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Fughe e approdi

Fughe e approdi

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Arrivata per la prima volta nelle isole Eolie nel 1974 all'età di 4 anni, Giovanna Taviani vi torna dieci anni dopo, per interpretare un piccolo ruolo nel film "Kaos" dei fratelli Taviani, padre e zio. Oggi, 25 anni più tardi, eccola ancora in quelle isole, a bordo della tartana dalla vela rossa guidata da Francesco D'Ambra, pescatore, anche lui coinvolto nella pellicola del 1984. Ora Giovanna cerca di capire cosa é cambiato, andando a visitare i luoghi dove girarono la Bergman e la Magnani, dove fu ambientato "La villeggiatura", a testimonianza di quando quelle terre erano triste metà di confino per i dissidenti del fascismo. E poi Antonioni e "L'avventura", i documentari di De Seta e Mingozzi, i ricordi di molti residenti, la voce di uomini e donne più giovani.

Regia: Giovanna Taviani

Interpreti: Francesco D'Ambra (se stesso), abitanti delle Isole Eolie

Sceneggiatura: Giovanna Taviani con Francesco D'Ambra

Fotografia: Duccio Cimatti, Alessandro Ghiara

Montaggio: Benni Atria, Luca Gasparini

Musiche:  Giuliano Taviani, Carmelo Travia

Durata: 1 ora e 20 minuti

 Biglietti esselunga Vieni al cinema alla domenica sera - a Casatenovo costa meno Prendi sei e paghi cinque - Tessere a scalare

 

Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema - ACEC)

Giudizio: Consigliabile, realistico

Tematiche: Cinema nel cinema; Famiglia; Storia

" 'Fughe e approdi' - dice Giovanna Taviani - è una scommessa d'amore che dedico agli abitanti delle isole Eolie e ai padri del cinema italiano". Sono tanti i motivi di suggestione che emergono da questo reportage, girato in un lungo arco di tempo e condensato in una serie di tracce che svariano dall'ambiente al costume, dal cinema alla letteratura. Se è vero che la regista entra di persona nel racconto (coinvolta appunto e tutt'altro che estranea), in qualche punto rallentando l'ispirazione, a prevalere è l'intenzione di costruire una memoria forte e coerente, di restituire immagini cariche di humus, di terra, di sole e di mare, di una simbiosi uomo/ambiente difficile da spezzare, ieri come oggi. Per molti i fatti, i film e i personaggi raccontati saranno un novità. Ed è un pregio ulteriore dell'operazione, aiutare a ricordare passaggi di storia e insieme fotografare la luce stordente dei luoghi, una quotidianità che vive di tradizione e deve fare i conti con la modernità. Occasione anche per tornare al documentario, forma espressiva più che mai da recuperare. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile e nell'insieme realistico.

Utilizzazione: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in seguito come proposta di riflessione anche in ambito scolastico e didattico.

 

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Viaggio nella memoria personale e lavoro di recupero storico e cinematografico: Giovanna Taviani torna alle Eolie, in doc e in Controcampo

Un’irresistibile attrazione. Così si potrebbe definire quel particolare potere che un luogo come l’arcipelago delle Eolie ha costantemente suscitato, e continua a suscitare, sulle persone e gli eventi che le riguardano. Un’attrazione indissolubilmente legata alla difficoltà di vivere, fino al recente passato, in un luogo duro e governato da forze molto più forti dell’uomo, teatro spesso di storie dolorose e misteriose. Questo, in breve, il senso del documentario di Giovanna Taviani Fughe e approdi, con il quale l’autrice torna dopo 13 anni negli stessi luoghi del set di Kaos dei fratelli Taviani, i quali nel 1989 girarono qui alcune scene del film insieme anche alla piccola Giovanna. Diventata nel frattempo documentarista nonché ideatrice del SalinaDocFest - Festival del Documentario Narrativo e accompagnata nuovamente da “Figliodoro”, lo stesso navigatore che nel film aiuta la troupe e la famiglia, l’autrice trasporta lo spettatore in un percorso a doppia traccia: un viaggio nella memoria personale e un lavoro di recupero storico e cinematografico. Da luogo di confino per personaggi come Carlo Rosselli, Francesco Nitti ed Emilio Lussu a teatro della storia d’amore tra Edda Ciano e il segretario del partito comunista di Lipari; a set privilegiato per registi come Roberto Rossellini , che qui girò Stromboli terra di Dio, e William Dieterle che sull’isola di Vulcano diresse una disperata Anna Magnani in Vulcano, nello stesso periodo nel quale Rossellini lavorava a pochi chilometri con Ingrid Bergman. Così come Michelangelo Antonioni e il suo misterico L’avventura.

Un’alternanza di filmini familiari, documentari di Vittorio De Seta e cinegiornali del regime fascista; interviste a persone del luogo, donne che raccontano spettrali leggende o anziani di Stromboli che professano un sacrale rispetto per “Iddu”. E poi di nuovo gli ultimi illustri ospiti cinematografici: da Nanni Moretti e il suo contrastante periplo dell’arcipelago in Caro diario a Massimo Troisi, malinconico interprete de Il postino di Michael Radford.

Viaggio nella geografia fisica e umana di questi luoghi, con le asprezze laviche e umorali, le dolcezze improvvise, i contrasti cromatici da togliere il fiato, i complessi e a volte drammatici e selvaggi sentieri storici. Si può dunque facilmente comprendere perché le isole Eolie siano contemporaneamente un porto dal quale partire e verso il quale fare rotta. Il titolo, alla fine della visione, risulta così in tutta il suo preciso significato (Sacha Porrovecchio)

Quello che... non abbiamo fatto - I film della stagione 2009 / 2010


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