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Ariane Ascaride |
| Pierre Banderet |
| Jean-Pierre Darroussin |
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| Jean-Louis Milesi |
| Robert Guediguian |
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| Francia |
| 2000 |
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Il film narra di otto storie accavallate che si
svolgono nello stesso tempo a Marsiglia e che, a dispetto della
sempre maggiore mediocrità e confusione, dimostrano che "la
città non è tranquilla".
Guediguian come Altman in America Oggi incrocia
le sue storie, le dispone in una griglia essenziale, sposta
l'obiettivo da un dramma all'altro e lo fa con scioltezza e misura.
La scelta del ritratto corale e' da intendersi, come affermato dallo
stesso regista, non come il sottomettersi a una moda che sembra
dilagare nel cinema, ma nella volonta' di porre il popolo al centro
della scena senza consacrarla ad alcun personaggio in particolare.
Il regista non risparmia dalla sua analisi i contrasti di classe, la
crisi di una sinistra che fa i conti con una realta' fratta, ricca
di conflitti e contraddizioni. Cinema si' militante ma senza facili
slogan, con la voglia vera di confrontarsi con un contesto sociale
difficilmente decrittabile. Senza raggiungere l'estremismo e il
disperato nichilismo de L'Umanità, l'opera di Dumont cui si collega
per vari versi - un ritratto di "vinti", un'esasperazione
del tragico reale - il film ha comunque una forza espressiva
notevole, rende con straziata partecipazione i drammi dei
protagonisti (ma quella dell'annoiato intellettuale e' poco piu' di
una macchietta che sbilancia non poco il il tono quasi sempre
rigoroso dell'opera), restituisce con crudele sincerita' gli
ambienti e ritrae ancora, dopo Marius et Jeanette, una femminilita'
forte e combattiva a fronte di una mascolinita' smarrita, sbandata,
disillusa. Opera non sempre continua ma importante, con un'ultima
parte potente, impeccabile nella sua escalation di pathos, vero
punto nodale che suggella le componenti narrative in lampo di
dolore, scintilla di rassegnato abbandono, esplosione di un ricordo
che si fa rammarico inestinguibile. |