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Disney

La Principessa e il Ranocchio

La Principessa e il Ranocchio

Sabato 19 dicembre Ore 21:00
Domenica 20 dicembre Ore 16:00 e 21:00
Venerdì 25 dicembre Ore 21:00
Sabato 26 dicembre Ore 16:00 e 21:00
Domenica 27 dicembre Ore 16:00 e 21:00
Venerdì 1 gennaio 2010 Ore 16:00 e 21:00
Sabato 2 gennaio Ore 21:00
Domenica 3 gennaio Ore 16:00 e 21:00

Una storia d'amore ambientata sulle sponde del Mississippi, a New Orleans. Un principe, Naveen, arriva a New Orleans in cerca di jazz, ma capita nelle mani del cattivo Dr. Facilier, uno stregone voodoo che lo tramuta in una ranocchia. L'unico modo per tornare umano è quello di essere baciato da una principessa. La principessa di New Orleans è Tiana, la quale però è abbastanza riluttante a baciare anfibi. Quando alla fine si decide, anche lei viene tramutata in rana. In queste sembianze sono costretti a vivere nella palude, dove però incontreranno qualche simpatico personaggio, come l'alligatore Louis che suona la tromba (ha imparato seguendo le imbarcazioni che attraversano il fiume), e la lucciola Ray. La situazione sembra senza speranza, ma i nodi verranno al pettine durante le celebrazioni del carnevale...

Si rammenta che la promozione Vieni al cinema alla domenica sera: costa meno! è sospesa fino al 6 gennaio 2010.

Regia Ron Clements
  John Musker
Sceneggiatura Ron Clements
  Rob Edwards
  Greg Erb
  John Musker
  Jason Oremland
Montaggio Jeff Draheim
Musiche Randy Newman

Biglietti esselunga  Prendi sei e paghi cinque - Tessere a scalare

Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema - ACEC)

Giudizio: consigliabile, brillante **

Tematiche: animali, cinema nel cinema

Si tratta di un cartoon musicale, realizzato a mano sulla scorta della celebre favola dei fratelli Grimm. Gli autori di "La sirenetta" e "Aladdin", Clements e Musker attingono a piene mani al repertorio narrativo originato dal contesto scelto. Colonna sonora e belletti sono in perfetto stile d'epoca, i colori vividi e il racconto pieno di azione completano la godibilità del risultato. Una situazione nella quale il lieto fine é, più che prevedibile, coerente. Girato dopo il tragico passaggio dell'uragano Katrina, il film é definito dagli autori un "segno di solidarietà per la gente di New Orleans". Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come consigliabile e nell'insieme brillante.

Utilizzazione: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria e in seguito come prodotto simpatico e spettacolare per bambini e ragazzi.

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Jazz e fantasia per un'animazione senza tempo: la Disney scommette sul ritorno al 2D e vince un classico da collezione

Siamo sicuri che se da lassù Walt Disney potesse vedere La principessa e il ranocchio ne sarebbe onorato. Perché l'ultima creatura degli Animation Studios - fondati quasi novant'anni fa dal padre di Topolino - più che un "ritorno all'animazione tradizionale" (alla matita e al 2D, per capirci), come va dicendo da mesi John Lasseter, è un "ritorno a casa", l'omaggio perfetto alle intuizioni del grande cartoonist americano e ai suoi sogni di adulto-bambino. Il merito più grande da ascrivere ai realizzatori di questo capolavoro (in regia Ron Clements e John Musker, già al timone tra gli altri de La sirenetta e di Aladdin) è l'esser riusciti a catturare lo spirito del vecchio cartoon Disney, l'anima stessa dell'animazione (che è a sua volta ricerca dell'essenza delle cose fuori dal realismo: anim-a-zione).

E' un film-parco questo che, come la Disneyland immaginata da Walt, contiene le storie, le qualità, la musica, le magie, i colori e la forza stessa dei mondi creati dagli Studios lungo tutto l'arco del Novecento. La libera rielaborazione della fiaba dei Grimm (Il principe ranocchio) è poco più di una traccia che si sfilaccia quasi subito, si attorciglia, si perde, rifrange in caleidoscopiche visioni. Che non vuol dire anarchia narrativa, ma libera, appassionata, libertà immaginativa. E' la capacità dei classici: saper circoscrivere il caos dell'invenzione, dare una misura all'allegro disordine.

Il canone qui è la musica, meglio il musical, che apre il tableaux animato a vere e proprie feritoie magnificamente coreografate, fughe nella fantasia dirompente, lembi e volute impazzite di un tessuto che d'improvviso si allarga, si scompone, per poi tornare a sè, composto, lineare, chiaro. Era la vecchia scommessa di Disney: deviare le correnti di arte pura (le immagini ritmiche di Oskar Fischinger) nel mare calmo dell'immaginario popolare. E non c'è niente di meglio del jazz (il film è ambientato nella New Orleans degli anni '20, in piena esplosione socio-musicale, tra jazz, blues e soul), l'improvvisazione in note, per incidere nel suono, accanto e oltre le immagini, la con-fusione di istinto e controllo, irrazionale e reale, impossibile e plausibile.

Lo score di Randy Newman (ottimo) meriterebbe una recensione a parte, così come il lavoro di traduzione - soprattutto canora - realizzato dal doppiaggio italiano, buono ma sempre carente, perché certi film andrebbero visti solo in lingua originale. Soffermiamoci sulla storia invece, arcinota - l'ascesa di una serva grazie all'amore di un principe caduto in disgrazia e trasformato in ranocchio - e insieme brulicante di novità: dalla scelta del "colore" dei protagonisti - complice Obama, è forse l'aspetto più vistoso dell'ultimo film Disney, ma anche il più marginale - al riuscito mix di realismo sociale (a cavallo tra il cliché e il documentario quando contrappone bassifondi neri e regge bianche della Louisiana che fu), ricostruzione d'epoca e immersioni nell'imponderabile: che è insieme l'altro mondo animale - qui la palude e i suoi abitatori - e l'oltremondo spirituale - richiamato dai fantasmagorici rituali voodoo del mostruoso dottor Facilier e della buona Mama Odie.

Come sempre, la Disney riesce a trasformare pianeti paralleli in sfere concentriche, giocando sulle zone di tangenza, sull'amalgama di percezioni altre e caratteristiche umane. Regala personaggi indimenticabili - vedi l'alligatore trombettista Louis (doppiato da Pino Insegno) e la lucciola innamorata Ray (nella versione italiana ha la voce di Luca Laurenti). Passa con disinvoltura da un genere all'altro - dalla commedia all'avventura, dal musical al dramma. Evoca l'intera storia emozionale del cinema, ricordandone volti e titoli senza mai citarli direttamente. Riafferma il primato della pittura (certi quadri sembrano disegnati da Toulouse Lautrec) sulla fotografia.

Ridefinisce infine il suo profilo di grande narrazione morale, organica all'America e distinta dal versante maggiormente slapstick e tecnologico dei suoi competitor (Warner prima, Dreamworks oggi). Contro i quali piazza un'altra vittoria senza appello: perché non tutte le magie diventano miracoli. E non sempre i venditori di sogni - come ci ammonisce Facilier - mantengono quel che promettono. (Gianluca Arnone)

Disney

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