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Barbarossa

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Italia. Dodicesimo Secolo. Le terre del Nord sono governate da un imperatore tedesco: Federico Hohenstaufen detto "Barbarossa". Il suo sogno è di conquistare le terre del Centro e del Sud, così da far rivivere l'Impero che fu di Carlo Magno.

Barbarossa - Raz Degan e Rutger Hauer

Regia: Renzo Martinelli

Sceneggiatura: Renzo Martinelli, Giorgio Schottler, Anna Samueli

Montaggio: Osvaldo Bargero

Musiche: Aldo De Scalzi

Interpreti; Rutger Hauer, Raz Degan, Kasia Smutniak, Cécile Cassel, F. Murray Abraham, Federica Martinelli, Marius Chivu, Vlad Radescu, Maurizio Tabani, Zoltan Butuc, Angela Molina, Elena Bouryka, Hristo Shopov, Antonio Cupo

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Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema - ACEC)

Giudizio: Consigliabile, velleitario

Tematiche: Avventura - Storia

Grandioso ma non riuscito, spettacolare ma un po' inerte, storicamente non del tutto attendibile, il film risente di dialoghi affrettati, di sbandate retoriche, di una recitazione mal controllata. Fallito l'approccio elogiativo - idealistico, resta un prodotto medio da prendere come inizio per parlare (magari meglio) di momenti importanti della lontana Storia italiana. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come consigliabile e insieme alquanto velleitario.

Utilizzazione: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria, ben tenendo presente quanto detto sopra sulle carenze del prodotto.

Barbarossa - Renzo Martinelli

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ****- Alberto da Giussano e la Compagnia dell'Anello: benedetta dal Senatur, la guerra al terrore centripeto. Che più verde non si può...

La Padania e la Germania esistevano già, e pure le tasse esorbitanti; in compenso, a Roma c'era la peste. E c'era pure il Signore degli Anelli Alberto da Giussano e la sua Compagnia dell'Anello, o della Morte, che dir si voglia.

Sostenuto dal cieloduristico endorsement del Senatur, ecco il Barbarossa di Renzo Martinelli, kolossal cine-televisivo dal budget di 30 milioni di dollari e cast multitenico: il tedesco Rutger Hauer è il Barbarossa, l'israeliano Raz Degan Alberto da Giussano, la polacca Kasia Smutniak l'amata Eleonora, la francese Cecile Cassel Beatrice di Borgogna e l'americano F. Murray Abraham Siniscalco Barozzi (un'antifona più che un nome...). Vabbè, c'è di peggio: il film. Un anello con croce e acronimo CDM è il gadget promozionale, ma anche il film è un gadget: di quel vento del Nord, che spira dalla battaglia di Legnano del 29 maggio 1176 fino alla contemporanea Onda Verde.

Tra musiche roboanti e rumori assordanti, effetti poco speciali alla "voglio fa' l'americano, ma non ce la posso fare" e passepartout storici vari ed eventuali, Barbarossa viceversa non mortifica i suoi migranti: Rutger Hauer è senile ma fascinoso, la Smutniak bella, pazza e fuori luogo (tra una visione e l'altra, trova pure i Re Magi mummificati...), mentre Raz Degan (Paola Barale ed Ermanno Olmi in curriculum) parte male facendo del fratello la sua prima vittima, ma si ritaglia una brillante carriera da pierre della libertà.

Tra sgozzamenti truculenti e denominazioni per filo e per segno (Siniscalco Barozziiiiiiiii), amori letali e falci mortifere, Barbarossa si distende per 139 snelli minuti, in cui il procedere per sottrazione riguarda unicamente lo spessore delle mura della Milano che fu. Milano che nonostante il set low cost in Romania è popolata, in rigoroso campo stretto, da trenta o quaranta persone, le quali, miracolo, riescono pure a stendere le proto-Sturmtruppen in una guerra al terrore centripeto meno affollata delle consuete rievocazioni paesane.

Barbarossa? Piuttosto, Barbapossa. I lumbard capiranno... (Federico Pontiggia)

Barbarossa - Renzo Martinelli

La critica

Storia leghista senza emozione né epica, pillole da somministrare in tv, salti narrativi, assoli d’intonati nitriti, comparse rom. Attori pessimi: Rutger Hauer guarda l’infinito, Degan deve riascoltare Gaber: quasi quasi si faccia uno shampoo. (Maurizio Porro - Corriere della Sera - 12 ottobre 2009)

Nel kolossal di Renzo Martinelli tutto questo è narrato con ritmo, con sofisticatezza tecnologica ma mai usata a scopo narcisistico. Alcune scene sono veramente crude, forse crudeli ma servono a dare senso alla rudezza della vita medievale. Sarò controcorrente ma per me è uno dei migliori film italiani contemporanei. (Roberto Cordonati - Il Giornale - 10 ottobre 2009)

Il problema è narrativo. Il problema è Martinelli, regista sprezzante nei modi e con la macchina da presa. In attesa di allungarsi in tv, il film è massacrato dai tagli, superficiale, scritto e musicato senza senso del ridicolo. Umberto Bossi, che uscì coi lucciconi da 'Braveheart' oggi ottiene un'agognata soddisfazione storico/politica. Ma nessun cinebrivido. (Alessio Guzzano - City - 9 ottobre 2009)

La megalomania siculo-comunista di 'Baaria' di Giuseppe Tornatore è sfidata dalla megalomania lombardo-leghista di 'Barbarossa' di Renzo Martinelli. Se proprio non potete aspettare che quest'ultima fiacca fiction passi in televisione, sappiate che solo Federico (Rutger Hauer) e Barozzi (Farid Murray Abrams), milanese fedele suddito dell'Impero, sono interpretati a dovere. Il resto sono effetti speciali e immagini al rallentatore. (Maurizio Cabona - Il Giornale - 9 ottobre 2009)

Non bastano una colonna sonora martellante, un po' di immagini enfaticamente rallentate, scontri cruentissimi e una buona dose di effetti mirabolanti per creare pathos e rendere epica una pellicola, per quanto costosa. Martinelli ha insomma sprecato un'occasione. (Gaetano Vallini - L'Osservatore Romano - 10 ottobre 2009)

Più che un film 'leghista' come è stato annunciato da varie parti, la pellicola è 'milanista'. Nel senso che illustra per la prima volta al cinema, il ruolo giocato dalla futura capitale morale nell'evoluzione democratica europea. Milano come 'gran Milan', come primo baluardo dei diritti degli uomini contro il potere dei re. (Giorgio Carbone - Libero - 9.10.2009)

Renzo Martinelli sta con la Lega Lombarda, nella quale prefigura la Lega Nord, e mostra per un attimo un notabile con la faccia di Bossi, aggiunta in postlavorazione. Un vezzo di Hitchcock, quello di mostrarsi nei suoi film... Come dire: il vero regista è Bossi. Ma è sull'imperatore (Rutger Hauer) che Martinelli deve basare il suo kolossal, questo anti - "Baarìa" in stile fiction da dieci milioni di euro, in buona parte usciti da casse pubbliche. (Maurizio Cabona - Il Giornale - 9.10.2009)

Chissà se Martinelli si è reso conto di aver confezionato una fiaba fangosa e trucida in cui l'eroico Alberto è uno scemotto di paese? (Alberto Crespi - L'Unità - 9.10.2009)

Barbarossa - Renzo Martinelli

Poi lungo tutto il lunghissimo film, non manca nulla, a partire dalle mura di Milano fin troppo cartonate e da una musica assordante che non dà tregua un secondo, procurando stordimento e nausea: poi ritrovamento di reliquie dei re magi, rogo con strega, frecce e lance a non finire, realtà storica poca. Comunque siamo al cinema e va benissimo che alla fine dopo la vittoria di Legnano vivano tutti felici e contenti: se mai Martinelli potrebbe dirigere un sequel, su quella Milano, rasa al suolo da Barbarossa e ricostruita dai milanesi, in cui ricominciarono subito gli scontri tra il popolo, con le milizie popolari, e i "gagliardi" dell'aristocrazia. Anche la seconda Lega Lombarda non riposò in pace: scese in Italia Federico II di Svevia, e gliele suonò in una disastrosa battaglia a Castelnuovo sull'Oglio. Non c'era un Bossi a trascinare il popolo e a gridare, se fermano il federalismo, facciamo la guerra. (Natalia Aspesi - Repubblica.it - 8.10.2009)

Fare di Barbarossa un caso politico per giustificarne l’insuccesso è inutile e quanto mai lontano dalla realtà di un film lodevole negli intenti, ma brutto nel risultato (Annarita Vitrugno - The director's cup - 20 ottobre 2009 )

11 settembre 1683 

Quello che... non abbiamo fatto - I film della stagione 2009 / 2010


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