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Dylan Dog

Dylan Dog

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L'investigatore dell'incubo Dylan Dog, accompagnato dal fido assistente Marcus (sic), si ritrova nel mezzo di una lotta per il controllo del territorio di New Orleans tra un antico clan di vampiri e un altrettanto ancestrale branco di lupi mannari. In questa incresciosa situazione, avrà anche il tempo di innamorarsi della bella Elizabeth...

Regia: Kevin Munroe

Sceneggiatura:  Thomas Dean Donnelly, Joshua Oppenheimer

Fotografia: Geoffrey Hall

Montaggio: Paul Hirsch

Musiche:  Klaus Badelt

Brandon Routh, Sam Huntington, Anita Briem, Taye Diggs, Peter Stormare, Brian Steele, Kurt Angle, Randal Reeder, Marco St. John, James Hébert, Courtney J. Clark, Ashlynn Ross, Ada Michelle Loridans, Kimberly Whalen, Andrew Sensenig, Kent Jude Bernard

Sito ufficiale: dylandogilfilm.it

 

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cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Irriconoscibile il fumetto di Sclavi in questo adattamento USA: che toglie all'originale per non dare nulla in cambio

Dylan chi? La domanda nasce spontanea, avendo visto cosa son riusciti a fare gli americani del nostro indagatore dell'incubo. Irriconoscibile al punto da suscitare il sospetto che in fondo Dylan Dog- Il film non sia un adattamento del fumetto, bensì un accidentale caso di omonimia. Invece no: Munroe e soci (sceneggiatori, produttori e tutti coloro che lesiva parte hanno preso all'impresa) conoscono Sclavi (l'ideatore) e Bonelli (l'editore), persino li citano, li omaggiano, e tra un camicia rossa, un paio di jeans, un "Giudia Ballerino" scappato al doppiaggio e un maggiolone invertito (nei colori), lo tirano per la giacchietta (nera, almeno!) quel Dylan Dog famoso. Ma è come il dagherrotipo di una persona scomparsa, l'oleogramma evaso dal fumetto, preso e trapiantato in un altro continente (l'America), traslocato di città (New Orleans), privato dei vecchi amici (adieu Groucho, goodbye Bloch), risarcito coi nuovi (Marcus, l'assistente fifone e isterico), nutrito ad anabolizzanti (Se il Dylan dei fumetti era ispirato a Rupert Everett, questo interpretato da Brandon Routh sembra Superman), devitaminizzato quanto a ironia, monco pure del tipico esistenzialismo naïf.

Pure mettendo da parte l'infinita lista di tradimenti perpetrati - leciti in teoria, come le migliori trasposizioni insegnano - resta da vedere cosa viene offerto in cambio. Ed è qui il problema. Perché anche chiamando il film con un altro nome, resterebbe un film scadente. Dove se la logica difetta per programma, l'idiozia al contrario abbonda non richiesta. In cui il sottile confine tra reale e surreale (elemento perturbante decisivo nella serie a fumetti) viene abolito a favore del secondo (ma se tutto è surreale, dov'è l'assurdo, dov'è l'ignoto?). Più dei mostri - in fondo buffi - impressiona il torpore della sceneggiatura, l'assenza di un punto di vista, una riscrittura riconoscibile del personaggio e del suo mondo poetico. Munroe non sa nemmeno confonderci con lo stile, e lo scarto - se pure c'é - tra questo film e un qualunque episodio di Buffy l'ammazzavampiri è minimo davvero. Luogo del delitto una New orleans ridotta a un circo di freaks, messa in scena secondo una pura meccanica d'azione/reazione, ottusa come (da) copione. Il sogno di vedere degnamente rappresentato l'indagatore dell'incubo muore senza colpo ferire. Proprio questa totale assenza d'ambizioni fa male: si poteva accettare un fallimento, ma il non averci nemmeno provato no. E dire che Dylan Dog ha più lati oscuri e spunti semantici del più nero personaggio della Marvel. Possibile che non si trovi un regista - anche italiano, perché no? Chi l'ha detto che dobbiamo fare solo commedie e opere d'autore? - disposto a metterci mano? Male che vada sarà un film sbagliato. Nella più tragica delle ipotesi, non sarà peggiore di questo. (Gianluca Arnone)

La critica

"'Dylan Dog' appare scanzonato e impavido, vorrebbe smettere di dare la caccia ai vampiri, passare a una clientela più tranquilla o fare l'indagatore baby-pensionato. Ma c'è sempre una bella donna (Anita Briem) che ti contatta, afferma che il padre è stato ucciso da una creatura misteriosa; c'è sempre un lupo mannaro di città che ti costringe a tornare in azione, varcando la linea sottile tra luce e tenebre. In Italia il film esce prima che nel resto del mondo. Il tam tam dei fan piuttosto corrucciati corre sul web a fine mattinata, praticamente sui titoli di coda. (...) Le menti più raffinate intravedono, in questo thriller con elementi horror, una metafora della nostra società: in fondo si indaga sul mostro che vive in segreto tra di noi. II regista non sembra disdegnare." (Valerio Cappelli, 'Corriere della Sera', 16 marzo 2011)

"AAA cercasi Rupert Everett. E disperatamente. Perché se 'Superman' diventa 'Dylan Dog', con ogni nesso e connesso, si può ufficializzare il degrado del cinema mutante in bluff. Qui non si tratta di un paludato giudizio preventivo all'operazione che sposta le coordinate del cult nei territori a stelle e strisce (da Londra a New Orleans) e sintetizza le atmosfere dark generate da Sclavi in schermaglie tra vampiri, licantropi e zombie: il guaio scende negli abissi della superficialità narrativa, registica e creativa nel complesso, in cui non si giustifica il voler 'esportare' il nostro leggendario eroe in USA. Che pure potrebbe esser nobil gesto. Con il body builder Brandon Routh (attore di 'Superman Returns', appunto) sostituto dell'emaciato signor Everett-Dellamorte (ridateci anche quel film di Soavi!) è come assistere alla trasformazione di una collezione Armani in 'American Apparel'. Certe cripte è meglio non toccarle. Da evitare con cura." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 16 marzo 2011)

"Il regista canadese Kevin Munroe a 38 anni può contare su un curriculum da veterano. Ha inventato videogame ('Freaky Flyers'), ha scritto comics (vuole trasformarne uno in film: 'Zombo Fantasma'), e il suo ultimo successo sono le 'Tartarughe Ninja'. Ora è in attesa delle reazioni dei fan del fumetto 'Dylan Dog', che lui porta sul grande schermo da oggi, con il marchio Moviemax. (...) Le avventure di Dylan hanno sempre strizzato l'occhio ad elementi horror tradizionali, offrendo numerosi 'tributi' a mostri classici come 'L'uomo Lupo' e 'Dracula'. Anche qui non mancano sangue e teste mozzate. Nonostante ciò il film deluderà i fedelissimi di Dylan, ma probabilmente intrigherà i giovani che vogliono vivere un'avventura emozionante tra vampiri, lupi mannari, zombie e diavoli. Anche il 'Dylan Dog' cinematografico, interpretato da Brandon Routh ('Superman Returns'), è molto diverso fisicamente (qui è tutto muscoli) dall'emaciato investigatore del soprannaturale creato da Tiziano Scavi nel 1986 (edito dalla Sergio Bonelli). E più impavido e scanzonato. Poi c'è la scelta di ambientare la storia a New Orleans, invece che a Londra, dove lui originariamente viveva al numero 7 di Craven Road." (Annamaria Piacentini, 'Libero', 16 marzo 2011)

"Tornano in scena vecchie conoscenze come Gabriel (Peter Stornmare), leader degli uomini-lupo, e Vargas (Taye Diggs), capo dei vampiri, ma dopo l'overdose di 'Twilight' e l'esplosione di film da graphic-novel, su tutto incombe la sensazione del già visto. Il controcanto ironico è affidato a Marcus, e i momenti in cui riesce meglio sono nella sequenza ambientata nell'outlet di cadaveri e in quella della riunione del gruppo di sostegno per zombi. Frase di presentazione, difficile da pronunciare pur nel consesso di simili con occhi vitrei, pustole in faccia e arti mozzati: 'Mi chiamo Marcus, e sono...morto'." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 16 marzo 2011)

"Piacerà forse non ai 'dylaniani' di strettissima osservanza (per le infedeltà [...]) ma ai generici fan dell'horror (americano) sì. Il film è pieno di mostri, d'incontri improvvisi e terrificanti, il regista Munroe pesca più dalle serie televisive tipo 'Buffy l'ammazza - vampiri' che dagli ispiratori dei fumetti di Tiziano Sclavi (che fin dai primi numeri strizzava l'occhio ai maestri dell'horror più cupo, da Romero a Clive Barker). Però non abbattetevi, fan del comic. Groucho non c'è ma I'humor non latita. Anche se nel film il divertimento è più di situazione che di battuta. L'amico zombi va in un body shop (un avveniristico negozio) dove forniscono parti del corpo sostitutivo. Ma scopre che il commesso gli ha fatto il bidone vendendogli un braccio di colore diverso." (Giorgio Carbone, 'Libero', 18 marzo 2011)

"Le proteste dei fan italiani erano da mettere in conto. Trasportato al cinema, un fumetto di culto quasi mai soddisfa i patiti dell'originale: succede anche con 'Dylan Dog'. Solo che il film è brutto non perché infedele. Il Maggiolino è nero invece che bianco; il fidato collaboratore Groucho è sostituito dall'amico Marcus con esiti imprevisti; al posto di Londra siamo a New Orleans: e allora? Negli Usa sono usciti solo sei albi di 'Dylan Dog', sicché non sorprende che il regista Kevin Munroe, per ragioni di risparmio, diritti e comodità, abbia fatto dei ritocchi nella prospettiva di rendere più americano il personaggio. Incarnato da Brandon Routh, che fu dimenticabile Superman, l'attuale 'Dylan Dog' si distacca dal modello fisico di Rupert Everett, già protagonista di 'Dellamorte, Dellamore'. (...) Per il resto il film, a medio budget, è quello che è: lento, appesantito da una voce narrante alla Marlowe, l'ironia macabra sui pezzi umani di ricambio sa di già visto e la storia alla 'Underworld' non sta in piedi. New Orleans come città dell'occulto, popolata di licantropi, zombie e succhiasangue che si fanno la guerra per la conquista di un oggetto demoniaco. Naturalmente occhio alle bionde." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 19 marzo 2011)

Marvel

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