|
| |
Zuzzurro & Gaspare - Ciò che vide il maggiordomo
di Joe Orton

|
|
Giovedì 11 gennaio 2007 - Ore 21:00 |
|
|
Ingresso € 23.00 (giovani fino a 25 anni: €
10.00)
Abbonamenti, riduzioni e
prenotazioni |
|
|
Prevendita biglietti |
| Venerdì 5 gennaio |
Dalle ore 21:00 alle ore 22:00 |
| Sabato 6 gennaio |
Dalle ore 10:00 alle ore 12:00 |
| Domenica 7 gennaio |
Dalle ore 17:00 alle ore 18:00 |
| Dal 2 dicembre, durante l'apertura dell'auditorium per altri
spettacoli |

|
| Andrea Brambilla |
Nino Formicola |
| Orsetta De Rossi |
Renato Marchetti |
| Eleonora D’Urso |
Matteo Micheli |
|
| Regia |
Andrea Brambilla |
| Scene |
Enrico Dusi |
| Costumi |
Pamela Aicardi |
| Musiche |
Giorgio Armani |
| Luci |
Piero Niego |
|
In Ciò che vide il maggiordomo i due personaggi principali sono due
psichiatri, uno dei due ha il compito di verificare e certificare la follia
degli altri in un contesto in cui la follia generale discende dall’impossibilità
di controllare i propri impulsi sessuali o di subirli. Così i personaggi che
agiscono in scena si dibattono sempre tra un’incontrollabile pulsione sessuale e
il bisogno – indotto dalle regole sociali – di apparire “normali”.
Orton riprende i temi ricorrenti della nuova drammaturgia britannica (paura,
alienazione, omosessualità, violenza, potere) con uno stile personale che trova
nel dialogo paradossale e arguto, in parte influenzato da Wilde e dal teatro
dell’assurdo, un risultato espressivo notevole supportato da una costruzione
dell’azione brillante e frenetica.
L’azione si svolge interamente e in tempo reale nello studio psichiatrico del
dottor Prentice, che diventa lo sfondo in cui si susseguono situazioni
imbarazzanti, tentativi di seduzione, scambi d’identità, aggressioni e
inseguimenti. In scena si origina una folle corsa fatta di litigi, diagnosi
affrettate e nascondimenti tra corsie e infermerie. Oltre al protagonista, il
dottor Prentice, si agitano sul palcoscenico un’apprendista segretaria un po’
troppo ingenua, la moglie ninfomane e nevrotica del primario, un allucinante e
irreprensibile ispettore sanitario, un maldestro fattorino d’albergo e un
poliziotto con dubbie capacità investigative.
In Ciò che vide il maggiordomo, il ritmo sfrenato delle battute e l’ossessione
per la trama ricordano la struttura del vaudeville francese: Joe Orton si
diverte a costruire un meccanismo a orologeria che fa saltare qualsiasi certezza
e stravolge tutte le logiche, con una grande sagacia linguistica tipicamente
inglese, tratteggiando comunque dei personaggi assolutamente credibili.
L'autore
Nato nel 1933 a Leicester, Joe Orton si iscrisse nel 1951 alla Royal Academy
of Dramatic Art a Londra. Noto alle cronache anche per la sua vita scandalosa:
omosessuale, condannato a sei mesi per furto e danneggiamento di libri in una
biblioteca pubblica, e infine ucciso dal suo amante, Kenneth Halliwell, che
subito dopo si suicidò. Ha esordito nel 1964 con Il ceffo sulle scale (The
Ruffian on the Stair), scritto per la radio e trasformato nel 1966 in un atto
unico per il Royal court con il titolo Il campo di Erpingham (The Erpingam
camp): un campo di vacanze è paragonato a un lager. Entertaining Mr Sloane
(1964) e Il malloppo (Loot, 1965-1966) lo hanno fatto conoscere come maestro
della commedia macabre. Seguono La buona e fedele serva ( The Good and Faithfull
Servant, 1967), scritto per la televisione, e due opere allestite postume:
Funeral Games e Ciò che vide il maggiordomo (What the Butler saw, 1967), dove
sono messi in ridicolo le convenzioni sessuali e l’istituto matrimoniale. Orton
è stato il primo ad imprimere alla commedia tradizionale inglese degli anni ’50
una nuova vitalità, grazie al suo talento linguistico e alla padronanza dei
meccanismi di comicità. Le sue opere irridono ai valori borghesi, tenuti in
scarsissimo conto dai suoi personaggi non appena si scontrano con i loro
interessi personali.
“ In un mondo governato da individui folli – scriveva Joe Orton sul Radio Times
della BBC in occasione della messa in onda della sua prima commedia, nel 1963 –
lo scrittore non può fare altro che descrivere le gesta dei folli, o delle loro
virtù. E poiché il mondo è un luogo insensato e crudele, lo scrittore che così
lo rappresenta viene accusato di non prendere sul serio ciò che descrive. Ma
ridere di questo mondo è cosa molto seria, e la satira un’arma più pericolosa
della tragedia. Per questo i tiranni ne hanno timore.”
Come tutti i grandi scrittori satirici, Joe Orton aveva una visione senza
fronzoli della realtà. E nel rappresentarla aveva il coraggio – “la
sfacciataggine”, secondo i ben pensanti – di dire l’indicibile, mettendo a nudo
la natura folle e bestiale dell’uomo denunciando “l’assenza di valori umani di
base” nella società, asserendo che le regole morali che ci diamo altro non sono
che “eroiche illusioni - lusso delle società più ricche”. Inevitabilmente, ogni
opera letteraria o teatrale, riflette in qualche modo la visione che il suo
autore ha del mondo in cui vive. Ed è innegabile che la visione che Orton aveva
del suo mondo era strutturato su due grandi capisaldi: l’incontrollabile
sfrenatezza della pulsione sessuale, e la speciosità delle regole morali che la
società si impone per camuffarla. Dal conflitto tra la natura bestiale dell’uomo
e la pretesa dell’uomo stesso di contenerla entro i limiti accettati, dal comune
senso della decenza, scaturisce l’irresistibile gioco teatrale di Orton.
I suoi personaggi si dibattono sempre assurdamente in bilico tra
l’incontrollabile pulsione sessuale e il bisogno – indotto dalle regole sociali
– di apparire “normali”.
Non è casuale che in “Ciò che vide il maggiordomo” i due personaggi principali
siano due psichiatri. Uno addirittura ufficialmente preposto a verificare e a
certificare la follia degli altri – perfino quella del suo collega – in un
contesto in cui la follia generale discende dall’impossibilità di controllare i
propri impulsi sessuali, o di subirli. La rappresentazione delle “gesta dei
folli, o delle loro vittime”, appunto.
Che Orton – ucciso a martellate dal suo amante nel 1967, all’età di 34 anni –
abbia pagato con la vita l’applicazione pratica di queste sue convinzioni non
toglie e non aggiunge alcunché al valore delle sue opere.
Tutt’al più la sua vita – fortemente caratterizzata da una sessualità aggressiva
e trasgressiva e da una spiccata natura anarcoide – ci serve a rintracciare la
fonte della sua ispirazione. Ispirazione che, non senza difficoltà, trova il suo
legittimo sfogo nella Londra dei favolosi anni ’60. La Londra delle minigonne e
dei Beatles, dello svecchiamento gioiosamente rivoluzionario di una società fino
ad allora abbarbicata alle sue decrepite tradizioni di grande potenza coloniale.
Senza la travolgente ondata di rinnovamento degli anni ’60 la voce di Orton
sarebbe forse rimasta soffocata tra le spire della censura, che pure tentò di
zittirla – ritardandone quantomeno la rivelazione – tramite i suoi inconsci
complici: miopi editori e pusillanimi impresari teatrali.
D’altronde, il commediografo è un individuo marginale, uno che vive al di fuori
dei confini della vita convenzionale e acquista – se l’acquista – ascendente e
autorevolezza proprio perché non può essere controllato dalle istituzioni
sociali. E la sua risata è il messaggio che egli trasmette dal suo volontario
isolamento. E’ lo sberleffo di un emarginato che così si vendica di un mondo
ridicolo, ipocrita, violento. Un mondo che Orton sceglie di osservare dal punto
di vista privilegiato del maggiordomo che guarda dal buco della serratura,
spiando i deliri e le intemperanze dei suoi personaggi senza mai giudicarli,
ponendosi come folle osservatore tra i folli osservati.
La critica
L’allestimento … risulta ricco di verve e di dinamismo, senza freni, e quindi
snello e intrigante.
(…) Gaspare e Zuzzurro sono una coppia di comici straordinariamente collaudati
che peraltro da sempre rimane fedele ai profili assegnatisi individualmente,
meditativo Zuzzurro (Andrea Brambilla), aggressivo e più rampante Gaspare (Nino
Formicola), ma anche in questa occasione va bene così, perché i ruoli scelti
calzano a pennello e i due se la sbrigano a meraviglia.
Il pubblico, accorso in massa per gustarsi i suoi due beniamini, applaude
convinto.
IL MESSAGGERO VENETO
Spettacolo spigliato e divertente senza mai scadere nel prolisso o
nell’eccesso…
VITA NUOVA – Trieste
Infilandosi nel camice del Dr. Prentice con disinvolta naturalezza, Andrea
Brambilla ne tratteggia i maldestri tentativi di svignarsela dagli imbarazzi di
marito infedele, accendendo il ritmo pirotecnico delle battute…
IL PICCOLO – Trieste
Spettacolo interpretato da Andrea Brambilla (alias Zuzzurro) con lombarda
ironia… in una serata che si dipana tra i ritmi frenetici di una recuperata
swinging London e l’imperversare di canzoni dei Beatles che di Orton erano
amici.
LA REPUBBLICA (Franco Quadri)
E’ una farsa in piena regola con equivoci e bugie che si moltiplicano a getto
continuo, colpi di scena, travestimenti e cambi di sesso. Ma “Ciò che vide il
maggiordomo” di Joe Orton è qualcosa di più di una macchina comica perfettamente
congegnata che ruota vorticosamente su se stessa. Questa commedia di Orton, un
autore che ha sempre amato provocare la borghesia tranquilla nel suo regno di
benessere, ipocrisia, certezze e grandi feticci, è la critica caustica di una
società, è il mostrare con ironia e intelligenza beffarda le pulsioni che si
celano e si agitano dietro le vite di stimabili professionisti. Protagonisti
Zuzzurro & Gaspare, Andrea Brambilla e Nino Formicola, con la regia dello stesso
Brambilla, ben attenta ai ritmi serrati che la commedia richiede. Andrea
Brambilla con una comicità raffinata di contrappunti, stupori e smarrimenti è il
dottor Prentice. Nino Formicola scandisce con belle variazioni dei tempi comici
il personaggio di Rance. Accanto a loro i bravi e divertenti Orsetta De Rossi,
Eleonora D’Urso, Renato Marchetti e Matteo Micheli , in una godibilissima
commedia che sa unire la farsa alla Feydeau a raffinate cattiverie alla Oscar
Wilde.
CORRIERE DELLA SERA, 31 dicembre 2005, (Magda Poli)
Zuzzurro & Gaspare compiono 30 anni di sodalizio artistico. Mica poco.non c’è
di meglio che festeggiare in teatro un’intesa inossidabile con uno spettacolo
spassoso che strappa risate fino alle lacrime. Ottimo il cast dove brillano
Brambilla e Formicola, la regia è finalizzata all’esaltazione del testo e della
comicità. Mentre la colonna sonora dei Beatles segna, come meglio non si
potrebbe, quel tempo mitico della swinging London.
LA PREALPINA, 31 dicembre 2005, (Anna Ceravolo)
Un omaggio a Oscar Wilde nella Londra di Joe Orton. La “farsa fallica” “Ciò
che vide il maggiordomo” è il capolavoro postumo che Joe Orton lasciò
trentatreenne nel 1967, continuando a scandalizzare Londra dopo essere stato
trovato ucciso a colpi d’ascia dal suo compagno avvelenatosi al suo fianco. In
questa sua terza e ultima commedia il poeta maudit non smette di colpire una
società detestata con un’esilarante assurda vicenda dove la sua violenza è
parzialmente attutita dal proposito di rendere omaggio a Oscar Wilde, come è
evidenziato dai giochi linguistici e dal finale con agnizione multipla. La
serata si dipana tra i ritmi frenetici di una recuperata swining London e
l’imperversare di canzoni dei Beatles che di Orton erano amici.
LA REPUBBLICA, 19 dicembre 2005, (Franco Quadri)
Gaspare e Zuzzurro - Che
botta!!!
|