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Qualunquemente

Qualunquemente

Sabato 5 febbraio - Ore 21:00
Domenica 6 febbraio - Ore 16:00 e 21:00

Sabato 12 febbraio - Ore 21:00
Domenica 13 febbraio - Ore 16:00 e 21:00

Perché Cetto La Qualunque torna in Italia dopo una lunga latitanza all'estero? E' stata una sua scelta? O qualcuno trama nell'ombra? Con lui rientrano anche una bella ragazza di colore ed un bambino di cui non riesce a ricordare il nome: la sua nuova famiglia. Al ritorno in patria Cetto ritrova il fidato braccio destro Pino e la famiglia di origine: la moglie Carmen e il figlio Melo. Ovviamente far convivere il tutto non sarà facile. I suoi vecchi amici lo informano che le sue proprietà sono minacciate da una inarrestabile ondata di legalità che sta invadendo la loro cittadina.

Qualunquemente Qualunquemente Qualunquemente

Regia: Giulio Manfredonia

Sceneggiatura: Antonio Albanese, Piero Guerrera

Fotografia: Roberto Forza

Montaggio: Cecilia Zanuso

Musiche:  Banda Osiris

Durata: 1 h 36'

Antonio Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Davide Giordano, Luigi Maria Burruano, Alfonso Postiglione, Veronica Da Silva, Salvatore Cantalupo, Antonio Gerardi, Asia Ndiaye, Maurizio Comito, Massimo Cagnina, Livia Vitale, Massimo De Lorenzo, Antonio Fulfaro, Sebastiano Vinci, Manfredi S. Perrotta, Mario Cordova

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Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema - ACEC)

Giudizio: consigliabile, brillante

Tematiche: famiglia, gangster, il comico,  mafia, politica - società

Nato in RAI nel 2003 all'interno del programma "Non c'è problema", il personaggio Cetto La Qualunque -dice Albanese- "ci ha dato il grande privilegio di ridicolizzare comportamenti e modelli, che per molti saranno furbeschi e vincenti, ma per noi sono solo ignoranti e patetici. Il desiderio é dunque quello di raccontare con questo film un pezzo ingombrante della nostra realtà con la comicità, uno dei linguaggi più complessi e misteriosi che abbiamo a disposizione.(...) Nella speranza che Cetto diventi col tempo solo una macchietta e non uno specchio dei nostri tempi". Le intenzioni sono chiare e non erano certo in dubbio. La comicità che si assume il compito non solo di far ridere ma di mettere alla berlina situazioni e personaggi fortemente negativi è di sicuro non facile e coraggiosa. Uscito dalla rapidità dello sketch televisivo, Albanese sfida il racconto lungo, e qui l'inevitabile ripetitività del personaggio crea forse qualche stasi, qualche momento di ristagno, qualche lungaggine. Il Cetto trionfante nel finale grazie ai brogli fotografa una realtà amara e poco esaltante. Albanese comunque mette in campo una vis comica molto incisiva, e funzionale risulta anche la regia spigliata e ariosa di Manfredonia. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come consigliabile e dall'andamento brillante.

Utilizzazione: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria. Qualche attenzione per minori e piccoli é da tenere anche in vista di passaggi televisivi o di uso di DVD e di altri supporti tecnici.

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Più instant-movie che commedia, il Cetto di Albanese superato anche dalla realtà. Squallido come l'Italia di oggi

Cetto La Qualunque è un padre premuroso ("Ti ho visto l'altro giorno sul motorino... Avevi il casco. Si comincia così, poi magari dai la precedenza ad un incrocio ed ecco che passi per ricchione"), un cittadino modello ("Le tasse sono come la droga, le paghi una volta, magari per provare, e poi entri nel tunnel"), il nuovo che avanza ("Non sono le donne che devono entrare in politica, ma la politica che deve entrare nelle donne"): per combattere la discesa in campo del "temibile" De Santis, paladino della legalità, ecco allora che lo zoccolo duro di Marina di Sopra, fantomatica cittadina costiera calabra (gemellata con Weimar...), propone all'ex latitante Cetto di sfidarlo nella corsa per diventare il nuovo sindaco. E La Qualunque - tornato a casa dopo quattro anni passati in Sudamerica - accetta di "salire in politica".

Dagli sketch tv al grande schermo, l'irresistibile, becero personaggio creato da Antonio Albanese insieme allo sceneggiatore Piero Guerrera non perde lo smalto né la ferocia che, dal 2003 a questa parte, ha caratterizzato i tanti comizi elettorali al grido di "Chiù ppilu ppè tutti!" (slogan che, a sorpresa, nel film non viene mai utilizzato). Così, tra tormentoni e marchi di fabbrica ("Cazzu cazzu, iu iu!!", "Fatti i cazzi toi!"), Qualunquemente arriva in sala e, pur se con tre anni di ritardo rispetto all'idea, indossa più o meno volontariamente la veste dell'instant-movie a scapito dell'apparente leggerezza "da commedia" che, in un modo o nell'altro, accompagna da sempre il protagonista e, insieme a lui, il recente battage pubblicitario pre-uscita, con tanto di veri e propri gazebo per le strade italiane: si ride meno del previsto, dunque, perché paradossalmente, "infattamente e senzadubbiamente", il film fotografa alcuni aspetti del nostro paese, della nostra "società civile", della politica ("Ci sono schede bianche? Colorale..."), già ampiamente sorpassati dalla realtà delle cose, dalle cronache di questi mesi, di questi giorni, dove a riempire le pagine di giornali e siti (in tv, si sa, da qualche tempo alcune questioni è meglio raccontarle di striscio o a "Kalispèra"...) arrivano quelli che sul grande schermo ci ostiniamo a definire "caratteristi". Che pur non mancano in Qualunquemente, da Pino lo straniero (Rignanese) al ragioniere (Postiglione), dall'imprenditore (Burruano) al finto invalido (Cordova), ma che finiscono - e con loro la regia di Manfredonia - a rincorrere le varie, troppe situazioni in cui, neanche a dirlo, a farla da padrone è solo ed unicamente Cetto, mai fuori quadro, ingombrante e irresistibilmente squallido quanto la fama che lo precede.(Valerio Sammarco)

La critica

"L'epopea di Cetto La Qualunque potrebbe sembrare un instant-movie sul bunga-bunga invece viene da lontano: l'onorevole calabrese ossessionato dal 'pilu' è stato inventato da Antonio Albanese 8 anni fa. Ha ragione il comico brianzolo-siciliano, quando afferma che oggi La Qualunque, confrontato a certi onorevoli autentici, sembra un moderato. In realtà il film, piuttosto che una satira politica, è uno studio antropologico sulla volgarità italiana, non solo del Sud. Al dì là dei buffi sproloqui del protagonista, ciò che colpisce maggiormente nella messinscena di Giulio Manfredonia sono i colori dei vestiti, la cafonaggine delle scenografie, l'uso esasperato di musiche e movimenti di macchina che apparentano Cetto e i suoi sgherri ai cowboys burini del western italiano di serie Z. Il difetto del film sta nella scarsa ambizione: racconta l'ascesa di Cetto alla carica di sindaco in un paesino calabro. Grottesco per grottesco, si poteva spedirlo a Palazzo Chigi: la metafora sarebbe stata ancora più enorme - e non meno realistica." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 21 gennaio 2011)

"L'imbastitura drammaturgica è fragile e la cornice sgargiante finisce per sottrarre a Cetto parte della sua potenza icastica. Tuttavia il cast è indovinato, molte battute diverranno un must, Albanese è Albanese (ovvero un grande) e il suo Cetto una maschera destinata a restare anche quando (ma quando?) non sarà più così attuale." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 21 gennaio 2011)

"Piacerà. Ebbene sì e non a poche persone. Cioè non solo a Fabio Fazio, a Domenico Procacci e a quanti pensano alla Boccassini come una Giovanna d'Arco a Orleans. Perché Albanese e Procacci saranno in cattivissima fede, ma il loro mestiere lo conoscono. E per la loro torta avvelenata alla calabrese non si sono rivolti a un qualsiasi praticone che gli cucisse gli sketches di questi sette anni in qualche modo, ma a un signor regista, Giulio Manfredonia (il suo 'Si può fare' è tra le cose migliori uscite nelle ultime stagioni). Trincerato in difesa (prima regola, fare il veicolo per Albanese), Manfredonia ha scelto deliberatamente la strada dello spettacolo 'scorrettissimo' calcando la mano sull'orgia di volgarità che si muove di pari passo con Cetto. Dalla moglie al portaborse al 'ragioniere' è un festival di macchiette tutte schizzate col segno grosso. Però vivaci, però esilaranti. Si ride. Come a certe vignette di Vauro. E chissenefrega se le ha disegnate in malafede." (Giorgio Carbone, 'Libero', 21 gennaio 2011)

"Personaggio noto a chi guarda le tv, La Qualunque condensa ogni nefandezza, meno l'omicidio (strano questo riguardo, in Calabria si uccide industrialmente), non tanto per affermarsi, ma per seguire la sua natura di cialtrone vitalista, erede dei personaggi di Sordi e Gassman in versione greve. Neanche i concittadini di Cetto sono migliori di lui; caso mai, sono meno intraprendenti. E anche questo è notevole per un film che deve molto al contribuente calabrese. Ma si può concordare che l'autocritica sia una qualità. Il limite di 'Qualunquemente' è un altro: il ripetersi delle situazioni. Per quasi due ore il personaggio di Albanese viola leggi, regolamento e buon gusto, instancabile. Questo significa che è un cretino, più che un malvagio (talora i malvagi si riposano). E' come se Albanese avesse perso il controllo della sua maschera. La rende parodia di una parodia, insomma strafà ed è un peccato, bravo com'è." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 21 gennaio 2011)

"Arriva Cettoo La Qualunque col suo 'Partito du Pilu' : tutto quello che era nato come grottesco, espressionista, è oggi rubricato nel neo realismo di un Paese allo stremo morale. Bravissimo Albanese, ci porta la fotografia, spinge a guardare dentro, invita alla risata con complesso di colpa incorporato, obbligando Manfredonia a inseguire il campione illegale di un'Italia martoriata nella volgarità. Latita un po' la sceneggiatura, ma c'è un grande cast." (Maurizio Porro, 'Corriere della sera', 21 gennaio 2011)

"Cetto La Qualunque sbarca al cinema, ma Berlusconi l'ha già superato: dunque? 'Qualunquemente' affianca la realtà, facendo di singolo caso pubblica gogna, perché, ricorda Burruano, 'c'è un po' di Cetto in ognuno di noi' (...) Potremmo vederne di peggio nell'ipotetico sequel, destinazione Quirinale: per ora, Cetto confessa 'I have no dream ma mi piace u pilu!' e non fa prigionieri, portando la finzione nell'Italia oggi, tra opulenza cafona, maschilismo (...), ignoranza e sopraffazione. È ancora 'Benvenuti al Sud', ma gli stereotipi sono quelli aggiornati, più veri del vero: nepotismo e malaffare, politica ad personam e abusivismo diffuso. Certo, Albanese è meglio a teatro (e in tv), il film è stiracchiato (incongruo lo spin doctor Sergio Rubini), ma non è comico, ed è un bene: è l'Italia, tristezza." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 21 gennaio 2011)

Tutto Antonio Albanese

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