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Il discorso del re

Il discorso del re

Sabato 2 aprile - Ore 21:00

Domenica 3 aprile - Ore 16:00 e 21:00

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Dopo la morte di suo padre Re Giorgio V e l'abdicazione di suo fratello Edoardo VIII, Bertie, che soffre da tutta la vita di una forma debilitante di balbuzie, viene incoronato Re Giorgio VI d'Inghilterra. Con il suo paese sull'orlo della II Guerra Mondiale e disperatamente bisognoso di un leader, sua moglie, Elisabetta, la futura Regina Madre, organizza al marito un incontro con l'eccentrico logopedista Lionel Logue. Dopo un inizio burrascoso, i due si mettono alla ricerca di un tipo di trattamento non ortodosso, finendo col creare un legame indissolubile.

Regia: Tom Hooper

Sceneggiatura:  David Seidler

Fotografia: Danny Cohen

Montaggio: Tariq Anwar

Musiche: Alexandre Desplat

Colin Firth, Guy Pearce, Helena Bonham Carter, Timothy Spall, Geoffrey Rush, Jennifer Ehle, Derek Jacobi, James Currie, Tim Downie, Michael Gambon, Anthony Andrews, Eve Best, Claire Bloom

Durata: 111 minuti

 Biglietti esselunga Vieni al cinema alla domenica sera - a Casatenovo costa meno Prendi sei e paghi cinque - Tessere a scalare 

Valutazione Pastorale a cura della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI

Giudizio: consigliabile, realistico **

Tematiche: malattia, matrimonio - coppia, potere, storia

Si tratta di un prodotto dagli impeccabili connotati anglosassoni, che rimanda ad esempi quali "Momenti di gloria" o "Camera con vista". Siamo nell'ambito di quella misura descrittiva che sa di perfezionismo ma non diventa maniera fine a se stessa. Ricostruzione d'epoca esemplare, caratteri e comportamenti adaeguati alla situazione storica. Al centro il rapporto tra il Re e Lionel, ossia tra Sua Maestà e un borghese qualunque. Alberto/Re Giorgio deve superare impacci non da poco pr riuscire ad accettare la 'parità' di livello con il suo tutore, soprattutto pensando al popolo che si aspetta da lui parole elevate. Di tutto questa vicenda autentica, il copione fa materia per un dramma intenso e sfaccettato, non esente anche da punte di umorismo e convergente sul traguardo della reciproca stima, che diventa amicizia e rispetto. La notevole prova attoriale di Firth e Rush va evidenziata come contributo importante alla riuscita di un film, che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come consigliabile e nell'insieme realistico.

Utilizzazione: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria e in seguito in molte circostanze nell'ambito del rapporto cinema/storia.

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Il "balbuziente" Colin Firth al servizio del ritrattista di corte Tom Hooper: 12 nomination agli Oscar, da applausi

Se fosse un pittore dei secoli andati, Tom Hooper sarebbe un ottimo pittore di corte. Serio e simpatetico con le figure storiche che incarnano il potere o che sono inverate dai meccanismi della politica. Un ritrattista, che pur amando le persone in posa davanti a lui, non vuole compiacerle fino ad idealizzarle o celarne le debolezze. Il balbuziente Bertie-Giorgio VI d’Inghilterra de Il discorso del re come, nelle recenti esperienze tv del regista, il secondo presidente USA, John Adams, interpretato da Paul Giamatti e Elizabeth I con l’ammirevole Helen Mirren, o, scendendo tra gli umani, il manager-allenatore di calcio Brian Clough (Il maledetto United) sono personalità della Storia da osservare anche nelle pause, nello stallo preliminare a scelte che sembrano sovrastarli.

Hooper è attratto dagli interstizi tra la sfera pubblica e le tagliole della sfera privata. Il potere, visto da vicino, è meno scintillante quando la compassata ritualità cerimoniale diventa rappresentazione mediatica. La balbuzie di Giorgio VI, la collisione tragica tra i suoi pensieri e l’ingorgo delle parole diventano gravi (siamo alla vigilia della II Guerra Mondiale) perché il potere si esercita, si esprime, si rafforza attraverso la comunicazione diretta e a distanza. Il microfono della radio è come la spada di Excalibur, lo scettro e la corona. Salito al trono dopo che il fratello Edoardo VIII (Pearce) decide di abdicare per amore, Bertie (magnifico Colin Firth, premiato con il Golden Globe e candidato all'Oscar) si affida alle cure poco ortodosse del logopedista Logue (Geoffrey Rush). I due formano una strana coppia inseparabile che duella, litiga, si studia con sospetto. Sui loro incontri, sulla loro amicizia non convenzionale, durata tutta la vita, e su un uso, talvolta insistito, dei grandangoli, si poggia questo film dalla fotografia volutamente poco regale, con una musica non occasionale e un coro di personaggi cesellati con cura. La familiarità con la serialità televisiva consente al regista di focalizzare l’azione sul dialogo e sulle linee geometriche lungo le quali tutti gli attori devono dislocarsi. 12 nomination agli Oscar, tra cui miglior film e miglior regia. (Enrico Magrelli)

La critica

"Il film racconta dell'inconsueta amicizia fra il re e Lionel Logue, non convenzionale terapista del linguaggio (interpretato da un altrettanto straordinario Geoffrey Rush, anche lui candidato all'Oscar fra i non protagonisti), che aiuterà il re a far fronte, se non superare del tutto, ai problemi di balbuzie. (...) Il film è candidato all'Oscar per tutte le categorie più importanti, oltre a migliore attore protagonista (Firth) e non protagonista (Rush), una nomination fra le attrici non protagoniste è andata anche a Helena Bonham Carter che interpreta la moglie di Giorgio VI, la regina consorte Elisabetta, al regista Tom Hooper, a David Seidler per la sceneggiatura originale. Con ben poche sorprese poi, 'Il Discorso del Re' è fra i dieci film candidati all'Oscar per la migliore pellicola, interessante anche perché capace di alternare momenti drammatici con altri liberatori e ironici, come quando, in una delle strane sedute di terapia del linguaggio, Re Giorgio VI viene invitato a sfogarsi dicendo parolacce." (Francesca Gentile, 'L'Unità', 28 gennaio 2011)

"La balbuzie, dunque, studiata con finezza e accenti anche delicati in quel personaggio al centro che incontriamo prima come Duca di York, ancora vivente suo padre Giorgio V, e secondo nella linea di successione perché il primo è quell'Edoardo Principe di Galles di cui ci si rivelano quasi subito i rapporti con l'americana divorziata Wally Simpson. (...) Tutto molto da vicino, i personaggi analizzati con cure attente, gli ambienti attorno ricostruiti con rispetto per i dati autentici e i tanti momenti storici da cui la vicenda è attraversata espressi sempre con emozioni e tensioni pronte a conquistarsi spazi privilegiati, ma con misura. Li domina, percorrendoli tutti con grande sensibilità (anche quando 'recita' la balbuzie), l'attore inglese Colin Firth che aggiunge felicemente Giorgio VI ai tanti personaggi che ha saputo creare nel corso della sua fortunatissima carriera. Queen Elizabeth, al suo fianco, è Helena Bonham Carter, che riesce con grazia e intelligenza a somigliarle. Il logopedista è l'australiano Geoffrey Rush, una maschera forte e risentita." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo - cronaca Roma', 28 gennaio 2011)

"Il microfono è enorme, la folla immensa, l'ansia insostenibile. Così la voce si increspa, si strozza, inciampa sulle consonanti, erompe rotolando a singhiozzo sulle sillabe fino a quando, Dio sia lodato, la frase finisce. E si ricomincia... Se per chiunque balbettare è un supplizio, per un principe ereditario è una vergogna, una mutilazione, una tragica perdita di autorità. Se poi siamo negli anni 30, l'età d'oro della radio, l'epoca in cui Hitler soggioga le folle e incendia l'Europa con la sua oratoria, il dramma del duca di York, secondogenito di Re Giorgio V, afflitto fin dall'infanzia da quel difetto misterioso, diventa anche un vero problema politico. Tutto questo però 'il discorso del Re' ce lo lascia indovinare, concentrandosi opportunamente (specie nella prima metà) sui protagonisti. Anzi incarnando una gran massa di spunti e di idee nei corpi e nelle voci di due grandi attori al loro massimo storico: Colin Firth, il principe balbuziente, costretto a curarsi dalla moglie (una squisita Helena Bonham-Carter). E Geoffrey Rush, logopedista australiano (...) e attore mancato; un semplice guitto, agli occhi del principe, catapultato dal caso in una posizione di potere. Il potere assoluto del medico sul suo paziente. (...) Nella costruzione di questo rapporto il film di Tom Hooper (padre inglese e madre australiana, curioso...) è coraggioso e a volte geniale." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 gennaio 2011)

"Piacerà agli amatori del cinema inglese, certissimamente. Che si satolleranno con i deliziosi intermezzi 'privati' di Lionel Logue, un grosso personaggio con la debolezza di un amore (pochissimo ricambiato) per il teatro. Al pubblico femminile da sempre interessato alle vicende della casa reale britannica (Helena Bonham Carter è deliziosa come moglie - madre - sorella del riluttante sovrano). E anche, ma sì, al pubblico maschile, che di solito preferisce i film d'azione. Il finale è congegnato toccando le stesse corde emozionali di un film di Rocky -Stallone. C'è un protagonista sfigato, poco calcolato da tutti tranne che dalla moglie. E l'aspettativa di un cimento per cui sembra battuto in partenza. E l'inizio poco promettente. Ma poi la vittoria, con il manager (pardon il terapeuta) che gli sta addosso fino all'ultimo istante. E la folla che alla fine lo riconosce come il suo campione. Un piccolo inciso per chi di Giorgio VI continua a non saperne granché. George fu il buon sovrano che assicurava Edoardo al momento dell'abdicazione? Certamente sì. Dei 16 anni di regno dell'ex duca di York, sei furono occupati dalla guerra. Durante la quale la Gran Bretagna fu a lungo l'unico baluardo della democrazia in Occidente. Se Winston Churchill fu il comandante della roccaforte assediata, il re rimase impavido sul bastione. Nessun inglese ebbe mai a dubitare che George fosse dalla sua parte." (Giorgio Carbone, 'Libero', 28 gennaio 2011)

"Scremando il tono un po' troppo sdolcinato da favola con re e regine, la bella pellicola di Tom Hooper, con un commovente e bravissimo Colin Firth nei panni del re balbuziente, racconta la nascita di una nazione moderna." (Caterina Soffici, 'Il Fatto Quotidiano', 28 gennaio 2011)

" 'Il discorso del re' di Tom Hooper rispolvera una delle pagine di storia inglese poco conosciute, quella riguardante Re Giorgio VI. (...) E se la storia, una delle più singolari viste al cinema, vi appassionerà, sarete addirittura entusiasti dei tre straordinari protagonisti, Colin Firth, Geoffery Rush e Helena Bonham-Carter, tutti in corsa per la preziosa statuetta." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 28 gennaio 2011)

"II re non è nudo, ma balbuziente. E si spoglia: grazie a una moglie che lo ama un logopedista tanto eterodosso quanto bravo, lotterà per far sentire la propria voce, fino a tenere il discorso più importante, quello che accompagna il Regno Unito nella Seconda guerra mondiale. Il sovrano è Giorgio VI, magnificamente interpretato da Colin Firth, la consorte Elisabetta è Helena Bonham Carter, lo strizzaugola Geoffrey Rush: sono loro le parole chiave de 'Il discorso del Re' di Tom Hooper, che ha vinto a Toronto e fatto il pieno di nomination agli Oscar. Il segreto? Sceneggiatura di ferro, attori super, regia elementare ma non sciatta, gusto british esportabile Oltremanica, ma c'è di più: è cinema sartoriale, su misura e di ottima fattura, come si faceva una volta. Si consiglia la visione preserale, dopo il tè delle cinque." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 27 gennaio 2011)

Geoffrey Rush

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