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Pirati dei caraibi 4 - Oltre i confini del mare

Pirati dei caraibi 4 - Oltre i confini del mare

Sabato 21 maggio - Ore 21:00

Domenica 22 maggio - Ore 16:00 e 21:00

Quando Jack Sparrow ritrova una donna che appartiene al suo passato, non sa bene se ha ritrovato l’amore o soltanto un’avventuriera senza scrupoli che intende usarlo per arrivare alla mitica Fontana della Giovinezza. La donna lo costringe ad imbarcarsi a bordo della Queen Anne’s Revenge, la nave del minaccioso pirata Blackbeard coinvolgendolo in un’avventura durante la quale non saprà se deve temere di più Blackbeard o la donna del suo passato.

Pirati dei caraibi 4 - Oltre i confini del mare

Regia: Rob Marshall

Sceneggiatura: Ted Elliott, Terry Rossio

Fotografia: Dariusz Wolski

Montaggio: David Brenner, Michael Kahn, Wyatt Smith

Musiche: Hans Zimmer

Johnny Depp, Penélope Cruz, Ian McShane, Geoffrey Rush, Astrid Berges-Frisbey, Gemma Ward, Richard Griffiths, Judi Dench, Stephen Graham, Keith Richards, Kevin McNally, Greg Ellis, Yuki Matsuzaki

Sito ufficiale: www.disney.it/pirati-dei-caraibi - disney.go.com/pirates

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Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema - ACEC)

Giudizio: Consigliabile/semplice ***

Tematiche: Avventura

Siamo al numero 4, e c'è il 3D. Poi si cerca di andare al di là dei numeri, e si resta con qualche incertezza. Ma forse aspettarsi sempre di più è un punto dipartenza non giusto; e ottenere comunque uno spettacolo bello e coinvolgente va senz'altro bene. Il fatto è che la normalità di un'avventura fantastica che nell'arco di 137' cavalca leggende, poemi, romanzi e poesie, talvolta produce esiti non originalissimi e azioni in parte prevedibili. Forse vale più l'immane sforzo produttivo generale che non i dettagli e i particolari. Bisogna lasciarsi andare alla fiaba, che l'ironia gestuale e la mimica fredda di Depp rendono più moderna tra ironia e distacco. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, e nell'insieme semplice.

Utilizzazione: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in altre occasioni come proposta di spettacolo di alto livello, girato senza risparmio di uomini e mezzi.

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Non tradiscono le attese i nuovi Pirati, e non è una buona notizia. Fuori concorso il kolossal si ripete senza invenzioni

Ci sono coreografie e passi a due, il Bolshoi e il circo. Spadaccini e pistole antiquate, parrucche e carnevalate. E ancora: teatri di posa e isole in mare aperto, navi fantasma e tesori, sirene e carrozze reali. E ci sono - superstiti - Johnny Depp e Geoffry Rush, il pirata buono e quello cattivo, per quanto buono e cattivo possa essere un pirata. Spariti invece Gore Verbinski, sostituito in regia da Rob Marshall, e Keira Knightely, rimpiazzata da Penelope Cruz. C'è soprattutto il 3D che non c'era mai stato prima e di cui a stento ci si ricorderà che stavolta c'era. Tanto è accessorio.

E comunque non basta per fare di Pirates of the Caribbean: On Strange Tides - Fuori Concorso sulla Croisette - il "nuovo" capitolo del fortunato franchise della Disney. E' solo il quarto, l'ennesimo. Qui non vale neppure il vecchio adagio gattopardesco perché non ci si prende nemmeno la briga "di cambiare perché tutto rimanga com'è". I pirati sono i corsari di un tempo che per loro non passa. Non a caso l'espediente narrativo di questo episodio è la ricerca della fontana dell'eterna giovinezza. Un'ammissione di colpa. Non è solo un repetita di temi e figure narrative, perché anche il ritmo interno alla saga ha la regolarità di un metronomo. Veloce all'inizio, statico in mezzo, ancora più veloce nel finale. Secondo una scansione precisa pure nel minutaggio. Le moine senza costrutto tra l'eccentrico protagonista e la controparte del caso - dopo la Knightely, la Cruz - rispecchiano la medesima coazione a ripetere. Una specie di arpeggio basic in un tema musicale nato noto. Monotono: nonostante la ricchezza strumentale, gli effetti scenici, l'abbondanza coreografica.

Unica nota stonata, perciò lieta, è il canto delle sirene, che mai erano state portate sul grande schermo con tanta efficacia e archetipica bellezza. Per il resto tutto scorre e confonde, in un pasticcio visivo che è la cifra e la gabbia del neo-kolossal hollywoodiano: cappa e spada e zombie, romance e avventura, fantastico e mitologico, persino sacro e profano. Ci hanno messo tutto. A parte la novità. Perché lo chiamano ancora fantasy? (Gianluca Arnone)

La critica

"Alcuni critici hanno storto il naso. Il pirata Jack Sparrow sarebbe secondo loro fuori luogo al festival di Cannes, tempio del cinema dedicato ai grandi maestri. Ma quelli che non hanno disdegnato di inforcare gli occhiali 3D per assistere alla proiezione de 'I Pirati dei Caraibi 4 - Oltre i confini del mare' (...) hanno dovuto ammettere di essersi divertiti. E non poco. (...) Se Penelope, già in attesa di un figlio durante le riprese, e stata sostituita da sua sorella Monica nelle immagini che richiedevano una figura più snella, Depp è più scatenato che mai e nelle scene di fughe e arrembaggi supera davvero se stesso. Ma il meglio arriva dai suoi dialoghi, frizzanti, irriverenti, dalle sue smorfie, da quel modo di camminare così comicamente lezioso e traballante." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 15 maggio 2011)

"C'è una croce sulla guancia destra di Johnny Depp - Jack Sparrow. Una cicatrice? E come se l'è procurata? Oppure è un tatuaggio a forma di X? La croce è la novità assoluta del quarto episodio de 'I Pirati dei Caraibi' (sottotitolo: 'Oltre i confini del mare'), e non saremo certo noi a svelarvi il mistero. Il nuovo capitolo (in 3D) della saga, uno dei blockbuster per famiglie più longevi, amati e redditizi della storia, è sbarcato a Cannes e ha preso d'assalto la Croisette. (...) Che cosa ci fa, in mezzo alla crème del cinema d'autore, questo tipico prodotto dell'industria hollywoodiana? Semplice: il film è uno spettacolare veicolo di attrazione popolare. (...) Il quarto capitolo (budget mostruoso, 200 milioni di dollari) cerca il successo nella continuità: e chi mai si azzarderebbe a cambiare una rotellina del perfetto ingranaggio che ha saputo resuscitare la passione per i pirati, scomparsi da cinema e letteratura da almeno trent'anni. Pur di non creare scompiglio nel pubblico, e guastarsi una simile gallina dalle uova d'oro, i produttori hanno silurato lo storico regista, Gore Verbinski, per ingaggiare il veterano Rob Marshall, regista di coreografie ('Chicago', 'Nine') e ritenuto meno 'complicato' del predecessore." (Marco Dell'Oro, 'L'Eco di Bergamo', 15 maggio 2011)

"L'effetto noia è dietro l'angolo: la storia è diversa rispetto alle puntate precedenti, ma in fondo è sempre la stessa, il ritmo è talmente convulso che ogni dieci secondi cambia l'azione, la musica è assordante, Johnny Depp moltiplica a dismisura facce, smorfie, tic, sculettamenti, non si capisce mai bene chi insegua chi, chi cerchi cosa, da dove si parta, dove si arrivi... (...) È fatto per un pubblico più di giovani che di adulti, oppure di adulti eterni bambini, strizza l'occhio a chi stravede per gli effetti speciali, non lesina sul tempo (oltre due ore), è costruito come un'opera aperta e questa è la sua forza e insieme la sua debolezza, perché più che a un approfondimento dei caratteri tende a una loro tipicizzazione, alla riconoscibilità che si fa cliché. (...) È più pura forma che contenuto, più maschera che sostanza, ma questi sono i rischi che si corrono quando si decide un'operazione all'insegna dello spettacolo senza nessuna complicazione." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 15 maggio 2011)

"E quattro! I Pirati son tornati, con il solito forziere e qualche novità: la piratessa Penelope Cruz si vede, il 3D no. Già munifici per mamma Disney, questi Caraibi provano a spingersi 'Oltre i confini del mare', ma l'approdo è il medesimo: Depp/Sparrow gigioneggia e pensa allo yacht, quello vero, mentre il regista Rob Marshall, neofita della saga e musicarello per elezione ('Chicago', 'Nine'), tira più di schermaglie (amorose) che di scherma. Davvero, non vi disseterà questa Fontana della giovinezza: si salvano solo le sirene, per il resto è un frullato insapore di cappa e spada e zombie, romance e avventura, fantastico e mitologico, sacro e profano. Di tutto, e di niente." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 19 maggio 2011)

"La novità di questo quarto episodio di 'Pirati dei Caraibi oltre i confini del mare', presentato fuori concorso a Cannes, è il passaggio di mano della regia: da Gore Verbinski, che aveva diretto i primi tre capitoli della saga, a Rob Marshall, noto per aver firmato pellicole di tutt'altro genere come 'Memorie di una gheisha', 'Chicago' e 'Nine'. (...) 'Oltre i confini del mare' volta pagina e riparte da zero con un racconto meno ingarbugliato da cui è stata eliminata drasticamente la coppia romantica Bloom - Knightley. L'elemento sentimentale è rappresentato dal rapporto a schiaffo fra il volubile Sparrow e l'ardimentosa Angelica, una ex fiamma da lui piantata in asso. (...) Girato fra Londra e le isole dei mari del Sud, il film si avvale di contributi di alta qualità, ma va da sé che la carta vincente è rappresentata da Sparrow. Un'infida, sfaccettata figura di avventuriero - ispirato nel look a Keith Richards, celebre chitarra dei Rolling Stones - che Depp riesce a rendere accattivante grazie al suo umorismo, la sua leggerezza e un fascino a prova di denti d'oro. La Cruz conferisce latina impetuosità ad Angelica, però il vero divertimento sono le schermaglie di Sparrow con l'ineffabile Barbossa incarnato da Geoffrey Rush." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 20 maggio 2011)

"Piacerà a quelli che non si sono ancora stancati delle avventure caraibiche e anche a coloro che ne erano ormai stufi (il terzo episodio era stato quasi un flop) e che ora scopriranno un rinnovato interesse grazie ai ritmi più alacri e qualche scena decisamente memorabile (l'attacco delle sirene). Eppoi Penelope Cruz ha poppe più perentorie della precedente Keira Knightley." (Giorgio Carbone, 'Libero', 20 maggio 2011)

"Per ridare smalto ad una serie giunta ormai al suo quarto episodio hanno cambiato alcuni dei principali protagonisti e il regista. Via Orlando Bloom, via Keira Knightley e spazio, dietro la macchina da presa, al 'musicale' Rob Marshall (quello di 'Chicago' e 'Nine') che ha sostituito Gore Verbinski. I disneyani Pirati dei Caraibi provano, dunque, a rifarsi il look per rinverdire il successo di una saga che, al box office, ha regalato ben più di una soddisfazione. Operazione comprensibile negli intenti ma non pienamente riuscita nei fatti. (...) Per carità, ci si diverte e il pubblico, tutto sommato, esce soddisfatto dalla sala ma non tutto sembra girare per il verso giusto. Prima di tutto, la mano di Marshall non regala sequenze particolarmente eccitanti, fatta eccezione per la scena dell'assalto delle sirene in versione piranha che qualche brivido lo innesca (giustificando, un minimo, il rincaro del 3D). Poi, il film appare decisamente lungo per la storia che deve rappresentare; con un taglio di una ventina di minuti, lo si sarebbe digerito più facilmente. Infine, la presenza costante di Johnny Depp in scena, che a furia di dargli dell'istrionico finisce per gigioneggiare oltre misura con il solito campionario di inutili ed abbondanti mossette, neanche fosse Meg Ryan, è invasiva. La vera sorpresa positiva è data da Penelope Cruz, decisamente più accattivante e credibile dell'acciuga Keira Knightley; dell'assenza di Bloom, invece, non se ne accorge nessuno. Tanto è bastato, comunque, per spingere il film a sfiorare già il milione di euro nel suo primo giorno di proiezioni." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 20 maggio 2011)

Johnny Depp

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