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Un saluto a don Daniele Caspani, in partenza per il Brasile

Johnny Cash, una vita sul filo

Teatro-canzone di Bruno Montrasio

Venerdì 13 novembre 2009 - Ore 20:45

Le immagini dello spettacolo

L'ingresso, ad offerta libera, sarà devoluto alla missione di don Daniele, in Brasile

Lo spettacolo alterna parti recitate dal narratore, supportate da video, e canzoni suonate dal vivo, in un avvincente ed emozionante cammino nella vita del grande musicista americano. L’infanzia - povera ma ricca di umanità - il lavoro nei campi, la tragica perdita del fratello, la scoperta della musica, la carriera musicale, la caduta nell’inferno degli stupefacenti, la rinascita, l’amore di June e gli ultimi giorni, la fede cristiana, sono alcuni dei temi trattati nello spettacolo, sottolineati dalle straordinarie canzoni del repertorio dell’Uomo in nero.

Giovanni Longoni: voce narrante
Bruno Montrasio: voce e chitarra acustica
Andrea Denti: voce e chitarra elettrica
Riccardo Montafia: chitarra elettrica
Fabrizio Riva: basso elettrico
Davide Farina: batteria
Maristella Meani: cori
Valentina Rosolen: cori

 

don Daniele Caspani

Daniele Caspani nasce a Casatenovo il 28 novembre 1956. Ordinato parroco il 12 giugno 1982, svolge il primo incarico spirituale a Rovello Porro e successivamente, dal 1987 al 1995, presso la chiesa di San Lorenzo di Malnate. Dal 1995 al 2000 don Daniele è responsabile e coordinatore della pastorale giovanile presso Vimodrone, ricoprendo in loco anche l'incarico di vicario. Nel 2000 approda nella chiesa di Santa Maria Maddalena di Velasca in veste di parroco.

Don Daniele nei prossimi giorni partirà missionario Fidei donum, dono di fede della nostra Diocesi alla Chiesa di Grajau in Brasile.

la diocesi di Grajaú

La diocesi di Grajaú è di recente costituzione. Prelatura territoriale nel febbraio 1922, elevata a diocesi col nome di Sao José do Grajaú nell’agosto 1981, ha assunto l’attuale denominazione di Grajaú il 9 ottobre 1984. La diocesi, che si estende su una superficie di ben 40.000 chilometri quadrati, è composta da 11 parrocchie, con una popolazione di oltre 400 mila abitanti, dei quali 320.000 cattolici. È suffraganea dell’arcidiocesi di San Luis do Maranhao.

Uno dei problemi più gravi della giovane diocesi–comune, del resto, alla stragrande maggioranza della diocesi brasiliane – è la scarsità del clero diocesano; le parrocchie sono infatti affidate perlopiù agli ordini religiosi operanti nelle varie località.
Un altro problema è costituito dalle notevolissime estensioni delle parrocchie, con le enormi distanze tra un centro e l’altro, aggravato dall’arretratezza delle comunicazioni e dalla scarsità di mezzi.

Nella diocesi di Grajaú sono già presenti alcuni sacerdoti Fidei donum della diocesi di Milano: tra gli altri, don Marco Bassani, don Ezio Borsani e presto don Daniele Caspani

dice il regista ed autore...

Amore, vita, morte, dannazione, salvezza e... Dio sono temi ricorrenti nella musica e nella vita di questo straordinario musicista americano, una vita in cui ha raggiunto picchi ed è sprofondato negli abissi, nella quale ha sempre cercato comunque di tornare alle radici della sua fede.

Johnny Cash ha vissuto la sua esistenza con onestà, integrità e franchezza ed è sempre stato disponibile ad ammettere le proprie debolezze, i propri errori e le proprie mancanze. La sua storia è per molti versi assimilabile a quella di tante altre persone: la vicenda di un uomo messo alla prova molte volte durante la sua vita ma che cerca, nonostante tutto, di rimanere saldo nella fede sino alla fine. In questo non è differente da tante figure presenti nella Bibbia e non è un caso che la persona di Paolo di Tarso sia quella che egli più ha amato, tanto da scriverci un romanzo, poiché vicina alla sua esperienza di vita.

Certo, ad una prima lettura della sua vita saltano più all’occhio la sua figura leggendaria, la sua musica, la mitica figura dell’Uomo in nero, ma il lato più affascinante della sua vicenda terrena è quello dell' essere continuamente alla ricerca della fede.

Spero con questo lavoro di teatro-canzone, attraverso il testo narrato e la riproposizione dal vivo di una parte del suo sterminato repertorio, di essere riuscito a renderlo evidente.

compagnia teatrale “Impara l’arte” quasi una storia...

La Compagnia teatrale “Impara l’arte” si è formata nel 1990 per iniziativa di un gruppo di amici dell’oratorio “Piergiorgio Frassati” di Monza.

Nata quasi per divertimento nell’ambito di alcuni momenti di svago all’interno delle attività del centro giovanile, essa ha acquisito col passare del tempo una fisionomia ben definita sino a diventare soggetto autonomo.

Le persone che collaborano stabilmente a vario titolo nella Compagnia (attori, tecnici, scenografi, costumisti, ecc.) sono circa trenta e tutte offrono il loro contributo in forma di qualificato volontariato. In tal modo si sono raggiunti due obiettivi: il primo, di far crescere ed educare le persone all’interno del gruppo a lavorare insieme per offrire un prodotto significativo e di qualità al pubblico; il secondo, di realizzare quello che per la Compagnia è “teatro popolare”, fatto da gente comune per la gente comune e “teatro della memoria”, ove rievocare vicende o persone che hanno lasciato un segno nella storia.

Occorre dire che i risultati di tale lavoro sono stati sinora lusinghieri, sia in termini di apprezzamento da parte del pubblico, sia all’interno della Compagnia.

Alcune componenti tipiche della “popolarità” spiccano in modo evidente in alcuni dei lavori rappresentati. Una su tutte: l’uso del dialetto. Per quanto concerne i lavori di “teatro della memoria”, quello su San Gerardo – il santo dei monzesi – rievoca la vita e la profondità di fede del santo ed è stato realizzato insieme con la compagnia teatrale “Quelli del ‘35” e con la cooperativa sociale “La Meridiana” di Monza. Poi due spettacoli multimediali: il bellissimo e intenso testo di Padre Turoldo, “Salmodia della speranza”, è una profonda riflessione sui drammi che hanno attraversato il XX secolo – la II Guerra mondiale, il nazismo, l’olocausto – sulla speranza e sull’impegno civile. Quindi, la messa in scena “Memento” – rappresentata in occasione della Giorno della memoria - è un contributo alla rievocazione di una pagina della storia monzese ed un intenso ed emozionante omaggio ai monzesi deportati nei campi di sterminio nazi-fascisti durante il secondo conflitto mondiale. Infine (almeno sino ad oggi) il ricordo dei monaci martiri de L’Atlas ne “Più forti dell’odio” vuol riportare l’attenzione sulla fermezza e sull’assunzione delle proprie responsabilità e scelte di vita, nonché sulla speranza e l’importanza del dialogo come forma di convivenza civile.

Ulteriori informazioni sul sito www.compagniaimparalarte.org

Johnny Cash: una breve biografia

Inconfondibile a cominciare dal timbro profondo e baritonale della voce, capace di attraversare stagioni, mode e stili musicali restando sempre fedele a se stesso , Johnny Cash (1932-2003) è una delle figure più importanti di sempre nell’ambito della musica popolare americana. Nato in Arkansas da una famiglia povera di agricoltori, inizia a scrivere canzoni dopo avere imparato a suonare la chitarra da autodidatta. Il primo contratto lo ottiene nel 1954 con la leggendaria Sun Records di Memphis. con cui incide singoli per l’epoca rivoluzionari come “Hey porter”, “Folsom prison blues”, “Get rhythm” e “I walk the line” che gli procurano subito notevole popolarità imponendo uno stile originale e ritmato, a metà tra country e rockabilly. Sempre vestito di scuro, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Man in Black”, alla Sun ha modo di incrociare le altre stelle emergenti della scuderia, Elvis Presley, Carl Perkins e Jerry Lee Lewis. A fine anni ’50 passa alla Columbia, e negli anni successivi pubblica una serie di album tematici dedicati ai vari filoni della musica tradizionale americana, il gospel e la musica folk, l’epopea western e le “road song” legate allo sviluppo dei trasporti ferroviari. I ’60 sono per lui anni di grande successo ma anche di sofferte vicissitudini personali, legate al fallimento del suo primo matrimonio e alla dipendenza dalle droghe che gli crea anche guai con la giustizia. Sensibile ai problemi dei detenuti, nel 1968 incide proprio in un carcere di massima sicurezza il suo disco più famoso, JOHNNY CASH AT FOLSOM PRISON, doppiato nel ‘69 da JOHNNY CASH AT SAN QUENTIN . Le cure della seconda moglie June Carter Cash,  lo riportano sulla retta via, ma i dischi dei primi anni ’70  raccontano di un lento ma inesorabile declino artistico, spezzato ogni tanto da intuizioni felici. Chiuso il lungo sodalizio con la Columbia, Cash firma con la Mercury; ma per la sua piena rinascita artistica tuttavia bisogna attendere il 1994, quando il produttore rock Rick Rubin, con geniale intuizione, lo convince a registrare per sola voce e chitarra un repertorio di canzoni popolari tradizionali e moderne in parte autografe, in parte firmate da altri grandi artisti: nasce così la straordinaria tetralogia delle “American recordings”, che da lì al 2002 vanno a comporre il suo testamento musical-spirituale imponendolo all’attenzione del pubblico “giovane” e fruttandogli numerosi Grammy Awards. Il 12 settembre del 2003, preceduto di pochi mesi dalla moglie June, Cash muore a seguito di una lunga malattia: dopo la pubblicazione del box inedito di 5 cd UNHEARTHED, la storia della coppia viene celebrata dal film “Walk the line” di James Mangold (“Quando l’amore brucia l’anima” nell’edizione italiana. Nel 2006 dagli archivi privati del musicista salta fuori PERSONAL FILE, 49 incisioni “domestiche” per voce e chitarra incise principalmente nel luglio del 1973 in una formula che anticipa di vent’anni quella delle “American recordings”.Questa serie, all'inizio dell'estate dello stesso anno si conclude con AMERICAN V: A HUNDRED HIGHWAYS, contenente le ultime incisioni prima della scomparsa.

Musica - Teatro


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