
| Sabato 17 gennaio | Ore 21:00 |
| Domenica 18 gennaio | Ore 16:00 e 21:00 |
Bruno è un tranquillo ragazzo di otto anni figlio di un ufficiale nazista; una promozione porta la famiglia a trasferirsi dalla loro comoda casa di Berlino in un’area desolata in cui questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare. Annoiato e spinto dalla curiosità, Bruno ignora le continue indicazioni della madre che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore e si dirige verso la fattoria che ha visto nelle vicinanze. Lì, incontra Shmuel, un ragazzo della sua età che vive un’esistenza parallela e differente dall’altra parte del filo spinato. L’incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a strisce lo porta dall’innocenza a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che li circonda, mentre gli incontri con Shmuel si trasformano in un’amicizia dalle conseguenze terribili.
Tratto dall'omonimo romanzo di John Boyne
| Regia | Mark Herman |
| Sceneggiatura | Mark Herman |
| Fotografia | Benoît Delhomme |
| Montaggio | Michael Ellis |
| Musiche | James Horner |
| Asa Butterfield | Zac Mattoon O'Brien |
| David Thewlis | Vera Farmiga |
| Rupert Friend | Richard Johnson |
| Sheila Hancock | Jim Norton |
| Titolo originale | The Boy in the Striped Pajamas |
| Durata: 100' | Sito Ufficiale |
Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema - ACEC)
Giudizio: Raccomandabile, problematico,
dibattiti ![]()
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Tematiche: Amicizia; Bambini; Famiglia; Male; Potere; Razzismo; Storia
C'è un romanzo all'origine, che forse merita di essere letto per l'intelligente sviluppo del racconto e la rischiosa, lucida scelta di affidare ai bambini il nodo drammaturgico dell'azione. Certo è che la trasposizione cinematografica si pone ai primi posti di quel cinema (molto numeroso) che ha esaminato ed esamina ancora oggi il nazismo da vari punti di vista. Lo scarto che rende il film indimenticabile é relativo alla scelta di mettere a fianco la semplicità e l'assoluto. La semplicità é nella mente e nel cuore dei bambini, nella loro ingenuità istintiva e diretta che li fa sempre andare avanti; l'assoluto è quel male che li aspetta e verso il quale si dirigono senza alcun sospetto. E semplicità assoluta (della tragedia) é quella del direttore del campo, della sua bieca contabilità dei morti, della naturalezza nel far sganciare il gas ai soldati. Semplice é il pianto spezzato della madre, assoluto é quello del padre, il carnefice diventato vittima di se stesso. Di totale linearità é la regia di Herman, pacata, misurata, nitidissima, a significare che la semplicità é la chiave migliore per parlare di tragedie passate, e riuscire senza pedanterie ad essere campanello d'allarme per il presente. Difficile da dimenticare l'angoscia della sequenza finale, a cominciare da quella porta che si chiude inesorabile su tante vittime innocenti. Per questi, e per tanti altri motivi che si dipanano lungo la storia, il film, dal punto di vista pastorale, é da valutare come raccomandabile, problematico e adatto per dibattiti.
Utilizzazione: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni, anche come proposta in sede didattica e scolastica.
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