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Hereafter

Sabato 29 gennaio - Ore 21:00

Domenica 30 gennaio - Ore 16:00 e 21:00

Hereafter, il nuovo film di Clint Eastwood è un thriller soprannaturale che vede protagoniste tre persone: George è un operaio americano che ha un rapporto speciale con l'aldilà, Marie una giornalista francese che ha avuto una esperienza tra la vita e la morte che ha sconvolto le sue certezze e Marcus uno studente londinese che ha perso la persona che gli era più vicina e cerca disperatamente delle risposte. Le loro storie finiranno con l'intrecciarsi, le loro vite verranno cambiate per sempre da quello che credono esista, o debba esistere, nell’altro mondo.

Hereafter - Matt Damon Hereafter - Cécile de France, Bryce Dallas Howard

Regia: Clint Eastwood

Sceneggiatura:  Peter Morgan

Fotografia: Tom Stern

Montaggio: Joel Cox, Gary Roach

Matt Damon, Cécile de France, Bryce Dallas Howard, Jay Mohr, Mylène Jampanoï, Thierry Neuvic, Richard Kind, Jenifer Lewis, Steve Schirripa, Lyndsey Marshal, Marthe Keller, Niamh Cusack, Nikki Harrup, Fileena Bahris, Charlie Holliday, Kelli Shane, John Nielsen, Annette Georgiou, Jack Bence, Frankie McLaren

Hereafter - Clint Eastwood Hereafter - Cécile de France

Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema - ACEC)

Giudizio: consigliabile, problematico, dibattiti *

Tematiche: adolescenza, Famiglia-genitori figli, letteratura, metafore del nostro tempo, morte

Soggetto e sceneggiatura sono di Peter Morgan ("The Queen", "Frost/Nixon") che afferma: "Ho scritto il film dopo la morte di un mio carissimo amico (...) Al suo funerale ho pensato quello che forse pensavano tutti: dov'è andato?. Ho voluto scrivere una storia che ponesse domande come questa". E Eastwood aggiunge: "Racconto una vicenda di anime che non ha specifici connotati religiosi e tanto meno si tratta di un thriller soprannaturale...lo considero non un film sulla morte ma sulla vita e sul pensiero". Premesse doverose, per evitare di far andare il copione lungo strade che non gli appartengono. Se la scrittura presenta qualche momento un po' irrisolto (Marcus in giro per Londra in visita ai sensitivi) o 'telefonato' (George perde il lavoro per essere libero di andarsene), é la messa in scena di Eastwood a offrire all'insieme sostanza e intensità, attraverso una regia corposa e nitida, senza sbavature, di dichiarata semplicità: il che non significa facilità, ma veicolo comunicativo diretto e incisivo, capace di coniugare al meglio finzione e realismo legato alla cronaca (lo tsunami, gli attentati a Londra, la crisi economica...). Sul tema della vita oltre la morte, Eastwood offre un approccio umanistico, capace di accostare i dolori universali e di vincerli non in modo consolatorio ma stringendosi intorno ai valori del quotidiano, l'amore (anche per una mamma 'drogata'), la condivisione, la fiducia, la letteratura come territorio che lega i vari secoli, e ci rende più vicini uomini e donne del passato. Si tratta di un forte invito a recuperare quella 'verità' e quella 'bellezza' che veramente possono salvare il mondo. Film sfaccettato e denso che, dal punto di vista pastorale, é da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e da recuperare in molto occasioni successive.

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Tre storie per raccontare il mistero della vita. Grande cast diretto dal magnifico Clint Eastwood

La differenza tra Clint Eastwood e gli altri è la capacità di raccontare storie sempre diverse. Secondo la tradizione americana classica, eppure pochi altri ancora lo fanno e così puntualmente e con grande efficacia. Alcuni sono capolavori, ma qui ci si perde nel giudizio soggettivo dello spettatore e o critico. Senz’altro in molti convergono su qualche titolo, Gli spietati, Mystic River, Un mondo perfetto, Million Dollar Baby, e così via: perché ce n’è per tutti. Scorrendo la lista delle oltre trenta opere, si spazia dal thriller di genere (Nel centro del mirino, Debito di sangue) ai western (Il cavaliere pallido, Il texano dagli occhi di ghiaccio), alla guerra (in duplice prospettiva: Flags of Our Fathers e Lettere da Iwo Jima), al romantico e struggente Ponti di Madison County. E’ un bel mistero per Hollywood, soprattutto per chi pensava di averlo ridotto in modo semplicistico a repubblicano, conservatore e reazionario, seguendo la sua carriera di attore, prima macho cavallerizzo con Sergio Leone poi ispettore Callaghan per Don Siegel, diventato timidamente regista con Brivido nella notte. A 80 anni compiuti, dopo aver realizzato Gran Torino, lucido e disincantato spaccato sull’America razzista di oggi, e Invictus, apologo di una riunificazione politica, quella di Nelson Mandela e del martoriato Sudafrica, simbolo di un processo che non è più solo un problema per i paesi del cosiddetto terzo Mondo (impossibile non ravvisare nella figura di Morgan Freeman un leader di cui ha bisogno anche l’America di Obama), con Hereafter, scritto dal bravo Peter Morgan, ha fatto un passo ulteriore. Non è un film sulla morte, è un atto di amore e di speranza. E’ un’opera magistrale sul significato della vita e sulla solitudine fatta da un uomo che non ha paura di niente e di nessuno.

Tre storie, ambientate rispettivamente a Parigi, San Francisco e Londra. Tre persone: una giornalista famosa (Cecile de France), un sensitivo perseguitato dal suo dono (Matt Damon) e due gemelli dodicenni (bravissimi Frank e Lloyd) con una madre tossica e alcolizzata. La prima viene travolta e sopravvive allo Tsunami, esperienza che la cambia profondamente, il secondo scappa da una routine in cui i morti sono preponderanti rispetto ai vivi, dei due fratellini ne rimane uno solo. Tutti hanno a che fare con l’elaborazione di uno o più lutti e per caso (più per destino) si ritrovano nello stesso luogo e momento a Londra. Quello che succede è importante per capire la premessa e la sostanza del film. Che si chiude con una delle scene d’amore più belle mai viste al cinema, aggiunta dallo stesso Eastwood al copione originale di Morgan. Le sequenze iniziali dello Tsunami, girate tra le Hawaii e gli studi Pinewood di Londra, sono impressionanti. Efficaci e autentiche come quelle che hanno il giro delle televisioni di tutto il mondo. Gli attori sono magnifici e Matt Damon regge alla perfezione una parte difficilissima, senza mai sbagliare espressione. Ma il cuore di Hereafter è quello del regista: un fiume in piena che travolge lo spettatore. (Marina Sanna)

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