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Il gioiellino

Il gioiellino

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Cinereferendum 2011

La Leda è una delle maggiori aziende agro-alimentari del Paese: ramificata nei cinque continenti, quotata in Borsa, in continua espansione verso nuovi mercati e nuovi settori. Quello che si dice un gioiellino. Il suo fondatore, Amanzio Rastelli, padre padrone dell'azienda, ha messo ai posti di comando i suoi parenti più stretti: il figlio, la nipote, più alcuni manager di provata fiducia - malgrado i loro studi si fermino al diploma in ragioneria. Un management inadeguato ad affrontare le sfide che il mercato richiede a Leda. E infatti il gruppo s'indebita. Sempre di più. Non basta falsificare i bilanci, gonfiare le vendite, chiedere appoggio ai politici, accollare il rischio sui risparmiatori attraverso operazioni di finanza creativa sempre più ardite. La voragine è diventata troppo grande e si prepara a inghiottire tutto.

Regia: Andrea Molaioli

Sceneggiatura:  Andrea Molaioli, Ludovica Rampoldi, Gabriele Romagnoli

Fotografia: Luca Bigazzi

Montaggio: Giogiò Franchini

Musiche: Teho Teardo

Toni Servillo, Remo Girone, Sarah Felberbaum, Fausto Maria Sciarappa, Lino Guanciale, Vanessa Compagnucci, Lisa Galantini, Renato Carpentieri, Gianna Paola Scaffidi

Durata: 1 ora e 50 minuti

Sito ufficiale: www.bimfilm.com/schede/ilgioiellino

 

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Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema - ACEC)

Giudizio: Consigliabile, problematico, dibattiti

Tematiche: Denaro, avidità; Lavoro; Politica-Società

Dice il regista: "Ho cercato di dar vita ad una storia che potesse essere in qualche modo paradigmatica di quelle condotte imprenditoriali, spregiudicate e sprezzanti di ogni regola, che si sono affermate e sono state tollerate nel corso degli anni; partendo dal presupposto che dietro gli intricati percorsi della finanza si affacciano uomini non sempre all'altezza dei ruoli che ricoprono (...)". Il riferimento é dunque alla Parmalat e alla tortuosa strada che ha portato al crac della società di Collecchio. Scelta interessante questa fatta da Molaioli per la sua seconda prova dopo il grande successo de "La ragazza del lago" (2007). C'è la cronaca, e soprattutto c'è la Storia italiana, quegli anni recenti cruciali che attraversano il periodo in cui scompaiono i partiti tradizionali e la politica e la società civile devono fare i conti con nuovi scenari. Molaioli in c.s. ha detto che: "Ci siamo mossi nel solco del nostro cinema d'impegno civile, con un occhio soprattutto a "Il caso Mattei" di Francesco Rosi". L'impegno c'è ma il taglio é del tutto diverso, pacato, misurato, affidato ad una finzione che si colloca nel 'vero' ma non lo aggredisce, non lo esamina, non ne fa oggetto di confronto tra potere e morale. Pulita nelle immagini, nello stile, poggiata su una recitazione sobria e controllata, la regia sfida comunque la possibilità di dire cose serie in modo semplice e discorsivo. Alla fine Molaioli offre materia di riflessione senza lanciare grida né fare proclami: e i temi sono grossi, implicano la necessità di una sana gestione dell'economia, oggi decisiva in epoca di globalizzazione, il che significa non solo denaro ma posti di lavoro, benessere, rispetto per persone e famiglie. Film da vedere con attenzione e che, dal punto di vista pastorale, é da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni per avviare confronti sui molti argomenti di attualità che propone.

 

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Oltre il crac Parmalat, per decrittare l'Industria Oggi: l'ambizione (frustrata) di Andrea Molaioli

Non c’è la Parmalat, eppure c’é. C’è Callisto Tanzi, alias Amanzio Rastelli (Remo Girone), e c’è Fausto Tonna, ovvero Ernesto Botta (Toni Servillo), ma c’è di più: Il gioiellino ha l’ambizione di andare oltre i nomi e cognomi del crac per provare a descrivere, se non decrittare, l’ambiente e il sistema industrial-finanziario tutto. Tentativo riuscito?

Andrea Molaioli stringe sui protagonisti, anche stilisticamente: i primi piani abbondano, le scene d’interni imperano e - sebbene le ottime prove di Girone, Sarah Felberbaum (Laura) e, più dietro, Servillo - il rischio fiction tv tracima.

Insieme, il regista evade dal campo medio su latticini & casini per evocare quello lungo, paradigmatico sull’Industria Oggi, senza indicazioni geografiche tipiche, tanto da sconfinare in Russia, dove si consuma la scena migliore, ad alto voltaggio simbolico, con Rastelli che fatica a muoversi nella neve, ma rifiuta l’aiuto.

In mezzo i conti non tornano: se la sostanziale ellissi sulle evidenze tecniche del tracollo è comprensibile, lo schema attanziale e il registro naturalistico appiattiscono narrazione e rappresentazione, cui fanno cattivo soccorso enfasi - la “pietra magica” donata da Laura all’amante Ernesto - e soprattutto l’incongrua, seppur storicamente documentata, visita di Rastelli e figlio a Berlusconi, con la Bibbia di legno in bella mostra e la sensazione forte del corpo estraneo.

Ben musicato da Teho Teardo, fotografato da Luca Bigazzi senza infamia né lode, Il gioiellino conserva più di una traccia dell’ambizione che fu, ma - complice una sceneggiatura traballante, se non ignava - il precipitato su schermo riesce solo a rifuggire dal manicheismo, non a trovare un ubi consistam poetico e ideologico, eccetto per l’inquietante finale sui titoli di coda.

Il sequel di Wall Street insegna: non è tempo per film sulla crisi, perché, se il focus rimane su volti privati ridotti ad attanti, il chiaroscuro cala sulle dinamiche, il buio sulle esternalità negative. E anche un gioiellino perde valore. (Federico Pontiggia)

La critica

"C'è un'immagine - una sola - che fa venire i brividi in 'Il gioiellino', il film di Andrea Molaioli liberamente ispirato al crac Parmalat, da oggi nelle sale italiane. E' quella in cui il personaggio del ragionier Ernesto Botta (interpretato da Toni Servillo e modellato sulla figura di Fausto Tonna, collaboratore di Tanzi) viene portato via, nel finale, su un blindato della Guardia di Finanza. (...) Lì, nell'immagine che chiude il film, in quel misto di incredulità e inconsapevolezza, ma anche di oscura e confusa percezione della voragine in cui sta precipitando, il ragioniere di Toni Servillo acquista lo spessore tragico di un personaggio di Balzac. Ma solo lì. Per tutto il resto del film, ciò che colpisce sia in lui sia in Amanzio Rastelli, il personaggio interpretato da Remo Girone e ispirato direttamente alla figura di Calisto Tanzi, è la sostanziale inconsapevolezza con cui giocano sporco con i falsi in bilancio e con i trucchi della finanza dopata. Non c'è traccia, in loro, né della rapacità con cui Oliver Stone aveva disegnato gli 'squali' di Wall Street, né della spavalderia gaudente e cialtrona con cui Gassman e Tognazzi rappresentavano, in passato, il fascino indiscreto e chiassoso della borghesia italiana. I protagonisti di 'Il gioiellino' sembrano reperti archeologici dell'Italia democristiana. Sono grigi, noiosi, abitudinari. Odorano di naftalina e di sacrestia. (...) Il problema è che il regista Andrea Molaioli sceglie di raccontare la storia dal loro punto di vista. Scelta coraggiosa, non c'è dubbio, ma anche difficile e rischiosa: perché impedisce la distanza critica, la deformazione grottesca, la corrosione ironica. E perché autorizza il pubblico ad adottare lo sguardo dei personaggi, fin quasi ad arenarsi in esso." (Gianni Canova, 'Il Fatto Quotidiano', 4 marzo 2011)

"Il riferimento al crac Parmalat è evidente, anche se qui l'azienda in rosso si chiama Leda e la città investita dallo scandalo non è Parma, ma Acqui Terme (mai citata). (...) Due personaggi privi di morale e due interpretazioni magistrali, anche se alla fine il dubbio resta: come è potuto succedere?" (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 4 marzo 2011)

"Un buon film, ben raccontato che ha il pregio non indifferente di far capire tutto (dello scandalo) allo spettatore domenicale che probabilmente del crac parmigiano non ci ha mai compreso nulla (o quasi). Non che ci troviamo di fronte all'opera grandiosa, per carità (...). Ma insomma, siamo sempre su un livello di buona dignità spettacolare di film 'adulto' in un panorama cinematografico dove imperversano solo gli 'immaturi'. (...) Insomma l'opera che se portata all'estero non ci fa fare brutta figura. Il guaio è che all'estero (leggi ai Festival) non ce la vogliono mandare. 'Il gioiellino' era pronto per Berlino (da quanti anni i tedeschi ci dileggiano perché sappiamo fare solo i 'panettoni'?). Ma per Berlino hanno preferito 'Qualunquemente' di Albanese." (Giacomo Ferrari, 'Libero', 4 marzo 2011)

"La grande truffa della Parmalat in un film circostanziato e puntuale che evita le vie più battute ma non trova la chiave capace di dar vita ai tanti spunti riuniti. Né commedia né film-inchiesta, né saga aziendale né docu-drama, 'Il gioiellino' vorrebbe aggiornare la mappa della Grande Provincia italiana e dei suoi silenziosi orrori che oggi parlano la lingua globale della finanza e di un malaffare installato ai piani alti del potere. Ma per raccontare il grigiore di questi stakanovisti dell'intrallazzo bordeggia in una storia a bassa densità emotiva malgrado le pennellate di colore prese dalle cronache. (...) Molaioli e i suoi sceneggiatori infatti cedono lo stretto necessario al gusto un po' ovvio delle battute ficcanti, della trama avvincente, del moralismo facile. Ma non ci danno neanche molto in cambio, e soprattutto non trovano un centro, un punto di vista. (...) Tutto vero, come no, doloroso, documentato - e visto "da dentro". Ma per raccontare la new economy bisogna inventare anche un cinema più nuovo e deciso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 marzo 2011)

"Qualche volta si è stanchi, può perfino venir voglia di fare l'amore, di alzare lo sguardo dai bilanci truccati, di desiderare una ragazza giovane e bella. Ma è solo un attimo. Sul viso di Toni Servillo, il ragionier Botta del 'Gioiellino' di Andrea Molaioli, tale e quale al ragionier Tonna del vero crac Parmalat, il mestiere della truffa ha lasciato solchi indelebili, un misto di rabbia e di amarezza, l'alterigia ottusa di chi non sa tornare indietro. In quell'espressione, in quella totale incapacità di pentimento, c'è la denuncia di un grande difetto italiano. Servillo la sottolinea con lo sguardo, regalando alla sua galleria di personaggi nostrani, un altro, prezioso ritratto." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 4 marzo 2011)

I film della stagione 2010 / 2011 - Cinereferendum - 2011


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