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Il paese delle meraviglie - cineforum 2013

Frankenweenie - Tim Burton

Frankenweenie (2012) - Tim Burton

Giovedì 21 Marzo - Ore 21:00

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Dopo aver inaspettatamente perso il suo adorato cane Sparky, il giovane Victor sfrutta il potere della scienza per riportare in vita il suo amico, con qualche lieve variazione. Prova a nascondere la sua creazione cucita-in-casa, ma quando Sparky esce i compagni di scuola di Victor, gli insegnanti e l’intera città scoprono che “tenere al guinzaglio una nuova vita” può essere mostruoso.

Rifacimento dell'omonimo cortometraggio diretto nel 1984 da Tim Burton e tratto dal romanzo di Mary Wollstonecraft Shelley

Regia: Tim Burton

Interpreti: Winona Ryder, Catherine O'Hara, Martin Short, Martin Landau

Sceneggiatura:  Tim Burton, John August

Fotografia:

Montaggio: Chris Lebenzon, Mark Solomon

Musiche: Danny Elfman

Il paese delle meraviglie - cineforum 2013 Giovedì 21 Febbraio: Reality - di Matteo Garrone Giovedì 28 Febbraio: Love is all you need - di Susanne Bier Giovedì 7 Marzo: Una famiglia perfetta - di Paolo Genovese Giovedì 14 Marzo: Amour - di Michael Haneke Giovedì 21 Marzo: Frankenweenie - di Tim Burton

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Tim Burton e la magia della stop-motion per far "rivivere" il vecchio corto horror a misura di bambino

La volontà di tornare all’antico era esplicita già all’origine dell’operazione: riprendere il corto in stop-motion che Tim Burton ha realizzato nel 1984 e renderlo un lungometraggio. Stesso spunto di partenza – il bimbo incompreso ma geniale che riporta in vita il cagnolino trapassato alla maniera del dottor Frankenstein – stesso gusto cinefilo, stessa destrezza con la storica tecnica d’animazione che fortunatamente sta tornando di moda (vedi anche il lavoro di Henry Selick, che proprio con Burton ha collaborato ai tempi di Nightmare Before Christmas).

Se un salutare tuffo nel passato poteva essere più che ben accetto, dopo aver visto il lavoro finito si ha però la malcelata impressione che Burton l’abbia fatto perché al momento sprovvisto di idee originali, come più o meno testimoniava il suo ultimo Dark Shadows. La riproposizione di Frankenweenie è infatti sorprendentemente piatta, soprattutto nella prima parte mancante di trovate realmente interessanti. Il lavoro sul ritmo narrativo è specifico e lodevole, ma forse anacronistico: la magnifica sequenza della rianimazione del cagnolino protagonista è infatti costruita sui tempi dei vecchi horror classici, il che la rende deliziosa per il pubblico più cinefilo ma probabilmente noiosa per tutto il resto degli spettatori. Anche la musica del fidato collaboratore Danny Elfman stavolta è ripetitiva, a metà strada tra due gloriose colonne sonore del passato come Batman e Edward mani di forbice, entrambi diretti da Burton.

Il divertimento in Frankenweenie sta nell’ammirare gli innumerevoli omaggi al grande cinema dell’orrore dei tempi andati, ma non riesce ad andare oltre. Il finale tenta una virata verso il genere catastrofico e conseguentemente accelera il tono della narrazione, espediente che comunque non salva del tutto il risultato dell’operazione. Il già citato Nightmare Before Christmas e La sposa cadavere erano tutt’altro cinema. Tim Burton deve ritrovare la vena creativa dei tempi migliori. (Adriano Ercolani)

Frankenweenie (2012) - Tim Burton

La critica

 "Nato da un suo corto del 1984, il nuovo Tim Burton in stop motion è il concentrato del suo stile gotico noir ma meno felice di 'Sposa cadavere' e 'Nightmare Before Christmas'. (...)Bianco e nero ma in 3D, un tenero ossimoro che recupera i sentimenti del diverso con tecnica invidiabile e monocorde." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 gennaio 2013)

"(...) questo 'Frankenweenie' (...) riporta finalmente Tim Burton ai vecchi tempi in cui faceva film originali e ispirati. Non a caso l'idea di questo film viene da lontano. Già nel 1984 avrebbe voluto realizzare questo stesso soggetto per un lungometraggio a pupazzi, ma il budget della Disney permise solo la realizzazione di un mediometraggio con attori (la mamma in quel 'Frankenweenie' era la Shelley Duvall diretta da Kubrick in 'Shining'). Quella prima versione iniziava con un filmino (con divertentissimi effetti speciali fatti in casa) girato dal protagonista Victor Frankenstein: dieci anni, una passione sfrenata per il cinema, per la scienza, e anche per il suo cane Sparky. E anche in questa nuova versione a pupazzi, tutta in bianco e nero come l'altra, si comincia da lì, dal film di Victor. Ovviamente il ragazzino protagonista è una sorta di Tim Burton da piccolo, un adolescente che (lo scrive nella sua autobiografia) soffriva di cronica solitudine. La sua salvezza sono stati i film, in particolare quelli horror. La ricostruzione di quegli angosciosi sentimenti infantili è il mondo di 'Frankenweenie': mostruoso, plumbeo e pieno di divertenti orrori (simile a quello già conosciuto, però a colori, in 'Nightmare Before Christmas'). Tutti i bambini qui sono povere animelle perdute e sole. (...) Dopo aver detto in classe che la scienza è buona o cattiva a seconda del cuore che ci mette un scienziato nei suoi esperimenti, Victor non ha più dubbi: meglio uno Sparky in stile Frankenstein che un cane morto. E fino a quando Victor deve occultare la propria creatura il mondo a pupazzi di Tim Burton comunica pura poesia. Poi diventa spettacolo: bellissimo e anche travolgente, d'accordo. Ma è un'altra cosa." (Luca Raffaelli, 'La Repubblica', 17 gennaio 2013)

"Tim Burton prende di nuovo le difese di quanti, nonostante le proprie doti e a volte proprio a causa di quelle, non solo non sono compresi, ma anzi addirittura respinti nelle comunità in cui vivono. Come in 'Edward mani di forbice'. (...) Tim Burton un'idea così l'aveva già avuta negli Ottanta ma aveva dovuto accontentarsi di un cortometraggio con attori in carne e ossa. Adesso invece non solo ha potuto cimentarsi con un lungometraggio ma lo ha anche realizzato con quella tecnica della 'stop motion animation' che, grazie a speciali accorgimenti di ripresa, crea con pupazzetti l'illusione del movimento. Il sistema, da lui già sperimentato in 'Mars Attacks!', nel '96, e ne 'La sposa cadavere' nel 2005, gli ha permesso ancora una volta di ricreare una realtà quasi magica, con pupazzetti dinamici e espressivi, in ambienti pronti a respirare climi da favola. Pur riuscendo, quasi ad ogni svolta, a suscitare emozioni vere, specie nei bambini che amano i cani e cui, per quanto riguarda il resto, si chiede di non spaventarsi troppo a causa dei mostri. Così, come non si erano spaventati per anni difronte appunto a quelli di 'Godzilla'. Qui, oltre a tutto, in un bianco e nero che, ai cinefili, ricorderà di certo l'Espressionismo del cinema tedesco." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 17 gennaio 2013)

Frankenweenie (2012) - Tim Burton

 

"Una tranquilla zona residenziale come in 'Edward mani di forbice'; un prof. che ricorda Vincent Price; un protagonista dal visetto sparuto (nessun dubbio, Tim Burton bambino!) che si chiama Victor Frankenstein ma, in luogo di essere uno scienziato smanioso di onnipotenza, è un ragazzino solitario che vuole a ogni costo riportare in vita l'adorato cagnolino Sparky. Riprendendo un suo corto del 1984 rimasto a lungo negli scaffali della Disney, Burton ha realizzato un delizioso film d'animazione in stop motion 3D e bianco e nero, imbastito di citazioni ('La sposa di Frankenstein' e altri horror classici, senza dimenticare la parodia di Mel Brooks) e percorso dai motivi portanti del suo mondo poetico, dalla tenerezza per i diversi al gotico gusto per le tombe. Una fiaba fantastica forse inquietante per i più piccini, ma perfetta per tutti gli altri purché provvisti di un cuore fanciullo." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 17 gennaio 2013)

"Burton riscrive in chiave infantile e fiabesca la saga di Frankenstein e molti altri horror «minori» (in una scena si nota un omaggio inequivocabile a 'Il risveglio del dinosauro', una sorta di proto-'Jurassic Park' girato a Hollywood nel '53 dal franco-russo Eugene Lourié). La cinefilia, quindi, non è morta. Ma per fortuna si è evoluta. (...) Tim Burton lavora su alcune sue ossessioni, ampiamente condivisibili da fasce (ed età) di pubblico che magari non hanno mai visto un vecchio film su Frankenstein. Si racconta la malinconica solitudine di un bambino che si sente incompreso dagli adulti, un po' come Wendy e i suoi fratellini in 'Peter Pan'. E si passa al dolore indicibile che il medesimo bambino prova quando muore l'unica creatura che sembrava capirlo: il cagnolino Sparky. (...) 'Frankenweenie' è la versione espansa di un meraviglioso cortometraggio girato «dal vero» che Tim Burton aveva realizzato nel 1984. Questo è un cartoon in bianco e nero, tanto per essere chiari. Non parleremmo però di un semplice riciclaggio di una vecchia idea. Il film è molto bello, molto personale, all'apparenza molto sentito. Inizia come il vecchio corto, con il filmino amatoriale di fantascienza girato dal bimbo-regista prodigio Victor, e prosegue con la resurrezione del cagnolino Sparky, riportato in vita con le stesse tecnologie usate da Gene Wilder in 'Frankenstein Junior' (...), e con tutti i compagni di scuola di Victor che copiano l'idea dando vita, ciascuno, a un mostro diverso. Il 'Frankenweenie' del 1984 costò a Burton l'allontanamento dalla Walt Disney, dove lavorava come disegnatore: in quegli anni, la sua fantasia dark era fuori registro per gli standard disneyani! Il fatto che il film di cui stiamo parlando sia distribuito dalla Disney di oggi - quella consociata con la Pixar, e quindi assai più aperta - è, per il regista, una bella rivincita. Già, di per sé, un ottimo motivo per vedere il film - se amate Tim Burton, e come si fa a non amarlo?" (Alberto Crespi, 'L'Unità', 17 gennaio 2013)

"Nel 1984 la mezz'ora in bianco e nero di 'Frankenweenie' è stata l'ultima cosa realizzata da Tim Burton per gli studi Disney dove tornerà molti anni dopo (2007) con 'Alice in Wonderland 3D'. Ma la storia del ragazzino Victor, genietto delle scienze che riesce a riportare in vita il suo adorato cane Sparky, era rimasta nel cuore del regista, anche perché il cortometraggio non aveva soddisfatto il suo autore convinto che solo la tecnica stop-motion, come lo aveva immaginato, potesse davvero rendere sullo schermo quella storia. E soprattutto l'universo di 'Frankenweenie' racchiudeva gli incubi poetici che Burton disseminerà nei suoi film futuri, la malinconia dei bimbi solitari, il gioco con l'immortalità, la sfida visionaria dell'immaginazione che destruttura il mondo, e quella sua passione per il gotico a cui rende amoroso omaggio. Cos a distanza di quasi vent'anni, Burton ha ritrovato quei suoi personaggi per una versione più lunga, in animazione e in un 3D straniato nel bianco e nero dedicato all'horror di Boris Karloff, Vincent Price e Christopher Lee ma anche di Mary Shelley, l'autrice di 'Frankenstein', dei Gremlins, dei Grizzly . (...) La sua non è una banale operazione vintage-nostalgia. Piuttosto disegna un universo poetico riconoscibile e ancora diverso, nuovo, pieno di sorprese regalandoci un capolavoro di commuovente vitalità. In cui, ancora una volta, riesce a capovolgere il mondo con umorismo e leggerezza, rivelando la potenza dell'immaginario come luogo ineffabile di sovversione. L'importante è saper catturare il lampo giusto." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 17 gennaio 2013)

"Da oltre trent'anni pensava di realizzare questo film, a pupazzi animati e in bianco e nero, ma nel 1984 la Disney gli permise di girare solo un corto «live action». Ora il sogno di Tim Burton è finalmente realtà e 'Frankenweenie', ispirato ai tanti classici horror che hanno appassionato il regista sin da piccolo, arriva sui nostri schermi fresco di una nomination all'Oscar. (...) L'idea del film, dove ritroviamo tutte le ossessioni e il romanticismo di Burton, è che la scienza può essere anche un'arma letale se chi la coltiva non è mosso dall'amore e dalla compassione, così gli animali resuscitati diventano lo specchio dell'anima nera dei loro padroncini. La morale poi è anche quella che bisogna imparare ad accettare il mistero della morte con la consolazione che chi abbiamo perduto vivrà per sempre nel nostro cuore, ma 'Frankenweenie' è pur sempre una favola per bambini (non troppo piccoli però) che non può finire tra le lacrime, anche a costo di qualche strappo alle immutabili leggi di natura." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 17 gennaio 2013)

"Ispirato, ovviamente, al Frankenstein di Mary Shelley, il terzo film d'animazione in stop motion di Tim Burton nasce da un'idea trentennale del regista, che però all'epoca non riuscì a realizzare. E per fortuna, avendo potuto disporre - oggi - di un sublime 3D non contraddittorio a un bianco&nero deliziosamente vintage. Indirizzato a grandi e piccini 'Frankenweenie' il classico della letteratura gotica si riveste dell'ironia burtoniana. Candidato all'Oscar tra i film animati." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 17 gennaio 2013)

"È un film Disney ma non è una pellicola per bambini piccoli. Poco male, perché è il più bel film diretto da Tim Burton nell'ultimo decennio. Onirico e fiabesco, ricco di citazioni, visivamente straordinario. Il cinema nella sua essenza più pura." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 17 gennaio 2013)

"Piacerà ai superfan di Tim Burton. E a quelli come noi che amano Tim a corrente alternata (poco amabile è 'Dark Shadow' e detestabile 'Il Pianeta delle scimmie'. Questo è un Tim da amare, un cartone ai livelli della 'Sposa cadavere'. Consigliabilissimo agli adulti e un po' meno ai pargoli (la scuola di Victor sembra un museo degli orrori)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 17 gennaio 2013)

Tin Burton

 Frankenweenie (2012) - Tim Burton - Poster Alice in wonderland Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato Big Fish - Poster Il pianeta delle scimmie - Poster

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