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The Millionaire - Slumdog Millionaire

The Millionaire - Slumdog Millionaire

Sabato 4 aprile Ore 21:00
Domenica  5 aprile Ore 16:00 e 21:00

E' il momento della verità negli studi dello show televisivo in India "Chi vuol esser milionario?". Davanti ad un pubblico sbalordito, e sotto le abbaglianti luci dello studio, il giovane Jamal Malik, che viene dagli slum di Mumbai (Bombay), affronta l'ultima domanda, quella che potrebbe fargli vincere la somma di 20 milioni di rupie. Il conduttore dello show, Prem Kumar, non ha molta simpatia per questo concorrente venuto dal nulla. Avendo faticosamente risalito la scala sociale, provenendo lui stesso dalla strada, Prem non ama l'idea di dover dividere la ribalta del Milionario con qualcuno come lui, e rifiuta di credere che un ragazzo dei quartieri poveri possa sapere tutte le risposte. Arrestato perché sospettato di imbrogliare, Jamal viene interrogato dalla polizia. Mentre ripassa le domande una per una, inizia ad emergere la storia straordinaria della sua vita vissuta per le strade, e della ragazza che ama e che ha perduto.

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Vincitore di otto premi Oscar 2009 tra cui quello come miglior film

Regia Danny Boyle
Sceneggiatura Simon Beaufoy
Fotografia Anthony Dod Mantle
Montaggio Chris Dickens
Musiche A.R. Rahman

Anil Kapoor Dev Patel
Mia Drake  

Biglietti esselunga Vieni al cinema alla domenica sera - a Casatenovo costa meno Prendi sei e paghi cinque - Tessere a scalare

Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema - ACEC)

Giudizio: Raccomandabile, problematico, dibattiti ***

Tematiche: Bambini; Famiglia - fratelli sorelle; Giovani; Mass-media; Politica-Società; Povertà-Emarginazione; Solidarietà-Amore.

All'origine c'è un romanzo, "Le dodici domande", dello scrittore indiano Vikas Swarup. Sul testo lo sceneggiatore Simone Beaufoy ha lavorato molto, per ridurre le parti di contorno e concentrarsi su un'unica vicenda. "E' una favola -dichiara- e come tutte le favole che si rispettino, contiene momenti di forte inquietudine e di orrore. C'è una grande mescolanza di cose in grado di farti ridere o piangere o spaventare (...)". Nel tradurre in immagini il copione, Danny Boyle ha ritrovato lo slancio e la grinta che ultimamente aveva smarrito. Se l'idea centrale é quanto mai originale, altrettanto va detto del montaggio sul quale si articola il materiale. Si comincia infatti dalla fine (con Jamal quasi torturato dall'ispettore) e a poco a poco siamo invitati a vedere e a capire tutto quello che il giovane ha passato e subito: la mamma uccisa negli scontri tra i fanatici religiosi; il contrasto con il fratello; la caduta nelle grinfie di delinquenti e malavitosi della peggiore specie. Un'infanzia violentata, un'adolescenza disturbata, e la forza per non lasciarsi vincere dalle avversità, avendo il sogno di ritrovare la bella Latika. Momenti separati, ma che alla fine compongono il puzzle di un Paese, l'India, immenso e incontrollabile, attraversato da crescita economica vertiginosa e disordinata, ricchezze enormi e infinite povertà, megalopoli inabitabili e deserti di polvere. Jamal diventa il simbolo di una gioventù che non vuole arrendersi al peggio e chiede di costruire il proprio futuro. Il fratello, sentitosi colpevole, si lascia uccidere dopo aver chiesto perdono del male compiuto. Il tutto è originato da una trasmissione televisiva, un format, come si chiama in gergo, presente in tutto il mondo (anche in Italia) a ricordare come il livellamento dei gusti si scontri più che mai con le caratteristiche di ogni Paese. Tanti temi, dunque, che la regia di Boyle conduce con esemplare equilibrio sul filo del riso, del pianto, della commozione, della riflessione. Finendo con un balletto, nello stile del musical molto caro allo spettatore indiano. Un film intenso, meditato, aggressivo e di molta sostanza che, dal punto di vista pastorale, é da valutare come raccomandabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e da proporre in molte occasioni successive per prendere in esame i vari argomenti che affronta, alcuni certamente tipici dell'India ma che non possono lasciare indifferenti.

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** L'incontro tra il ritmico Danny Boyle e la naturalezza del caos indiano: a spuntarla un giovane dei bassifondi, stella del telequiz

Alcuni incontri sono dirompenti. Come quello tra il cinema ritmico di Danny Boyle e la naturalezza del caos indiano. Ne esce The Millionaire, ottava fatica del regista di Trainspotting, nonché ode al montaggio esplosivo. Polvere di spezie ma anche da sparo, il film si ispira al bestseller "Q&A" dell’indiano Vikas Swarup in cui si racconta l’inspiegabile successo del giovane Jamal Malik al popolare telequiz "Chi vuol esser milionario". Inspiegabile perché il ragazzo è uno "slumdog", un figlio dei bassifondi (gli "slum") di Bombay, membro di quella casta di miserabili da cui si può solo migliorare. Orfano ma col fratello maggiore Salim e l'amichetta del cuore Latika, Jamal vive infanzia e adolescenza tra fughe e rincorse, finché – divenuto Chai-wallah (ragazzo che porta il tè) in un call center – approda casualmente alla trasmissione. Ogni sua risposta è la risultante di un collegamento a un episodio della vita. Osannato dal popolo quale eroico riscatto degli "ultimi", ma ostacolato dal gotha dello show, Jamal sorprende per la sua integrità dickensiana: gli sta più a cuore il ritrovamento dell’amore di Latika che non la vittoria di 20 milioni di rupie.

Se la favola induce a intuire il raggiungimento di entrambi, il film non lo rivela favorendo l’effetto sorpresa. E la regia di Boyle è come una danza di contrappunto, impeccabile nei flashback che alternano le esperienze di Jamal ai momenti del gioco, imbastiti da un incalzante andamento audiovisivo – seppur più colorato e rumoroso – già utilizzato per raccontare quei ragazzacci scozzesi a cui deve gran parte della celebrità. Benché non ai livelli del capolavoro Trainspotting, The Millionaire è indubbiamente un film di notevole realizzazione, girato tra l’altro in situ, a Dharavi, il più vasto slum dell’India, e interpretato da bambini non-attori raccolti in loco: l’inclusione nel cast ha dato loro l’occasione di andare a scuola, regalando forse un "destino" (concetto onnipresente nella cultura indiana e dunque nel suo cinema, anche quando di Brit-produzione) che non avrebbero mai sognato. (Anna Maria Pasetti)

La critica

"Ben ritmato e appassionante, 'The Millionaire' è anche un film astuto, smaliziato per come usa ingredienti di sicura presa, ma niente affatto banale. A noi occidentali restituisce un'immagine del 'miracolo' indiano più articolata e convincente delle versioni correnti nei media: una dimensione dove improvvise fortune abitano con la più tetra povertà e l'euforia del mercato senza regole va producendo danni irreversibili. Quanto all'accogliente metafora di 'Chi vuol essere milionario?' conosciamo da tempo il fenomeno dell'identificazione di tante persone nei quiz che dispensano denaro, rito di speranza e di riscatto per chi dalla vita ha ricevuto molto poco. Non l'abbiamo mai percepita con tanta evidenza, però, come qui, dove i telespettatori adoranti sono i veri dannati della Terra, prigionieri di un'esistenza di miseria e di disperazione." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 5 dicembre 2008)

"Il film è una fluviale trasposizione indù dei feuilleton alla Dickens, ma è molto 'indiano' nello stile e nella quantità narrativa che Boyle fa tracimare sullo schermo. Inizia con una corsa alla 'Trainspotting' e finisce con un balletto ferroviario che fa molto Bollywood. Attori strepitosi, e famosissimi in India ad eccezione del protagonista Dev Patel, che viene dalla serie tv inglese 'Skins'". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 5 dicembre 2008)

"Bambino e povertà? Certo è un cinebinomio famigerato. Quando la strumentalizzazione dell'infanzia, dalle devastanti potenzialità emotive, diventa il fine e non un mezzo per raccontare una storia. Per fortuna Boyle affida la parte meno sorprendente del film alle avventure dei disperati 'senza famiglia'. Dopo si affida alla 'scala diatonica' ascendente occidentale per tenere in struttura il dramma. Certo, la musica indiana è più libera. Ma siamo nella globalizzazione, bellezza". (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 5 dicembre 2008)

"Dall'infanzia, libera se non spensierata, nei vicoli di Bombay alla morte della madre, uccisa in un'incursione di fanatici islamici. Dai giochi nelle discariche al reclutamento forzato in un'organizzazione che manda i ragazzini a cantare ed elemosinare (storpiando e accecando i meno intonati). Dalla fuga avventurosa sui treni che attraversano il paese, all'adolescenza paracriminale (il fratello, un duro, fa carriera). Tutto inseguendo la piccola Latjqa, salvata e perduta da bambina, e ritrovata adulta amante del boss. Con un gusto del mitico e del favoloso che rende davvero irresistibile questo concentrato di mille vite, virandolo in chiave quasi di commedia. E genera diverse scene indimenticabili: su tutte l'impossibile incontro del piccolo Jamal, appena caduto in un pozzo nero, col divo più famoso di Bollywood, il leggendario Amithab Bachchan (l'oro e la merda' altri simboli universali). L'India è il nostro passato, si dice di solito. Chissà che non sia anche il nostro futuro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 dicembre 2008)

"Danny Boyle, il regista di Manchester di 'Trainspotting' e 'Sunshine' fa una mossa d'autore fantascientifica e gira il suo primo film in India, a cavalcioni tra l'estrema povertà e l'esibita ricchezza, e fa centro per la genialità della struttura. 'The millionaire' è un film originale, bifronte, speculare, in cui un ragazzo, umiliato e offeso dalla vita nei peggiori bassifondi di Mumbay, rischia di vincere milioni di rupie a 'Chi vuol esser milionario', quiz tv. (...). A tutto questo ora si aggiunge, per destino la concomitanza della tragedia terrorista a Mumbay e proprio dalla stazione VictoriaTerminus, dove è partito l'attentato, è ambientato il balletto in stile Bollywood per dire che la vita è tutto un quiz ma merita fiducia Happy end a suo modo finto, virgolettato che chiude a cerchio una storia che Boyle racconta prima con la rabbia e l'impeto neorealista di chi scopre l'inferno a portata di mano e sguardo, gli slum Dharavi e Juhu, poi s'accomoda negli studi dove la vita è ovattata, virtuale: il denaro corruttore a portata di sogno. Infine si butta, dal trampolino sociale, su Frank Capra dopo aver mostrato un'infanzia da Oliver Twist. I significati stanno dentro gli stili, tutto diventa attuale pure per noi e il cast è di naturale sintonia anche se l'ottimo protagonista Dev Patel è l'unico immigrato preso dal serial 'Skins' mentre gli altri vengono dalla strada, dai set indiani." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 dicembre 2008)

"Il film di Danny Boyle, tanto apprezzato in Usa da farlo considerare in gara per l'Oscar, è davvero notevole nel ripercorrere le tappe di un'infanzia peggio che dickensiania, immergendo i piccoli, stupendi attori presi dalla vita dentro il caos di un mondo di orrori e miserie. Ma poco convincente appare la cornice dello show in tv: nel romanzo originario di Vikas Swarup, 'Le dodici domande', l'inghippo avviene con più credibilità fra veri lestofanti in una sgangherata imitazione del quiz famoso. Qui le scene di sequestro e tortura fanno pensare o che è tutto fasullo; o che l'India è molto diversa da come la immaginiamo." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 5 dicembre 2008)

"Meccanismo convenzionale, riscattato dall'untuoso conduttore del gioco, magistralmente interpretato da Anil Kapoor: salito anche lui dal fango delle baracche alle luci della tv, non vuol spartire la gloria con nessuno, anche se la clamorosa vincita del giovane diseredato gioverebbe anche a lui, con tutta l'India incollata al piccolo schermo... Ma così è la vita, ovunque." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 5 dicembre 2008)

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