Vai direttamente al contenuto [1] - Vai alla barra di navigazione [3] - Home page del sito [h] - Cinema e cineforum [c] - Teatro, musica e altri eventi [e]

FilmFamily 2012 - Il cinema incontra la famiglia

Midnight in Paris

Midnight in Paris

Mercoledì 21 marzo 2012 - Ore 21:00

Scarica la scheda del film in formato PDF

E' una storia romantica ambientata a Parigi, nella quale s'intrecciano le vicende di una famiglia, in Francia per affari, e di due giovani fidanzati prossimi alle nozze; tutti alle prese con esperienze che cambieranno per sempre le loro vite. Il film è anche la storia del grande amore di un giovane uomo per una città, Parigi e dell'illusione di tutti coloro che pensano che se avessero avuto una vita diversa sarebbero stati molto più felici.

Film d'apertura al Festival di Cannes 2011

Regia: Woody Allen

Interpreti: Adrien Brody, Marion Cotillard, Rachel McAdams, Owen Wilson, Carla Bruni, Kathy Bates, Michael Sheen, Tom Hiddleston, Alison Pill, Elsa Pataky, Kurt Fuller, Mimi Kennedy, Gad Elmaleh, Corey Stoll, David Lowe, Lil Mirkk, Léa Seydoux

Sceneggiatura: Woody Allen

Fotografia: Darius Khondji

Montaggio: Alisa Lepselter

Oscar

Migliore sceneggiatura originale a Woody Allen

Midnight in Paris 

Valutazione Pastorale (dal sito della CNVF della Conferenza Episcopale Italiana)

Giudizio:  consigliabile, brillante*

Tematiche: Letteratura; Matrimonio - coppia; Metafore del nostro tempo; Storia

Londra, Barcellona, ora Parigi, e a Roma ha già concluso il suo titolo successivo. La geografia di Woody Allen in Europa conta ormai diverse tappe, e in ognuna lui ha lasciato qualcosa di sé, che non trova (o trova in forme capovolte) nella amata New York. A sentirlo, in una graduatoria ideale, Parigi dovrebbe essere al primo posto: e certo il premio è scontato, quando si mettono insieme tanti nomi, e tutti nello stesso periodo, di letteratura, pittura, arte, cinema. Ma non solo quello, perché Allen non ha pudore nel cominciare il copione con una gita panoramica della città con toni tra la cartolina e l'acquarello, e poi a dare altro spazio a luci, colori, tramonti, mai disordine, disarmonia, contrarietà. I problemi sono negli affetti e nei sentimenti: e nemmeno Parigi può cambiare gli eventi, ma può creare le premesse per nuovi legami. Allen non cambia: sogno, favola, le epoche che si succedono, il rifugio nel passato e subito il ritorno nel presente, perché è questo il nostro luogo. Ma in mezzo, il dolce vivere della memoria e il conforto di creare, scrivere, dipingere, essere con la vita e dentro la vita: con inevitabile rammarico per il trascorrere del tempo. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile e nell'insieme brillante.

Utilizzazione: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in seguito nell'ambito di proposte relative al regista americano così vicino all'Europa.

cinematografo.it - Fondazione ente dello spettacolo ***** Fuori concorso Allen in piena maturità autoriale: una dichiarazione d'amore alla Ville-lumière e un inno al sogno e alla magia del cinema

Woody Allen giura che il suo modo di lavorare è lo stesso anche quando cambia paese. Sarà. Eppure il risultato ne risente, come se il suo cinema sempre uguale - per traiettorie, strutture, personaggi - finisse per rivelare ogni volta un sapore nuovo, genuino, profondamente connesso all'ambiente in cui opera. Così la Ville-lumière ha fatto indubbiamente bene a Midnight in Paris, anche se è un film che ha già girato, una volta, altrove. Da Io ed Annie alla Rosa purpurea del Cairo, da Manhattan a Pallottole su Broadway.

Ma girare lo stesso film, altrove, fa una gran differenza: i lavori europei di Woody - e questo più di ogni altro - dimostrano l'insolita capacità camaleontica del regista, che non cambia mai pur senza ripetersi. Come una spugna Allen assorbe ogni volta gli elementi di novità offerti dal milieu.

Qui Parigi è la quinta e la scena di una commedia che ruota attorno alle idiosincrasie di uno sceneggiatore hollywoodiano con velleità da scrittore. Tipico alter ego di Allen, Gil (Owen Wilson, bravo come sempre, ma il complimento va condiviso con l'intero cast) deve dividersi tra la passione per l'arte - di cui crede di sapere tutto ciò che è precluso agli altri - e l'amore per la futura sposa Inez (Rachel McAdams), più concreta e poco disposta ad assecondare la vena "Rive Gauche" del compagno. In vacanza a Parigi, sono entrambi attratti da quello che non possiedono e che presto finirà per dividerli: lei da un professore fascinoso ma pedante (Michael Sheen rispecchia un altro carattere tipico della commedia alla Allen, quella del professionista della cultura tanto tronfio quanto arido, come lo era già il critico cinematografico che sproloquia di Fellini in Io ed Annie); lui da un'epoca e da un luogo in cui può sentirsi finalmente a suo agio - gli anni '20 e la Parigi del Charleston, di Cole Porter e Scott Fitzgerald, in cui magicamente ripiomba ogni notte.

In uno traslazione tipica dei lavori di Allen, le dimensioni del sogno e della vita finiscono per confondersi, ma non confondono lo spettatore, tale è la capacità del regista di traghettarci senza smarrirci dall'una all'altra sponda del cinema. Con estrema naturalezza, come uno Zelig, il suo film cambia veste di continuo senza perdere la fisionomia leggera e trasognata. Nostalgica soprattutto, di quella nostalgia intesa come fuga dalla capacità di accettare il proprio tempo. Non c'è rimedio ma i tanti palliativi dell'arte e le sorprese del Caso, che gioca come sempre un ruolo fondamentale nel racconto.

Il caso e la magia sono le armi di un cinema assai maturato, capace di disinnescare la tragedia della vita con mezzi diversi da quelli della solita ironia apocalittica. La sceneggiatura gioca sui paradossi, ma - tra una Carla Bruni che fa la guida turistica (proprio lei, l'italiana di Francia) e un Bunuel a cui viene suggerita la trama de L'angelo sterminatore e ci resta come un allocco - non perde di credibilità. E la serietà senza gravità di Allen sposa alla perfezione la francese reverie, il sogno a occhi aperti. Per non dire di come riesce con poche battute e ancor meno accorgimenti a restituirci un'epoca - gli anni '20 prima, la belle epoque poi - e uno spazio - la Ville-lumière - come fossero da sempre coordinate interne al suo cinema, e non corpi estranei da integrare.

L'aspetto veramente nuovo della sua senile maestria - per un verso ancora contrariata, ombelicale, superba e verbalmente incontinente: a farla breve costruita intorno a se stessa - è propria questa straordinaria ritmica interna al suo cinema capace di adattarsi con estrema facilità a spazi e tempi che non sono i suoi, arricchendosi, colorandosi, mutandosi. C'è persino una morale in tutto questo: la perfezione non è di questo mondo, ma sapersi adattare agli imprevisti dei giorni può riservare belle sorprese. E magari farci scoprire, in maniera paradossale e inconsapevole, che quell'età dell'oro che avevamo sempre cercato chissà dove, era lì ad un palmo di naso. Il cinema di Woody ha di sicuro trovato la sua. (Gianluca Arnone)

La critica

 "Un sogno, una fantasticheria, un viaggio tra i fantasmi del Novecento, una visita tutta da ridere (ma non qualche emozione) a quegli «antenati» con cui non smettiamo di fare i conti. Perché come dice il protagonista con Faulkner, 'il passato non è affatto morto, anzi non è nemmeno passato'. Dunque passeggiando per Parigi ci si può ritrovare nella «Festa mobile» di Hemingway, si può andare a casa di Jean Cocteau con Zelda e Francis Scott Fizgerald, si può discutere del rapporto tra sesso e arte con Picasso e Gertrude Stein, o di vita e letteratura con lo stesso Hemingway. Che considera la pagina un campo di battaglia, e usa solo virilissime immagini belliche per parlare di scrittura, introspezione, racconto... Ci voleva Woody Allen per dare al Festival di Cannes una apertura adeguata, dopo le tante inaugurazioni inutili o roboanti degli ultimi anni, e forse qualcosa di più prezioso: un film-metafora, che mette in caricatura uno degli snodi decisivi della cultura contemporanea, stretta fra la necessità di conoscere, frequentare, conservare il passato, e quella di liberarsi dei miti più imbalsamati. O almeno di metabolizzarli a dovere. Naturalmente Woody Allen ha affrontato altre volte queste figure riverite e ingombranti. In uno dei memorabili pastiches letterari pubblicati in gioventù, 'Memorie degli anni Venti' (...), Allen faceva già il verso alle colte ovvietà di Gertrude Stein, alla passione di Hemingway per la boxe (...), alla pittura cubista." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 maggio 2011)

"Un Allen d'annata dà vita nella sua seconda patria cittadina alla più esilarante commedia degli ultimi anni. Per ridere tanto bisogna tornare nei tempi recenti almeno a 'Scoop', ma forse addirittura a 'Pallottole su Broadway' o agli esordi di comicità pura alla 'Prendi i soldi e scappa' e alla sceneggiatura di 'Ciao Pussycat', il film durante il quale Woody si è innamorato di Parigi. 'Midnight in Paris' gioca a scacchi con l'intelligenza e lo humour dello spettatore, spiazzandolo con un crescendo di mosse geniali e inattese, situazioni irresistibili e improvvisi cambi di prospettiva. Naturalmente si tratta di un gioco. Ma nulla, si sa, è più serio, complicato e difficile di un gioco. Il plot è meno di un pretesto, com'è negli ultimi Allen. E' appena un luogo comune, il rimpianto per un passato idealizzato. Ma allargato a dismisura, fino a diventare un paradosso surreale. (...) Lo humour e l'eros sono le forze trainanti di un divertimento assoluto. Tutto talmente scintillante da far quasi dimenticare la discreta presenza di Carla Bruni nella parte di una guida, che per mesi è stato il solo motivo di discussione e gossip intorno al film. Con tutto l'amore anche per le opere più cupe e pessimistiche degli ultimi anni, bisogna ammettere che si sentiva la mancanza dell'Allen più lieve e sfrenato." (Curzio Maltese, 'La Repubblica', 12 maggio 2011)

"I miracoli esistono ancora, anche se bisogna aspettare che il campanile suoni mezzanotte. Ce lo ricorda Woody Allen con 'Midnight in Paris' (appunto, 'Mezzanotte a Parigi'), che ha aperto in allegria questo 64 festival di Cannes. (...) L'abilità di Woody Allen come sceneggiatore assicura una serie di battute e gag a raffica, dalle 'lezioni' di vita e letteratura fatte da Hemingway allo scambio di idee tra Gertrud Stein e Picasso che discutono di un quadro ultra-astratto come se si trovassero davanti a un ritratto ultra-realista, dalle teorizzazioni di Dalí (Adrien Brody) allo stupore di Buñuel (Adrien de Van) di fronte al soggetto dell'Angelo sterminatore che Gil gli propone 'a futura memoria'. Ma il vero piacere del film è soprattutto in questa libertà assoluta che offre a Woody Allen la possibilità di 'giocare' con una serie di mostri sacri della cultura novecentesca (...) senza preoccuparsi di sembrare irriverente o pedante." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 12 maggio 2011)

"'Midnight in Paris' è un delizioso gioco della fantasia, una rêverie raccontata con indicibile grazia. Realizza un sogno che tutti coltiviamo di tanto in tanto: vi siete mai chiesti, anche a mo' di gioco di società, in quale epoca vorreste vivere? (...) Gli anni 20 a Parigi saranno anche stati straordinari, ma non c'era l'aria condizionata e se andavi dal dentista non ti facevano l'anestesia! (...) Kathy Bates è il solito genio, Michael Sheen e Rachel McAdams sono bravissimi, Marion Cotillard fa venir voglia di andarci davvero, negli anni '20. Ma il migliore in campo è Adrien Brody, che disegna un Salvador Dalì semplicemente gigantesco. Uscirete dal cinema declamando la parola 'rinoceronti!'. Non chiedeteci perché, lo capirete da soli." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 12 maggio 2011)

"Senza soluzione di continuità, film nel film, il tour del regista newyorkese attraversa la mitologia di un 'americano a Parigi', l'amore dei grandi narratori d'oltre Atlantico, i bohémien che hanno fatto Hollywood, la trama intrecciata di immagini e parole, corrente emozionale a doppia percorrenza. New York si modella su Parigi e viceversa negli occhi di Woody che avrebbe voluto il dono dell'ubiquità e che adesso si regala il potere del sognatore. Incontrare in un bistrò del quartiere latino, Polidor per esempio, consigliato dalle guide turistiche, Francis Scott Fitzgerald e Zelda, oppure Salvador Dalì (Adrien Brody) che declama il suo nome, riflette sulla forma dei rinoceronti e immagina una sola lacrima dove si specchia il mondo, mentre fa accomodare al suo tavolo Luis Buñuel, Pablo Picasso, Paul Gauguin." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 12 maggio 2011)

"II vecchio Woody colpisce ancora. Sulla Croisette, in apertura del 64esimo Festival di Cannes, Allen ci regala un film romantico, divertente, che guarda con ironica lucidità al presente. Forse al futuro, a dispetto dell'età del suo autore. E chi si aspettava dal regista newyorkese una delle sue ultime, non certo entusiasmanti 'commedie turistiche' sulla scia di 'Vicky Cristina Barcelona', ha dovuto ricredersi perché 'Midnight in Paris', ambientato questa volta nella capitale francese (in Italia lo distribuirà Medusa tra novembre e dicembre), parte da uno spunto non originalissimo (...) per poi 'svoltare' con una sorta di imprevisto viaggio nel tempo." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 12 maggio 2011)

"C'è sempre un'età d'oro della vita e nessuno o quasi è mai contento di quella che ha avuto in sorte. E troverai sempre qualcuno pronto a dirti che anche tu eri meglio prima che non adesso, sei invecchiato male, ti sei inaridito e vuoi mettere con quello che hai già fatto?... Intorno a questa insoddisfazione, così umana e insieme troppo umana, comica se non fosse tragica, Woody Allen ha costruito 'Midnight in Paris' che, fuori concorso, ha inaugurato ieri la 64 edizione del Festival di Cannes. (...) Non è la prima volta che Allen mischia vivi e morti, con i secondi a dare consigli e indicazioni: da 'Provaci ancora Sam' a 'Annie Hall' c'è sempre un amato fantasma che arriva a rimetterci in carreggiata. Qui c'è anche il gioco opposto. (...) Al cliché della Parigi da cartolina turistica, Allen oppone un'altra Parigi da amanti della letteratura, altrettanto stereotipata e quindi sublimemente ridicola. I personaggi del passato ritratti soltanto attraverso le loro frasi più famose, strappano una risata: Hemingway che parla solo di coraggio di fronte alla morte e di onestà di fronte alla scrittura, Picasso con la sua ossessione delle donne, Man Ray con la sua ossessione per il surrealismo..." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 12 maggio 2011)

"Dopo Scott Fitzgerald, Gertrud Stein, Cole Porter, che cosa succede se oggi un artista americano cerca eccitante ispirazione e antidoto al malessere massmediale nella cultura europea parigina? La macchina del tempo è una limousine anni 20 con chauffeur. Nella luce morbida e antica di Parigi 2010 (l'ocra e il rosso caldo di Darius Khondjie), passa a mezzanotte in una stradina di Montmartre e carica, verso un viaggio insieme ironico e mitico, uno sceneggiatore hollywoodiano (Owen Wilson) che spera di diventare un grande scrittore, e invece sta perdendo tempo con una molto sexy futura sposa dell'alta borghesia californiana (Rachel McAdams). (...) È anche un film sull'emozione sociale del tempo, destinato a escludere una parte di pubblico che non sa di cosa si sta parlando. Il punto è questo. Con quale coscienza culturale e artistica, diciamo umanistica, oggi viviamo il trapasso nel futuro? Uno dei film più esclusivi di Allen, si rivolge con lievità ai felici pochi che riconoscono il tempo in ogni istante della vita, nei quadri che amano, nella musica che ascoltano. Nelle parole dei libri che leggono." (Silvio Danese, 'Giorno-Carlino-Nazione', 12 maggio 2011)

"È una Parigi da sogno, che raccoglie tutti i cliché romantici della più romantica delle città: le scalinate a Montmartre, i bouquinistes sulla Senna, i mercatini, la gente seduta nei caffè. Ovvio che in questa Parigi - un po' alla Amélie - possano accadere strane cose." (Luca Vinci, 'Libero', 12 maggio 2011)

FilmFamily 2012 - Il cinema incontra la famiglia La Première Étoile - La Prima Stella - Locandina American Life - Locandina Il ragazzo con la bicicletta - Locandina In un mondo migliore - Locandina Midnight in Paris - Manifesto The Tree of Life - Manifesto

 Film da Oscar - I film della stagione 2011 / 2012


HTML 4.01 Strict - WAI 1.0 - A - Facebook - twitter

auditorium di Casatenovo - Viale Parini, 1 - 23880 Casatenovo (Lecco)
Partita IVA: 01289690131 - Telefono e fax: 039 9202855

area riservata - informazioni legali - privacy policy - sponsor - web design - scrivici una e-mail