada: consapevoli del fatto che il risveglio dai sogni si rivelerà amaro, si preoccupano di sottolineare qua e là le preoccupazioni e gli interrogativi degli adulti, ma senza dargli il dovuto spazio; mentre - affascinate dalla visione delle loro deliziose protagoniste - sono assai abili a catturare sullo schermo quel momento adolescenziale che si fugge tuttavia: così fragile, così ambiguo nel suo essere in bilico fra infanzia e maturità, esuberanza e malinconia, protervia e senso di inadeguatezza, coraggio e stupida incoscienza." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 23 marzo 2012)

"Sguardo d'autore, anzi di autrici (le registe sono due sorelle) sulle inquietudini dell'adolescenza a partire da un fatto di cronaca. (...) È la loro ribellione contro il mondo degli adulti e lo squallore senza prospettive della vita di provincia. Niente tesi, né moralismi ma una fotografia elegante e rispettosa di quell'universo ignoto che è l'adolescenza. Soprattutto quella delle ragazze." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 23 marzo 2012)

"Non convince (...) '17 ragazze' di Delphine e Muriel Coulin, ispirato alla storia vera di un gruppo di studentesse che decisero di rimanere incinte tutte insieme nell'arco di poche settimane. La provocazione di un gruppo di adolescenti annoiate dalla vita di provincia? Un atto di ribellione? Un gesto d'amore? Il film non riesce a spiegarlo perché in fondo dietro questo gesto così radicale non si scorge né consapevolezza né amore."(Alessandra De Luca, 'Avvenire', 23 marzo 2012)

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