Una generazione di quarantenni che ha vissuto la
sua giovinezza negli anni ottanta e novanta, in piena crisi delle
ideologie ed esaltazione della realizzazione economica del singolo,
si trova a fare i conti alla soglia della maturità con la necessità
di riscoprire il senso del ‘gruppo’ in un momento come quello
attuale in cui la crisi economica, lo spettro delle nuove malattie e
il terrorismo internazionale hanno reso il senso della vita più
precario e più fragile. La morte non è più soltanto un fantasma
lontano e il bisogno di protezione e di immortalità non si cerca più
soltanto nella realizzazione personale e nella sicurezza economica
ma anche nella protezione degli altri che, in assenza della famiglia
tradizionale ormai terremotata, si trova nell’amicizia e nella
creazione di famiglie allargate e non istituzionali. In questa
ottica i nostri personaggi si trovano a confrontarsi con il tema
della separazione e con l’impossibilità di accettarla. Cosa succede
se invece di nascondere, negare, rimuovere i cambiamenti
sentimentali, ci si trovasse a tirare tutto fuori, a non nascondere
più niente, a confrontarsi con i propri segreti, desideri, voglia di
nuovi rapporti e sentimenti? Come si fa a non separarsi mai, anche
quando tutto intorno a te ti chiede di farlo?
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| Regia |
Ferzan Ozpetek |
| Sceneggiatura |
Ferzan Ozpetek |
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Gianni Romoli |
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| Stefano Accorsi |
Margherita Buy |
| Pierfrancesco Favino |
Luca Argentero |
| Ambra Angiolini |
Serra Yilmaz |
| Ennio Fantastichini |
Isabella Ferrari |
| Filippo Timi |
Milena Vukotic |
| Michelangelo Tommaso |
Lunetta Savino |
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Valutazione Pastorale (dal sito
dell'Associazione
Cattolica Esercenti Cinema (ACEC))
Giudizio: discutibile, ambiguo
"Saturno contro" -dice Ozpetek- racconta
direttamente il Gruppo, che si confronta soprattutto con il tema
della separazione (sia nell'amicizia che nell'amore) ma non si
pone come "alternativo", anche se composto da persone con scelte
sessuali diverse tra loro. Questo fatto non è sottolineato e non
è la "differenza" che li unisce (come ne "Le fate ignoranti") ma
l'amore e l'amicizia che hanno maturato in anni di esperienze in
comune.
Ci sono dinamiche non sempre immediatamente
afferrabili in questo "ritratto in un interno" che comincia e
finisce intorno ad un tavolo da pranzo, come momento
privilegiato di ritrovo e di messa in comune delle cose fatte da
ciascuno. Il fatto é che Ozpetek lavora con indubbie capacità
sulla composizione di atmosfere morbide, calde, accogliente,
dentro le quali fa deflagrare la rottura degli equilibri
sentimentali e affettivi. Succede così che l'amicizia lascia il
posto ad una solidarietà più istintiva che sofferta, e che il
diagramma del dolore si stemperi nella meccanicità di un aiuto
impossibile da negare. Essendo fin troppo chiaro quello che il
racconto ci vuole dire (sono loro i "parenti" del ragazzo
morto), per paradosso ne consegue che lo svolgimento procede a
corrente alternata, tra suggestioni visive, motivetti leggeri a
contrappuntare passaggi drammatici, sfumature un po' snobistiche
da borghesi e intellettuali senza particolari problemi.
Il risultato è un teorema spesso freddo,
raramente poetico, condizionato dalla voglia di affermare e poco
propenso a problematizzare. Dal punto di vista pastorale, il
film, nel suo altalenante procedere, é da valutare come
discutibile, e nell'insieme ambiguo.
Utilizzazione: in programmazione ordinaria
l'utilizzazione é da sconsigliare, per riservarla ad occasioni
più mirate, dove sia possibile avviare riflessioni anche ampie
sui temi che il film propone, tra suggestioni letterarie e
spunti di attualità.