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Bobby Bobby

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Mischiando fatti, finzione e destino, le storie che si intrecciano in “Bobby” si svolgono il 4 giugno 1968. Il film inizia a poche ore dall’assassinio del senatore Kennedy, nel momento in cui gli invitati alla festa, gli artisti, gli impiegati dell’albergo e gli organizzatori della campagna elettorale arrivano all’hotel per prepararsi alla grande notte.

Il film ricostruisce una delle notti più tragicamente esplosive della storia Americana. Seguendo le vicende di 22 personaggi che per un motivo o per l’altro si trovano all’Hotel Ambassador alla vigilia del giorno in cui il candidato alla presidenza degli Stati Uniti, il senatore Robert F. Kennedy venne ucciso, lo sceneggiatore/regista Emilio Estevez forgia un mosaico intimo che ci mostra un’America diretta verso un cambiamento drastico ed epocale mentre i vari personaggi del film, alle prese con pregiudizi, ingiustizie, caos scorgeranno nell’idealismo di Kennedy un ultimo barlume di speranza. Esplorando le diverse esperienze di persone normali, il film è un tributo allo spirito di un uomo straordinario e sarà una specie di istantanea su un momento storico emblematico.

Regia Emilio Estevez
Harry Belafonte Laurence Fishburne
Anthony Hopkins Heather Graham
Helen Hunt William H. Macy
Demi Moore Martin Sheen
Christian Slater Lindsay Lohan
Sharon Stone Elijah Wood
Shia Labeouf Joshua Jackson
Svetlana Metkina Emilio Estevez

Valutazione Pastorale (dal sito dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema (ACEC))

Giudizio: Accettabile / problematico

La critica

"Lo schema ripropone la stessa struttura polifonica di 'Nashville', la cifra, intensissima, è l'emozione: in chiave umana, politica, sociale. Nel rispetto della Storia." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 7 settembre 2006)

"Con un triste e lento movimento di giostra, il film ricostruisce l'attesa della tragedia attraverso le piccole vicende dei vari personaggi dell'albergo. Il giovane Estevez ha visto bene il cinema di Altman e deve aver letto il miglior De Lillo, da cui riprende il tema del baseball e degli scacchi. Nonostante qualche smagliatura, il canto sulla fine dell'utopia e dell'innocenza è tenero come la notte." (Claudio Carabba, Magazine, 14 settembre 2006)

"Emilio Estevez, un regista anche attore di una certa fama, racconta quella notte animandola di una ventina e più di personaggi di contorno: alcuni ospiti dell'albergo, altri intenti lì a lavorare, altri ancora scelti nel gruppo incaricato di seguire la campagna elettorale del candidato. Caratteri e casi che, pur raramente intrecciandosi, si svolgono tutti in parallelo, per confluire, con conclusioni diverse, alcune anche drammatiche, al momento dell'assassinio. (...) Il suo racconto corale Estevez lo fa dominare da quella sanguinosa conclusione a tutti nota che, pur nemmeno annunciata, pesa drammaticamente su tutto quanto via via viene proposto. Forse, qua e là, con una anedottica un po' facile e più intenta a suscitare bozzetti che non dei veri e propri scontri psicologici, non solo, però, riuscendo ad amalgamare gli episodi fra loro con climi sostenuti e ritmi agili, ma riuscendo, con tecniche sapienti ad inserire in mezzo alle loro rappresentazioni le vere sequenze, tolte dal repertorio, dei momenti salienti di quella notte vissuti da Kennedy: inserendo, su tutti gli eventi che seguono l'assassinio (ricostruito con verosimiglianza) lunghi passaggi dal vivo del discorso elettorale del vero protagonista. Con la più ampia possibilità di ottenervi adesioni e commozione. Lasciate dilagare con intensità ma senza mai retorica su tutto il finale. Che vale il film, imponendone i meriti." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 18 gennaio 2007)

"Mix di tragedia e commedia, il film ben recitato e toccante ha il gran merito di evocare un tempo in cui il protagonista poteva tenere discorsi politici belli, emozionanti, ricchi di calore solidale, di propositi riformisti e libertari, di sostegno ai diritti, di promesse di futuro e di felicità. Discorsi dove non si parlava soltanto di soldi o di morte, di Pil e debito pubblico, ma di speranze, di desiderio e sogno collettivo: magari retorici, ma tali da prospettare una vita vivibile. La morte del secondo fratello Kennedy cancellò il linguaggio politico che arrivava al cuore della gente; e ricondusse la politica al suo antico posto al centro di comando incontestabile e spietato." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 19 gennaio 2007)

"Il film non intende ricostruire la figura di Bob Kennedy (tant'è che non c'è un attore che lo interpreta, ma solo filmini di repertorio che lo riprendono nella sua realtà storica, messi sapientemente in dialogo con immagini di finzione), bensì riportare lo spirito di quel momento e soprattutto evidenziarne la frattura, la fine del sogno che quell'assassinio porto con sé. Estevez, per fortuna, non si mette a fare lo storico, ma lavora nella e con la sua materia: la narrazione. Ogni riferimento a fatti attuali (pur presente) deve ritenersi casuale. Parola di Estevez, data a Venezia, dove il film benché in progress, è stato presentato in concorso." (Dario Zonta, 'L'Unità', 19 gennaio 2007)

"Il film di Emilio Estevez s'intitola 'Bobby', Kennedy però si vede solo in tv, in immagini di repertorio, perché questo non è un 'RFK' dopo 'JFK': è un rifacimento di 'Grand Hotel'. (...) Esiguo film politico, densa commedia amara, 'Bobby' vive di scarse novità e alte professionalità, con divi di ieri che impersonano cantanti alcolizzate (Demi Moore), estetiste tradite (Sharon Stone) da scialbi mariti (William H. Macy) con giovani arriviste (Heather Graham), mariti d'età (Martin Sheen, padre del regista) succubi di mogli fatue (Helen Hunt) e pensionati (Harry Belafonte e Anthony Hopkins, i personaggi migliori); il lato giovane è affidato a Elijah Wood, pronto a sposarsi pur di evitare il Vietnam (ai coniugati di leva toccavano le basi in Germania)." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 19 gennaio 2007)

"Emilio Estevez, ex attore dai cromosomi liberal nel Dna (è figlio del Martin Sheen di 'Apocalypse now') fa il grande passo da regista in questo bellissimo 'Bobby', che racconta un sogno perduto e spezzato (...) Il film, con un piglio corale alla Altman, non racconta solo quell'episodio criminale e la sua tragica casualità, ma è l'identikit di un Paese e di un'epoca in profonda mutazione, visto nel microcosmo di 22 persone che si aggirano nell'hotel. Ciascuno di loro alla fine sarà messo di fronte al fattaccio, come il pubblico che a Venezia si è molto commosso sull'onda della canzone composta da Aretha Franklin, mentre i critici americani snob hanno paragonato il film sia a 'Grand Hotel', gente che va gente che viene, sia a una puntata di 'Love boat'. Stupidaggini radical chic. Il film smuove cuore e cervello. Certo, c'è una fauna di varia e tipica umanità; l' autore va discretamente anche nella privacy. Ecco, tutti a paga sindacale, i magnifici attori: i due pensionati Hopkins e Belafonte; il direttore, il grande William H. Macy; la parrucchiera Sharon Stone (a sorpresa è la migliore); la cantante alcolizzata Demi Moore; il vip depresso Martin Sheen; la giovane Lindsay Lohan che sposa Elijah Wood per salvarlo dal Vietnam; il pusher Ashton Kutcher... Pedine perfette di un disegno di regia non innovativo ma che ottiene un doppio scopo, informativo ed emotivo. Sappiamo cosa accadrà, ma è il contesto che ci fa seguire la storia con passione: Estevez non osserva l'anno, il giorno e l'ora come in un presepe-bomba che scoppierà, ma cerca di addentrarsi, sommando le ansie dei singoli, nella psicologia e nella civiltà di un popolo che non meritava quell'affronto." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 gennaio 2007)

Martin Sheen

Il cammino di Santiago (The Way) - Emilio Estevez - Poster The Amazing Spider Man - Poster Prova a prendermi Bobby - Poster The departed - Il bene e il male - Locandina

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