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Zuzzurro & Gaspare

Ciò che vide il maggiordomo

di Joe Orton

Andrea Brambilla e Nino Formicola

Giovedì 11 gennaio 2007 - Ore 21:00

Ingresso  € 23.00 (giovani fino a 25 anni: € 10.00)

Visto su YouTube

Zuzzurro & Gaspare - Ciò che vide il maggiordomo Zuzzurro & Gaspare - Ciò che vide il maggiordomo

Andrea Brambilla Nino Formicola
Orsetta De Rossi Renato Marchetti
Eleonora D’Urso Matteo Micheli

Regia Andrea Brambilla
Scene Enrico Dusi
Costumi Pamela Aicardi
Musiche Giorgio Armani
Luci Piero Niego

In Ciò che vide il maggiordomo i due personaggi principali sono due psichiatri, uno dei due ha il compito di verificare e certificare la follia degli altri in un contesto in cui la follia generale discende dall’impossibilità di controllare i propri impulsi sessuali o di subirli. Così i personaggi che agiscono in scena si dibattono sempre tra un’incontrollabile pulsione sessuale e il bisogno – indotto dalle regole sociali – di apparire “normali”.

Orton riprende i temi ricorrenti della nuova drammaturgia britannica (paura, alienazione, omosessualità, violenza, potere) con uno stile personale che trova nel dialogo paradossale e arguto, in parte influenzato da Wilde e dal teatro dell’assurdo, un risultato espressivo notevole supportato da una costruzione dell’azione brillante e frenetica.

L’azione si svolge interamente e in tempo reale nello studio psichiatrico del dottor Prentice, che diventa lo sfondo in cui si susseguono situazioni imbarazzanti, tentativi di seduzione, scambi d’identità, aggressioni e inseguimenti. In scena si origina una folle corsa fatta di litigi, diagnosi affrettate e nascondimenti tra corsie e infermerie. Oltre al protagonista, il dottor Prentice, si agitano sul palcoscenico un’apprendista segretaria un po’ troppo ingenua, la moglie ninfomane e nevrotica del primario, un allucinante e irreprensibile ispettore sanitario, un maldestro fattorino d’albergo e un poliziotto con dubbie capacità investigative.

In Ciò che vide il maggiordomo, il ritmo sfrenato delle battute e l’ossessione per la trama ricordano la struttura del vaudeville francese: Joe Orton si diverte a costruire un meccanismo a orologeria che fa saltare qualsiasi certezza e stravolge tutte le logiche, con una grande sagacia linguistica tipicamente inglese, tratteggiando comunque dei personaggi assolutamente credibili.

L'autore

Nato nel 1933 a Leicester, Joe Orton si iscrisse nel 1951 alla Royal Academy of Dramatic Art a Londra. Noto alle cronache anche per la sua vita scandalosa: omosessuale, condannato a sei mesi per furto e danneggiamento di libri in una biblioteca pubblica, e infine ucciso dal suo amante, Kenneth Halliwell, che subito dopo si suicidò. Ha esordito nel 1964 con Il ceffo sulle scale (The Ruffian on the Stair), scritto per la radio e trasformato nel 1966 in un atto unico per il Royal court con il titolo Il campo di Erpingham (The Erpingam camp): un campo di vacanze è paragonato a un lager. Entertaining Mr Sloane (1964) e Il malloppo (Loot, 1965-1966) lo hanno fatto conoscere come maestro della commedia macabre. Seguono La buona e fedele serva ( The Good and Faithfull Servant, 1967), scritto per la televisione, e due opere allestite postume: Funeral Games e Ciò che vide il maggiordomo (What the Butler saw, 1967), dove sono messi in ridicolo le convenzioni sessuali e l’istituto matrimoniale. Orton è stato il primo ad imprimere alla commedia tradizionale inglese degli anni ’50 una nuova vitalità, grazie al suo talento linguistico e alla padronanza dei meccanismi di comicità. Le sue opere irridono ai valori borghesi, tenuti in scarsissimo conto dai suoi personaggi non appena si scontrano con i loro interessi personali.

“In un mondo governato da individui folli – scriveva Joe Orton sul Radio Times della BBC in occasione della messa in onda della sua prima commedia, nel 1963 – lo scrittore non può fare altro che descrivere le gesta dei folli, o delle loro virtù. E poiché il mondo è un luogo insensato e crudele, lo scrittore che così lo rappresenta viene accusato di non prendere sul serio ciò che descrive. Ma ridere di questo mondo è cosa molto seria, e la satira un’arma più pericolosa della tragedia. Per questo i tiranni ne hanno timore.”

Come tutti i grandi scrittori satirici, Joe Orton aveva una visione senza fronzoli della realtà. E nel rappresentarla aveva il coraggio – “la sfacciataggine”, secondo i ben pensanti – di dire l’indicibile, mettendo a nudo la natura folle e bestiale dell’uomo denunciando “l’assenza di valori umani di base” nella società, asserendo che le regole morali che ci diamo altro non sono che “eroiche illusioni - lusso delle società più ricche”. Inevitabilmente, ogni opera letteraria o teatrale, riflette in qualche modo la visione che il suo autore ha del mondo in cui vive. Ed è innegabile che la visione che Orton aveva del suo mondo era strutturato su due grandi capisaldi: l’incontrollabile sfrenatezza della pulsione sessuale, e la speciosità delle regole morali che la società si impone per camuffarla. Dal conflitto tra la natura bestiale dell’uomo e la pretesa dell’uomo stesso di contenerla entro i limiti accettati, dal comune senso della decenza, scaturisce l’irresistibile gioco teatrale di Orton.

I suoi personaggi si dibattono sempre assurdamente in bilico tra l’incontrollabile pulsione sessuale e il bisogno – indotto dalle regole sociali – di apparire “normali”.

Non è casuale che in “Ciò che vide il maggiordomo” i due personaggi principali siano due psichiatri. Uno addirittura ufficialmente preposto a verificare e a certificare la follia degli altri – perfino quella del suo collega – in un contesto in cui la follia generale discende dall’impossibilità di controllare i propri impulsi sessuali, o di subirli. La rappresentazione delle “gesta dei folli, o delle loro vittime”, appunto.

Che Orton – ucciso a martellate dal suo amante nel 1967, all’età di 34 anni – abbia pagato con la vita l’applicazione pratica di queste sue convinzioni non toglie e non aggiunge alcunché al valore delle sue opere.

Tutt’al più la sua vita – fortemente caratterizzata da una sessualità aggressiva e trasgressiva e da una spiccata natura anarcoide – ci serve a rintracciare la fonte della sua ispirazione. Ispirazione che, non senza difficoltà, trova il suo legittimo sfogo nella Londra dei favolosi anni ’60. La Londra delle minigonne e dei Beatles, dello svecchiamento gioiosamente rivoluzionario di una società fino ad allora abbarbicata alle sue decrepite tradizioni di grande potenza coloniale. Senza la travolgente ondata di rinnovamento degli anni ’60 la voce di Orton sarebbe forse rimasta soffocata tra le spire della censura, che pure tentò di zittirla – ritardandone quantomeno la rivelazione – tramite i suoi inconsci complici: miopi editori e pusillanimi impresari teatrali.

D’altronde, il commediografo è un individuo marginale, uno che vive al di fuori dei confini della vita convenzionale e acquista – se l’acquista – ascendente e autorevolezza proprio perché non può essere controllato dalle istituzioni sociali. E la sua risata è il messaggio che egli trasmette dal suo volontario isolamento. E’ lo sberleffo di un emarginato che così si vendica di un mondo ridicolo, ipocrita, violento. Un mondo che Orton sceglie di osservare dal punto di vista privilegiato del maggiordomo che guarda dal buco della serratura, spiando i deliri e le intemperanze dei suoi personaggi senza mai giudicarli, ponendosi come folle osservatore tra i folli osservati.

Rassegna stampa

Giornale di Merate

Il Resegone

La Provincia di Lecco

I video di Canale 11

La critica

L’allestimento … risulta ricco di verve e di dinamismo, senza freni, e quindi snello e intrigante. (…) Gaspare e Zuzzurro sono una coppia di comici straordinariamente collaudati che peraltro da sempre rimane fedele ai profili assegnatisi individualmente, meditativo Zuzzurro (Andrea Brambilla), aggressivo e più rampante Gaspare (Nino Formicola), ma anche in questa occasione va bene così, perché i ruoli scelti calzano a pennello e i due se la sbrigano a meraviglia. Il pubblico, accorso in massa per gustarsi i suoi due beniamini, applaude convinto. IL MESSAGGERO VENETO

Spettacolo spigliato e divertente senza mai scadere nel prolisso o nell’eccesso... VITA NUOVA – Trieste

Infilandosi nel camice del Dr. Prentice con disinvolta naturalezza, Andrea Brambilla ne tratteggia i maldestri tentativi di svignarsela dagli imbarazzi di marito infedele, accendendo il ritmo pirotecnico delle battute... IL PICCOLO – Trieste

Spettacolo interpretato da Andrea Brambilla (alias Zuzzurro) con lombarda ironia… in una serata che si dipana tra i ritmi frenetici di una recuperata swinging London e l’imperversare di canzoni dei Beatles che di Orton erano amici. LA REPUBBLICA (Franco Quadri)

E’ una farsa in piena regola con equivoci e bugie che si moltiplicano a getto continuo, colpi di scena, travestimenti e cambi di sesso. Ma “Ciò che vide il maggiordomo” di Joe Orton è qualcosa di più di una macchina comica perfettamente congegnata che ruota vorticosamente su se stessa. Questa commedia di Orton, un autore che ha sempre amato provocare la borghesia tranquilla nel suo regno di benessere, ipocrisia, certezze e grandi feticci, è la critica caustica di una società, è il mostrare con ironia e intelligenza beffarda le pulsioni che si celano e si agitano dietro le vite di stimabili professionisti. Protagonisti Zuzzurro & Gaspare, Andrea Brambilla e Nino Formicola, con la regia dello stesso Brambilla, ben attenta ai ritmi serrati che la commedia richiede. Andrea Brambilla con una comicità raffinata di contrappunti, stupori e smarrimenti è il dottor Prentice. Nino Formicola scandisce con belle variazioni dei tempi comici il personaggio di Rance. Accanto a loro i bravi e divertenti Orsetta De Rossi, Eleonora D’Urso, Renato Marchetti e Matteo Micheli , in una godibilissima commedia che sa unire la farsa alla Feydeau a raffinate cattiverie alla Oscar Wilde. CORRIERE DELLA SERA, 31 dicembre 2005, (Magda Poli)

Zuzzurro & Gaspare compiono 30 anni di sodalizio artistico. Mica poco.non c’è di meglio che festeggiare in teatro un’intesa inossidabile con uno spettacolo spassoso che strappa risate fino alle lacrime. Ottimo il cast dove brillano Brambilla e Formicola, la regia è finalizzata all’esaltazione del testo e della comicità. Mentre la colonna sonora dei Beatles segna, come meglio non si potrebbe, quel tempo mitico della swinging London. LA PREALPINA, 31 dicembre 2005, (Anna Ceravolo)

Un omaggio a Oscar Wilde nella Londra di Joe Orton. La “farsa fallica” “Ciò che vide il maggiordomo” è il capolavoro postumo che Joe Orton lasciò trentatreenne nel 1967, continuando a scandalizzare Londra dopo essere stato trovato ucciso a colpi d’ascia dal suo compagno avvelenatosi al suo fianco. In questa sua terza e ultima commedia il poeta maudit non smette di colpire una società detestata con un’esilarante assurda vicenda dove la sua violenza è parzialmente attutita dal proposito di rendere omaggio a Oscar Wilde, come è evidenziato dai giochi linguistici e dal finale con agnizione multipla. La serata si dipana tra i ritmi frenetici di una recuperata swining London e l’imperversare di canzoni dei Beatles che di Orton erano amici. LA REPUBBLICA, 19 dicembre 2005, (Franco Quadri)

Gaspare e Zuzzurro - Che botta!!!


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