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Le baruffe chiozzotte

Le baruffe chiozzotte

di Carlo Goldoni

Regia di PierLuca Donin

Martedì 12 aprile 2005 - Ore 21:00

Prevendita biglietti

Venerdì 8 aprile dalle ore 20.30 alle ore 22.00
Sabato 9 aprile dalle ore 10.00 alle ore 12.00
Domenica 10 aprile dalle ore 17.00 alle ore 19.00

Ingresso € 23.00 - Giovani fino a 26 anni € 15.00 (galleria)


con
Alessandro Albertin Luca Altavilla
Elvia Nacinovich Rosanna Bubbola
Toni Plesic Enrico Cavallero
Viola Porcaro Alida Del caro
Maria Laura Rioda Serena Finatti
Lucio Slama Aristide Genovese
Bruno Nacinovich Giulio Marini

Scene  Milli
Costumi  Toni Plesic
Musiche  Massimiliano Pace
Coreografie  Ester Mennato
Luci  Enrico Berardi

L'autore a chi legge

Il termine Baruffa è lo stesso in linguaggio Chiozzotto, Veneziano e Toscano. Significa confusione, una mischia, azzuffamento di uomini o di donne, che gridano, si battono insieme. Le baruffe chiozzotte Queste baruffe sono comuni fra il popolo minuto, e abbondano a Chiozza più che altrove poiché di sessantamila abitanti di quel Paese ve ne sono almeno cinquantamila di estrazione povera e bassa, tutti per lo più pescatori o gente di marina.

Chiozza è una bella e ricca città venticinque miglia distante da Venezia, piantata anch'essa nelle Lagune, isolata ma resa Penisola per via di un lunghissimo ponte di legno, che comunica colla Terraferma. Ha un Governatore con il titolo di Podestà ch'è sempre di una delle prime Case Patrizie della Repubblica di Venezia, a cui appartiene. Ha un Vescovo col? trasportato dall'antica sede di Malamocco. Ha un porto vivissimo e comodo e ben fortificato. Evvi il ceto nobile, il civile ed il mercantile. Vi sono delle persone di merito e di distinzione. Il Cavaliere della città ha il titolo di Cancellier Grande, ed ha il privilegio di portare la veste colle maniche lunghe e larghe, come i Procuratori di San Marco. Ella in somma è una città rispettabile; e non intendo parlare in questa Commedia che della gente volgare, che forma, come diceva, i cinque sesti della popolazione.

Il fondo del linguaggio di quella Città è il Veneziano; ma la gente bassa principalmente ha de' termini particolari, ed una maniera di pronunziare assai differente.

Ma io non intendo qui voler dare, grammatica Chiozzotta: accenno qualche cosa della differenza che passa tra questa pronunzia e la Veneziana, perché ciò ha formato nella rappresentazione una parte di quel giocoso, che ha fatto piacer moltissimo la Commedia. Il personaggio di Padron Fortunato è stato de' più gustati. E' un uomo grossolano, parla presto, e non dice la metà delle parole, di maniera che gli stessi suoi compatrioti lo capiscono con difficoltà. Come mai sarà egli compreso dai Leggitori? E come potrà mettersi in chiaro colle note in più di pagina quel che dice di quel che intende dire? La cosa è un poco difficile. I Veneziani capiranno un poco più gli esteri, o indovineranno, o avranno pazienza. Io non ho voluto cambiar niente né in questo, né in altri Personaggi; poiché credo e sostengo, che sia un merito della Commedia l'esatta imitazione della natura. (Carlo Goldoni)

Stagione teatrale 2004 - 2005


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